Calvisano in festa per una doppia ricorrenza: la tradizionale Fiera Agricola e la Sagra della Beata Cristina, la cui prima edizione risale al 1977. Dal 8 al 9 marzo, il paese della provincia bresciana si trasforma in un gigantesco parco giochi agricolo per un weekend di gusto, tradizione e… trattori scintillanti.
In calendario convegni, laboratori didattici, ma anche serate danzanti e spettacoli teatrali. Protagonisti assoluti i trattori: dalle bestie d’acciaio d’altri tempi alle super macchine ultratecnologiche che fanno sembrare la campagna un set di “Fast & Furious” versione campestre.
Per i bambini esperienze nelle fattorie didattiche, passeggiate a cavallo ed il Palio della Cuccagna.
In vetrina eccellenze locali come lo storione affumicato ed il caviale Calvisius e la Torta di Rosa Deco, ma anche il celebre salame aromatizzato al grignos (un’erba selvatica dal sapore amarognolo, simile al tarassaco). Fra le attrazioni presenti il luna park, le passeggiate a cavallo, le mostre nel Chiostro Domenicano e, domenica sera, il suggestivo spettacolo pirotecnico che illuminerà l’intero paese. Nei due giorni di festa Calvisano non sarà solo il cuore pulsante dell’agricoltura italiana ma il luogo giusto dove vivere un’esperienza che mescola tradizione, cultura, divertimento e un pizzico di golosità.
VIAGGIO A CALVISANO
Calvisano, comune a vocazione agricola nella parte orientale della Bassa pianura bresciana, è oggi conosciuto come la patria del rugby italiano e per le intelligenti operazioni di integrazione tra gli insediamenti industriali e il più tradizionale allevamento di suini, manzi, vitelli e vacche da latte. Prima dell’Anno mille al posto dell’attuale borgo esistevano tre insediamenti importanti: uno intorno alla chiesa di S. Zenone, legata alla pieve di Visano, un secondo intorno alla chiesa di S. Felice vescovo di Brescia, anch’esso dipendente dalla pieve di Visano, e un terzo borgo intorno alla chiesa di S. Michele, di origine longobarda. Dopo la fine del regno dei Franchi, nel corso del secolo X, per difendersi dalle continue invasioni degli Ungari, la popolazione costruì un “castrum” circondato da una fossa con le acque del Saugo, munito di mura con due poderose porte tuttora esistenti, una a nord e l’altra a sud. Su di questa nel 1700, fu innalzata l’attuale torre civica, che domina l’ingresso del centro storico.
Il circuito di strade intorno al paese segue il tracciato esterno della cinta muraria. Nel centro storico il tessuto urbanistico, con le sue vecchie case, i portici, le viuzze e le piazzette, presenta un aspetto molto particolare e suggestivo. Nonostante gli insediamenti industriali sorti a partire dai primi anni sessanta, Calvisano rimane un paese completamente immerso nella natura. Chi ama trascorrere il tempo nel verde ha solo l’imbarazzo della scelta. Per gli appassionati di mountain bike, molto interessanti sono poi gli argini del fiume Chiese, che si snodano lungo le anse a partire dalla frazione Mezzane.
L’edificio civile più notevole di Calvisano è il palazzo Lechi che con la sua imponente mole austera si staglia, fuori del vecchio sobborgo sul profilo del paese. Fu costruito negli anni 1723-30 dai fratelli Polini, alla morte dei quali passò in eredità ai conti Lechi. Il palazzo presenta solo due delle quattro torri previste. Il severo e alto palazzo voluto dalla famiglia Polini è in realtà un palazzo rurale incompiuto.
Giovan Maria Polini ed il fratello Don Carlo, abate di San Martino, ne sospesero la costruzione verso il 1730 probabilmente perché era ormai inutile continuare la costruzione, che avrebbe dovuto risultare grandiosa, poiché la famiglia era composta da sole due persone. La dimora con le due torri ed i mattoni a vista ha un suo particolare fascino dato anche dall’elegante semplicità delle linee che si innalzano dal verde dei prati circostanti. All’interno presenta un vasto cortile fiancheggiato da basse costruzioni che terminano con torri colombaie. Tutto il grande brolo (orto, frutteto) è cinto da mura con sei torri.
Interessanti gli edifici religiosi presenti nel paese. Meritano una visita la chiesa di San Silvestro, parrocchiale di Calvisano. L’attuale fabbrica fu ricostruita nel corso del XVIII secolo, sopra una costruzione precedente risalente al Seicento. All’interno sono presenti tele e affreschi di numerosi autori tra cui uno “Sposalizio di santa Caterina” del Romanino, “San Bartolomeo e san Pietro” del Moretto, “Sant’Anna” e “Deposizione” sono opere di allievi di Giambattista Tiepolo. Statue settecentesche ornano la facciata e gli interni. Posta dietro l’altare maggiore vi è la pala raffigurante il battesimo dell’imperatore Costantino da parte del Papa San Silvestro, opera del Carloni dipinta tra il 1753 e il 1760. La chiesa, un tempo costruita all’interno della cinta muraria del paese, era già una realtà nel XII Secolo, come attesta la Sentenza pronunciata nel maggio 1156 da Raimondo, Vescovo di Brescia, nella quale è indicato in qualità di testimone Atto ecclesiae calvixani presbiter.
La chiesa della Natività di San Giovanni Battista, conosciuta come chiesa della Disciplina, è sorta come luogo di riunione e di preghiera dei Disciplini della Confraternita di San Giovanni Battista. Nella seconda metà del XVI secolo si trasformò in chiesa. Nel tempio, posta nella nicchia centrale del tabernacolo, è conservata una statua lignea di grande valore storico e artistico. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta delle Bradelle, sita nei pressi del cimitero è la più antica chiesa ancora eretta nel periodo longobardo del territorio di Calvisano, il nome infatti deriva dal longobardo “Braida” che significa area pianeggiante e “breda” è rimasto nel dialetto bresciano con il significato di spianata. A Calvisano si è anche è fatto risalire il senso del termine ai lavatoi in marmo che si trovano vicino alla chiesa. Nel 1606 vi fu trasportata una immagine della Madonna con Bambino e tale avvenimento è testimoniato da una scritta incisa sul retro dell’altare “Adì 22 Agosto fu levata la Madonna et fu posta in questo loco l’anno 1606.”
Nel settembre del 1906, con tre giorni di celebrazioni solenni, si ricordò il tricentenario dello spostamento dell’affresco mariano. Il Museo della civiltà contadina, allestito nell’ex chiesa quattrocentesca di San Michele, è dedicato alla civiltà contadina. La collezione privata della famiglia Faccio ripercorre la storia dell’artigianato locale dalla calzoleria (zoccoli) alla filatura e tessitura (seta, lana, lino), all’allevamento e produzione di latticini, alla viticoltura con macchinari e attrezzi di lavoro manuale dal XVIII al XX secolo. Suddivisa in vari settori, l’esposizione comprende oggetti, attrezzi, documenti e fotografie ripercorrendo la storia dell’artigianato locale e del lavoro rurale.
La Piazza dei Caduti, ove si trova il monumento dei Caduti nella Grande Guerra e seconda guerra mondiale, costruito nell’anno 1922, raccoglie attorno a sé antichi monumenti: il complesso conventuale dei domenicani, risalente al XV secolo, dotato di chiostro. La sala delle Tele contiene una raccolta di quadri preziosi e di notevoli dimensioni rinvenuti all’interno del complesso. Annessa al Convento dei Domenicani sorge la chiesa di Santa Maria della Rosa. La chiesa, a forma di carena rovesciata, formata da cinque robusti archi acuti tra i quali appare il nudo tetto con il presbiterio a volo reale, fu costruita unitamente al convento su iniziativa dei frati dell’Ordine di San Domenico nell’anno 148. E’ impreziosita da splendidi affreschi, da altari laterali ornati di ricche cornici di legno scolpito e dorato di gusto barocco, da un sontuoso tabernacolo dorato intagliato a foggia di tempio che posa sull’altare centrale e da statue lignee.
Nel 1921 il celebre poeta Gabriele D’Annunzio, in occasione di un sua visita al paese, rilevò l’arredo ligneo della sagrestia per arredare il suo Vittoriale. Sempre in Piazza dei Caduti sorge il Municipio, antico palazzo degli Schilini risalente al secolo XV. Della fortificazione originaria del Castello di Calvisano rimangono tracce nel tessuto urbano e le due porte, una a nord e l’altra a sud. Quest’ultima è sormontata dalla Torre civica. Altri edifici interessanti sono la villa Vaso che sorge a nord del paese, costruita nel ‘600, e che comprende una cappella e un porticato ad archi; la villa Cazzago, pure del ‘600 in località Brancoleno verso Visano; la villa Oriani a nord del paese nella frazione di Viadana. A Mezzane vi sono il palazzo Averoldi e il palazzo Brognoli.
Per chi desiderasse alloggiare a Calvisano, per apprezzare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo la Locanda La Torre. Accogliente, intimo e riservato, situato in una delle vie del borgo antico di Calvisano, poco distante dalla città e dal Lago di Garda, la Locanda La Torre è una location confortevole, dove tutto è studiato per assicurare agli ospiti la massima tranquillità e il relax più completo.
Le camere sono dotate di ogni comfort e arredate con cura, in stile moderno, con ogni attenzione ai dettagli. La struttura è dotata anche di un monolocale con angolo cottura. E’ inclusa la prima colazione con possibilità del servizio in camera. I servizi offerti comprendono: internet wi-fi gratuito, Tv, set di cortesia, parcheggio gratuito, accesso ai disabili, aria condizionata, riscaldamento e servizio di pulizia.
CALVISANO NEL PIATTO
Punto di incontro tra tradizione agricola e nuove realtà produttive, Calvisano è il paese della pianura bresciana custode di un’eccellenza gastronomica di fama mondiale: il Caviale di Calvisano. Tra gli alimenti più esclusivi della tavola internazionale, il Caviale di Calvisano è ottenuto dalla lavorazione delle uova di storione bianco, pesce dalle straordinarie doti salutari in linea con le moderne esigenze alimentari e molto apprezzato per la sua morbida carne. Lo storione di Calvisano, allevato in loco secondo metodi artigianali e sostenibili, produce uova particolarmente grandi, fino a 3 mm, seconde per dimensione solo a quelle del caviale Beluga.
Il risultato è un caviale di pregiatissima qualità, delicate perle grigio-scure con un notevole spessore lavorate secondo lo stile tradizionale russo “Malossol”, ovvero “con poco sale”, così da conservare lo straordinario profumo naturale. Tratto distintivo del Caviale di Calvisano il delicato sapore fruttato, ancora più apprezzabile se degustato con un cucchiaio da caviale in madreperla che ne preserva il sapore leggermente nocciolato. Per valorizzare ulteriormente l’esperienza di gusto si consiglia l’abbinamento con un calice di Franciacorta Rosé. Il caviale va conservato al freddo (tra -2°C e +2°C)in frigo (non in freezer) e servito subito appena prelevato dallo stesso, quindi portandolo in tavola nell’apposito portacaviale che ha un comparto per il ghiaccio, o posizionando la lattina su un piatto arricchito da ghiaccio finemente tritato. Il cucchiaino per degustarlo poi, dovrà essere rigorosamente in madreperla o in osso ad evitare che un metallo, modesto o prezioso che sia, possa alterarne il sapore. Ottimo lo storione, da degustare al vapore, lesso oppure al burro, accompagnato da un guazzetto di lenticchie.
La provincia di Brescia è stata per moltissimo tempo il cuore del commercio del bestiame ed oggi, le carni che vengono prodotte sono di altissima qualità. La produzione salumaia rimanda ad una tradizione che si sta ormai perdendo, quella del norcino. A Calvisano invece, oltre ad avere diversi allevamenti di suini, sono vari i norcini che mantengono viva la tradizione del salame, tutti da gustare con una fetta di pane e un buon bicchiere di vino. L’os de stomech è un salume tradizionale del territorio calvisanese ed è identificato dal logo DE.CO. che viene apposto su ciascun pezzo prodotto. La tipicità dell’os de stomech di Calvisano è da ricercarsi principalmente nella sua lavorazione e preparazione. Vengono riprese fedelmente tutte quelle operazioni che consistevano nella macellazione secondo la tradizione tramandata a voce, in quanto non esistono testi scritti ai quali fare riferimento. Sull’os de stomech di Calvisano che viene esposto al pubblico per la vendita, deve essere sempre chiaramente visibile il marchio DE.CO. del Comune di Calvisano e la data di produzione. Questo salume non ha una vera e propria scadenza. Può essere utilizzato bollendolo oppure, trascorsi almeno quattro mesi, affettandolo da crudo.
La tradizione di grandi formaggi a grana si fa storicamente risalire al tempo della bonifica da parte dei monaci Benedettini delle zone paludose della pianura padana. La facoltà di contare su nuovi pascoli e prati coincise con il nascere della produzione di formaggi di grandi dimensioni, molto stagionati, che avevano bisogno di grandi quantità di latte per essere elaborati. Il formaggio a grana di Calvisano prodotto tradizionale delle campagne del paese, è identificato dal logo DE.CO. che viene apposto a fuoco su ciascuna forma di formaggio, sullo scalzo e sulle facce piane, elaborata nel territorio comunale con latte proveniente esclusivamente da allevamenti di Calvisano.
Nella tradizione rurale e gastronomica dell’intera Lombardia e della Padanìa in generale il burro ha rappresentato da secoli l’alimento proteico per eccellenza. Numerosi documenti storici testimoniano anche l’azione medicinale e cosmetica del burro che, aggiunto a determinate essenze, può sostituire il ruolo delle normali pomate. ll burro di Calvisano, prodotto tradizionale delle campagne del paese, è identificato dal logo DE.CO. che viene apposto su ciascuna confezione individuale o sugli incarti dei panetti per l’elaborato che parte da materia prima munta nel territorio comunale e lavorata nel territorio comunale.
La Torta delle Rose di Calvisano è un prodotto da forno, ha una forma definita, circolare, ma può avere dimensioni diverse a seconda del diametro della teglia. La crosta superiore appare con il caratteristico aspetto dorato, distribuito uniformemente su tutta la superficie.
Il prodotto si presenta morbido, caratteristicamente burroso e con una fragranza e un aroma accentuato. La Torta delle Rose è un dolce che da circa quarant’anni è vanto della comunità di Malpaga, frazione di Calvisano. Viene identificato dal logo DE.CO. che viene apposto su ciascuna confezione individuale. Il Panfrutto, dolce lievitato lungamente creato dal Pasticcere Massimo Biasin della Pasticceria Dolci Attimi in onore della Beata Cristina. La consistenza morbida è piacevole al palato ma non stucchevole, l’acidità della confettura di albicocche è saggiamente mediata dai frutti sciroppati, la glassatura invita ad addentare la fetta con tenacia e le scaglie di mandorle sorprendono donando una croccantezza decisamente piacevole al palato. La farcitura è distribuita in maniera sapiente e la curiosità di trovare la “vena di Albicocca” spinge a spiluccare fettina dopo fettina.












