A Guastalla e Gualtieri (RE) la mostra mercato Georgica

Georgica

Sulle sponde del Po, a Guastalla e Gualtieri (RE), il 28 e 29 marzo torna Georgica, la Festa della terra, delle acque e del lavoro nei campi con oltre 200 espositori selezionati. Un mosaico di eccellenze che spaziano dall’enogastronomia, che celebra i sapori autentici del territorio, al vivaismo comprendente cactacee, succulente, rose, ortensie, piante da orto e antiche varietà di frutti veneto-friulani, fino all’artigianato artistico dove il genio manuale sfida l’omologazione contemporanea.

Georgica

Non mancheranno nel corso del weekend spettacoli, workshop e laboratori esperienziali per adulti e bambini, dimostrazioni dal vivo di antichi mestieri, attività olistiche e dedicate alla biodiversità nello splendido scenario del fiume Po. Ampia sarà l’offerta enogastronomica, con selezionati TruckFood su area coperta e attrezzata. Focus sul pane e laboratori di panificazione, grani antichi e vini pregiati. Il programma prevede momenti di riflessione e scoperta che andranno oltre la mostra-mercato, con attenzione particolare alla responsabilità etica, all’ambiente e all’agricoltura sostenibile. Ci sarà occasione per dialogare con agricoltori che preservano il patrimonio genetico del nostro passato e conversazioni con esperti, scrittori e paesaggisti per riscoprire il Po come ecosistema fragile e potente, un luogo dove la natura e l’uomo cercano un nuovo equilibrio. Georgica pone infatti l’accento su la responsabilità etica, con riflessioni su ambiente, agricoltura sostenibile e migrazioni.

Georgica

Per rendere tangibile questo spirito d’esplorazione sarà possibile vivere il fiume dall’interno, attraverso navigazioni guidate verso i comuni limitrofi, come Pomponesco, riconosciuto tra i Borghi più belli d’Italia, sulla sponda lombarda dove sarà allestito un mercato e un punto di ristoro. Il viaggio alla scoperta del territorio non si esaurisce sulle rive: l’edizione di quest’anno promuove anche l’opportunità di visitare Sabbioneta, la “Piccola Atene” del Rinascimento e sito Unesco, permettendo ai visitatori di unire il fascino della natura fluviale alla magnificenza architettonica gonzaghesca. Oltre alle navigazioni guidate, Georgica offre anche un itinerario a piedi, accompagnati da una esperta di botanica, alla scoperta della riserva naturale Isola degli Internati, un’area concessa in uso nel secondo dopoguerra ad una cooperativa di ex-prigionieri che poterono così ottenere un reddito dallo sfruttamento del legname. Oggi questa bellissima zona golenale, situata tra Gualteri e Boretto, ospita sentieri, spiagge e due relitti della seconda guerra mondiale che riemergono quando il Po è in secca.

Georgica

Il tema del 2026, ispirato al pensiero del filosofo francese Gaston Bachelard, celebra il fiume come “luogo dell’immaginario, evocando anche le atmosfere avventurose di Emilio Salgari e Robert Louis Stevenson. In questo scenario, dove il Po diventa una piccola “Isola del Tesoro”, Georgica dedica un’attenzione speciale ai più piccoli, trasformandosi in una porta d’accesso a un mondo fantastico lontano dagli schermi digitali. Per l’intero weekend, i bambini tra i 3 e i 12 anni potranno partecipare a una caccia al tesoro continua guidata da animatori in costume piratesco. Un invito rivolto a tutti i piccoli visitatori è proprio quello di presentarsi vestiti da pirati per conquistare il forziere finale ricco di doni.

VIAGGIO A GUASTALLA

Situata a nord del capoluogo, al confine con la provincia di Mantova sorge Guastalla, antica e importante corte rinascimentale, principale centro della Riviera del Po e della Bassa reggiana. Di origini molte antiche, Guastalla conserva importanti tracce archeologiche del periodo etrusco e romano. Fu un presidio longobardo per il controllo militare del Po e un punto strategico di attraversamento del fiume.

Guastalla, statua bronzea di Ferrante Gonzaga

Guastalla è citata in documenti medievali del IX secolo e, fin dall’epoca matildica, attesta la presenza di un castello e di una corte. Sarà nel Rinascimento, con la famiglia Gonzaga, che la città raggiunge il suo massimo splendore grazie al nuovo disegno urbano, ai palazzi, alle chiese e alla presenza di artisti e poeti di grande fama. In epoca gonzaghese la città viene cinta da un’imponente cortina muraria fortificata a forma di stella che arrivò a contare sette bastioni. Il periodo di massimo splendore ebbe termine a metà Settecento con l’estinzione della famiglia.

Nelle sue strade, nei suoi palazzi, nelle sue chiese, nei suoi monumenti, Guastalla conserva il fascino discreto di un’antica capitale. L’impianto urbanistico cinquecentesco è ancora sostanzialmente visibile. Antica Piazza Maggiore: così era storicamente denominata l’attuale piazza Mazzini sulla quale prospettano gli edifici maggiormente significativi del potere ducale, civile e religioso. I portici che la caratterizzano sui lati nord, sud ed ovest conferiscono ad essa una grande severità e riconducono ad unitarietà una gamma assai diversificata di edifici: sul fronte sud, in angolo con la strada di Gonzaga sorge il Palazzo Comunale al centro del lato nord si erge la Concattedrale di San Pietro Apostolo, all’interno sono conservate numerose opere sacre di valore storico ed artistico tra cui la statua in cedro della Madonna del castello, collocata in origine nell’antica rocca quattrocentesca e la Madonna col Bambino, di scuola emiliana (1620 ca. olio su tela).

Guastalla, il Duomo

Sul lato ovest di Piazza Mazzini si staglia il volume compatto del Palazzo Ducale che racconta una lunga e complessa storia di sovranità. Residenza “nuova” dei conti Torello; con i Gonzaga, signori di Guastalla dal 1539, fu sede di una vera e propria corte. Di fronte al Palazzo, che ospita al primo piano spazi espositivi per mostre temporanee e il Museo e al pianterreno è l’Atelier di Palazzo Ducale, è posta la statua di Ferrante I Gonzaga.

L’antica via Gonzaga è un sistema di strade a scacchiera che conduce alla piazza, cuore della città, dominata dalla bella statua bronzea di Ferrante Gonzaga, un monumento imponente che domina la piazza e via Gonzaga. La statua, di pregevole fattura, fu realizzata da Leone Leoni, artista di corte dell’Imperatore di Spagna Carlo V.

Su Corso Garibaldi si trova la Biblioteca Maldotti, un prezioso esempio di biblioteca di erudito del XVIII secolo. Il primitivo fondo (1801) si deve al sacerdote guastallese Marcoantonio Maldotti, che alla sua morte lasciò ai propri concittadini un patrimonio librario di quasi 5.000 volumi su diverse discipline. Questo primitivo fondo si arricchì via via con le librerie degli ordini religiosi soppressi, fino a giungere ai circa 100.000 volumi attuali. Nel 1857 la Biblioteca si trasferì nella nuova sede, l’attuale palazzo in Corso Garibaldi. Notevole poi risulta l’ampia collezione di quadri, stampe, gride, monete, medaglie, erbari, fotografie, manifesti e altri importanti archivi. Merita una visita per l’architettura barocca del suo interno, il seicentesco Santuario della Beata Vergine della Porta.

Guastalla, Oratorio di San Giorgio

All’interno ospita, nel ciborio, l’immagine miracolosa della Vergine, opera di Damiano Padovani (dipinto del 1646) collocata un tempo sulla porta a sud della città e testimone di un miracolo tuttora vivo nel ricordo popolare.

Testimonianza dei miracoli è l’ampia raccolta degli ex-voto esposti nel museo annesso alla chiesa. A breve distanza l’Oratorio di San Giorgio del X secolo, che grazie alla sua dimensione raccolta, regala al visitatore un’atmosfera mistica ineguagliabile. Il Viale Po e le rive del Fiume sono ideali per passeggiate in bicicletta e a piedi. Si segnalano in particolare il “Sentiero della Crostolina”, destinato sia ai bambini che agli adulti, programmabile con lunghezze diverse a seconda dei fruitori; “Le vie alzaie”, che parte dall’area attrezzata caravan, raggiunge Lido Po e percorre gli argini maestri posti a difesa di Guastalla e le vie alzaie, costeggiando siepi e filari.

Guastalla, Piazza Mazzini

GUALTIERI

Centro della pianura padana a ridosso del fiume Po, Gualtieri nacque all’epoca delle Signorie. Vi si trovano grandiose opere di bonifica e costruzioni monumentali volute dai Bentivoglio. Narrano gli storici che il nome “Gualtieri” apparve per la prima volta durante la dominazione longobarda come Castrum Vultureno poi diventato Castrum Walterii, ovvero residenza del longobardo Gualtiero vissuto nel VII secolo.

Gualtieri, Piazza Bentivoglio

Ma è dalla seconda metà del 1400 che inizia la storia di Gualtieri per come la possiamo vedere ancora oggi; appartenuto alla famiglia Sforza infatti, nel 1476, il feudo passa sotto i domini della famiglia Este di Ferrara, a cui apparterrà continuativamente fino al 1860.

Dal 1560 al 1635 fu marchesato della ricca famiglia dei Bentivoglio che realizzarono la “città nuova”, secondo schemi di un raffinato tardo manierismo e sotto uno stretto controllo delle leggi prospettiche, creando così una gigantesca scena teatrale al fine di magnificare il potere del Marchese. Cornelio e suo figlio Ippolito diedero inizio a quella grandiosa opera di bonifica che ha redento dalla palude la pianura reggiana e le cui strutture essenziali sono ancora valide ed efficienti.

Cuore pulsante del piccolo borgo è Piazza Bentivoglio. Perfetto quadrato di 96 metri di lato, fu costruita con una ambiguità di fondo, doveva servire infatti sia come luogo pubblico per la comunità, sia come cortile d’onore del Palazzo Bentivoglio (di cui oggi rimane solamente il fronte principale).

Gualtieri, Santa Maria della Neve

Il Palazzo ospita il Museo Documentario, la Fondazione Museo Antonio Ligabue e la Donazione Umberto Tirelli. Sono inoltre visitabili Il Salone dei Giganti, la Sala dell’Eneide, la Sala di Giove, la Sala di Icaro e la Cappella gentilizia che conservano ancora opere ed affreschi di estremo valore. La limitrofa Torre Civica campeggia incastonata tra i portici e, attraverso un ampio arco a tutto sesto, funge contemporaneamente da accesso alla piazza e da monumentale accompagnamento verso la bella Via Vittorio Emanuele che collega il vecchio centro medievale, ovvero Piazza Nuova, con il “nuovo” centro rinascimentale. Sull’elegante e scenografica piazza si affaccia anche la Collegiata di Santa Maria della Neve. L’attuale chiesa non è quella che il marchese Ippolito fece erigere “ex novo” agli inizi del Seicento ma è frutto di radicali restauri avvenuti nel decennio 1773-1783.

Gualtieri, Villa Torello – Malaspina – Guarienti

Situata al termine di un viale ortogonale sorge la bellissima Villa Torello – Malaspina – Guarienti, costruzione che porta i segni dell’architettura neo-classica. Qui consigliamo una visita al giardino, progettato secondo i canoni romantici, e che rappresenta ancora oggi uno degli esempi più interessanti di giardino pittoresco all’inglese nel reggiano. A 5 chilometri spicca, nella frazione di Santa Vittoria, la mole del settecentesco Palazzo Greppi.

Fondazione Museo Antonio Ligabue

Si sviluppa su tre corpi principali e ricorda, in parte, il modello costruttivo delle ville venete. Si distinguono il corpo centrale, con appartamenti nobili, sale di rappresentanza (attualmente Sala Civica in uso all’amministrazione Comunale) ed un magnifico salone, chiamato “il teatrino”, con decorazioni risalenti ai primi dell’Ottocento, ripulite e restaurate.
Immancabile a Gualtieri la visita della Fondazione Museo Antonio Ligabue situata in Piazza Bentivoglio. Il museo permanente raccoglie documenti sul pittore Ligabue (Zurigo 1899 – Gualtieri 1965) e documenti vari che riguardano la vita dell’artista. Il Museo permanente ha lo scopo di preservare e diffondere la memoria di Ligabue e della sua opera e soprattutto fare di Ligabue simbolo e leva di sviluppo culturale e sociale di una comunità, quella di Gualtieri, che ha saputo nel tempo riconoscere nella figura di questo artista uno dei motivi di identità della propria storia. L’esposizione permanente comprende 37 opere rappresentative di tutto il ciclo pittorico dell’artista e delle diverse tecniche: 22 olii e 5 sculture del grande artista gualtierese.

Opera custodita nella Casa museo Antonio Ligabue

È inoltre presente una parte documentaria comprendente tra l’altro 3 lettere della madre e la cartella clinica dei ricoveri nel Manicomio San Lazzaro. Da visitare anche la Casa Museo Antonio Ligabue, una delle case di Gualtieri dove, per alcuni anni, visse e dipinse il pittore. Si possono ripercorrere gli itinerari della vita umana e artistica del grande pittore attraverso alcuni oggetti che gli sono appartenuti, documenti, riproduzioni delle sue opere e alcuni quadri autentici.

Guastalla, B&B Il Fienile

Nel museo è anche possibile assistere alla proiezione di audiovisivi tuttora inediti e di quelli storici, nonchè dell’ultimo docufilm realizzato dal regista Ezio Aldoni sull’uomo Antonio Ligabue.

Per chi desiderasse alloggiare a Gualtieri per apprezzare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo Il Fienile B&B a Guastalla, un vecchio fienile ristrutturato con cura e amore e attenzione ai dettagli, come l’arredo in legno tipico orientale per la Camera Blu, lo specchio con cornice intagliata a mano per la camera Luna, il grande letto a baldacchino per la Camera Mia, optional presente anche nella Camera Blu.

Il Fienile B&B offre una piscina esterna stagionale e propone alloggi con WiFi gratuito e parcheggio privato gratuito. Tutte le stanze hanno l’aria condizionata, una cucina con utensili e zona pranzo, una TV a schermo piatto e un bagno privato con bidet, set di cortesia e asciugacapelli. Tra i servizi disponibili anche un frigorifero e un minibar, oltre a una macchina da caffè e un bollitore elettrico.

GUASTALLA E GUALTIERI NEL PIATTO
Se la cucina è la più antica forma di cultura popolare, la Bassa Reggiana è una di quelle zone dove la storia delle tradizioni combacia straordinariamente con la storia del folclore culinario. La tradizione della buona cucina trova riscontro nei numerosi ristoranti e trattorie dove è possibile gustare ottimi cibi tramandati da una generazione all’altra.

Cappelletti in brodo

Si tratta di sapori forti nati dall’esigenza di supplire alla mancanza di ingredienti costosi e raffinati. Quella della Bassa Reggiana è una cucina ricca che mescola i sapori delle tavole dei duchi a quelle dei pescatori del fiume, assicurando al viaggiatore una sosta piacevole in un territorio di sicuro interesse.

I piatti locali della più tipica tradizione trovano il loro culmine qualitativo nei primi classici: i cappelletti in brodo e i tortelli di zucca. Ma non possono mancare, uniti a secondi piatti succulenti, una gamma ampia di insaccati, tra i quali certamente troneggia il buon salame locale, e l’ottimo Parmigiano-Reggiano, da gustare a pezzi ben stagionato. Secondo tradizione il taglio della forma deve essere fatto con la “coltellina” a foglia di ulivo che suddivide i blocchi in pezzi irregolari capaci di mettere in evidenza pregi quali la superficie granulosa e ruvida. I sapori della tavola del Po sono in parte cambiati, si sono persi il pesce gatto, i pesciolini fritti, lasciando spazio ai salumi e al gnocco fritto mentre il lambrusco è in parte sostituito dalla birra.