Il Presepe rivive a Marcellano, Gualdo Cattaneo

Nel borgo senza tempo di Marcellano, frazione di Gualdo Cattaneo (PG), il 25, 26 e 29 dicembre e ancora l’1, 5 e 6 gennaio torna il Presepe Vivente, evento che spegne quest’anno 41 candeline. Per la sua particolare conformazione e per lo splendido contesto paesaggistico che lo circonda, il Presepe Vivente di Marcellano, ideato nel 1984, è uno dei più noti in tutta l’Umbria: una location ideale per l’ambientazione di sei serate nelle quali – dalle 15.30 in poi, orario che segna l’apertura di tutti i locali e le locande – i visitatori vengono trasportati nella Palestina di 2.000 anni fa, tra magiche scenografie e atmosfere fiabesche.

Il Presepe Vivente di Marcellano

A Marcellano, insomma, non si vede il Presepe, ma si è dentro al Presepe! E ci si entra quasi senza accorgersene, mentre si cammina tra la folla per le piccole vie medievali della Betlemme Umbra, dove si respira un qualcosa di diverso rispetto agli altri eventi simili sparsi lungo la Penisola: un sentimento francescano che va anche oltre la cura delle rappresentazioni, gli splendidi scorci del borgo e la partecipazione appassionata di tutti i suoi abitanti.

La rappresentazione vera e propria ha inizio intorno alle 17.30 con Giuseppe e Maria che vagano per il borgo in cerca di un rifugio per trascorrere la notte, in attesa che nasca il Bambino. La nascita di Gesù, un bimbo vero, scelto fra le ultime nascite, i Re Magi e la Stella Cometa che scende dal campanile, fanno da corollario all’intera ambientazione. L’intero paese rivive la nascita di Cristo secondo i racconti evangelici non senza le aggiunte della fantasia popolare. Un centinaio di figuranti, drammatizzando per le vie del paese alcune scene tradizionali (botteghe del fabbro e del falegname, fornaio, tessitrice, canestraia, fruttivendolo, pastori, sacerdoti e pubblicani), rievocano l’attesa dell’Evento che, in una stalla ricostruita fuori le mura, si ripete quando Maria e Giuseppe vi si fermano per trascorrere la notte, non essendo riusciti a ripararsi in nessun altro luogo.

Il Presepe Vivente di Marcellano

Passando per gli stretti vicoli e le piazzette, i locali (che per il resto dell’anno rimangono pressoché chiusi) si animano della vita di un tempo; e cosi il profumo della lavanda precede la bottega dell’erborista che sapientemente prepara sacchetti con miscele di semi e fiori per profumare la casa, il tintinnare del ferro sull’incudine battuto dal fabbro si diffonde e attira i popolani che hanno bisogno dei loro servigi. Nelle piazzette i banchetti delle donne animano i mercatini con la frutta, i formaggi, il pesce, i prodotti dell’artigianato e dell’agricoltura. Il vociare allegro dei loro bambini riecheggia per il paese. Le taverne, il frantoio e il forno attirano, con i loro profumi, il viandante affamato che, mentre si rifocilla e si riscalda, ammira l’antica macina in pietra e i torchi in legno per la spremitura delle olive. Capannelli gente si fermano incuriositi di fronte al falegname che, con un antico e originale tornio a pedale, realizza candelabri o gambe per tavolini mentre i suoi garzoni tagliano le tavole con una lunga sega a mano. La tessitrice lavora pazientemente al telaio mentre l’orafo incide i suoi gioielli in argento e il ramaio forgia sapientemente foglie di metallo a forma di rosa per adornare i suoi candelabri. La pittrice abbellisce con i colori piatti e anfore di terracotta che il cocciaio abilmente crea dalla creta con il suo tornio a pedale. Ma la vita frenetica del borgo rimane come sospesa quando Giuseppe e Maria, in compagnia di un asino, percorrono le vie del paese alla ricerca di un riparo, trovandolo solo fuori dalle mura, in una grotta.

Il Presepe Vivente di Marcellano

La Cometa, solcando il cielo di questa Palestina medioevale, indica la strada ai Magi che, giungono ad adorare il Bambino riscaldato da un asino e da un bue. La magia del Presepe Vivente di Marcellano si ripete puntuale dal 1984, e in 41 anni di storia sono più di un milione i visitatori di ogni età che hanno raggiunto questo angolo dell’Umbria per assistere a uno spettacolo che scalda i cuori.

Il presepe Vivente di Marcellano sarà una buona occasione anche per visitare uno dei borghi più suggestivi della Regione, le cui prime tracce risalgono in atti del 1200, dai quali risulta che Marcellano, nato come “Castello”, fosse abitato da circa 700 persone. All’interno del borgo, situato tra i comuni di Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, spiccano la chiesa parrocchiale dedicata a S. Andrea – costruita sull’impronta di una chiesa cinquecentesca – che conserva al suo interno splendide opere pittoriche molte delle quali attribuibili al pittore seicentesco Andrea Polinori, come l’olio su tela raffigurante la Sacra Famiglia con S. Giovanni Evangelista e S. Francesco d’Assisi.

Il Presepe Vivente di Marcellano

Meritano una visita anche la cinquecentesca chiesa della Madonna del Ponte, la chiesa romanica di S. Angelo di Sconcolo e quella di S. Maria del Fico, senza dimenticare l’oratorio di S. Maria della Neve.

VIAGGIO A GUALDO CATTANEO

Gualdo Cattaneo (Guàllo in dialetto locale) è un caratteristico borgo medievale della provincia di Perugia, nella parte centrale dell’Umbria, arroccato su una collina alle pendici dei Monti Martani in una posizione particolarmente suggestiva.

Oltre che per la bellezza del suo centro storico custodito dalle sue antiche mura, merita una visita anche per il sistema di castelli e costruzioni medievali che caratterizzano il suo territorio: un vero e proprio complesso difensivo che costituisce uno straordinario viaggio nel medioevo. Il borgo fu fondato come castello dal conte germanico Edoardo Cattaneo nel 975. Secondo gli studiosi, il termine Gualdo deriva da Wald– selva, il che lascia intuire la ricchezza di foreste e alberi che circondano l’area. Il nome completo risale comunque al latino Gualdum Captaneorum e si riferisce infatti al conte di origini germaniche Edoardo Cattaneo, che lo fondò nel 975.

L’antico e imponente castello di Gualdo Cattaneo, situato tra la valle umbra (quella che va da Foligno a Spoleto) e la valle tiberina (quella delineata dal tratto umbro del Tevere), si trova ai margini nord – ovest del territorio che subiva l’influenza politica di Spoleto, e per questo fu a lungo conteso fra Foligno e la stessa Spoleto acquisendo grande importanza nel corso dei secoli proprio in virtù della sua posizione strategica.

Gualdo Cattaneo, La Rocca

Il borgo è tuttora dominato dalla Rocca, realizzata tra il 1494 e il 1498 su progetto di Bartolomeo di Pietrasanta, che conserva ancora oggi intatto il suo aspetto originario. Il complesso fu voluto dalla città di Foligno, che al tempo esercitava la sua influenza nell’area, e che impose la costruzione di una fortezza triangolare con mastio centrale e rondelle laterali comunicanti tramite appositi cunicoli sotterranei. In particolare la cripta, l’abside e alcuni bassorilievi della facciata della rocca sono ancora quelli originali, mentre la chiesa dei SS Antonio e Antonino, risalente al 1260, ha subito rimaneggiamenti nei corso dei secoli. All’interno della cripta, rilevante esempio di architettura romanica, sono inoltre custodite le spoglie dei suddetti santi e del Beato Ugolino.

La chiesa parrocchiale di Sant’Agostino mostra una facciata adorna di rilievi raffiguranti l’Agnello mistico con i simboli dei quattro evangelisti e conserva un’ interessante porta ogivale sulla sinistra dell’ingresso e all’interno alcuni dipinti significati del XIV e XV secolo. Al suo interno si trova la Crocifissione di Nicolò di Liberatore detto l’Alunno, risalente al 1482, di notevole valenza artistica.

Gualdo Cattaneo

Per chi desiderasse alloggiare a Gualdo Cattaneo per apprezzare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo il B&B La Collina dei Venti (Via Palombara 3 -Tel. 3391451286).

Il Casale, risalente al 1870 circa, veniva usato in passato dai braccianti che avevano il compito di coltivare i terreni circostanti. Ristrutturato completamente, è oggi diviso in due piani: al piano terra che prima era adibito al rifugio del bestiame ora si trova la sala colazione e la reception, al piano superiore, un tempo abitavano i braccianti ora ci sono le camere da letto.

B&B La Collina dei Venti

In totale le camere sono quattro, tutte matrimoniali con massimo otto ospiti e tutte con bagno in camera. Due camere sono dotate di terrazzino. L’ allestimento prevede: wifi, mini frigo, Smart TV, aria condizionata e pompa di calore autonoma in ogni camera e gestita dall’ospite, biancheria da letto in raso di cotone, asciugamani, prodotti per l’ igiene personale. In reception sono disponibili alcuni libri da leggere. Il parcheggio è gratuito e collocato all’interno della struttura.

Gualdo Cattaneo

La parte esterna è composta da un giardino di circa 800 mq con molti alberi di ulivo, salottini (il wifi è esteso a parte del giardino). La piscina nei mesi di apertura (luglio-agosto) è concessa ad uso gratuito ed è riservata solo ai clienti del B&B La Collina dei Venti. La colazione è ricca e abbondante, con prodotti sia dolci che salati. Si può degustare l’olio di produzione. La struttura è collocata in un punto strategico per raggiungere in poco tempo Bevagna, Montefalco, Spoleto, Assisi e Perugia.

GUALDO CATTANEO NEL PIATTO

La cucina tradizionale è ricca di piatti tipici antichi e gustosi che si distinguono per la semplicità e per l’utilizzo di prodotti provenienti da coltivazioni e allevamenti sul territorio. Molto spesso gli alimenti utilizzati sono a chilometro zero, semplici e nutrienti. Non mancano però produzioni preziose come, ad esempio, il tartufo nero di Norcia che è il protagonista della tavola e insaporisce ogni pietanza.

Umbricelli al Rancetto

Re dei prodotti perugini è il cioccolato, grazie anche alla presenza dell’azienda “Perugina”, produttrice del famoso cioccolatino Bacio. Ogni anno a metà ottobre si tiene l’Eurochocolate, una kermesse imperdibile dedicata esclusivamente al cioccolato che attira migliaia di visitatori da tutta Italia.

Una specialità che si tramanda di generazione in generazione sono gli gnocchi di patate preparati a mano e conditi con il sugo d’oca. Il condimento a base di pomodoro, aglio, pezzi di oca giovane e pecorino semi-stagionato ha un sapore molto delicato ma gustoso. A chi non ama gli gnocchi solitamente si propongono gli stringhiozzi, un altro tipo di pasta che si abbina perfettamente a questo sugo o al tipico condimento a base di burro fuso e grattugiata abbondante di Tartufo nero che deve provenire rigorosamente da Norcia. Molto amati anche gli umbricelli, pasta casereccia simile agli spaghetti (ma un po’ più grossi), il cui nome è da attribuire alla forma che, allungata e tozza, ricorda i lombrichi di terra.

Torta al Testo

Vengono conditi con il sugo detto al Rancetto, a base di pomodoro, pancetta e pecorino grattugiato. Piatto della tradizione sono i palombacci, cioè i piccioni selvatici cucinati all’interno di recipienti di terracotta. I volatili prima di essere cotti vengono salati e pepati sia all’interno che all’esterno, farciti con un ripieno di uova e salsiccia e poi avvolti in fette di prosciutto e messi nei contenitori. I Gobbi alla Perugina, a base di cardi, sono serviti sia come contorno che come piatto unico. Questi vegetali vengono marinati in olio, limone e prezzemolo. Poi all’interno di una teglia da forno si formano degli strati con i cardi, del sugo di carne e del parmigiano componendo una sorta di parmigiana. La Torta al Testo è un pane antichissimo che nasce come alternativa al pane nelle famiglie contadine. Il nome “testo” deriva dal piano sul quale un tempo venivano cotte le focacce, una tegola in laterizio usata nella Roma antica. A base di acqua, farina, bicarbonato e sale viene mangiata sola o farcita con prosciutto, salsiccia, porchetta, capocollo, stracchino, rucola o verdure cotte.

Brustengolo

L’Impastoiata è un piatto tipico risalente al Medioevo, quando le famiglie contadine lo consumavano spesso, poiché era un cibo economico e veloce da realizzare. Si tratta di una semplice polenta di mais, servita con fagioli bolliti e salsa di pomodoro.

E veniamo ai dolci, il Brustengolo ha origini povere ma è molto buono e apprezzato. A base di farina di mais lavorata con olio di oliva e acqua e arricchita con mele, frutta secca e un goccio di liquore. La Cirmicola, tipico dolce pasquale, è una semplice ciambella di colore rosso (per la presenza del liquore Alchermes), sulla quale viene versata una meringa bianca, adornata con confetti colorati. In origine questa prelibatezza simboleggiava Perugia con i suoi 5 rioni che venivano rappresentati con confetti di diversi colori da mettere sopra alla meringa che rappresentava la città. Infine merita una menzione speciale il cioccolato. Non solo “Perugina”, lo storico marchio nato nel 1907 in città, ma negli anni si sono sviluppate numerose altre aziende, pasticcerie e scuole gestite da maestri cioccolatieri che lavorano e producono questo “oro nero”. Di diverse tipologie, la cioccolata è protagonista delle tavole: fondente, al latte, con le nocciole, ripiena. Da mangiare o da bere bollente l’importante è che sia artigianale.

Sagrantino di Montefalco

L’Umbria, scrigno enologico incastonato nel centro della penisola, rappresenta un territorio unico dove tradizione e innovazione si fondono in un paesaggio di dolci colline, antichi borghi e terre generose. Lontana dal clamore delle regioni vinicole più celebrate, questa terra ha saputo costruire negli anni un’identità enologica di assoluto prestigio, basata su vitigni autoctoni di straordinario carattere e su un profondo legame con il territorio. Il Sagrantino di Montefalco è indubbiamente il principe dei vini umbri, vitigno autoctono che regala rossi di impressionante struttura, ricchezza tannica e straordinaria longevità. Le sue note di mora selvatica, spezie e cuoio rappresentano l’espressione più potente dell’enologia regionale. Accanto ad esso, il Sangiovese trova in Umbria interpretazioni di grande carattere, specialmente nel Torgiano Rosso Riserva DOCG, dove mostra un profilo elegante e raffinato, espressione di un territorio vocato alla qualità.