Sette giorni di cultura, vino e bellezza: dal 21 al 24 e dal 28 al 30 agosto, torna a Tarquinia (VT) l’appuntamento più atteso dell’estate, DiVino Etrusco, il festival che celebra il legame profondo tra l’arte del vino e la cultura etrusca. Giunto alla sua diciannovesima edizione, il DiVino Etrusco trasformerà ancora una volta il centro storico della città in un suggestivo percorso del gusto, dove le migliori cantine provenienti dalla Dodecapoli etrusca offriranno ai visitatori un’esperienza unica, tra vini di eccellenza, arte, cultura, musica e tradizione.
Un evento diffuso, immersivo e per tutti i sensi, difatti ogni sera, le vie e le piazze di Tarquinia saranno animate da concerti, performance artistiche, installazioni culturali e visite speciali ai monumenti e ai musei cittadini. Non mancherà un’ampia offerta di street food di qualità, con proposte gastronomiche pensate per accompagnare al meglio i vini in degustazione. Il cuore dell’evento resta la selezione delle cantine, provenienti dai territori corrispondenti della Dodecapoli etrusca: la confederazione di dodici potenti città che, pur mantenendo la propria indipendenza, avevano stretto una forte alleanza religiosa e commerciale. Negli stand saranno presenti i sommelier della Fisar Viterbo, a garanzia di eleganza e di un approccio consapevole al nettare di Bacco.
Novità 2025, uno spazio speciale dedicato alla Sardegna. Il festival ospiterà uno spazio speciale dedicato ai vini della Sardegna, isola legata ai traffici marittimi e commerciali degli Etruschi. Un ponte simbolico tra due territori, che dialogano ancora oggi attraverso i profumi e i sapori del vino.
Le cantine sarde partecipanti offriranno una selezione di etichette rappresentative dell’isola in un contesto di confronto e valorizzazione enologica. Di particolare interesse il focus sul territorio e sulla sostenibilità. L’edizione 2025 di DiVino Etrusco punterà i riflettori su due temi centrali: la valorizzazione dei territori etruschi come distretti culturali e produttivi d’eccellenza, e la sostenibilità ambientale nella filiera del vino.
DiVino Etrusco è un progetto condiviso, organizzato dal Comune di Tarquinia, in collaborazione con la Pro Loco Tarquinia e l’”enogastronomo con il cappello” Carlo Zucchetti, con il contributo della Regione Lazio, dell’Arsial, della Provincia di Viterbo, della Camera di Commercio e del MiC – Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, a conferma delle importanti sinergie istituzionali messe in campo per il successo dell’evento.
Programma completo, elenco delle cantine partecipanti, eventi collaterali, mappa del percorso e info ticket saranno disponibili a breve su https://www.facebook.com/TarquiniaDivinoEtrusco/.
VIAGGIO A TARQUINIA
Cuore dell’Etruria meridionale e capitale per gli Etruschi, splendido borgo medievale, area archeologica conosciuta in tutto il mondo e fulcro della vita culturale della Tuscia, Tarquinia si erge imponente su di una rupe dalla quale domina un panorama mozzafiato sul mare della costa tirrenica e sulla valle del fiume Marta. A metà strada tra Grosseto e Roma sulla Via Aurelia (90 chilometri da entrambe le città), la città è, di fatto, una meta turistica ideale per gli amanti della storia, con un patrimonio che copre circa 3000 anni di storia tra reperti archeologici e medievali, ma anche per gli amanti della natura, le spiagge distano infatti pochissimi chilometri, le suggestive campagne, ed i Monti della Tolfa, a pochi chilometri, che offrono una vista meravigliosa sul promontorio del Monte Argentario e l’Isola del Giglio, una delle perle più belle dell’Arcipelago Toscano.
Il centro storico di Tarquinia è un piccolo gioiello medievale circondato da mura e torri. Passeggiando per le stradine del centro storico si possono ammirare stupendi monumenti appartenenti a diverse epoche storiche. Degna di nota è sicuramente la Barriera di San Giusto, di inizio Novecento, con una vista panoramica sul litorale tarquiniese. All’interno delle mura i visitatori sono accolti da palazzi storici tra cui il palazzo Comunale, attuale sede del municipio, che custodisce la sontuosissima sala degli Affreschi (dipinti databili XVI-XVII secolo). Il quattrocentesco palazzo Vitelleschi ospita invece al suo interno il Museo Archeologico Nazionale Etrusco. L’edificio presenta in facciata una commistione perfetta di gotico e rinascimentale, a testimonianza del passaggio di stile che stava avvenendo a fine Quattrocento. Più recente è palazzo Bruschi, con notevoli rappresentazioni pittoriche al suo interno, di impronta rinascimentale ma risalente al XIX secolo. Non mancano poi fontane e fontanili novecenteschi, eretti a seguito di un’opera di risanamento idrico.
Numerosi sono gli edifici religiosi nella città di Tarquinia risalenti principalmente al periodo romanico. La chiesa di San Martino, di impostazione architettonica romanica ma spesso rimaneggiata con il passare dei secoli, è probabilmente la più antica della città: nello stile presenta influenze pisane, meridionali, arabe e settentrionali. Caratteristica quest’ultima tipica di altre chiese locali tra cui quella dedicata a Santa Maria in Castello, romanica con influssi d’oltralpe, lombardi e arabi, che fu eletta a cattedrale fino al 1435. Non mancano comunque esempi di architettura religiosa barocca come la chiesa del Suffragio o l’ex edificio religioso della cappella della Croce, oggi adibito a sede per lo svolgimento di attività parrocchiali. Tra le varie sedi conventuali spicca il Convento di San Francesco, fine XIII – inizio XIV secolo, composto da una chiesa gotico-romanica, il chiostro e un pozzo rinascimentale. Da non perdere assolutamente una visita alla chiesa di Santa Margherita, duomo della città dal 1435 che custodisce notevoli affreschi cinquecenteschi raffiguranti le storie della Vergine.
Il sistema difensivo di Tarquinia, perfettamente conservato e visibile intorno all’abitato, risale al periodo medievale ed è una delle ricchezze artistiche che la città offre ai suoi visitatori. La cinta muraria è in conci di macco disposti in corsi orizzontali legati con calce, sabbia e pozzolana. Presenta una serie di torri d’avvistamento che si ritrovano anche all’interno del circuito. Nel periodo medievale le torri avevano diverse funzioni: di difesa, di servizio e di avvistamento. Tra queste rientra il torrione circolare detto di Matilde di Canossa, per la presenza della contessa in questa zona nel 1080. Restaurato nel 1439, viene affiancato da una porta fortificata a baionetta. A pianta quadrata e con merli è invece la torre Barucci dell’XI secolo, oggi di proprietà comunale. Il popolo etrusco, uno dei più evoluti in età pre-romana, ci ha lasciato un ricchissimo tesoro di arte, storia e cultura. Tarquinia, oltre ad essere stata la capitale dell’Etruria, oggi è Patrimonio Mondiale dell’Umanità per la sua meravigliosa Necropoli e le tombe dipinte famose in tutto il mondo.
TARQUINIA E GLI ETRUSCHI
Imperdibile la visita del Museo Archeologico Nazionale Etrusco, ospitato nel Palazzo Vitelleschi, risalente al XV secolo. Il piano terra presenta sarcofagi in pietra di grande pregio, alcuni dei quali affrescati o scolpiti in marmo greco, appartenuti ad alcune delle famiglie più potenti di Tarquinia. Al primo piano sono esposte, ordinate cronologicamente, le ceramiche provenienti dagli scavi delle camere funerarie di Tarquinia, con importanti testimonianze di pittura greca ed etrusca ma si possono ammirare anche monete, gioielli in oro e pietre preziose, specchi, balsamari, strumenti di uso domestico, suppellettili, ex voto per le divinità e i due capolavori assoluti del museo: i Cavalli alati e il Mitra. Al secondo piano si trova un loggiato quadrangolare dal quale si ammira una magnifica vista sulla città, sul mare e sulla campagna circostante.
Negli ambienti climatizzati sono esposte alcune tombe dipinte i cui affreschi sono stati distaccati dalla loro sede originaria e ospitati qui per motivi conservativi. La visita si conclude con due piccoli ambienti affrescati nel Quattrocento: la cappella privata e lo studiolo del Cardinale Giovanni Vitelleschi, eccezionalmente scampati all’incuria del tempo, restaurati e aperti al pubblico nel 2011.
La collina dei Monterozzi, lunga circa 6 chilometri e sede della principale necropoli cittadina, si estende parallela alla costa tirrenica, tra questa e l’altura della Civita dove sorgeva la città etrusca. Le tombe coprono praticamente tutto il colle; se ne conoscono più di seimila, per la maggior parte camere scavate nella roccia e sormontate da tumuli. Circa duecento sono tombe dipinte, motivo per cui nel 2004 il sito di Tarquinia è stato insignito del riconoscimento Unesco. Questi dipinti, di cui il più antico risale al VII secolo a.C., sono l’unica importante testimonianza di arte classica del periodo pre-romano esistente nel bacino del Mediterraneo.
Nel settore di necropoli attualmente aperto al pubblico è possibile ammirare 22 ipogei, decorati con scene di atleti, cacciatori, pescatori, danzatori, suonatori, giocolieri, animali, scene di banchetto e demoni del mondo degli inferi. Oltre al valore artistico, le pitture hanno un immenso valore sociologico perché mostrano momenti emblematici della vita etrusca, con scene della vita quotidiana e rituale, una realtà per molti aspetti più articolata di quella del mondo romano.
Le tombe sono accessibili attraverso un lungo dromos dotato di scale che scende sotto il livello del suolo e sono fruibili grazie a speciali porte trasparenti a taglio termico, che consentono la visione dei dipinti mantenendo costanti i parametri termici e igrometrici degli ipogei. Tra le più suggestive e meglio decorate ricordiamo le tombe delle Leonesse, quelle dei Leopardi e quelle della Caccia e Pesca. Soltanto Tarquinia ci offre dunque una pinacoteca sotterranea databile dall’età Orientalizzante (fine sec. VII a.C.) sino alla fine dell’età repubblicana romana (metà I secolo a.C.), che rivela come in questa città esistesse una fiorente ed ininterrotta tradizione pittorica. A pochi chilometri dall’odierna Tarquinia, sul pianoro denominato Pian di Civita, si incontrano i resti della città etrusca di Tarchna, fondata secondo la leggenda dall’eroe Tarconte, proveniente con il fratello Tirreno dalla Lidia. Tracce di una prima stabile occupazione del sito risalgono alla fine dell’età del Bronzo, tuttavia il vero e proprio sviluppo della città inizia dalla metà dell’VIII sec. a.C., quando si intensificano i contatti sia con i territori dell’entroterra.
Nell’area archeologica di Pian di Civita, visitabile gratuitamente, si possono ammirare le rovine della cinta muraria del V-IV sec. a.C., con la porta urbica “Romanelli” e l’imponente basamento su cui sorgeva il più grande tempio di tipo etrusco-italico, probabilmente dedicato alla dea Artumes (l’Artemide greca) e denominato dall’Ottocento “Ara della Regina”.
Per chi desiderasse alloggiare a Tarquinia per visitare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo Camere del re – Guesthouse e B&B, nel cuore del centro storico di Tarquinia. L’elegante struttura è ospitata all’interno di un edificio risalente al 19° secolo, nel centro storico della città etrusca. Arredate in stile tradizionale con aria condizionata e TV LCD le diverse tipologie di camere (da doppia a quadrupla), vantano arredi e dettagli architettonici originali, mentre alcune sfoggiano anche affreschi e soffitti a volta originali. Camere del re – Guesthouse e B&B è il luogo ideale per soggiorni di relax al mare, soggiorni romantici, di business e culturali alla scoperta degli Etruschi con il sito UNESCO delle Tombe Dipinte e con il Museo Archeologico Nazionale Etrusco di Tarquinia a pochi metri dalla struttura. A disposizione degli ospiti una ricca colazione a buffet dolce e salato, dolci da forno, vasta scelta di biscotti, cereali, yogurt, affettati, formaggio, succhi, tè e tisane, caffè, ginseng, orzo, cioccolata in tazza, frutta fresca e sciroppata.
TARQUINIA NEL PIATTO
Sulle tavole di Tarquinia ritroviamo i sapori tipici dei piatti della tradizione della Maremma e della Tuscia. È una cucina che ha un forte e stretto legame con i prodotti stagionali e del territorio. Grazie all’attenzione di molte aziende, la produzione agricola locale si sta orientando sempre più verso il biologico e l’eccellenza. I fertili terreni permettono la coltura di innumerevoli verdure, legumi e frutta. L’olio di oliva di Tarquinia è prodotto dalle olive tipiche della zona di varie qualità: leccino, moraiolo, caninese, pendolino; presenta un basso grado di acidità e un sapore dolce ed equilibrato.
Come in altre zone del nord della regione Lazio, sono presenti vitigni di Trebbiano toscano e giallo, la Malvasia, il Sangiovese, il Montepulciano, il Cesanese comune, che sono alla base della produzione dei vini Tarquinia DOC.
Tramandate di generazione in generazione, le ricette tipiche di Tarquinia fanno parte del patrimonio culinario della realtà contadina, apparentemente semplice ma sicuramente creativa, sana e genuina. Il piatto più rappresentativo della tradizione è l’acquacotta, una zuppa di verdure e patate con fette di pane casareccio, insaporita da aglio, cipolla, pomodoro e olio, a volte con aggiunta di un uovo. Cucinata con verdure di stagione raccolte nell’orto o nei campi, era la pietanza principale del contadino e del buttero. Molte ricette hanno alla base anche prodotti che crescono spontaneamente nella macchia tarquiniese: erbe e piante aromatiche usate per esaltare i sapori di alcune pietanze, come la finocchiella, le bacche di ginepro, l’alloro, il rosmarino.
E’ cucinato in mille modi anche il locale fungo ferlengo: arrosto, fritto, trifolato in padella con il finocchietto selvatico, con la zuppa di fagioli, con il sugo bianco e rosso, a condimento di paste e risotti, crudo a insalata, con l’acquacotta o accompagnato ad altre verdure. Rinomati sono i piatti con carni di abbacchio, cinghiale ed altra selvaggina, oltre alle lumache di allevamento, celebrate fin dall’epoca romana. Tipici sono i carciofi alla giudia, le frittelle di borragine, la cicoria ripassata e il mirandò, che consiste in carne di bovino cotta con cipolle dorate e polpa di pomodoro. Il nome di questo piatto a Tarquinia si fa risalire al soprannome di un cameriere dell’antico Ristorante Giudizi, ma la ricetta è diffusa in tutto il Lazio e di probabile origine francese (boef Mironton). I dolci tradizionali sono spesso semplici e legati alle festività del calendario religioso: crostate con confetture, la pizza di Pasqua dal caratteristico profumo di cannella, le ciambelline al vino, i tozzetti e i panpepati di Natale a base di frutta secca e miele.















