La Maialata delle Tavole Cremasche

Tavole Cremasche

Si svolgerà dal 17 febbraio al 10 marzo, a Crema, in Lombardia, la 22^ edizione de “La Maialata“. Anche quest’anno alcuni ristoratori di Crema e dintorni, membri dell’associazione “Le Tavole Cremasche“, hanno aderito all’appuntamento enogastronomico dedicato al maiale, iniziativa che si propone di far riscoprire i prodotti genuini del territorio con le ottime ricette della tradizione.

Uno dei piatti de “La Maialata”

La rassegna gastronomica è legata alla buona abitudine di allevare in proprio il maiale e macellare in casa con l’aiuto di provetto norcino, non dimenticando che in questo freddo periodo dell’anno, a tavola è buona abitudine “… fare il maiale”, per fare abbondante scorta di proteine e grassi prima del lungo e salutare digiuno quaresimale.

Con “La Maialata” i ristoratori dell’associazione Le Tavole Cremasche propongono menù degustazione caratterizzati da ricette intimamente legate al territorio e alla stagione, piatti tipici riscoperti e rielaborati e ricette tradizionali cucinate con gli ingredienti che la natura offre, come i salumi e i formaggi delle campagne cremasche. E chi se non il maiale può rappresentare al meglio il territorio cremasco. Il maiale con cotechini, salame fresco e stagionato, fegato e salsiccia per la padellata con burro e salvia, le croccanti puntine al forno, la cassoela con verze, e poi, e poi … E poi visto che del maiale non si butta niente, è certamente in linea con le tendenze antispreco dei nostri giorni.

La maschera”al Gagèt còl sò Uchet”

“La Maialata” viene proposta nel medesimo periodo del Carnevale Cremasco, http://www.carnevaledicrema.it/ per esaltare con gustose proposte gastronomiche un grande evento da sempre presente nella tradizione cremasca; uno dei più grandi e partecipati carnevali della Lombardia, con la costante presenza della maschera al Gagèt còl sò Uchet. Il Gagèt si distingue per l’abito nero, scapat, solitamente quello di nozze, indossato nelle grandi occasioni. Veste vistose calze e coccarda bianco rossa, i colori della città. In testa porta un cappellaccio, calza zoccoli di legno, fazzoletto al collo, secondo la più stretta tradizione contadina. Porta al braccio curbèla con l’oca, un cesto con l’oca da vendere al mercato. Un tocco di eleganza a questo abbigliamento, indubbiamente fuori luogo, lo danno i guanti bianchi e la gianèta (bastoncino).

Quest’anno i Ristoratori delle Tavole Cremasche dedicano la manifestazione enogastronomica dell’inverno all’associazione “Donna Sempre”, devolvendo a favore di essa parte dell’incasso.

“Donne Sempre”

Nata a Crema nel 1996 per dare sostegno alle donne colpite da tumore al seno, l’associazione aiuta, sostiene e rafforza la volontà delle donne colpite da tumore, per combattere la paura, trovare la via per uscire dallo sconforto, ritrovare la voglia di vivere. La onlus “Donna Sempre” ha sede in via Bartolino Terni 7 a Crema e opera grazie all’aiuto del Centro Oncologico di Crema. Offre ascolto telefonico e accoglienza per rispondere ai bisogni più urgenti e profondi che emergono di fronte al cancro. Su richiesta affianca le donne sottoposte a terapia al Day Hospital oncologico, programma incontri con personale medico e infermieristico per avviare un rapporto di collaborazione sull’informazione e sulla prevenzione, e promuove programmi volti al benessere globale. Inoltre, si avvale di alcuni servizi offerti dall’Asl locale e dall’Azienda ospedaliera Ospedale Maggiore di Crema come: supporto psicologico; attività antiansia, attraverso il lavoro a maglia con il gruppo “La Vie en Rose”; consulenza fisiatrica nell’ambulatorio del Centro Oncologico.

“La Maialata”, salsicce e tanto altro

Info: tel. 339 840 5911 – info@tavolecremasche.it . Per scaricare menù, prezzi e orari di apertura dei vari ristoranti www.tavolecremasche.it.

I Ristoranti della Maialata:

Ristorante Bistek: V.le A.De Gasperi n.31 Trescore Cremasco (CR) Tel. 339 840 5911

“La Maialata” 2019

Ristorante Il Ridottino: Via Alemanio Fino 1 Crema Tel. 0373 256891

Hostaria San Carlo: Località Colombare di Moscazzano Tel. 0373 66190

Trattoria Quin: Via Racchetti 8 Crema (CR) Tel. 0373 257961

Trattoria Tre Rose: Via Maltraversa, 1/b Castelleone Tel. 0374 57021

VIAGGIO A CREMA

Situata nella bassa Pianura Padana, poco oltre la linea delle risorgive presso la sponda destra del fiume Serio, Crema è il centro principale della provincia dopo il capoluogo Cremona e dà il proprio nome a tutta la parte settentrionale del territorio provinciale: il Cremasco. Le origini di Crema sono legate all’invasione longobarda del VI secolo d.C.; il nome deriva probabilmente dal termine longobardo Crem che significa “altura”. Tutto a Crema conserva la memoria delle epoche che hanno visto la città al centro di importanti vicende, dal castrum bizantino al libero comune, dall’influenza viscontea alla lunga dominazione veneta.

Crema

Il suo centro storico è testimone di un passato aristocratico le cui tracce sono visibili ancora oggi, nascoste tra le vie strette e lunghe che si aprono improvvisamente in piazze grandi e maestose. Nel corso dei secoli infatti le più importanti famiglie e dinastie nobili cremasche hanno impreziosito la città con palazzi eleganti con facciate imponenti che nascondono dietro le alte mura giardini straordinari e maestose chiese affrescate dai migliori maestri della zona. Crema è una città a misura d’uomo, dove la tradizione e la storia si incontrano in un centro storico che è simile ad un elegante e grazioso salotto ricco di negozi e boutique e atèlier.

La città si caratterizza per un tessuto urbano che conserva in gran parte la sua fisionomia medievale e rinascimentale e conta esempi di grande architettura (la Cattedrale in gotico-lombardo, il cinquecentesco Palazzo Comunale con il coevo Torrazzo, la splendida Basilica di Santa Maria della Croce). La visita di Crema può iniziare dal suo cuore, piazza Duomo, in cui permangono le testimonianze della cittadella medievale, inserite nel tessuto architettonico rinascimentale. A sud una cortina edificata rivela l’originaria tipologia della casa-bottega con strette unità abitative addossate sopra un lungo porticato in cui si affacciano le attività commerciali.

Una bella prospettiva di Crema

A nord la Torre Guelfa (1286) presenta al piano terra compatte finestre quadrate con inferriate, inserite nel paramento murario a finto bugnato di epoca rinascimentale. I due balconcini in ferro battuto del primo piano sono sovrastati dal Leone di San Marco. Alla sua destra, il Palazzo Pretorio (1547), antica residenza del podestà veneto. Un portale marmoreo barocco (1634) incornicia il primo arco e introduce allo scalone d’onore.
Il lato est è occupato dal Palazzo Vescovile. Edificato nel 1548-49 per notai, giuristi e mercanti, fu donato nel 1580 alla neoistituita diocesi. La facciata è simile a quella del Palazzo Comunale: un loggiato a cinque arcate con fregi in terracotta, sormontato da una doppia serie di finestre con un balcone centrale al piano nobile fra gli stemmi delle famiglie veneziane Diedo ed Emo, da cui provennero i primi tre vescovi di Crema.
Il lato ovest è interamente occupato dal Palazzo Comunale (1525), brillante sintesi fra austerità lombarda e leggerezza architettonica veneta. Il piano terra presenta un porticato con colonne in pietra d’Istria ornate da capitelli compositi e arcate a tutto sesto.

Crema, il Palazzo del Comune con il Torrazzo nel centro

Una greca marcapiano di formelle in terracotta annuncia i due piani nobili, dove file di monofore si alternano a bifore e trifore arricchite da elementi marmorei. Il Palazzo Comunale è interrotto dal Torrazzo, grandioso arco d’accesso alla piazza, recante su un lato lo stemma della città e le statue di San Vittoriano e San Pantaleone, patrono di Crema, e sull’altro il Leone di San Marco.
Al centro della piazza sorge il Duomo, costruito fra il 1284 e il 1341 da maestranze comacine sulle rovine di quello distrutto nel 1160 dal Barbarossa. La fronte monocuspidata è spartita in tre grandi archi a tutto sesto con elementi romanici (portale, capitelli a motivi vegetali, soggetta cuspidale a trentatre colonnine) e gotici (rosone in marmo bianco e rosa con sedici colonne radianti intrecciate). L’esterno in mattoni a vista presenta labili tracce delle antiche pitture murali. Il campanile, usato anche come torre d’avvistamento, è contemporaneo al Duomo a eccezione del coronamento (1604).

Crema, il Duomo

All’interno, pilastri cilindrici sostengono archi a sesto acuto originanti sei volte a crociera con costoloni in cotto. Nella cappella a sinistra del presbiterio è conservato un venerato Crocifisso ligneo del XIII secolo che i ghibellini (marzo 1448) avrebbero voluto bruciare. Il Crocifisso avrebbe allora retratto i piedi svellendo il chiodo che li fissava alla croce. Alle spalle dell’altar maggiore si staglia un magnifico esemplare dell’arte organaria cremasca realizzato dai Tamburini (1963).
Usciti dal Duomo, si sottopassa il Palazzo Pretorio per visitare la chiesa di San Bernardino, eretta nel 1518 a ricordo della venuta a Crema di san Bernardino da Siena. La semplicità
dell’esterno contrasta con la ricchezza decorativa interna che, in quattordici cappelle, dispiega affreschi, tele e stucchi di artisti cremaschi e non.
Da San Bernardino si percorrono via Frecavalli e via Ponte Furio per risalire in via XX settembre e dedicare un rapido sguardo al grazioso oratorio di Sant’Antonio (1779) e osservare, in corrispondenza dell’ex palazzo Bonzi-Stramezzi (civico 68), la volta di un negozio dipinta da Mauro Picenardi a coppie di putti e cherubini con la colomba dello Spirito Santo.
Più avanti ammiriamo la chiesa della Santissima Trinità, costruita fra il 1737 e il 1740 su progetto di Andrea Nono.

Crema, Santuario Santa Maria della Croce

Presenta a sud e a ovest due facciate riccamente decorate a motivi rococò: lesene dai capitelli compositi, nicchie, putti, cornici mistilinee, testine angeliche, volute e spirali vegetali.
Sul campanile troneggia il Salvatore che ruota con il vento.
A poca distanza si nota Porta Ombriano, una delle due porte dell’antica cinta muraria ricostruite nel 1805-7 in stile neoclassico dall’architetto Faustino Rodi. Imboccata via delle Grazie, giungiamo al Campo di Marte, zona verde adibita a parco giochi che conserva un tratto delle mura venete (1488-1508). Il Torrione della Madonna ospitava un’immagine sacra dipinta da Giovanni da Caravaggio, poi trasferita nella vicina chiesa della Beata Vergine delle Grazie (1601-11).

Usciti dal santuario, tenendo la destra percorriamo le vie Seminario, Crocifissa di Rosa e Alemanio Fino per immetterci a sinistra in piazza Premoli. Ombreggiato dalle fronde di un bicentenario cedro del Libano, scopriamo palazzo Patrini-Pozzali, costruito tra la fine del Seicento e i primi del Settecento per volontà di Domenico Patrini.

Crema, il campanile del Duomo

Il lato nord della piazza è occupato dal palazzo Vimercati Sanseverino, caratterizzato da un fronte in stile classico romano.
Da piazza Premoli entriamo in via Aurelio Buso e fiancheggiamo l’ex chiesa di Santo Spirito e Santa Maddalena (1511-23). L’edificio, in mattoni a vista, ha pianta a croce latina ed è concluso da una cupola sostenuta da un basso tamburo ottagonale. A fianco, il piccolo chiostro del quattrocentesco ospedale di Santo Spirito. Inoltrandoci in piazza Trento e Trieste si vede il lato meridionale del palazzo Benzoni-Donati, edificato ai primi del XVI secolo per volontà di Socino Benzoni, che nel 1509 vi ospitò Luigi XII re di Francia. Qui abitò anche l’Innominato manzoniano, quel Francesco Bernardino Visconti figlio di Paola Benzoni e pronipote di Socino. Il palazzo fu rimaneggiato nel Settecento in stile barocchetto; la bassa costruzione che congiunge le due ali è un’aggiunta del 1914.

Godendo del paesaggio rurale che la circonda Crema permette di scoprire percorsi naturalistici percorribili sia in bicicletta che a piedi. La città ha anche un lato sportivo, nel 2016 infatti è stata eletta capitale europea dello Sport e con la vasta gamma di strutture e impianti sportivi la città offre diverse alternative per soddisfare gli appassionati di tutti gli sport dai più tradizionali ai più di nicchia.

Notizie tratte dal sito: http://www.turismocremona.it/index.php/itinerari/scheda/id/24

GASTRONOMIA

La cucina cremasca affonda le sue radici nella tradizione contadina, con un largo uso di animali da cortile come il maiale, l’oca e l’anatra, una larga offerta di primi piatti e di dolci che, unite ai formaggi tipici prodotti con il latte della filiera corta, costituiscono la tradizione culinaria cremasca. Il piatto più caratteristico è costituito dai tortelli cremaschi (i turtèi), dalla particolare pizzicatura della pasta e con un ripieno dolce, composto da grana, amaretti, uva sultanina, cedro candito, spezie e un biscotto speziato tipico, il mostaccino.

Tortelli cremaschi

La pizza tipica cremasca contiene i seguenti ingredienti: cipolle, peperone verde lombardo, zola DOP e noci. In tempo di carnevale si preparano i chisói o chisulì, palline ripiene di un impasto preparato con scorza di limone, lievito di birra, uva sultanina, mela e strutto. I salumi sono il risultato di un secolare affinamento delle tecniche di conservazione delle carni macellate. Uno dei prodotti più rinomati è il Salame Cremona IGP (Indicazione Geografica Protetta), dall’impasto morbido e delicatamente profumato all’aglio e spezie. Particolarmente rinomati sono il cotechino cremonese vaniglia, così chiamato per la delicatezza del sapore ed il salame da pentola, uno dei componenti del Gran Bollito Cremonese. Lo accompagnano la Mostarda di Cremona leggermente piccante oppure le amarognole radici di Soncino.Dolci della città sono: la torta Bertolina (Bertulina), una popolare torta autunnale a base di uva fragola, a cui è dedicata anche una festa di piazza, la più nobile Spongarda, consumata tutto l’anno.

Formaggio Salva Cremasco con le tighe

Dei formaggi prodotti nel Cremonese, cinque hanno ottenuto il riconoscimento della Denominazione d’Origine Protetta (DOP): sono il Grana Padano, il Provolone Valpadana, il Taleggio, il Quartirolo Lombardo, il Gorgonzola e il Salva Cremasco tipico della zona di Crema, consumato tradizionalmente con le tighe (peperone verde lombardo) confezionate sott’aceto. Da anni è forte l’impegno degli chef del territorio, anche tramite rassegne gastronomiche, nella valorizzazione e riscoperta dei prodotti e dei piatti tipici locali.