Bolsena festeggia le ortensie in fiore

Bolsena (VT) si prepara ad accogliere la 27ª edizione della tanto attesa Festa delle Ortensie, un evento divenuto ormai un appuntamento imperdibile per gli appassionati di natura, botanica e tradizioni locali. La manifestazione, ad ingresso gratuito, si svolgerà dal 13 al 15 giugno, offrendo ai visitatori tre giorni all’insegna della scoperta e dell’ammirazione delle bellezze naturali del territorio.

Festa delle Ortensie 2025

Organizzata dal Comune di Bolsena, dalla locale Pro Loco e dall’Associazione Amici delle Ortensie, la Festa delle Ortensie è cresciuta negli anni fino a diventare un punto di riferimento per esperti del settore, collezionisti e appassionati, attirando espositori non solo da tutta Italia, ma anche dall’estero.

Il cuore della manifestazione sarà l’esposizione di oltre 50 vivaisti specializzati, che presenteranno una straordinaria selezione di ortensie, simbolo di eleganza e raffinatezza, oltre a piante rare e insolite, frutto delle collezioni dei più rinomati coltivatori. Il suggestivo Viale Colesanti di Bolsena farà da cornice a questa affascinante mostra floreale, regalando ai visitatori un’esperienza unica tra colori e profumi. Oltre all’esposizione botanica, la Festa delle Ortensie 2025 offrirà ai visitatori momenti di relax e convivialità grazie a un’area food dedicata, dove sarà possibile degustare prodotti tipici locali, arricchendo così il percorso sensoriale dell’evento. Per maggiori informazioni, il programma completo e tutti gli aggiornamenti, vi invitiamo a seguire l’evento sui canali social Festa delle Ortensie e Associazione Festa delle Ortensie o scrivere a: festadelleortensie@libero.it

VIAGGIO A BOLSENA

Bolsena, insignita della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, sorge su un colle alle pendici dei Monti Volsini, in bella posizione panoramica sul versante nord-orientale dell’omonimo grande bacino vulcanico. Quello di Bolsena è il più grande lago vulcanico d’Europa. Il suo vasto bacino imbrifero (270 kmq) non costituisce il relitto di un grande vulcano, ma si è formato nel corso di vari millenni attraverso una serie di sprofondamenti del suolo provocati dall’attività vulcanica di molte bocche eruttive.

Bolsena

Due di queste, le ultime in attività, si sono trasformate nelle isole Martana e Bisentina, dove la lussureggiante vegetazione contende alle rocce il contatto con le acque.

Affacciandosi oggi dall’alto delle verdi colline che lo circondano, il Lago di Bolsena presenta ancora al turista lo stesso scenario di natura incontaminata che appariva ai viaggiatori del passato: a Bolsena sono venuti, infatti, dal poeta Petrarca allo scrittore tedesco Goethe, dal pittore inglese Turner al musicista francese Berlioz che definì il lago “un delizioso eden”. Per Bolsena passava la famosa Via Francigena che, dal Medioevo fino all’epoca romantica, è stata l’arteria principale lungo la quale sono passati secoli di guerre, di pellegrinaggi e di giubilei da tutta l’Europa verso il grande mito di Roma.

Le origini di Bolsena risalgono al III sec. a. C. quando l’area, già sede di importanti insediamenti, venne popolata dagli abitanti fuggiti alla distruzione di Velzna, una tra le più importanti città etrusche; i fuggitivi rifondarono la città assegnandole il medesimo nome (nella forma che in latino diverrà Volsinii).

Il cuore medievale di Bolsena

Volsinii fu città etrusca e romana come documentano l’imponente cinta muraria, lunga più di quattro chilometri, costruita con conci di tufo, e le emergenze archeologiche che si trovano nell’area di Poggio Moscini, posta all’ingresso della città, arrivando da Orvieto.

Qui gli scavi hanno riportato alla luce i resti del foro, circondato da botteghe, di una grande basilica, tratti della via tecta e due abitazioni private, decorate con affreschi e pavimenti a mosaico. L’importanza della città di epoca romana è documentata anche dai resti dell’anfiteatro che si trova in località Mercatello, lungo la Via Orvietana. Molti reperti sono visibili nel Museo territoriale del Lago di Bolsena allestito nella Rocca Monaldeschi: tra i più significativi, per la fase tardo-etrusca e romana, ricordiamo il “Trono delle pantere” (fine III sec. a.C.) e il grande sarcofago che racconta il mito di Dioniso e Arianna (II/ III secolo d. C.); interessanti sono anche i frammenti di pitture parietali e oggetti di uso comune.

Bolsena, chiesa di Santa Caterina

Risale all’epoca di Diocleziano la vicenda di Santa Cristina, la giovane martire vittima della persecuzione dell’imperatore (fine III sec. d.C.): la Santa è il simbolo di Bolsena e intorno alla storia del suo martirio è sorta la monumentale Basilica di Santa Cristina. Il complesso è ricco di opere d’arte che si datano tra Medioevo e Settecento. Molto suggestive sono le Catacombe e la cosiddetta Grotta di Santa Cristina, la chiesa medievale con innesti rinascimentali dal forte impatto – come la facciata e la serie di maioliche della bottega dei Buglioni – e naturalmente la Cappella nuova del Miracolo. Essa venne realizzata nel XVII secolo, dove si trovano i resti dell’altare che sono stati macchiati di sangue sgorgato dall’ostia nel 1263. Si tratta del miracolo eucaristico noto come Miracolo di Santa Cristina, immortalato da Raffaello nella “Stanza di Eliodoro” in Vaticano nell’affresco noto come “Messa di Bolsena”, che si data al 1512.

Le memorie medievali di Bolsena sono affidate alla Rocca dei Monaldeschi della Cervara che sovrasta il centro storico circondato dal quartiere medievale e dal sottostante borgo, un tempo protetto da un’ulteriore cinta muraria dotata di numerose torri, ancora oggi in parte visibile.

Museo Territoriale del lago di Bolsena

Nato come presidio orvietano per le guarnigioni a difesa del territorio, i Monaldeschi acquisirono l’edificio e lo abbellirono durante il loro periodo di signoria. Attualmente accoglie il Museo Territoriale del lago di Bolsena dove si possono ammirare reperti archeologici di grande interesse e dei pannelli didattici che ricostruiscono la storia del lago e delle popolazioni che vi si sono affacciate. Il Medioevo è testimoniato anche dal Cammino della via Francigena: il percorso medievale ricalca, a partire da Bolsena, il tracciato della preesistente Via Cassia, aperta intorno alla metà del II sec. a. C. Bolsena fu per secoli una tappa strategica lungo il cammino dei pellegrini diretti a Roma; oggi è tappa fondamentale del Cammino europeo della Via Francigena, che conduce i fedeli da Canterbury (E) alla Città Eterna.

Accanto alla rocca Monaldeschi e alla Basilica di Santa Cristina vanno segnalati anche altri importanti edifici quali la chiesa gotica di San Francesco, il palazzo del cardinale Teodorico Ranieri e la residenza rinascimentale di Tiberio Crispo (oggi proprietà del principe Giovanni Fieschi Ravaschieri del Drago). Un sobrio ma elegante e maestoso edificio cinquecentesco.

Bolsena, Palazzo Cozza Caposavi

A torto poco conosciuto, è uno delle architetture più importanti del borgo, custode di pregevoli opere artistiche. Grazie al suo ottimo stato di conservazione e alla sua storia secolare è stato inserito nelle rete delle Dimore Storiche del Lazio. Il giardino del palazzo è disposto su quattro livelli: nel primo si coltivano arance, rose e fichi, sul secondo si trovano camelie e ortensie, sul terzo bossi, mele cotogne e una quercia canadese, infine sul quarto si estende un giardino all’italiana. Un altro palazzo di spicco è il cinquecentesco Palazzo Cozza Caposavi affacciato su Piazza San Rocco. L’edificio è in parte occupato da un hotel di charme e sono possibili visite guidate all’interno su prenotazione e a pagamento. (Informazioni, in parte, raccolte sul sito www.visitbolsena.it).

Per chi desiderasse soggiornare a Bolsena per visitare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo il boutique hotel Casale 1541 (Via Acqua della Croce 25-27, Bolsena), un antico casale del 1500 situato nel cuore della Tuscia sulle sponde del Lago di Bolsena e a pochi chilometri da Civita di Bagnoregio e Viterbo.

Bolsena, il boutique hotel Casale 1541

Casale 1541 è un boutique hotel, nato dalla ristrutturazione di un antico mulino, un ripristino architettonico basato sul mantenimento delle caratteristiche storiche dell’immobile e sul riutilizzo del materiale esistente per gli arredi. Le camere, eleganti, curate e dal gusto antico, sono dotate di TV a schermo piatto e bagno privato con set di cortesia e asciugacapelli. In struttura connessione Wifi gratuita, parcheggio gratuito, camere familiari e camere non fumatori. Gli ospiti possono usufruire di una variegata ed eccellente colazione.

BOLSENA NEL PIATTO

Molto probabilmente alcune delle ricette tradizionali del Lago di Bolsena sono state tramandate dai Villanoviani e dagli Etruschi. Molti degli ingredienti tuttora utilizzati dagli abitanti di queste zone trovano origine in quelli antichi. Non è raro osservare, infatti, che negli affreschi delle tombe dipinte i loro menù comprendevano anche le tagliatelle (o qualcosa di molto simile), magari di farro.

Vista di Bolsena dal Lago

Le scene di caccia e di pesca poi suggeriscono un’abbondanza di carne e di pesce sulle tavole, e i contorni comprendevano sicuramente tutti i prodotti mediterranei più comuni, come le cipolle, i carciofi, gli asparagi, i cavoli, i fagioli ecc. ecc.
Il piatto più rappresentativo del territorio è sicuramente la Sbroscia, una zuppa preparata dai pescatori con  pesci di piccola taglia, tipici del Lago di Bolsena, come la tinca, l’anguilla o il coregone. Nella preparazione, a questi si aggiungono vari odori, dalla mentuccia alla cipolla, e a seconda dei gusti, prezzemolo, basilico, patate e pomodoretti. Il condimento è costituito dall’olio extra vergine d’oliva di produzione locale, servito su fette di pane abbrustolito.

Numerose le zuppe a base di verdure di stagione come cicoria, rape, cardi, carciofi, patate, pomodoretti che, essendo cotte in acqua semplice, prendono il nome di Acquacotta. Per avere la consistenza di un piatto unico, queste zuppe sono arricchite con pecorino, un uovo sodo o in camicia, oppure con del baccalà, il tutto condito con olio extra vergine d’oliva, servito a crudo.

La Sbroscia

I primi piatti sono prevalentemente rappresentati dalle varie paste fatte in casa con semplice acqua e farina: i Lombrichelli (una specie di corti spaghettoni lavorati a mano), gli strozzapreti, a forma di piccoli gnocchi, o i classici gnocchi o gnocchetti con le patate, molto più leggeri e anche gradevoli, specie se conditi con del buon sugo di carne.

Anche sul lago, come al mare, è possibile godere di un croccante fritto di pesce a base di latterini, piccoli pesci da mangiare interi senza scartare lisca o testa e da accompagnare con un buon bicchiere di vino Canuelio di Bolsena o di Est Est Est di Montefiascone. Il pesce più diffuso è il coregone, da alcuni chiamato anche “spigola di lago” per la bontà delle sue carni, è servito arrostito al forno, come nella preparazione detta “alla bolsenese”, oppure alla brace o semplicemente bollito con l’aggiunta di salse di vario tipo, tra le quali primeggia quella detta martana, dal nome della cittadina che si affaccia sul lago.

Acquacotta viterbese

Della tinca, a torto considerata un pesce grasso, è apprezzata soprattutto la classica minestra con i tagliolini e il brodo di tinca. La famosa anguilla del lago di Bolsena è considerata tradizionalmente un pesce grasso, ma se preparata “come si deve” (privata della pelle e cucinata con l’aggiunta di numerose spezie come nella ricetta “alla pescatora” o “alla cacciatora”), può fare cambiare idea anche ai più scettici. Le anguille, insieme ai lattarini e a volte anche ad altri pesci di piccolo taglio, dopo essere state fritte, vengono conservate in una marinata d’aceto, spezie e odori vari, per essere poi vendute nelle fiere paesane o servite come antipasti nei ristoranti e trattorie del posto.
Altrettanto usate sono le carni di agnello cotte al forno, alla brace o al tegame, quelle di maiale con i vari derivati (salsicce bianche o nere, budellucci, fegatelli e l’ottima porchetta condita secondo una tradizione tipica di questa zona) e quelle bovine, specie le interiora (coda, trippa, pagliata, coratella.).

Coregone di Bolsena

Tra i legumi si trovano i saporitissimi fagioli, conditi semplicemente con olio di oliva e odori vari (cipolla, sedano) e poi arricchiti con il tonno, le acciughe o l’aringa, come nel caso dei cosiddetti “fagioli in greppa”; le fave fresche, gustate insieme con l’ottimo pecorino locale; i ceci con il rosmarino e i piselli al tegame con la pancetta.
Primi tra tutti i dolci tipici sono senza dubbio quelli legati alle festività: a Natale, oltre al Pangiallo, si possono gustare i caratteristici Maccheroni con le noci, i Baci delle Monache, spumini con nocciole tritate secondo tradizione antica.

Tozzetti alle nocciole

A Pasqua invece si possono assaporare le profumatissime Pizze di Pasqua; per S. Giuseppe le frittelle di riso; a Carnevale i ravioli con la ricotta, le castagnole e le frappe ed infine, nelle ricorrenze dei vari Santi Patroni, le classiche ciambelle con l’anice. Tra gli altri dolci, molto apprezzata e facilmente reperibile è la Zuppa inglese fatta in casa, le crostate con la ricotta o con la marmellata e una grande varietà di dolcetti con le nocciole dei Monti Cimini, tra i quali primeggiano i Tozzetti, ottimi se inzuppati nel vino DOC da dessert.