Viaggio in Alsazia: Strasburgo e Colmar

Strasburgo, Petite-France

Terra di tradizioni e di gastronomia, situata nel nord est della Francia, al centro dell’Europa, l’Alsazia è un luogo pieno di fascino. Il nome “Alsazia” è riconducibile al termine della lingua alto-tedesca antica Ali-saz or Elisaz, che significa “dominio straniero”. Una spiegazione alternativa può essere ricondotta alle lingue germaniche e al termine Ell-sass, che significa “situata sull’Ill”, un fiume alsaziano.

Grande all’incirca come la nostra Umbria, è una delle più piccole regioni della Francia, ma è anche una delle più belle. Confinante con Germania e Svizzera, nei secoli ha subito alternativamente il controllo tedesco e francese, lasciandosi influenzare da entrambe le culture.

Strasburgo, la Cattedrale di Nostra Signora

Le ridenti sponde del fiume Reno, le verdi vallate, le colline coltivate con preziosi vitigni, il massiccio del Vosgi e la presenza di borghi incantevoli come la fiabesca Colmar e di città importanti come Strasburgo, fanno dell’Alsazia un paradiso per gli amanti della natura e non solo. Capoluogo della regione dell’Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena è, per l’appunto la cosmopolità e attraente Strasbugo, il cui pittoresco centro storico sorge sulla Grande Île, un’isola situata in mezzo al fiume.

Un po’ Francia e un po’ Germania, Strasburgo è da sempre un crocevia della storia europea. Quasi per 1000 anni territorio dell’Impero Germanico, nel 1681 Luigi XIV la occupò e la fece fortificare. Ripassata ai tedeschi alla fine della Guerra Franco-Prussiana del 1870, Strasburgo fu nuovamente annessa alla Francia nel 1919 e tornò di nuovo tedesca durante gli anni della Seconda Guerra mondiale, dal 1940 al 1945. Da allora, non è solo una città francese ma anche il simbolo di un’Europa che si è combattuta per secoli e che oggi ha trovato la sua stabilità, almeno militare. Non è quindi un caso che sia stata scelta come Capitale europea e vi si trovino 3 importanti istituzioni: il Parlamento europeo, la Corte dei diritti dell’uomo e il Consiglio d’Europa. Oggi la doppia identità franco-tedesca che l’ha dilaniata per secoli rende Strasburgo una città affascinante e cosmopolita, dove nell’architettura, l’organizzazione sociale, l’arte e la gastronomia convive il meglio delle due nazionalità. Parafrasando quello che si dice della cucina di Strasburgo, potremmo dire che la città vive in equilibrio tra consistenza tedesca e raffinatezza francese!

Strasburgo, il portale della Cattedrale

La visita di Strasburgo non può che partire dalla Cattedrale di Nostra Signora di Strasburgo, una delle più alte espressioni del gotico in Europa, “prodigio di grandezza e leggiadria” come la definì Victor Hugo. La costruzione (1015) sorse sui resti di un tempio dedicato a Ercole e continuò per circa 8 secoli fino al completamento della torre avvenuto nel 1878. Dai 142 metri di altezza della guglia si gode uno spettacolo straordinario sulla Grande-Ile e su tutta Strasburgo. Il portale della facciata è considerato la più grande Bibbia del Medioevo per la straordinaria forza narrativa e simbolica. Sopra il portone sono scolpiti episodi della Vità di Gesù, negli archivolti alcuni episodi di vita sacra, ancora più in alto troneggiano le figure di Re Salomone con 14 leoni poi della Vergine col Bambino. L’interno è semplice ma molto ampio con tre protagonisti assoluti: le vetrate colorate, l’Orologio astronomico del 1572 che ogni giorno alle 12.30 (l’orologio è in ritardo è segna le 12) mette in moto un meccanismo con Cristo Benedicente, la processione degli Apostoli e un gallo che canta tre volte. Infine, davanti all’orologio c’è il Pilastro degli Angeli con tre ordini di statue. La Piazza della Cattedrale è il crocevia del centro storico di Strasburgo su cui si affacciano alcuni degli edifici più importanti della città. Oltre alla Cattedrale, da cui prende il nome, colpisce subito la sagoma della Maison Kammerzell, la più bella casa di Strasburgo che il ricco commerciante di formaggi Bronn si fece costruire su alcune botteghe in pietra (ancora visibili). La parte superiore, che ospitava l’abitazione e il magazzino di Bronn, è realizzata tutta in legno e decorata con animali, guerrieri, figure grottesche.

Strasburgo, tipiche case a graticcio

Prende il nome dal mercante Kammerzell che l’acquistò nel 1806. Oggi la casa ospita un famoso ristorante di Strasburgo. All’angolo con la casa c’è la Farmacia del Cervo del 1268, la più antica di Francia. La piazza è il luogo più turistico e affollato di Strasburgo, nonché quello dove i ristoranti sono i più costosi e meno tipici.

I romanticoni che vogliono approfittare di Strasburgo per fare colpo hanno un’arma segreta: è la Petite-France, la parte più intatta e da cartolina del centro storico, per molti secoli il quartiere dove vivevano mugnai, conciatori e pescatori. Le case sono rimaste quelle del 1500, con i tetti spioventi, i balconcini con i gerani, le finestre a filo d’acqua. I fienili e i magazzini sono stati sostituiti dai laboratori artigianali e dai negozi di souvenir, ma questo non toglie nulla al fascino del luogo. Uno degli scorci più fotografati della Petite-France è i Ponts Couverts (“ponti coperti”) che hanno conservato il nome anche se hanno perso le coperture nel 1700. Le torrette da cui sono dominati servivano da bastioni per la difesa nel caso di attacchi alla Repubblica strasburghese.

Strasbugo, Petite-France

Poco distante c’è un’altra opera militare eccezionale: è la Diga Vauban, una casa-diga che prende il nome dell’ingegnere militare che l’ha progettata ed ebbe l’idea di utilizzare l’acqua per inondare tutta la parte sud di Strasburgo in caso di attacco nemico. In cima alla diga c’è un belvedere da cui godersi la vista sui ponti e sui tetti di Strasburgo.

I tre più importanti musei della città – Museo delle Belle Arti, Museo delle Arti decorative e Museo archeologico – sono ospitati un antico palazzo proprio in centro, vicino alla Cattedrale, nato come dimora vescovile, il Palazzo Rohan. La visita inizia dai sotterranei dove il Museo archeologico racconta la storia dell’Alsazia, dai cacciatori di mammut alla civiltà gallo-romana. Il Museo di arti decorative racconta bene quali ricchezze possedessero i cardinali di Strasburgo: porcellane, sculture, quadri, vasellame, oreficerie, tutto lasciato al museo, per fortuna ! Il museo più importante del Palazzo Rohan è quello di Belle Arti, uno dei più importanti d’Europa. Un bel percorso dalla nascita della pittura al 1870.

Straburgo, città di fiume

L’Italia è ben rappresentata da Giotto, Raffaello, Veronese, Filippino Lippi e Botticelli, Canaletto, Tiepolo, Cima da Conegliano. Presenti anche molte opere di artisti spagnoli, Zurbaran, Murillo, Goya, El Greco e olandesi e fiamminghi (Rubens, Van Dyck). Il 1800 è rappresentato da opere di pittori francesi tra i quali Delacroix, Chasseriau, Corot, Courbet.

Interamente costruita sull’acqua del Reno e dell’Ill, Strasburgo merita di essere conosciuta proprio a bordo di un battello. Anzi, è il modo migliore per scoprire il volto più autentico della città. La compagnia turistica Batorama ogni giorno organizza tour lungo le vie fluviali della città: si parte dal molo vicino alla Cattedrale (150 metri dalla Cattedrale in direzione dell’Ill) e si può scegliere tra due diversi percorsi, Strasburgo storica e Petit-France. Il primo tour, disponibile tutti i giorni dell’anno, dura 70 minuti e ci sono da 4 a 22 corse al giorno a seconda dei mesi; il secondo tour, che attraversa il quartiere di Petite-France, dura 45 minuti e viene fatto una sola volta al giorno.

Specialità dell’Alsazia

La cucina di Strasburgo è la sintesi della storia della città, dove convivono raffinatezza francese e consistenza tedesca. Prevale certamente l’animo teutonico nel choucroute, il cavolo (crauti) grattugiato e messo a salamoiare nelle botti accompagnato con salumi o pesce. Sempre al lato tedesco appartengono gli knack, wurstel che prendono il nome dal rumore che fanno sotto i denti e i fleischenschneke, girelle di carne con pasta, arrotolate e bollite. Al lato francese dobbiamo il pâté de foie gras, che sembra sia stato inventato proprio a Strasburgo, diverse tarte come la flambé, quella di cipolle e la vigneronne (“pasticcio del vignaiolo”) con carni marinate e messe in una pasta sfoglia. Per gustarvi tutto questo, sedetevi in una winstub, la tipica taverna alsaziana con le tovaglie rosse, l’atmosfera rustica e l’oste gentile. Non ve ne pentirete.

LA FIABESCA COLMAR

Colmar fu attivo centro dell’arte renana e di questo prestigioso passato rimangono ricche collezioni, sopratutto risalenti al XV e XVI secolo. A livello urbanistico la città conserva la divisione in piccoli quartieri, ognuno dei quali in passato era legato (ed ospitava) una specifica corporazione.

La pittoresca Colmar

Lungo le caratteristiche vie del centro storico si trovano antiche case in legno e pietra dalle facciate riccamente decorate. Tra tutte forse la più rappresentativa è la Maison Pfister, all’incrocio tra rue des Marchands e rue Mercière. Tutto l’anno queste strade antiche invitano a infinite passeggiate, tra case medievali, facciate pastello, botteghe artigiane, giardini e cortili segreti.

Place de la Cathédrale, la piazza principale della città, è dominata dalla gotica chiesa di Saint Martin del XIII -XIV secolo. La facciata dell’edificio in pietra arenaria gialla è tripartita da contrafforti e fiancheggiata da un campanile con pinnacolo di rame in stile mongolo (1572). Il timpano del portale duecentesco presenta rilievi che raffigurano l’Adorazione dei Magi e il Giudizio Universale. Nel transetto destro si apre il portale di Saint Nicolas con sculture di Maistres Humbert risalenti al XIV secolo. L’interno a tre navate è celebre per il cupo deambulatorio (ovvero il corridoio) che circonda il coro esagonale. Nella cappella si trova un pregevole crocifisso in legno risalente al XIV secolo.

Colmar, antiche case anseatiche

L’Église des Dominicains, situata nell’omonima piazza, è una chiesa gotica sconsacrata, dal fascino particolare e suggestivo dove vale la pena entrare. La chiesa è nota per le splendide vetrate trecentesche dalle quali entra la luce ad illuminare gli interni altissimi e bui. Belle le opere lignee del ‘700 e celebre il dipinto della Vergine al roseto, capolavoro di Martin Schongauer del 1473 dove la vergine, con splendidi capelli rossi e ricci, indossa una veste rossa dello stesso colore delle rose che le fanno da sfondo e il bambino che porta in braccio le cinge teneramente il collo.

Il Musée d’Unterlinden, assolutamente da non perdere, ha sede in un monastero domenicano del XIII secolo; è famoso in tutto il mondo per la bellezza dell’Altare di Issenheim. Questo altare è un’opera grandiosa e complessa, dove si mescolano pittura, scultura e architettura. L’altare è lungo 6 metri e alto 3. Si tratta di un telaio di legno fatto da 4 ante dipinte fronte/retro e apribili/chiudibili, due sportelli fissi e una predella (una fascia dipinta che veniva collocata sotto il quadro e ne completava la rappresentazione).

Vino e non solo nel merciato al coperto di Colmar

Le ante rappresentano scene differenti a seconda della loro posizione. La prima rappresentazione sulle ante (quando gli sportelli sono chiusi), da sinistra a destra, mostra San Sebastiano, la Crocefissione e Sant’Antonio (nella predella, la fascia lunga e stretta in basso è rappresentato il Compianto sul Cristo morto). La seconda rappresentazione, ottenuta aprendo i primi sportelli, presenta l’Annunciazione, l’Allegoria della Natività e la Resurrezione. La terza rappresentazione che si ottiene aprendo le ante successive mostra al centro le statue lignee di Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino e San Girolamo, mentre nella predella in basso mostra le sculture con il Cristo fra gli apostoli, eseguite da Niklaus Hagenauer di Strasburgo (fine XV secolo). Il polittico (ovvero il dipinto diviso in più parti contornato da cornici di legno) in esso custodito, con scene tratte dal Nuovo Testamento, è stato dipinto da Mathias Grunewald negli anni 1512-1516.
Tutto il complesso pittorico che oggi costituisce l’Altare di Issenheim era un tempo ospitato nel monastero ospedale a cui abbiamo accennato ed aveva funzione terapeutica e consolatoria insieme, accompagnando i malati nella speranza della guarigione e nella fede della salvezza.

Qualche notizia storica per meglio comprendere l’essenza di questa cittadina fiabesca. Nel IX secolo Colmar si chiamava Columbaria, per via dei suoi allevamenti di piccioni. A partire dal XIII secolo la città vide affermarsi una ricca borghesia a scapito del potere ecclesiastico. In questo periodo la città prosperò grazie soprattutto al commercio del vino. Allo stesso tempo fiorirono le arti.

Artigianato a Colmar, casette in ceramica

Nel 1675 Colmar entrò a far parte del regno di Francia con il conseguente riaffermarsi del cattolicesimo nella zona. Quindi nel 1871, con la sconfitta di Napoleone III, l’Alsazia tornò alla Germania fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Rioccupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, tornò definitivamente alla Francia nel 1944.

Come accennavamo poco prima, a partire dal XIII secolo Colmar si arricchì molto grazie al commercio del vino. Tutt’oggi la città è un importante e famoso centro vinicolo, che ogni anno, in agosto ospita, la grande Foire des Vins, un vero festival dei vini alsaziani con espositori di prestigio e una grande affluenza di pubblico. La storia del vino alsaziano è molto particolare. Il vino, sopratutto il bianco di queste zone, era apprezzato sin dall’anno 1000 d.C. Purtroppo le tante guerre che segnarono il secolare scontro tra francesi e tedeschi arrecarono distruzioni e devastazioni a queste terre e ai vitigni. Dopo la Guerra dei Trentanni fu necessario un completo reimpianto dei vigneti.

Presentazione di vini a Colmar

Luigi XIV rilanciò e valorizzò questo patrimonio ma, con l’annessione alla Germania nel 1871, l’amministrazione tedesca decise di favorire la regione della Mosella, a scapito dell’Alsazia, spingendo in queste terre per la coltivazione di uve e vini a buon mercato. Fu anche per questo fatto che i viticoltori furono ben felici di tornare alla Francia nel 1918. Da quel momento infatti la regione tornò ai vertici mondiali per produzione e qualità dei vini. Tra gli altri si ricordiamo i Pinot bianchi, i Tokay Pinot Grigi, il Muscat e i Pinot Neri.

Foto di Claudia Meschini