Volpiano medievale: 1339 – De Bello Canepiciano

Tornei d’arme, spettacoli, conferenze e mostre tematiche, musica dal vivo, mercato storico con artigiani provenienti da Italia e oltralpe, percorsi storico-culturali ed enogastronomici, rievocazioni e corteo storico con figuranti, aree didattiche e per bambini. Sabato 4 e domenica 5 ottobre, Volpiano (Torino), ospiterà l’ottava edizione di “1339 – De Bello Canepiciano”, rievocazione storica che prende spunto da un evento realmente accaduto: la Guerra del Canavese del XIV secolo, drammatico periodo storico canavesano.

1339 – De Bello Canepiciano, battaglia al Castello

Il conflitto, combattuto nel corso del XIV secolo, è puntualmente descritto da Pietro Azario nel “1339 – De Bello Canepiciano”, opera trecentesca.

L’apertura ufficiale dell’evento, con corteo storico guidato dal Marchese Giovanni II Paleologo e dalla Principessa di Maiorca si svolgerà sabato 4. Giovanni II Di Monferrato (1321-1372), che pose il suo quartier generale per la conquista del Canavese proprio nel castello di Volpiano, è infatti il personaggio principale dell’evento. Ruvido, agguerrito, squattrinato ma impavido e attaccabrighe, il Marchese guiderà il corteo d’apertura insieme ad Isabella De Maiorca, nobile e bella Principessa dal carattere forte e risoluto. Al termine dei festeggiamenti per il matrimonio del Marchese e la Principessa, in calendario sabato 4 alle 21, si sfideranno in piazza a colpi di tamburo e suoni di cornamuse i due gruppi musicali giunti per allietare la festa: Arkana Pipe Band e La Compagnia del Coniglio. Chi vincerà questo epico scontro di note e tumulti dell’anima? Saranno gli invitati ai festeggiamenti a decretarlo: con applausi e incitamenti il pubblico elegga il suo campione.

Giostra a cavallo e giochi di guerra

Altro momento clou della manifestazione, insieme al Torneo di scherma squadre e duelli (Torneo Internazionale Buhurt), VIII Torneo Delle Alpi (sabato 4 dalle 10 di mattina), sarà l’assalto al castello di Volpiano, in programma domenica 5. Con il suo straordinario destriero Horus, il capitano delle Guardie (il tedesco Reinhold von Giver, detto Il Malerba) e Pietro Da Settimo, cavaliere alle dipendenze del Marchese del Monferrato condurranno l’assalto al castello nella grande battaglia.

Evento centrale della Guerra del Canavese del XIV secolo fu infatti la conquista del castello di Volpiano ad opera dell’esercito di Giovanni II Paleologo, nipote dell’Imperatore di Bisanzio, avvenuta appunto nel 1339. La Guerra del Canavese coinvolse diversi paesi e molti personaggi autorevoli che in quel periodo cercarono, attraverso vari stratagemmi, di acquisire potere e terre. I principali protagonisti di questa porzione della storia locale furono i Marchesi del Monferrato appartenenti alla casa dei Paleologi e i Conti di Savoia.

1339 – De Bello Canepiciano

Giovanni mori nelle stanze del castello volpianese il 19 marzo del 1372 lasciando il Marchesato in eredità al figlio Secondotto, preso in tutela dal nipote Amedeo VI di Savoia detto Il Conte Verde.

Per meglio valorizzare la storia e il territorio è stata realizzata una mappatura dei resti medievali volpianesi creando un percorso culturale attraverso le vie ed i cortili del centro storico. Sarà così possibile visitare siti risalenti al XIV e XV secolo, inseriti nel contesto del tessuto abitativo moderno, un affascinante percorso di esplorazione archeologica in un paese che solo apparentemente non conserva più molto del suo passato. Non mancano, nel corso della kermesse, gli spettacoli di danza, giocoleria, falconeria e del fuoco, i concerti di musica medievale, i tornei di scherma, le rievocazioni di battaglie e di addestramento, di vita da campo militare, ma anche di scorci di vita quotidiana con il meraviglioso mercato dei mestieri d’epoca ed i percorsi enogastronomici per tutti i gusti e le esigenze con taverne e punti ristoro che offriranno la possibilità ai visitatori di consumare pietanze caratteristiche. Per i più piccoli sono in programma attività di intrattenimento e gioco. L’intero paese di Volpiano sarà coinvolto nella manifestazione, difatti e vari eventi saranno dislocati in Via della Chiesa, Piazza 20 Aprile, Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza Cavour, Via Provana, Piazza Amedeo di Savoia, Fronte del Municipio, Chiesa della Confraternita, Fossato del Castello, Cortile Umbero I e Via Riboldi. Programma nel dettaglio: https://www.debellocanepiciano.it/programma/. La manifestazione “1339 – De Bello Canepiciano” è inserita nel circuito delle rievocazioni storiche di qualità della Provincia di Torino ed ha ottenuto il riconoscimento del CERS (Consorzio Europeo delle Rievocazioni Storiche).

Volpiano, campanile parrocchiale

VIAGGIO A VOLPIANO

Volpiano, centro agricolo ed industriale del Basso Canavese, al limite orientale dell’altopiano della Vauda è attraversato da vari corsi d’acqua, tra cui il torrente Malone, il torrente Bendola, il rio San Giovanni ed il rio Ritano. Ha una frazione, Cascine Malone, posizionata a nord-est rispetto al centro abitato, lungo la riva sinistra del torrente Malone, a circa tre chilometri dal centro. Tra i monumenti di maggior importanza citiamo la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, forse nata come cappella del castello.

Volpiano, interno della chiesa parrocchiale

Fatta costruire per ordine di Re Arduino nel 1014 circa da Guglielmo da Volpiano, la parrocchiale presenta le linee gotiche ma, essendo stata ricostruita molte volte, a causa di continui ampliamenti e ristrutturazioni, è caratterizzata da molteplici stili sia all’interno, suddiviso in tre navate, che all’esterno. L’altare è in stile barocco ed è costruito con marmi. La statua a destra dell’altare rappresenta una Madonna con Gesù bambino in braccio ed è stata costruita da Stefano Clemente, autore del Gesù in croce che si trova dietro all’altare. La chiesa contiene quadri del Morgari e del Reffo e un quadro, recentemente restaurato, della scuola del Defendenti Ferrari. Di notevole pregio gli arredi lignei seicenteschi, in particolare, i mobili della Sacrestia. Il campanile è in stile bizantino ed è munito di un concerto di campane. L’organo a canne, situato sulla cantoria in controfacciata, è opera pregevole del bosino Giuseppe Bernasconi che lo costruì tra il 1882 e il 1884 probabilmente in sostituzione di un organo Bruna della fine del XVIII secolo.

Volpiano, Confraternita dell’Immacolata Concezione

Tra il 1875 ed il 1879, per volontà del vicario monsignor Vaschetti, furono effettuate importanti opere di ripristino sia internamente che esternamente alla chiesa; le più recenti risalgono al 2019.

Interessante anche la visita della chiesa della Confraternita dell’Immacolata Concezione edificata con i materiali di recupero provenienti dalla mura del castello. Viene anche chiamata comunemente Chiesa Nuova perchè prima di essa i confratelli avevano un’altra cappella, detta Oratorio dei disciplinati, di cui si ha memoria sin dall’anno 1585; questa fu abbandonata in quanto troppo angusta e sita in luogo poco frequentati. L’attuale splendida Confraternita fu eretta tra il 1734 ed il 1756 su progetto dell’architetto Antonio Maria Lampo, nativo del Biellese e autore di varie opere nella città di Torino. L’altissimo campanile è stato sopraelevato nel 1836 su disegno dell’architetto Federico Blancheri. L’interno si presenta a pianta circolare, con uno spazioso coro: il tutto si impone per una diffusa luminosità. Fra i beni artistici posseduti da tale oratorio sono degni di riguardo l’icona dell’altare maggiore, raffigurante l’Immacolata, pregevole opera del pittore volpianese Ricco, e un gruppo raffigurante la Vergine con il Cristo deposto dalla croce.

Volpiano, chiesa di San Rocco

La chiesa presenta una pianta centrale leggermente ovale a cui segue un breve corridoio di passaggio ad uno spazio ovale più piccolo dove è situato l’altare e un bel coro ligneo lungo la parete di fondo. Sopra la porta d’ingresso si trova un pregevole organo a canne costruito nel 1856 da Felice Bossi e dal figlio Giacomo con materiali eccellenti. Si tratta di uno splendido esempio di piccolo organo giunto a noi in condizioni perfette di conservazione. Anche la cassa lignea e la balaustra sono di ottima fattura seppure di autore ignoto.

La prima costruzione della chiesa di San Rocco risale agli inizi del 1400, la seconda al 1683. La struttura è stata riportata al suo antico splendore grazie a un gruppo di volpianesi che si sono costituiti in associazione (“Comitato San Rocco”). E’ occasionalmente sede di concerti. Nel 1683 la comunità volpianese, in seguito ad una epidemia di peste, decise di ricostruire una vecchia cappella in onore di San Rocco, protettore dalla peste. All’interno della cappella si trovano cinque dipinti eseguiti su tela, uno dei quali rappresenta San Rocco e San Sebastiano. Sopra l’altare è affisso un crocifisso che risale al sec XV. All’interno è collocato un organo a canne costruito intorno al 1990 con canne di stagno e di legno d’abete per un totale di 363 canne.

Volpiano, Santuario di Santa Maria delle Grazie

È un piccolo strumento ma dotato di suoni morbidi ma anche incisivi per cui si presta sia per accompagnare degnamente i canti sacri sia per attività concertistica.

Merita una visita anche il Santuario di Santa Maria delle Grazie, edificio munito di bella facciata ed elegante campanile. Fu costruito tra il 1744 ed il 1746 su progetto del capomastro Carlo Antonio De Stefanis. Durante lavori di rifacimento della pavimentazione, nel 2007, sono venuti alla luce resti di mura romaniche di una precedente costruzione di cui non si aveva notizia. Altri resti, di tipo rinascimentale, si riferiscono probabilmente al santuario di cui scrive nella sua relazione il visitatore apostolico Carlo Montiglio, nel 1585, descrivendolo come in rovina. Ai due diversi periodi risalgono anche alcune sepolture rinvenute durante gli scavi. Nel cimitero attiguo al santuario di Santa Maria delle Grazie le inumazioni cessarono nel 1932 e il cimitero stesso fu poi eliminato alla fine degli anni sessanta lasciando spazio all’attuale piazza omonima.

Itinerari medievali a Volpiano

La distruzione del castello di Volpiano risale ai primi anni del 1500 quando francesi e i Cesariani (spagnoli) erano in guerra. I soldati francesi, non soddisfatti delle rovine causate durante l’assedio, decisero la demolizione, sia del castello che delle fortificazioni in modo che non potessero più essere usati a difesa. Oggi possiamo solo immaginare la dimensione del castello, situato in posizione strategica, di cui sono ancora visibili tratti di fortificazione e bastioni da alcuni scorci in via S. Guglielmo. In generale lo sviluppo edilizio degli ultimi decenni ha scatenato un ulteriore “assedio” al castello rendendo in pratica invisibili i ruderi delle fortificazioni da Piazza Vittorio Emanuele II, che dista solo poche decine di metri e che per alcuni secoli fu dominata dalla roccaforte.

Due anni fa, durante i lavori per la realizzazione del parco fotovoltaico Eni di Volpiano, sono state ritrovate oltre quaranta tombe di epoca romana I reperti si trovavano sotto pochi centimetri di un’area mai coltivata in quanto sterile e sassosa, dove si sono conservate tombe del I secolo d.C., fatto confermato anche dalla presenza di coppe in vetro intatte, vasi in ceramica e iscrizioni latine. Questi reperti sono le più antiche testimonianze presenti nel territorio di Volpiano ed è intenzione dell’Amministrazione comunale mostrarli al pubblico, prima in una mostra temporanea e successivamente in una sede permanente.

Ritrovamenti romani a Volpiano

VOLPIANO NEL PIATTO

Fra i piatti tipici piemontesi non si può non citare l’emblema della tradizione gastronomica torinese, la bagna cauda. Si tratta di un piatto a base di acciughe, aglio e olio, presentato in tavola in forma di salsa. È un piatto povero, che si metteva sulle tavole quando i vendemmiatori tornavano in paese dopo una lunga giornata passata nei campi. La bagna cauda è una portata da condividere: presentata in una grande pentola di terracotta, è posta al centro del tavolo e ogni commensale prende la sua porzione.

Bagna Cauda

Si usa mangiarla in autunno e inverno, accompagnata da verdure cotte o crude e da un Barbera, un vino rosso molto corposo. Angelot: dal nome di questo cuoco estroso deriva quello degli agnolotti, divenuti famosi in tutto il mondo e apprezzati, in tempi meno recenti, da tutti i ranghi della nobiltà piemontese. Gli agnolotti torinesi sono un piatto corposo, sostanzioso e davvero saporito. Consistono in una pasta ripiena di carne arrosto. In realtà, tradizione contadina vuole che a essere utilizzati fossero gli avanzi dell’arrosto, mescolati ad altri ingredienti e finemente tritati.

Chi non ama la pasta ripiena, può optare per un piatto di tajarin, ovvero i tagliolini. Detti anche taglierini, sono un formato di pasta fresca all’uovo di larghezza inferiore rispetto alle tagliatelle, di cui mantengono la lunghezza. Nei piatti tipici di Torino vengono utilizzati con condimenti molto leggeri come quelli a base di pesce. Il vitello tonnato è un altro piatto distintivo della regione Piemonte. Per realizzarlo, a Torino usano un particolare taglio di fassone, che viene prima marinato in vino bianco ed erbe aromatiche, poi bollito e infine tagliato in fette molto sottili.

Canestrelli

Si serve freddo, accompagnato da una salsa composta da maionese, tonno e capperi. Fra i dolci tipici di Torino una menzione particolare merita il bônèt, un budino che nasce proprio in Piemonte. Per realizzarlo si usano amaretti e cacao, latte e uova e, infine, rum. Nella ricetta casalinga tradizionale le nonne non usavano il rum bensì il Fernet, in modo da trasformare questo dolce incredibile in un ottimo digestivo. Da assaggiare anche i canestrelli, un dolce molto sottile, fragile e che presenta forme irregolari dovute alla sua preparazione. Gli ingredienti base sono la farina, il burro, le uova e lo zucchero. L’origine dei canestrelli risale, probabilmente, al tardo Medioevo, quando venivano chiamati nebule e costituivano una sorta di variante alla produzione delle ostie della liturgia cattolica. Nella sua versione più tradizionale ha l’inconfondibile aroma della scorza di limone grattugiata. Il suo profumo fragrante aleggia nei giorni di festa tra le case, sono buoni da soli, ottimi con il latte, il the ed anche col vino.