Trevi: mostra mercato del sedano nero e sagra della salsiccia

Trevi

Appuntamento a Trevi, sabato 19 e domenica 20 ottobre, per la mostra mercato del sedano nero e la 55^ edizione della sagra della salsiccia.

Il sedano nero di Trevi, presidio Slow Food, ha caratteristiche particolari che lo rendono molto apprezzato dai buongustai. Seppure prodotto in quantità molto limitata, come prodotto tipico locale alimenta una nicchia di mercato molto interessante.

Sedano nero di Trevi, presidio Slow Food

La particolarità di questo ortaggio è dovuta al fatto che si tratta di un ecotipo selezionatosi localmente e quindi con particolari caratteristiche organolettiche, ma l’unicità del prodotto sembra legata anche alla purezza delle acque con cui vene irrigato: quelle sorgive, fresche e limpide, del fiume Clitunno. Oggi, gli ortaggi di Trevi raggiungono i mercati delle città più vicine, ma una vivace attività commerciale esiste anche sul posto di produzione, alimentata da acquirenti locali che, quotidianamente, vanno a rifornirsi di questo prodotto fresco e genuino.

Per salvaguardare l’integrità e la sopravvivenza di questa coltivazione tipica, la terza domenica di ottobre si celebra, ormai da trent’anni, la mostra mercato del sedano nero di Trevi. Poiché da tempo immemorabile in autunno si iniziava la macellazione dei maiali con produzione di apprezzatissimi insaccati, la mostra mercato del Sedano è stata abbinata alla sagra della salsiccia. Pertanto oltre al sedano crudo “in pinzimonio” si possono gustare saporitissime salsicce di maiale cotte estemporaneamente sulla brace e prelibate castagne.

Salsicce di Trevi alla brace

Il sedano nero è prodotto fin dal XVII secolo soltanto sulla stretta striscia di terra compresa tra il Borgo e il fiume Clitunno, terra argillosa, umida e fertilissima. Il suo nome deriva dal fatto che se lasciato crescere senza lavorazioni speciali è molto scuro e legnoso e quindi deve venire interrato per ottenerne l’imbianchimento. Il prodotto finale è un sedano dalle coste bianche, prive dei fastidiosi “fili”, molto lunghe prima del “nodo” da cui si ramificano le foglie e con un “cuore” molto polposo e tenero. Il sapore è molto pronunciato. La coltura del sedano nero è scandita da rigorose operazioni tradizionali che seguono un vero e proprio rituale. La semina avviene in vivaio e al terzo mese le piantine vengono messe a dimora, concimate e innaffiate giornalmente. Ai primi di ottobre giungono a maturazione ma hanno le coste verde scuro (“nero”) e allora vengono legate e interrate, lasciando allo scoperto soltanto il ciuffo di foglie.

Mostra mercato del sedano nero

Dopo 15-20 giorni i sedani sono pronti per essere raccolti, lavati, stivati in “gabbie” ed esposti alla sagra sulla bella piazza Giuseppe Mazzini di Trevi. Gran parte della produzione del sedano nero viene esitata il giorno della sagra e consumata nelle taverne e nei ristoranti locali nel mese di ottobre.

Esistono decine di ricette per questa specialità gastronomica che si può gustare sia molto elaborata, alla parmigiana, sia molto semplicemente a crudo in pinzimonio con il pregiatissimo olio di Trevi. La pianta, ricca di vitamine e di sali minerali, ha caratteristiche diuretiche e digestive.
L’utilizzo del sedano selvatico, da cui deriva quello coltivato, è documentato fin dal V secolo a.C., ma si pensa che l’uso domestico risalga al Medioevo. C’è da dire che il Sedano nero di Trevi si è imposto all’attenzione degli addetti del settore anche fuori Trevi già da oltre un secolo. Documenti testimoniano le richieste di semi di questa varietà da un commerciante di Napoli e dalla “Colonia Agricola della Badia di S. Pietro di Perugia” già dal 1889. Nell’antica abbazia di S.Pietro ha sede la facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, che ora si sta vivamente interessando di questo prodotto.

Tra i vicoli di Trevi

VIAGGIO A TREVI

Situata tra Foligno e Spoleto, Trevi si erge sui pendii del monte Serano, arroccata su un colle ricco di uliveti. Chiese, torri e palazzi disegnano il profilo nobile di questo borgo che dai suoi 412 metri di altezza offre uno spettacolo mozzafiato sulla via Flaminia.

Per il notevole patrimonio ambientale, culturale ed artistico fa parte del club de “I Borghi più Belli d’Italia” ed è stato insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Citata già in Plinio come Trebiae, il suo nome potrebbe riferirsi alla dea Diana, chiamata Trivia, o nascondere un ancor più arcaico significato d’origine osco-umbra riferito a un luogo particolare.

Fondata dai Romani, fu un importante centro lungo la via Flaminia. Alla caduta dell’Impero, Trevi, già divenuta cristiana per opera del suo vescovo Emiliano, venne occupata dai Longobardi e inclusa nel Ducato di Spoleto. Durante il Medioevo fu assoggettata a Foligno e a Spoleto. L’instabilità politica e militare continuò fino al XVI secolo quando, dopo varie dominazioni (Trinci, Michelotti, Sforza) entrò a far parte dello Stato Pontificio sotto il cui dominio, salvo la parentesi napoleonica, rimase fino al 1860.

Immersa tra gli ulivi, Trevi conserva testimonianze romane, come le poderose mura (I secolo a.C.) che cingono il centro abitato, e medievali come porta del Bruscito, porta del Cieco, porta San Fabiano e l’arco del Mostaccio. Dalle mura che recingono il centro storico ci si affaccia direttamente sugli oliveti. È unica e inconfondibile la forma conica e raccolta della città che, assecondando la conformazione del colle su cui sorge, ha suscitato lo stupore dei viaggiatori del passato, tra cui Giacomo Leopardi. Trevi, costruita a cerchi concentrici, sembra una chiocciola che conserva intatto il suo cuore antico fatto di pietra, coppi, legno, tonalità delle terre.

Trevi, Piazza Mazzini

l centro è piazza Mazzini, chiusa ad angolo dal palazzo Comunale del XIII secolo con la torre Civica. Da qui, costeggiando palazzo Valenti, che conserva una delle più antiche raccolte archeologiche dell’Umbria (1545), si raggiunge l’ex convento di San Francesco (XIII secolo) oggi trasformato in complesso museale. Al suo interno si trovano la pinacoteca, il Museo Civico, la Raccolta d’Arte e il Museo della Civiltà dell’Ulivo. Dedicato all’olio extra vergine di oliva DOP, lo spazio è articolato in quattro sezioni: “Botanica”; “Conosciamo l’olio e l’ulivo”; “L’ulivo simbolo di pace” e “Storia dell’ulivo”. Attraverso pannelli informativi, postazioni multimediali, reperti archeologici e macchine olearie, il museo documenta i diversi aspetti legati alla coltura dell’ulivo, che così fortemente caratterizza il paesaggio delle colline circostanti e l’economia di tutto il territorio.

La chiesa di San Francesco risale al 1288, modificata nel 1354-58 in forme gotiche, fu eretta per onorare il Santo che aveva predicato a Trevi nel 1213. Ha un bel portale e l’interno è a navata unica con tre absidi con volte a crociera, di cui la centrale è poligonale.

Trevi, duomo di Sant’Emiliano

Vi è custodito un Crocifisso su tavola d’ispirazione giottesca (inizio XIV secolo), opera di uno sconosciuto artista, ricordato appunto come il Maestro del Crocifisso di Trevi. L’abside di destra contiene la stele sepolcrale dell’eremita Beato Ventura, morto nel 1310.

Usciti dalla chiesa e proseguendo per via Fantosati si raggiunge la medievale porta del Cieco, da cui si risale lungo via Dogali sino a raggiungere in cima al colle la cattedrale di Sant’Emiliano, intitolata al primo vescovo di Trevi, patrono della città, fu costruita tra XII e XIII secolo ma interamente rifatta nel XIX. All’interno spicca l’altare del Sacramento decorato da Rocco di Tommaso nel 1522. Tornati a Porta del Cieco, si volta a sinistra per guadagnare piazza Garibaldi e da lì raggiungere la panoramica promenade di viale Ciuffelli, ombreggiata da alberi secolari per circa un chilometro che unisce il centro al convento francescano di San Martino (fine XV secolo) dove si trova una cappella affrescata dallo Spagna. Scendendo invece da Trevi verso la via Flaminia in direzione sud, si incontra il rinascimentale santuario della Madonna delle Lagrime, con un bel portale a bassorilievi.

Villa Fabri o dei Boemi

L’interno, a croce latina, conserva i monumenti sepolcrali della famiglia Valenti e nel secondo altare a destra, l’ultima opera del Perugino, L’Adorazione dei Re Magi con i Santi Pietro e Paolo (1521). Il santuario fu costruito sul luogo dove esisteva la casa rurale di un certo Diotallevi di Antonio che nel 1483, a scopo devozionale, vi aveva fatto dipingere una Madonna con il Bambino e san Francesco. La sera del 5 agosto 1485 qualcuno vide il volto della Madonna piangere lacrime di sangue. In seguito all’evento miracoloso si decise di costruire un santuario a memoria dell’avvenimento con il contributo del Comune e di alcune famiglie di Trevi; terminato nel 1522 divenne importante luogo di venerazione della Madonna. Scendendo nuovamente per via Dogali, si attraversa l’arco di Mastaccio, un’antica porta nella cerchia delle mura romane e altomedioevali, ad apertura ogivale e sormontata da una bifora. Le case ai due lati della via sono tutte d’impianto medioevale. Molti sono i palazzi, costruiti tra XV e XVIII secolo, come villa Boemi (XVI secolo), che conferiscono a Trevi la sua particolare atmosfera.

Trevi, Teatro Clitunno

Prima di lasciare il borgo merita una visita il teatro Clitunno, della seconda metà del XIX secolo, con un prezioso sipario dipinto da Domenico Bruschi. Inserito, dopo il restauro del 1993, nei circuiti regionali, ospita numerosi spettacoli nell’arco dell’anno. Poco distante la chiesa di San Giovanni Decollato, in stile Neoclassico, e Casa Petrucci, elegante costruzione rinascimentale la cui facciata conserva scene graffite di carattere profano raffiguranti il “Mito di Diana e Aneone”.

Altri Interessanti palazzi riccamente decorati sono il Collegio Etiopico Pontificio (XVI secolo) affrescato da Federico Zuccari, palazzo della Prepositura Valenti (metà del ‘600), e il rinascimentale palazzo Lucarini, sede del Palazzo Lucarini Contemporary, un centro per la produzione e promozione dell’arte contemporanea nelle sue molteplici manifestazioni e Palazzo Natalucci, dalle caratteristiche porte arabe. Nella frazione di Bovara si trova l’ulivo più vecchio dell’Umbria, il piantone di Sant’Emiliano, alto nove metri e di 1700 anni.

Il piantone di Sant’Emiliano

La verde collina che ospita questo splendido borgo offre numerose possibilità di effettuare attività all’aria aperta: visite guidate e passeggiate nei campi alla scoperta delle erbe selvatiche e del loro impiego nella civiltà contadina, praticare biking, orienteering, bird watching, equitazione o, semplicemente, organizzare un pic-nic. Strade carrozzabili sterrate portano in 10 minuti ad oltre 1000 metri di quota, da cui si possono facilmente raggiungere le vette del monte Brunette a m 1425 e del monte Serano a 1429 metri d’altezza.

Una meta imperdibile per una gita “fuori porta” sono le Fonti del Clitunno, nei pressi del borgo di Campello sul Clitunno: alimentate da sorgenti sotterranee che fuoriescono da fessurazioni della roccia, costituiscono un vero gioiello naturalistico della zona. Lo specchio d’acqua limpidissima che viene a formarsi e le sue rive circondate da una fitta vegetazione di salici piangenti e pioppi conferiscono all’ambiente un’atmosfera suggestiva e romantica che ha ispirato in ogni tempo importanti autori, nel campo delle arti figurative e della letteratura.

Le fonti del Clitunno

Il Comune di Trevi fa parte dell’Unione dei Comuni denominata “Terre dell’Olio e del Sagrantino“, ha avuto la presidenza dell’associazione “Città dell’Olio”, ed è sede di una scuola di alta cucina improntata all’approfondimento degli usi dell’olio d’oliva nella gastronomia contemporanea.

Per chi desiderasse soggiornare a Trevi e apprezzare in tutta tranquillità le sue bellezze, consigliamo Setter House Agri Hotel, ai piedi delle antiche mura di Trevi, circondato da olivi e querce secolari. Il nome di questa struttura nasce dall’amore per i setter.

Setter House Agri Hotel

Il complesso composto da 4 edifici di epoche e stili diversi, suddivisi in camere ed appartamenti da 2,4,6 posti letto completi di angolo cottura. Stanze matrimoniali; appartamenti bilocali con angolo cottura per max 4 persone; appartamenti bilocali con soppalco ed angolo cottura per max 6 persone; 6 monolocali (Chalet) per 2 persone immersi nel parco. SetterHouse AgriHotel in Loc. Fonte Pigge 6 Parrano, – Trevi, mette a disposizione dei proprio ospiti molteplici servizi: il ristorante con terrazza panoramica, la colazione a buffet con prodotti tipici e dolci fatti in casa, la piscina panoramica e un ampio giardino che, come una terrazza naturale, si affaccia sul bellissimo paesaggio di Montefalco e sulla Val Nerina. Sono disponibili e in vendita, l’olio extravergine di oliva biologico, le composte e le marmellata, tutti prodotti realizzati con le materie prime dell’Agriturismo. Gli animali sono i benvenuti.

TREVI NEL PIATTO

Cosa mangiare a Trevi ? La ricetta più semplice, che abbina insieme due prodotti tipici di Trevi, l’olio e il sedano nero, è quella dei sedani in pinzimonio o a cazzimperio.

Torta al Testo

Tra gli squisiti prodotti locali sono da menzionare gli insaccati di maiale, il formaggio pecorino e il miele. Non sufficientemente valorizzato è il vino Trebbiano, che nel nome porta l’indicazione dell’origine (Trevi, in latino = Trebia, da cui l’aggettivo Trebianus), da tempi remoti diffusosi ovunque con nomi diversi.

A Trevi le carni del maiale sono da sempre utilizzate per la produzione di salami e salsicce, da essiccare o da cuocere freschi. Molto importante, per rendere questo piatto appetitoso, è il caratteristico condimento costituito da sale ed abbondante pepe nero. Le salsicce possono essere cucinate in moltissimi modi: fresche le si può preparare con patate arrosto, con l’uva, in umido, ma anche cotte sulla brace o sbriciolate per la creazione di ottimi sughi invernali. Inoltre, una volta cotte, insieme alla verdura, rappresentano un’appetitosa farcitura per la tipica Torta al Testo umbra. Possono essere consumate anche stagionate; simili agli altri salumi vengono degustate mangiandole “a morsi” o tagliandole a fettine sottili; si accompagnano molto bene al pane sciapo e al vino delle colline umbre.

Tartufi freschi neri

L’Umbria è per antonomasia terra dei tartufi di grande qualità. A Trevi la qualità prevalente è il Nero, che si trova da novembre a marzo, mentre in estate è possibile degustare lo Scorzone estivo, meno pregiato, ma non di minor gusto. Gli ortaggi delle canapine, vengono coltivati in uno lembo di terra, tra il Borgo della città di Trevi e il letto del fiume Clitunno, si avvicendano per tutto l’arco dell’anno: in autunno ed inverno si coltivano spinaci, radicchio, cavoli, broccoli, e cardi (meglio conosciuti come gobbi); in primavera-estate si coltivano invece insalate, pomodori, peperoni, melanzane, fagiolini, carote, molti altri ortaggi e principe tra tutti il sedano nero.