Torna venerdì 18 aprile, a Laino Borgo, caratteristico paese in provincia di Cosenza, l’imponente rievocazione a carattere religioso La Giudaica. Tra le tante manifestazioni di carattere folkloristico e culturale, quella che si tramanda oramai da quattro secoli e che è diventata famosa in tutta la Calabria e non solo come forma di teatro popolare itinerante è questa rappresentazione del Venerdì Santo.
Il testo è tratto da un antico manoscritto del 1600 che ripropone il processo, la condanna ed infine la crocefissione di Gesù. Infatti la rappresentazione de La Giudaica affonda le sue radici nel 1557, contestualmente all’edificazione del Santuario della Madonna dello Spasimo in località Le Cappelle, ad opera di un cittadino di Laino Borgo, Domenico Longo. Questi, al ritorno da un suo viaggio in Palestina, in seguito ad un sogno, portò con se i disegni della Cappella costruita dalla Regina Elena in Gerusalemme e ne riprodusse una fedele miniatura in un fondo di sua proprietà. Successivamente, intorno alla chiesetta, furono costruite delle “cappelline”, ognuna delle quali rappresenta un episodio della Passione di Cristo. E proprio il Santuario delle Cappelle, importante luogo di culto e meta di numerosi pellegrini, sarebbe stato, secondo gli antropologi, lo scenario in cui fu rappresentata per la prima volta La Giudaica.
La rappresentazione, riproposta il Venerdì Santo, ha una durata di circa sette ore che vengono spalmate nel corso dell’intera giornata ed intervallate da una pausa per il pranzo.
La tragedia del Venerdì Santo investe così tutte le vie del paese e Laino Borgo prende le sembianze della “Gerusalemme del Sud”, come in tanti la definiscono. Circa 150 attori e figuranti, tutti del luogo e con indosso i costumi che riflettono la realtà dell’epoca, prendono parte alla recitazione che è divisa in ben diciannove scene, nelle quali si rivivono le emozioni, i dubbi, le paure ed il dolore di chi era presente e complice del dramma di Gesù Cristo. La Giudaica ripercorre i momenti salienti delle ultime ore di Gesù dall’ultima cena, con la lavanda dei piedi, fino alla crocifissione. Le scene si susseguono raccontando tutta la vicenda: il tradimento di Giuda per “30 denari”, la cattura di Gesù sul monte degli ulivi, il pentimento di Pietro che aveva rinnegato il suo Maestro e quello, altrettanto doloroso, di Giuda. E poi l’incontro di Gesù, condotto fuori dalla prigione dove era stato rinchiuso, per essere giudicato da Pilato e da Erode, la flagellazione, decisa da Pilato su suggerimento dei sommi sacerdoti capeggiati da Caifa, la partenza del Cristo per il monte Golgota.
La Giudaica prosegue quindi con il Calvario, il percorso caratterizzato dalle tre cadute di Gesù e dal suo ultimo incontro con la madre Maria. Siamo ormai giunti al Calvario dove il Cristo, insieme ai ladroni, viene crocifisso e qui si assiste all’ultimo pentimento, quello del centurione che riconosce in Gesù il vero figliuolo di Dio. La manifestazione si chiude alle 18 con la processione del Venerdì Santo verso la chiesa madre. Le statue del Gesù morto e della Vergine Maria vengono portate a spalla dai fedeli di Laino Borgo.
VIAGGIO A LAINO BORGO
Situato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, dal 2015 riconosciuto come Geoparco Mondiale Unesco, Laino Borgo è un caratteristico paese al confine tra Calabria e Basilicata.
Circondato da due fiumi, il Lao e il Iannello, e dalla rigogliosa vegetazione che ne abbellisce le sponde, il borgo gode di un clima fresco e gradevole anche nelle torride giornate estive.
In particolare, il fiume Lao, dopo aver toccato l’abitato di Laino Borgo, si immette in un grande canyon profondo circa 200 metri che permette di vivere grandi emozioni facendo rafting. Innumerevoli grotte e cascate su ambedue le sponde offrono, ai tanti appassionati degli sport fluviali, effetti spettacolari di grande bellezza.
Laino Borgo è un luogo ricco di storia, cultura e tradizioni secolari e vanta un patrimonio artistico-culturale che comprende il Sacro Monte del XVI secolo, dedicato alla Vergine Addolorata o Madonna dello Spasimo, numerose chiese, portali in pietra e numerose bellezze naturali. I numerosi ritrovamenti (tombe, monete e vasi) conservati in vari Musei nazionali ed europei, fanno risalire le origini di Laino Borgo all’antica città di Laos (VI sec. a.C.) nodo strategico del commercio tra i mari Ionio e Tirreno e fiorente colonia della Magna Grecia. I primi segni storici risalgono alla dominazione Bizantina e Longobarda, ma ciò che ha influenzato il borgo fu la diffusione del monachesimo greco-bizantino che portò anche alla costruzione della chiesa di Santa Maria la Greca.
A seguito della guerra tra Longobardi e Bizantini, la terra di Laino diventò capoluogo di uno dei sette gastaldati più importanti dell’Italia meridionale. In seguito, il gastaldato di Laino fece parte del Principato di Salerno, per poi passare sotto il dominio della famiglia Sanseverino che sosteneva gli Angioini. Nel 1497 passò sotto il dominio degli Aragonesi e nel 1500 Federico d’Aragona vendette il feudo a Ferrante De Cardenas che divenne così Marchese di Laino.
Agli inizi dell’Ottocento, con l’abolizione della feudalità e la caduta dei Borboni, i francesi entrarono a Laino e nel 1860 si ebbe l’annessione al Regno di Sardegna. Dal 1929 al 1947 i Comuni di Laino Borgo e Laino Castello furono riunificati col nome di Laino Bruzio.
Dal centro di Laino Borgo, alzando gli occhi verso la torre campanaria è possibile ammirare quello che resta di uno dei più caratteristici borghi fantasma della Calabria. Si tratta di Laino Castello, un agglomerato di viuzze e case diroccate che si aggrappano attorno alla chiesa centrale, su un’altura rocciosa a 270 metri sul mare. Della fortezza e della relativa cinta muraria resta ben poco, ma il nucleo abitativo, abbandonato all’inizio degli anni ’80, è ancora in piedi, con le sue stradine ripide, resti di porte, torri e fortificazioni. Oltre ai ruderi, sul fianco del colle resta una serie di grotte naturali utilizzate nel periodo bizantino dai monaci e, più tardi, adibite ad abitazioni. Ogni anno, nel periodo natalizio, Laino Castello si ripopola e tra le grotte scavate nella roccia e le strade del centro storico abbandonato, viene allestito il Presepe Vivente, che in questo scenario appare più realistico che mai.
Il complesso devozionale Sacro Monte di Laino Borgo, che dista circa due chilometri dal centro abitato, è circondato da un paesaggio suggestivo e incontaminato, da dove è possibile ammirare lo splendido panorama che offrono i monti del Pollino. Conosciuto con il nome di Santuario delle Cappelle fu costruito e decorato in diverse fasi a partire dal 1557, anno in cui il devoto lainese Domenico Longo, di ritorno dal pellegrinaggio in Terra santa, iniziò la costruzione delle edicole in un terreno di sua proprietà, come risulta da una pergamena inserita in una platea del 1891 dal sacerdote e storico lainese Giuseppe Gioia. Le piccole cappelle, che ripercorrevano fedelmente i luoghi sacri che il devoto aveva visitato durante il suo viaggio, con il passare dei secoli si sono moltiplicate infatti oggi se ne contano 15. Considerate le difficoltà di compiere un viaggio in Terra Santa, desiderio del pio ideatore fu quello di consentire a tutti di realizzare “un pellegrinaggio sostitutivo” in un luogo più accessibile e farsi così un’idea dei principali luoghi sacri di Gerusalemme e Betlemme, e lucrare le indulgenze.
Una delle cappelline costruite dallo stesso Longo nel 1589 e dedicata alla Madonna dello Spasimo, nel secolo XIX fu inglobata nella chiesa principale quasi a formarne l’altare maggiore. All’interno delle edicole si possono leggere frasi tratte dal vangelo o dagli appunti del devoto lainese e ammirare suggestivi affreschi restaurati nel 2019 ad opera del prof. Lorenzo Casamenti dell’Università di Firenze.
A partire dalla grotta di Betlemme fino al monte Calvario, dal sepolcro di San Giuseppe alla tomba di Sant’Elena, ogni cappellina, decorata con affreschi rappresenta un luogo importante attraversato da Gesù, la Madonna e altri personaggi biblici. Queste cappelline sono talmente piccole che consentono il passaggio di una persona per volta. La chiesa, che presenta un’unica navata centrale, è caratterizzata da un affresco sul soffitto (Deposizione di Gesù) e da due altari dedicati rispettivamente alla Santissima Trinità e al Battesimo di Gesù. Nel piazzale del Santuario è presente una fontana in pietra lavorata risalente al 1890, ovvero al periodo in cui erano in corso i lavori di ampliamento e di restauro dell’edificio. Con suo testamento Domenico Longo lasciò tutto alla chiesa matrice di Santo Spirito chiedendo al clero la celebrazione di una Messa cantata, almeno una volta all’anno, nel mese di settembre. Di origine medievale, la chiesa fu voluta ed iniziata nel 1350 da Tommaso Sanseverino, conte di Lauria. In origine fu di umili proporzioni.
Si ingrandì nei secoli successivi fino allo stato attuale che risale alla totale ricostruzione della chiesa avvenuta nel corso del secolo XVIII, dettata dai rovinosi danni arrecati alla struttura antica dal terremoto del 1693 e del 1708 e da un orribile diluvio del 1709. La chiesa di Santo Spirito ospita la cappella dedicata al Beato Pietro Paolo Navarro nato a Laino Borgo da una famiglia nobiliare il 25 dicembre 1560. Ordinato sacerdote nel 1585 andò in India e Giappone per evangelizzare quelle terre. Durante le persecuzioni contro le opere missionarie in Oriente venne imprigionato per undici mesi e condannato al rogo il 1 novembre 1622. Fu beatificato il 6 luglio 1867 dal Pontefice Pio IX.
Il territorio di Laino Borgo presenta varie grotte, alcune delle quali di grande interesse archeologico, storico e botanico. Fra le più importanti da citare le Grotte dei Briganti, forre ampie e nascoste, ricettacoli di predoni e masnadieri e successivamente rifugio di carbonari e patrioti, dove nel 1901 anche il brigante Musolino si rifugiò per sei mesi, poco prima di essere catturato.
In località Difesa si può ammirare la meravigliosa Grotta del Capelvenere, alla quale si accede per un sentiero impervio e suggestivo e le cui pareti si presentano tutte ricoperte di frange di capelvenere e, in fondo, dalle fenditure tufacee e muschiose, scaturisce una polla d’acqua freschissima, mentre i riverberi della luce che entra dall’ingresso e da una fessura della volta, creano effetti di grande bellezza e di incantevole armonia.
Fare rafting sul fiume Lao, accompagnati da guide esperte, consente di provare l’emozione di solcare le onde del fiume più importante del Parco Nazionale del Pollino.
Un’esperienza unica, che consente una vasta scelta di percorsi dai più semplici e adatti ai bambini, fino alla traversata dell’intero corso del fiume Lao, dai piedi del Pollino fino al mar Tirreno. Laino Borgo rappresenta una meta ideale anche per chi desidera praticare trekking o walking in mezzo alla natura. La posizione del borgo permette di scegliere tra numerose alternative, dalla tranquilla passeggiata lungo il fiume Lao, fino a raggiungere l’ingresso del canyon, alla scalata del Monte Gada, un meraviglioso belvedere sulla costa tirrenica dal quale si può ammirare il Golfo di Policastro. Insieme alle guide del Parco Nazionale del Pollino è possibile esplorare gli incantevoli sentieri che solcano i luoghi più nascosti, i boschi e le vette del massiccio.
Il fiume Iannello è la naturale sede per praticare canyoning nel Parco del Pollino. Accompagnati da guide esperte, è possibile percorrere il fiume scivolando sulle superfici delle rocce levigate dalle correnti, discendere le numerose cascate oppure, per i più temerari, tuffarsi da altezze considerevoli nei laghetti cristallini. L’escursione in acqua è particolarmente divertente e adatta a tutti i livelli di difficoltà.
Per chi desiderasse alloggiare a Laino Borgo per visitare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo il Casale dell’Artista. La struttura, caratterizzata da un bel murales dipinto sulla facciata dal titolare Gabriele, mette a disposizione WiFi gratuito nelle ampie camere accessoriate, giardino, sala soggiorno comune con caminetto, terrazza a disposizione degli ospiti. Questa accogliente casa di campagna è dotata di parcheggio privato, la cucina include lavastoviglie, forno e piano cottura, oltre a una macchina da caffè. In struttura è disponibile una colazione continentale, italiana o senza glutine. All’interno della proprietà è presente un fitto bosco con una quercia di oltre 200 anni e una meravigliosa grotta naturale con stalattiti, attraversata da un torrente, visitabile dagli ospiti e non. Nelle vicinanze è possibile praticare il ciclismo e passeggiate naturalistiche con guide esperte.
LAINO NEL PIATTO
La cucina tradizionale lainese ha origini contadine. Nei diversi locali del posto si possono degustare primi piatti preparati con prodotti genuini come le lagane e fasuli, una ricetta tradizionale della Basilicata, un primo piatto nutriente e saporito. Le lagane sono un tipo di pasta fresca con origini antiche molto diffusa al centro Sud. Sono simili a tagliatelle e pappardelle, ma molto più larghe e più corte e non contengono uova nell’impasto. A base di semola di grano duro e acqua, le lagane possono essere realizzate a casa e sono perfette per arricchire le buonissime minestre di legumi.
Molto tipici del territorio anche i cavatieddi, pasta fresca corta di grano duro, perfetti per essere accompagnati con il ragù di carne perché, data la loro forma, trattengono tutto il sugo e poi i rascatieddi, una sorta di gnocco senza patate ma leggermente più piccolo e schiacciato ai lati. Entrambi vengono spesso accompagnati con un succulento sugo di caprettone. I secondi sono prodotti con ottima carne ovina, bovina e suina allevata dai contadini di Laino, e ancora salumi e formaggi di produzione locale. Tra i piatti tipici: zafarani cruschi (peperoni croccanti), zafarani chini (peperoni ripieni), patani e zafarani (patate e peperoni). Inoltre si può assaggiare, preparato in diversi modi, il famoso aglio del posto, rinomato per le sue molteplici proprietà benefiche. E per finire i dolci: bocconotti, dolcetti di pasta frolla con strutto ripieni di marmellata d’uva o di confettura, sospiri, dolci di pan di spagna farciti con crema pasticcera e arricchiti con una glassa bianca esterna e ornati con un una ciliegina al centro.
E ancora i prelibati cannariculi, un dolce tipicamente pasquale, una sorta di gnocchi composti di farina, olio d’oliva e vino scaldato, rigati su un cestino di vimini poi fritti e successivamente passati nel mosto d’uva bollente ed infine i purciddati, biscotti di pasta frolla ripieni di fichi secchi, frutta secca e confettura, profumati con spezie di vario tipo: cannella, chiodi di garofano, cardamomo e noce moscata.














