Gastronomia, musica, dialetto, folclore popolare, artigianato ed enogastronomia: in una sola parola, le radici di un popolo. O le Rajche, come le chiamano gli abitanti dell’alta valle dell’Aniene. Subiaco, la città dei monasteri in provincia di Roma è pronta a svelare le sue radici più profonde, le Rajche, che da sempre difende la sua cultura appenninica, agricola e pastorale di fronte all’avanzare inesorabile della modernità, celebrando la memoria, la tavola e la convivialità.
L’evento, giunto quest’anno alla XV edizione, si svolgerà sabato 20 e domenica 21 settembre: non solo tradizioni ed enogastronomia, ma anche poesie, stornelli e canti popolari, elementi conviviali che consentiranno ai visitatori di sentirsi sublacensi per tre giorni all’ombra della Rocca Abbaziale che fu dimora dei Barberini, dei Colonna e di Lucrezia Borgia, tra i vicoli di uno dei paesi più suggestivi del Lazio.
Tra gli appuntamenti principali della kermesse, la consueta passeggiata enogastronomica in programma sabato 20 dalle 19 nei Giardini della Rocca Abbaziale. All’interno delle vecchie cantine e di stand mobili, sarà possibile gustare una ricca carrellata di ricette tipiche del territorio, realizzate al momento con materie prime del posto; piatti deliziosi da accompagnare con i vini delle migliori cantine locali e nazionali, con gli spettacoli di musica popolare itinerante a fare da sottofondo. I piatti saranno realizzati dall’Associazione Rajche e dalle realtà della ristorazione locale e, con qualche eccezione, dei comuni limitrofi. Un percorso nel cuore della cucina sublacense, fatto di fiori di zucca (pumpui), ravioli al tartufo, gnocchi all’ardica (ortica), coratella, salumi e formaggi di pecora, ciambelle e bombe fritte, pasta alla Visciola e l’inimitabile Salame del Ré. Il tutto innaffiato dai migliori vini del Lazio e dell’Abruzzo.
Domenica 21 dalle 20 in poi sarà la volta della tradizionale panarda, una cena all’aperto a base di piatti semplici e genuini da gustare con il sottofondo della musica popolare; come di consueto, l’evento si concluderà all’insegna dell’allegria con il caratteristico Ballo della pantasema, dove folklore e ironia si danno la mano e che darà a tutti l’appuntamento alla prossima edizione.
Il termine panarda anticamente identificava i grandi banchetti che venivano offerti dai maggiorenti della comunità o dai festaroli delle confraternite religiose durante le varie ricorrenze. Oggi il termine panarda è rimasto ad indicare le riunioni conviviali tra amici e parenti dove oltre al cibo e al vino è sempre benvenuta la presenza della musica. Generalmente le Panarde vengono organizzate nelle tenne vecchie in pietra (casette di campagna), presenti nei fondi agricoli, ma possono anche svolgersi in locali pubblici come osterie o ristoranti o come nel caso di Rajche nei suggestivi Giardini della Rocca Abbaziale.
Rajche, radici in comune” prenderà vita nella parte alta del centro storico ai piedi della splendida Rocca Abbaziale, da via Milazzo a piazza Palma, da piazza dell’Olivastro a via Palestro. Sarà insomma un’ottima occasione anche per scoprire Subiaco, costruita su una rupe di roccia che domina la campagna circostante. Nel corso della manifestazione la Rocca Abbaziale sarà eccezionalmente aperta fino alle 23.30. L’associazione organizzatrice ha deciso di dedicare questa edizione della festa al sindaco Domenico Petrini: “sempre presente, disponibile, un ragazzo come noi !”.
VIAGGIO A SUBIACO
Situato su uno sperone di roccia calcarea, a dominio della Valle dell’Aniene, Subiaco è un borgo alto-medievale ricco di storia, arte e cultura che, grazie ai suoi antichi monumenti e alla sua posizione, all’interno di un territorio ricco di attrattive naturalistiche, è stato inserito tra i Borghi più Belli d’Italia.
Immerso nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, disseminato di querceti e faggeti, in uno dei paesaggi più suggestivi dell’Appennino laziale, Subiaco è noto per essere la culla del monachesimo e della stampa. È anche il luogo che Nerone scelse per la sua villa, resa magnifica dagli specchi d’acqua creati imbrigliando le acque del fiume Aniene, tra il verde intenso dei boschi e l’imponenza della roccia. Dal 2021, Subiaco è la ventesima Bandiera Arancione del Lazio, promossa dal Touring Club Italiano. La conformazione naturale del paese, caratterizzata dal corso del fiume Aniene, affluente del Tevere, ha notevolmente condizionato il suo sviluppo storico e ha favorito l’evoluzione degli insediamenti urbanistici. Alcuni ritrovamenti provano che sia stata popolata dagli Equi e dai Latini, successivamente arrivarono i Romani che nell’anno 304 a.C. fondarono alcune colonie e costruirono ben quattro acquedotti. La zona divenne velocemente una prestigiosa meta di villeggiatura per i Romani, come testimonia appunto il sito archeologico della Villa Imperiale fatta costruire da Nerone di cui ancora oggi si possono ammirare i resti.
San Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa, ne fece il luogo del suo eremitaggio, vivendo per tre anni in una grotta inaccessibile in montagna, il Sacro Speco. Il Monastero, incastonato in una immensa parete di roccia, fu eretto molto più tardi per custodire la piccola caverna. È un luogo mistico che il Petrarca definì “la soglia del Paradiso”, quasi mimetizzato nella roccia a picco sulla valle. Si raggiunge a piedi in un paesaggio silenzioso e il “premio” è sublime. All’esterno c’è una vista magnifica, all’interno s’incontrano due chiese sovrapposte tutte affrescate. E poi la discesa fino alla cappellina che conserva l’unica immagine di San Francesco ritratto ancora in vita, senza aureola né stimmate, e al roseto. Qui si narra che San Francesco fece fiorire i rovi sui quali San Benedetto cercò la libertà dalle tentazioni carnali. Dei tanti monasteri voluti da Benedetto da Norcia nella valle sublacense (dodici in tutto), l’unico sopravvissuto è Santa Scolastica.
Modificato nel tempo, la visita ora riserva grandi sorprese. Ci sono tre chiostri, romanico, gotico e rinascimentale, una torre campanaria svettante, la chiesa neoclassica costruita nel ‘700 sul luogo del primitivo oratorio e una Biblioteca d’eccezione. Quest’ultima è ora un Monumento Nazionale visitabile e custode di codici miniati, manoscritti, pergamene e volumi di altissimo valore. Per i benedettini la parola scritta aveva un’enorme importanza e la biblioteca era il luogo giusto per conservare i testi. Così a Santa Scolastica nel 1465 due stampatori di Magonza, allievi di Gutemberg, il padre europeo della stampa odierna a caratteri mobili, impiantarono la prima tipografia in Italia, e naturalmente il primo libro stampato.
Nel centro storico di Subiaco si possono ammirare vari edifici di epoca medievale, rinascimentale e barocca che abbelliscono il paese. Imperdibile quindi una passeggiata tra le sue stradine che si inerpicano fino alla Rocca dei Borgia, medievale all’origine, che domina dall’alto il borgo.
Edificata tra il 1073 e il 1077 ma largamente modificata e ampliata tra i secoli XVI e XVII così da trasformarsi in una residenza signorile, si trova nella parte più alta del borgo antico e domina tutto il centro abitato e questa parte della Valle dell’Aniene. Spicca la torre con il grande orologio e una chiesa. All’interno sono custodite pregevoli opere artistiche realizzate nei secoli XVI e XVIII.
Secondo alcuni storici fu tra queste mura che, da papa Alessandro VI e Vannozza Caetani, alla fine del ‘400 nacquero Cesare e Lucrezia Borgia. A questa affascinante e intelligente nobildonna rinascimentale è dedicato l’intero mese di settembre, con un ricco programma di celebrazioni a Subiaco. A poca distanza dalla Rocca si erge la chiesa di Santa Maria della Valle voluta da papa Pio VI, e costruita nel 1794, altrettanto interessante la chiesa neoclassica di Sant’Andrea, principale luogo di culto del paese. Realizzata per volere del cardinale Giannagelo Braschi che avviò i lavori nel 1776 fu portata a termine nel 1789. L’interno ad una sola navata e cappelle laterali, custodisce pregevoli decorazioni, in particolare quelle presenti nel transetto, nella cupola e nell’abside. Devastata dalle bombe nella seconda guerra mondiale fu ripristinata da Florestano Di Fausto tra il 1945 e il 1952 riportandola ai fasti di un tempo.
L’accesso alla parte bassa del centro abitato è contraddistinto dal maestoso Arco Trionfale costruito nel 1787 dai cittadini di Subiaco in onore di Papa Pio VI (già cardinale Giannagelo Braschi).
Realizzato in marmo con linee stilistiche e architettoniche di rilievo, sostiene il raffinato stemma del cardinale. Poco prima dell’arco si potrà scorgere il Ponte di San Francesco, pittoresca struttura del 1358 che attraversa il Fiume Aniene che placido scorre sotto di esso. Un’opera architettonica di pregevole fattura che, a distanza di quasi 700 anni, è ancora perfettamente funzionante e ottimamente conservata.
Una curiosità, il Ponte di San Francesco, costruito a poca distanza dall’omonimo Convento di San Francesco, ha vinto nel 2019, nell’ambito del Festival del Cinema di Cannes, il primo di “Set of Culture”, concorso internazionale ideato per premiare le migliori location cinematografiche, luoghi di interesse e set naturali per riprese cinematografiche. La competizione, indetta dalla European Film Commission Network, seleziona ogni anno, e in tutta Europa, castelli, ponti, siti archeologici, piazze e siti di interesse storico europeo.
Per chi ama la natura e la montagna pura, sarà un piacere visitare la vicina località di Monte Livata, all’interno del Parco dei Monti Simbruini, che ospita la più grande faggeta d’altura d’Europa, nonché percorsi trekking e impianti sciistici per gli sport invernali.
Negli ultimi anni ha riscosso un nuovo interesse il laghetto di San Benedetto, a 10 minuti dal centro di Subiaco. Per la sua bellezza e la purezza delle acque, è stato ribattezzato come i Caraibi del Lazio. Incastonato in un alto anfiteatro di rocce calcaree, proprio a valle del noto monastero benedettino da cui prende il nome, si trova questo piccolo specchio d’acqua che ha tutte le sembianze di un vero e proprio paradiso segreto. Con una ricca vegetazione tipica fluviale, costituita da salici bianchi, pioppi, noccioli e carpini, il laghetto prende colori diversi a seconda dei raggi del sole che filtrano tra i rami del boschetto, creando giochi di luce e combinando i colori sullo specchio d’acqua, ravvivato inoltre da una cascatella. Storicamente, Plinio il Vecchio racconta che Nerone per costruire la sua villa monumentale fece sbarrare le acque del fiume in tre punti.
Si formarono così tre laghetti artificiali, i Simbruina stagna menzionati da Tacito, dai quali deriva il nome di Subiaco, ovvero Sublacum o Sublaqueum; il laghetto di San Benedetto è l’unico rimasto dei Simbruina stagna. Il nome odierno dello specchio d’acqua è strettamente legato al Santo di Norcia che alla fine del V secolo, fuggito da Roma, si rifugiò, come accennato prima, in una grotta del monte Taleo e, in seguito, sui resti della villa di Nerone fondò il primo monastero benedettino e altri dodici monasteri affidati poi ai suoi seguaci. Il Cammino di San Benedetto, riconosciuto nella Rete dei Cammini della Regione Lazio con L.R. n.2/2017, ha tra le maggiori attrattive proprio il Laghetto di San Benedetto e questo ha contribuito a renderlo celebre in Italia e all’Estero.
Per chi desiderasse alloggiare a Subiaco per apprezzare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo la Residenza Il Colle, struttura fresca di ristrutturazione, situata al secondo piano di un palazzo storico che sorge nel cuore di uno degli otto rioni di Subiaco, appunto il rione Colle.
Le tre camere sono dotate di armadio, TV a schermo piatto, bagno privato, biancheria da letto e asciugamani. La connessione Wi-Fi gratuita è accessibile a tutti gli ospiti. Grande attenzione è dato all’arredamento ed ai colori delle camere, alcune delle quali dotate di balcone. La kerasi room deriva il suo nome dall’omonima parola greca che significa ciliegia, frutto che gode di molteplici simbologie e significati: nella letteratura antica è simbolo del piacere assoluto, nella cultura nipponica è considerata sacra, per la tradizione cristiana ha un forte legame con la religione ed è inoltre considerata un portafortuna per gli innamorati poiché pianta sacra a Venere. La Elaion room, dal greco “olio d’oliva”, richiama nel nome e nei colori questo prezioso prodotto, da sempre emblema di pace, forza e fede. L’ulivo è una pianta caratteristica del territorio che vanta infatti numerose produzioni del cosiddetto oro liquido. La terza camera, Petra room, dal greco roccia, ricorda la Roccia di Morra Ferogna situata sopra l’azienda agricola di proprietà.
La famiglia che gestisce la Residenza Il Colle ha infatti aperto un’azienda agricola i cui prodotti di spicco sono l’olio d’oliva e la marmellata di visciole, interamente biologici e a chilometro zero
SUBIACO NEL PIATTO
Fiume e montagna sono un connubio perfetto per una cucina gustosa e ricca. Dalla tradizione pastorale, Ju pappaciúccu è un’energetica pietanza con cavoli neri lessati e impastati con pizza di granturco e pane raffermo. I frascaregli sono gnocchetti di farina bianca che contendono il primato della bontà agli strozzapreti con salsa di pomodoro, aglio, olio, prezzemolo, peperoncino, alici, e alla polenta con sugo di pomodoro e spuntature di maiale. C’è poi ju fallò, un pane con farina di mais. Non può mancare in una degustazione di piatti tipici di Subiaco la pulènna co lle spuntature de porcio. La polenta laziale, contrariamente a quella del nord Italia è sottile, morbida e, tra gli impieghi più gustosi viene irrorata di sugo rosso con pezzetti di carne, solitamente spuntature di maiale.
Una leccornia anche le coppiette (strisce di carne suina salate e condite con spezie naturali, infilzate con spaghi di canapa e quindi, a coppie, stagionate per almeno due mesi). A Subiaco non manca neanche il pesce. Da provare la tròta n’ guazzetto. E veniamo ai dolci: il subiachino è un biscotto a base di mandorla, a forma di rombo, ricoperto di glassa bianca, presente in ogni pasticceria insieme alle ciambelle al vino, ai tozzetti con le noci e alle tisichelle, dolce realizzato con solo quattro ingredienti: farina, zucchero, albume d’uovo e anice.















