Bhutan, il Paese del F.I.L. (Felicità Interna Lorda)

Lao Dzong (fortezza) di Punakha

A Venezia, città invasa dal turismo, il contributo d’accesso, approvato lo scorso febbraio dal Consiglio comunale, dovrebbe entrare in vigore il prossimo primo settembre, ma c’è un Paese, piccolo e lontano, il Bhutan, dove la tariffa di soggiorno è in vigore: 65 dollari a testa, giornalieri, interamente incassati dal governo.

Ghoempa (monastero) Taktsang, la “Tana della tigre

Una scelta voluta per preservare il Bhutan dal turismo di massa che fin dagli anni’70 ha invece invaso la vicina città di Kathmandu, in Nepal (un’ora di volo), presa d’assalto da migliaia di hippy e da turisti low budget.
Il Bhutan, regno buddista sull’Himalaya orientale, è celebre per le sue fortezze ed i suoi monasteri come lo Taktsang, la “Tana della tigre”, monastero costruito a strapiombo sul fianco di una montagna nella valle di Paro, per i suoi spettacolari panorami, come quello della remota valle di Phobjikha. Il Paese si è aperto al turismo solo nel 1974, durante l’incoronazione del 4° re, Jigme Singye Wangchuck. Fu la prima occasione in cui un gran numero di visitatori, soprattutto indiani, entrò in Bhutan come invitati per le cerimonie. Wangchuck divenne poi noto a livello mondiale per aver introdotto nel Paese l’indicatore che calcola il benessere della popolazione, il FIL “felicità interna lorda”, che si basa su fattori come qualità dell’aria, salute dei cittadini, istruzione, ricchezza dei rapporti sociali. Ad oggi il Bhutan risulta all’ottavo posto nel mondo in questa speciale classifica e al primo in Asia. “Subito dopo l’incoronazione del re – spiega Damcho Rinzin, referente del Consiglio del Turismo del Bhutan (CTB) – sono cominciati ad arrivare i primi turisti paganti con viaggi organizzati. Fino al 1991 il turismo ha fatto capo all’agenzia governativa Bhutan Tourism Corporation, poi è stato privatizzato e sono sorte numerose agenzie, oggi se ne contano 1718 e oltre 4300 guide turistiche. 

Rinnpung Dzong di Paro

La tariffa di soggiorno giornaliera pro capite è stata applicata fin da subito, e tutti i visitatori sono tenuti a pagarla in anticipo, prima di giungere in Bhutan, acquistando il pacchetto “all inclusive” (vitto, alloggio, guida, autista e tassa, oggi pari a circa 250 dollari pro capite giornalieri). “Il turismo è una cosa buona per la nostra nazione ma troppo turismo può diventare un problema – aggiunge Suraji Chhetri, titolare dell’agenzia Travel Bhutan Gate – quindi per garantire un equilibrato sviluppo socio economico e per preservare la nostra cultura, la purezza del territorio bhutanese, sviluppando un turismo sostenibile ed ecologico, il governo ha scelto di tassare coloro che visitano il Paese. La tariffa di soggiorno comporta una riduzione di profitto per i tour operator locali ma viene usata in maniera proficua: per migliorare le infrastrutture, garantire sanità e istruzione gratuita e tenere pulite le vie del trekking. Il Bhutan, anche grazie a questi contributi, ha aperto scuole che sostengono gli studenti provenienti da un background finanziariamente povero, garantendo loro due pasti giornalieri, libri, vestiario, scarpe e abbigliamento per lo sport”.

Il ponte sospeso Tamchhog Lhakhang

Il Bhutan nel 2018 ha accolto circa 247.000 visitatori provenienti da tutto il mondo (permanenza media 8/10 giorni), turisti che possono visitare il Paese solo se accompagnati da un autista e da una guida. Non è raro, quindi, incontrare, coppie o addirittura viaggiatori singoli, accompagnati da due persone durante l’intero tour. “Non è infatti possibile entrare e viaggiare autonomamente nel Paese e solo i viaggiatori provenienti dalla vicina India e dal Bangladesh sono esentati dall’acquisto del pacchetto viaggio – aggiunge Suraji Chhetri – da un lato perchè vogliamo offrire al visitatore un viaggio culturalmente ricco, dall’altro perché desideriamo siano rispettate alcune semplici regole come togliersi cappello, occhiali da sole e scarpe, mantenere il cellulare silenzioso ed evitare di parlare ad alta voce, quando si visitano templi e monasteri. Non indossare pantaloncini nei siti religiosi o negli edifici pubblici, non scattare foto all’interno di templi e monasteri (anzi macchine fotografiche, cellulari e videocamere vanno lasciate in un luogo protetto), non toccare le vesti dei monaci, i dipinti, i murales e altri oggetti rituali. Non fumare nei luoghi pubblici, sia al chiuso che all’aperto e non gettare rifiuti in nessun posto tranne che nei luoghi designati”.
“Noi vogliamo un turista consapevole, chi viene in Bhutan deve essere motivato dal desiderio di conoscere e apprezzare i nostri monumenti, le bellezze paesaggistiche, un turista predisposto a conoscere la nostra cultura, l’artigianato locale, la nostra storia – aggiunge la guida turistica Kishor Kumar Thapa – .

Bandierine delle preghiere nella Valle di Phobjikha

Difatti nei nostri tour è compresa, se il viaggiatore lo desidera, anche la visita alla scuola di arte e mestieri della capitale: ceramica, pittura dei Thanka (lo stendardo buddista), lavorazione del legno per le maschere usate durante le danze rituali, ricamo, tessitura e sartoria”. Turismo “esperenziale” lo chiameremmo noi.

Se questo viaggio ti ha incuriosito e vuoi scoprire le bellezze architettoniche e naturalistiche del Bhutan, contatta Suraji Chhetri, titolare dell’agenzia con sede a Thimpu: Bhutan Travel Gate

Foto e testo di Claudia Meschini