La magia del presepe vivente di Tarquinia

Presepe vivente di Tarquinia

Nella suggestiva cornice del convento di San Francesco la rievocazione dell’antica Betlemme con 300 figuranti in costume. Il Presepe Vivente di Tarquinia torna quest’anno il 26 e 30 dicembre e il 6 gennaio, con il gran finale dell’arrivo dei Re Magi a dorso di cammello.

Presepe vivente di Tarquinia

Il desiderio di rivederlo e riviverne le emozioni è ogni anno grande. Tarquinia poi, con il suo centro storico di chiese, torri, vicoli che si aprono su splendide piazze e antichi palazzi, si presta in modo particolarmente suggestivo ad accogliere la Natività. La rievocazione dell’antica Betlemme, che celebra quest’anno gli 800 anni dal primo presepe realizzato da San Francesco nel 1223, si terrà nella suggestiva cornice del convento che porta il nome del santo di Assisi, da cui è possibile ammirare lo splendido scenario delle colline della Tuscia. Varie le novità della 16esima edizione, come sempre pronta a regalare ancora una volta sensazioni uniche ai visitatori grazie a splendide scenografie animate da 300 figuranti in costume e dagli animali della fattoria. Quest’ano sono in programma scene recitate con attori: dalla corte di re Erode al sinedrio con i rabbini, dai pastori che annunciano la nascita di Gesù a momenti di vita quotidiana nelle locande e tra i banchi del mercato, fino ai dialoghi dei soldati romani.

Presepe vivente di Tarquinia

La data inaugurale è quella tradizionale del 26 dicembre. La rappresentazione tornerà poi il 30 dicembre e il 6 gennaio 2024, con il gran finale dell’arrivo dei Re Magi a dorso di cammello che, accompagnati da un fastoso corteo, sfileranno nelle vie principali del centro cittadino per raggiungere la Natività e omaggiare Gesù Bambino, che quest’anno sarà il piccolo Emanuele Colatriano.

“Papà Simone e mamma Tania hanno accolto l’invito a partecipare e così Emanuele sarà il più giovane figurante – affermano i volontari dell’Associazione presepe vivente Tarquinia, promotrice della manifestazione – Saranno una presenza discreta accanto alla Natività, per vegliare su Emanuele nei tre giorni della rappresentazione al convento di San Francesco”. Spesso non è facile trovare il bambino. Nelle settimane precedenti alla prima uscita avviene un piccolo “censimento” dei nuovi nati a Tarquinia per trovare il “protagonista”.

Presepe vivente di Tarquinia

“Cerchiamo di coinvolgere i genitori, ma le risposte spesso non sono positive, tanto che in alcuni anni a impersonare Gesù sono state delle bambine – concludono i volontari dell’Associazione presepe vivente Tarquinia -. Tra le curiosità legate alla ricerca c’è quella della famiglia tarquiniese Mencarelli che ha un legame speciale con la Natività, con tre figli che hanno dato volto al neonato Gesù in tre diverse edizioni, l’ultima nel 2022”. Per rimanere aggiornati sull’evento è possibile seguire la pagina Facebook “Presepe vivente Tarquinia” o l’account Instagram “Presepe_vivente_tarquinia”. La rappresentazione ha il patrocinio e il sostegno del Comune di Tarquinia ed è organizzata in collaborazione con il Comitato quartiere San Martino e l’Associazione anziani con l’hobby del modellismo. La Regione Lazio, la Provincia di Viterbo e la Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia patrocinano la rievocazione.

VIAGGIO A TARQUINIA

Tarquinia

Cuore dell’Etruria meridionale e capitale per gli Etruschi, splendido borgo medievale, area archeologica conosciuta in tutto il mondo e fulcro della vita culturale della Tuscia, Tarquinia si erge imponente su di una rupe dalla quale domina un panorama mozzafiato sul mare della costa tirrenica e sulla valle del fiume Marta. A metà strada tra Grosseto e Roma sulla Via Aurelia (90 chilometri da entrambe le città), la città è, di fatto, una meta turistica ideale per gli amanti della storia, con un patrimonio che copre circa 3000 anni di storia tra reperti archeologici e medievali, ma anche per gli amanti della natura, le spiagge distano infatti pochissimi chilometri, le suggestive campagne, ed i Monti della Tolfa, a pochi chilometri, che offrono una vista meravigliosa sul promontorio del Monte Argentario e l’Isola del Giglio, una delle perle più belle dell’Arcipelago Toscano.

Tarquinia, Palazzo comunale

Il centro storico di Tarquinia è un piccolo gioiello medievale circondato da mura e torri. Passeggiando per le stradine del centro storico si possono ammirare stupendi monumenti appartenenti a diverse epoche storiche. Degna di nota è sicuramente la Barriera di San Giusto, di inizio Novecento, con una vista panoramica sul litorale tarquiniese. All’interno delle mura i visitatori sono accolti da palazzi storici tra cui il palazzo Comunale, attuale sede del municipio, che custodisce la sontuosissima sala degli Affreschi (dipinti databili XVI-XVII secolo). Il quattrocentesco palazzo Vitelleschi ospita invece al suo interno il Museo Archeologico Nazionale Etrusco. L’edificio presenta in facciata una commistione perfetta di gotico e rinascimentale, a testimonianza del passaggio di stile che stava avvenendo a fine Quattrocento. Più recente è palazzo Bruschi, con notevoli rappresentazioni pittoriche al suo interno, di impronta rinascimentale ma risalente al XIX secolo. Non mancano poi fontane e fontanili novecenteschi, eretti a seguito di un’opera di risanamento idrico.

Tarquinia, Palazzo Vitelleschi

Numerosi sono gli edifici religiosi nella città di Tarquinia risalenti principalmente al periodo romanico. La chiesa di San Martino, di impostazione architettonica romanica ma spesso rimaneggiata con il passare dei secoli, è probabilmente la più antica della città: nello stile presenta influenze pisane, meridionali, arabe e settentrionali. Caratteristica quest’ultima tipica di altre chiese locali tra cui quella dedicata a Santa Maria in Castello, romanica con influssi d’oltralpe, lombardi e arabi, che fu eletta a cattedrale fino al 1435. Non mancano comunque esempi di architettura religiosa barocca come la chiesa del Suffragio o l’ex edificio religioso della cappella della Croce, oggi adibito a sede per lo svolgimento di attività parrocchiali. Tra le varie sedi conventuali spicca il Convento di San Francesco, fine XIII – inizio XIV secolo, composto da una chiesa gotico-romanica, il chiostro e un pozzo rinascimentale. Da non perdere assolutamente una visita alla chiesa di Santa Margherita, duomo della città dal 1435 che custodisce notevoli affreschi cinquecenteschi raffiguranti le storie della Vergine.

Tarquinia, chiesa di Santa Maria in Castello

Il sistema difensivo di Tarquinia, perfettamente conservato e visibile intorno all’abitato, risale al periodo medievale ed è una delle ricchezze artistiche che la città offre ai suoi visitatori. La cinta muraria è in conci di macco disposti in corsi orizzontali legati con calce, sabbia e pozzolana. Presenta una serie di torri d’avvistamento che si ritrovano anche all’interno del circuito. Nel periodo medievale le torri avevano diverse funzioni: di difesa, di servizio e di avvistamento. Tra queste rientra il torrione circolare detto di Matilde di Canossa, per la presenza della contessa in questa zona nel 1080. Restaurato nel 1439, viene affiancato da una porta fortificata a baionetta. A pianta quadrata e con merli è invece la torre Barucci dell’XI secolo, oggi di proprietà comunale. Il popolo etrusco, uno dei più evoluti in età pre-romana, ci ha lasciato un ricchissimo tesoro di arte, storia e cultura. Tarquinia, oltre ad essere stata la capitale dell’Etruria, oggi è Patrimonio Mondiale dell’Umanità per la sua meravigliosa Necropoli e le tombe dipinte famose in tutto il mondo.

Tarquinia, Torrione Matilde di Canossa

TARQUINIA E GLI ETRUSCHI

Imperdibile la visita del Museo Archeologico Nazionale Etrusco, ospitato nel Palazzo Vitelleschi, risalente al XV secolo. Il piano terra presenta sarcofagi in pietra di grande pregio, alcuni dei quali affrescati o scolpiti in marmo greco, appartenuti ad alcune delle famiglie più potenti di Tarquinia. Al primo piano sono esposte, ordinate cronologicamente, le ceramiche provenienti dagli scavi delle camere funerarie di Tarquinia, con importanti testimonianze di pittura greca ed etrusca ma si possono ammirare anche monete, gioielli in oro e pietre preziose, specchi, balsamari, strumenti di uso domestico, suppellettili, ex voto per le divinità e i due capolavori assoluti del museo: i Cavalli alati e il Mitra. Al secondo piano si trova un loggiato quadrangolare dal quale si ammira una magnifica vista sulla città, sul mare e sulla campagna circostante.

Tarquini, Museo Archeologico Nazionale Etrusco, Cavalli alati

Negli ambienti climatizzati sono esposte alcune tombe dipinte i cui affreschi sono stati distaccati dalla loro sede originaria e ospitati qui per motivi conservativi. La visita si conclude con due piccoli ambienti affrescati nel Quattrocento: la cappella privata e lo studiolo del Cardinale Giovanni Vitelleschi, eccezionalmente scampati all’incuria del tempo, restaurati e aperti al pubblico nel 2011.

La collina dei Monterozzi, lunga circa 6 chilometri e sede della principale necropoli cittadina, si estende parallela alla costa tirrenica, tra questa e l’altura della Civita dove sorgeva la città etrusca. Le tombe coprono praticamente tutto il colle; se ne conoscono più di seimila, per la maggior parte camere scavate nella roccia e sormontate da tumuli. Circa duecento sono tombe dipinte, motivo per cui nel 2004 il sito di Tarquinia è stato insignito del riconoscimento Unesco. Questi dipinti, di cui il più antico risale al VII secolo a.C., sono l’unica importante testimonianza di arte classica del periodo pre-romano esistente nel bacino del Mediterraneo.

Necropoli Etrusca di Monterozzi – Tomba dei Leopardi

Nel settore di necropoli attualmente aperto al pubblico è possibile ammirare 22 ipogei, decorati con scene di atleti, cacciatori, pescatori, danzatori, suonatori, giocolieri, animali, scene di banchetto e demoni del mondo degli inferi. Oltre al valore artistico, le pitture hanno un immenso valore sociologico perché mostrano momenti emblematici della vita etrusca, con scene della vita quotidiana e rituale, una realtà per molti aspetti più articolata di quella del mondo romano.

Necropoli Etrusca di Monterozzi, Tarquinia

Le tombe sono accessibili attraverso un lungo dromos dotato di scale che scende sotto il livello del suolo e sono fruibili grazie a speciali porte trasparenti a taglio termico, che consentono la visione dei dipinti mantenendo costanti i parametri termici e igrometrici degli ipogei. Tra le più suggestive e meglio decorate ricordiamo le tombe delle Leonesse, quelle dei Leopardi e quelle della Caccia e Pesca. Soltanto Tarquinia ci offre dunque una pinacoteca sotterranea databile dall’età Orientalizzante (fine sec. VII a.C.) sino alla fine dell’età repubblicana romana (metà I secolo a.C.), che rivela come in questa città esistesse una fiorente ed ininterrotta tradizione pittorica. A pochi chilometri dall’odierna Tarquinia, sul pianoro denominato Pian di Civita, si incontrano i resti della città etrusca di Tarchna, fondata secondo la leggenda dall’eroe Tarconte, proveniente con il fratello Tirreno dalla Lidia. Tracce di una prima stabile occupazione del sito risalgono alla fine dell’età del Bronzo, tuttavia il vero e proprio sviluppo della città inizia dalla metà dell’VIII sec. a.C., quando si intensificano i contatti sia con i territori dell’entroterra.

Veduta di Tarquinia dall’Ara della Regina

Nell’area archeologica di Pian di Civita, visitabile gratuitamente, si possono ammirare le rovine della cinta muraria del V-IV sec. a.C., con la porta urbica “Romanelli” e l’imponente basamento su cui sorgeva il più grande tempio di tipo etrusco-italico, probabilmente dedicato alla dea Artumes (l’Artemide greca) e denominato dall’Ottocento “Ara della Regina”. Per chi desiderasse alloggiare a Tarquinia, per apprezzare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo il B&B Nonna Luisa (Via A. Castelleschi 10).

B&B Nonna Luisa

Situato in una tranquilla zona residenziale, senza difficoltà di parcheggio e con la possibilità di raggiungere il centro storico in appena cinque minuti a piedi. Le camere del B&B Nonna Luisa, recentemente ristrutturate, offrono un ambiente caldo e confortevole e sono dotate di tutti i confort, bagno privato e aria condizionata. I gruppi di almeno quattro persone che pernotteranno per almeno due notti potranno usufruire di una percentuale di sconto compresa tra il 5 e il 10% in base alla stagionalità. Gli ospiti del B&B potranno beneficiare inoltre, a prescindere dalla durata del soggiorno, di sconti e convenzioni presso alcuni ristoranti.

TARQUINIA NEL PIATTO

Sulle tavole di Tarquinia ritroviamo i sapori tipici dei piatti della tradizione della Maremma e della Tuscia. È una cucina che ha un forte e stretto legame con i prodotti stagionali e del territorio. Grazie all’attenzione di molte aziende, la produzione agricola locale si sta orientando sempre più verso il biologico e l’eccellenza. I fertili terreni permettono la coltura di innumerevoli verdure, legumi e frutta. L’olio di oliva di Tarquinia è prodotto dalle olive tipiche della zona di varie qualità: leccino, moraiolo, caninese, pendolino; presenta un basso grado di acidità e un sapore dolce ed equilibrato.

Acquacotta con fungo ferlengo

Come in altre zone del nord della regione Lazio, sono presenti vitigni di Trebbiano toscano e giallo, la Malvasia, il Sangiovese, il Montepulciano, il Cesanese comune, che sono alla base della produzione dei vini Tarquinia DOC.

Tramandate di generazione in generazione, le ricette tipiche di Tarquinia fanno parte del patrimonio culinario della realtà contadina, apparentemente semplice ma sicuramente creativa, sana e genuina. Il piatto più rappresentativo della tradizione è l’acquacotta, una zuppa di verdure e patate con fette di pane casareccio, insaporita da aglio, cipolla, pomodoro e olio, a volte con aggiunta di un uovo. Cucinata con verdure di stagione raccolte nell’orto o nei campi, era la pietanza principale del contadino e del buttero. Molte ricette hanno alla base anche prodotti che crescono spontaneamente nella macchia tarquiniese: erbe e piante aromatiche usate per esaltare i sapori di alcune pietanze, come la finocchiella, le bacche di ginepro, l’alloro, il rosmarino.

Mirandò, foto di Cesar Vasquez Altamirano (Pascolo degli Etruschi)

E’ cucinato in mille modi anche il locale fungo ferlengo: arrosto, fritto, trifolato in padella con il finocchietto selvatico, con la zuppa di fagioli, con il sugo bianco e rosso, a condimento di paste e risotti, crudo a insalata, con l’acquacotta o accompagnato ad altre verdure. Rinomati sono i piatti con carni di abbacchio, cinghiale ed altra selvaggina, oltre alle lumache di allevamento, celebrate fin dall’epoca romana. Tipici sono i carciofi alla giudia, le frittelle di borragine, la cicoria ripassata e il mirandò, che consiste in carne di bovino cotta con cipolle dorate e polpa di pomodoro. Il nome di questo piatto a Tarquinia si fa risalire al soprannome di un cameriere dell’antico Ristorante Giudizi, ma la ricetta è diffusa in tutto il Lazio e di probabile origine francese (boef Mironton). I dolci tradizionali sono spesso semplici e legati alle festività del calendario religioso: crostate con confetture, la pizza di Pasqua dal caratteristico profumo di cannella, le ciambelline al vino, i tozzetti e i panpepati di Natale a base di frutta secca e miele.