A Luni, La Spezia,”Blues Bier Fest”, birra e non solo

Torna dal 2 all’11 agosto, nel Comune di Luni, in provincia di La Spezia, sul confine con la Toscana, “Blues Bier Fest“, la Festa della Birra organizzata dall’ASD Blues Boys 2008 (Società di Calcio Amatoriale UISP Sarzana – La Spezia), in collaborazione con l’ARCI CPO Ortonovo (Associazione a Scopo Sociale).

“Blues Bier Fest”

La manifestazione, giunta quest’anno alla nona edizione, è ormai tappa fissa per gli amanti della birra, infatti alla “Blues Bier Fest” si possono gustare ben 10 tipi di birra diversi, come provenienza, colore, metodo ma soprattutto gusto e infatti ogni anno sono migliaia le persone che arrivano a Luni in quest’occasione, e non solo per la birra. Le birre possono essere accompagnate da un menù di influenza nordica, ovvero stinco, crauti, patate fritte e strudel, oppure da un menù più tradizionale con ravioli (ottimi), grigliata (eccellente) e una fantastica torta di riso come solo da queste parti sanno fare. Ma le regine della festa sono le birre che accompagnano nei 10 giorni, spettacoli di ogni genere (gruppi rock rinomati, scuole di danza pluripremiate, giochi vari, DJ set, Compagnie Teatrali e altro ancora) per allietare nel migliore dei modi i tanti visitatori che passano dal “Blues Bier Fest”. Tutto questo nel contesto dell’area archeologica di Luni e della bellezza dei borghi di Ortonovo, Nicola e Annunziata che sono tra i più belli e caratteristici d’Italia.

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VIAGGIO A LUNI

Luni (Ortonovo fino al 20 aprile 2017), Comune sparso della bassa vallata del Magra, posto all’estremo levante della Liguria, in provincia di La Spezia, comprende le frazioni Annunziata (Casano Alto), Casano, dove sorge il palazzo municipale, Dogana, Isola, Luni Scavi, Luni Mare, Nicola ed il castrum Ortonovo. La storia del territorio lunense è legata indubbiamente alla celebre città di Luna, colonia romana fondata nel 177 a.C. dopo la conquista di Roma sui Liguri Apuani. 

Ortonovo, chiesa dei Santi Martino e Lorenzo e Torre del Guinigi

Nel periodo di massimo splendore il porto di Luni era uno degli scali più importanti del Mediterraneo da cui partivano verso Roma il pregiato marmo bianco delle Alpi Apuane, il legname delle foreste appenniniche, ma anche formaggi e vini locali, lodati da Marziale e da Plinio.

Il toponimo Luni, è probabilmente dovuto a un epiteto di Diana Lucifera, dea primitiva italica, ma sarebbe da ricollegare anche alla forma a falce dell’allora porto cittadino. Dal nome della colonia deriva quello della regione storica della Lunigiana, estesa tra Liguria e Toscana, comprensorio racchiuso fra le province della Spezia e di Massa e Carrara ed attraversato dal fiume Magra e dalla strada statale 62 della Cisa, potenziata da Napoleone Bonaparte, sul vecchio tracciato della via Francigena.

Il borgo di Ortonovo, che fu alle dipendenze di Firenze prima di passare nel 1454 a Genova, era protetto da mura e da un castello, oggi scomparso, di cui resta a testimonianza l’imponente Torre del Guinigi con i suoi 33 metri di altezza, oggi torre campanaria della chiesa dei Santi Martino e Lorenzo.

Ortonovo, Santuario della Madonna del Mirteto

La Torre venne costruita intorno al XV secolo dal signore di Lucca, Paolo Guinigi. La tipologia costruttiva richiamava le torri lunigianesi di forma circolare con beccatelli per la difesa. La struttura interna dell’attigua chiesa presenta tre navate, divise da due fila di pilastri sorreggenti la cupola e le volte della copertura, e dieci cappelle laterali. Nella rosea facciata, in stile barocco, sono ospitate, in due nicchie, le statue dei Santi Martino e Lorenzo entrambe realizzate nel 1754.

Presso il monte Boscaccio, a sud della frazione di Ortonovo, si incontra il cinquecentesco Santuario della Madonna del Mirteto, progettato e costruito dall’architetto lucchese Ippolito Marcello, alla metà del Cinquecento. Un tempo qui sorgeva un oratorio edificato intorno al XV secolo, intitolato a “Santa Maria del Mortineto” e officiato dalla confraternita dei Disciplinanti. Un evento giudicato “miracoloso” nel 1537, lo sgorgare di lacrime di sangue da un dipinto della Madonna ai piedi della croce di Gesù, diede l’impulso per la costruzione di un nuovo edificio più ampio e adatto allo scontato afflusso di pellegrini nel piccolo oratorio.

Borgo Nicola, chiesa di SS. Filippo e Giacomo

I lavori furono affidati all’architetto Ippolito Marcello di Lucca che, iniziata l’opera nel 1540, li portò alla conclusione nel 1566. Internamente il santuario si presenta a tre navate, separate da due fila di pilastri in stile corinzio. Nella facciata, oltre al centrale rosone rivestito in marmo bianco di Carrara, è presente nella lunetta sopra l’architrave un altorilievo riproducente la Madonna col Bambino e due devoti forse appartenenti, dallo stile degli indumenti, alla confraternita locale; l’opera, in prima analisi attribuita ad un giovane Michelangelo, parrebbe essere invece lavoro di uno scultore lucchese che probabilmente s’ispirò all’arte michelangiolesca. Dal 2003 il santuario è gestito dai sacerdoti della Fraternità Missionaria di Maria, comunità originaria del Guatemala.

A poca distanza da Ortonovo, su un colle in splendida posizione panoramica, sorge l’antico borgo di Nicola, con la chiesa di SS. Filippo e Giacomo, costruita nel 1759 su una pre-esistente cappella edificata forse dai bizantini nei secoli VI-VII. L’interno si presenta a croce latina, ad unica navata, e con uno stile decorativo barocco. La gialla facciata, in precedenza di colore rosa, conserva ai lati del frontone le due statue marmoree dei santi titolari della chiesa e della parrocchia. Tra le opere d’arte, una tela del pittore Riccardo Martinelli di Carrara, databile al Seicento e la statua di San Giovanni Battista, del 1585, nella zona del fonte battesimale.

Oltrepassando l’antico ponte detto di S.Martino, fatto costruire in legno nel Trecento, e, dopo innumerevoli restauri, ricostruito in pietra, si trova la chiesetta di S.Martino, pieve di epoca longobarda.

Luni, pieve di San Martino

Oggi, sebbene ristrutturata, mostra ancora evidenti le sue linee in stile romanico. Presenta pareti costruite in grandi bozze di arenaria che, circa un paio di metri prima della facciata, si mutano in massi più piccoli, come quelli della stessa facciata, segno che l’edificio venne allungato in avanti. Il campanile conserva quasi totalmente la sua struttura originaria.

In località Casano, verso valle, in un antico frantoio del 1600, trova sede il Museo Etnografico della Colomabara, che raccoglie 300 reperti della civiltà contadina, tra cui vari macchinari ed attrezzature secolari, utilizzati per la lavorazione del granoturco ed oggetti dedicati alla spremitura dell’uva.

Circondata dal Parco nazionale dell’Appennino Toscoemiliano, dal Parco regionale delle Alpi Apuane, e da due aree naturali protette lungo il Fiume Magra, tra Filattiera, Terrarossa e Aulla, la Lunigiana offre le migliori condizioni per il trekking, la mountain bike e l’equitazione. Vi sono infatti 250 chilometri di sentieri da percorrere e 14 posti tappa del circuito “Trekking Lunigiana”, che da Aulla risale la Val di Magra fino a Pontremoli, per poi ridiscendere verso Fosdinovo. Accanto al “Trekking Lunigiana”, troviamo lo S.T.E.L., il Sistema Turistico Escursionistico Lunigiana, un percorso escusionistico che taglia trasversalmente il territorio e si collega al Trekking Lunigiana mettendo in risalto i castelli della zona, partendo dal castello di Terrarossa, dove due tracciati si sviluppano sulle due sponde del Magra fino a raggiungere i valichi storici della Lunigiana con la Liguria e l’emilia.

LUNI SCAVI, DETTA ANCHE LUNI ANTICA

Nella zona pianeggiante si trova una delle aree archeologiche più iinteressanti d’Italia, principale istituzione del Levante ligure per dimensione e importanza scientifica delle sue raccolte.

Museo di Luni, particolare di mosaico dalla domus di Oceano

Il sito archeologico di Luni, inaugurato nel 1964 per ospitare i reperti dell’area di scavo, è formato dal Museo archeologico nazionale di Luni, dalla vicina zona archeologica e dall’anfiteatro risalente al I secolo. La struttura, dipendente dal Polo Museale della Liguria, comprende in maniera esclusiva reperti rinvenuti all’interno dell’antica città romana di Luna a seguito delle ricerche effettuate nel corso dei secoli; la maggior parte di quanto esposto è frutto degli scavi condotti a partire dalla metà del ‘900. Attraverso un allestimento che ha privilegiato un’impostazione di tipo tematico, è possibile seguire l’evoluzione della città di Luna dalla fondazione fino all’epoca imperiale avanzata, con qualche testimonianza anche della fase altomedievale.

Il percorso di visita è dislocato attraverso diverse sedi, all’interno dell’area archeologica. Nella principale sede espositiva sono esposti reperti organizzati nelle sezioni dedicate alla statuaria e alla ritrattistica, alla ceramica, alla numismatica, agli oggetti d’uso comune e da toilette in vetro e bronzo. 

Reperti del Museo archeologico nazionale di Luni

Le sezioni tematiche dedicate all’architettura sacra, all’edilizia privata e all’epigrafia sono dislocate nell’area archeologica, in prossimità dei monumenti da cui provengono gli stessi ritrovamenti. La prima espone l’apparato decorativo del Capitolium dedicato a Giove, Giunone e Minerva (con un meraviglioso frammento di pavimentazione repubblicana in opus signinum o cocciopesto), e del Grande Tempio (antefisse raffiguranti Artemide Persica). Nella sezione dedicata all’edilizia privata sono invece esposti mosaici ed affreschi provenienti dalle più notevoli residenze di lusso dell’antica Luni: la domus dei mosaici, la domus degli affreschi e la domus di Oceano. Infine, la sezione epigrafica o lapidario presenta alcune iscrizioni in marmo e bronzo dal contenuto essenziale per la storia dell’antica Luna, fra cui l’iscrizione in lamina di bronzo che riporta i nomi dei due magistrati che appaltarono e collaudarono il capitolium.

Antica Luni, l’anfiteatro

Il percorso di visita nell’area archeologica comprende invece il Decumano Massimo (tratto urbano della via Aurelia), la casa dei Mosaici, la Domus settentrionale e, soprattutto, il portico del Foro con ambienti legati all’attività commerciale del luogo quali le tabernae, ovvero le botteghe proposte alla distribuzione delle vivande.

Di particolare interesse sono i resti degli antichi apprestamenti realizzati per lo stoccaggio delle merci deperibili, dai quali si possono ricavare le cognizioni e le tecniche romane, in materia di conservazione e “refrigerazione” delle derrate alimentari. Non mancano, infine, i resti di grandi edifici pubblici fra cui l’anfiteatro e gli impianti termali. L’anfiteatro, in buone condizioni di conservazione e costruito nel II secolo, presenta una forma ellittica. Il suo asse maggiore misura 88,5 metri e l’asse minore 70,2 metri. Si calcola che l’edificio avesse una capienza di circa 7000 spettatori.

Vitigni in Val di Magra

L’intera costruzione è stata realizzata in conglomerato cementizio. Alcuni elementi, però, furono rivestiti in pietra. Dell’edificio si conservano soltanto gli elementi di sostegno delle gradinate, che si articolano in due anelli concentrici di camere a volta. Scale e passaggi, ricavati dentro l’anello interno, consentivano l’accesso alle gradinate inferiori. Alle gradinate superiori si accedeva invece mediante una serie di scale ricavate nell’anello esterno.

LA LUNIGIANA NEL PIATTO

Quella lunigiana è una cucina semplice e gustosa, contraddistinta dall’uso di ingredienti poveri, i cui sapori sono esaltati dall’uso delle tante erbe aromatiche che crescono in tutto il territorio. Nelle ricette oltre alle erbe, altro condimento principe è l’olio d’oliva con il suo caratteristico sapore delicato. I piatti nascono dagli influssi delle vicine regioni. Toscana e Liguria si intersecano dando ognuna parte delle proprie tradizioni.

Testaroli

Vi consigliamo di assaggiare alcuni piatti tipici: i Panigacci di Podenzana, il loro impasto è a base di acqua e farina cotto direttamente sulla fiamma in terrine; buonissimi con formaggi e salumi, ben caldi, ma anche in versione dolce, ripieni di marmellata; la Torta d’Erbi, fatta con varie erbe di campo, ogni zona ha la sua ricetta. La più famosa è quella del pontremolese cotta nei testi in ghisa e con quasi 100 tipi di erbe come ingredienti; i Testaroli, antico cibo lunigianese impastato con acqua e farina, cotti nei testi di ghisa, lentamente, sotto la brace e sopra la cenere. Vengono poi tagliati a losanga e conditi col pesto lunigianese, con olio e formaggio o con sugo di funghi; le Focacette, ne esistono molteplici varianti a seconda della zona con impasto a base di farina bianca o gialla di mais. Famose nella zona sono quelle di Amola, Monti, Vaccareccia alle quali sono dedicate celeberrime sagre durante l’estate; le testaroli, il loro impasto è 50% farina di castagne e 50% di bianca.

Focaccette lunigiana

Uno dei tanti piatti derivati dalle castagne, il “grano” della Lunigiana, che ha sfamato le sue genti durante i periodi difficili; la Barbotta, non molto conosciuta, è un cibo povero fatto con la cipolla dolce di Treschietto, farina di mais, formaggio e cotta nei testi, con la teglia spalmata di burro; la Pattona, fatta con la castagna della Lunigiana. Secondo la tradizione il nome deriva dallo schicciamento fatto con le mani per renderla più sottile. Viene cotta avvolta nelle foglie di castagno in un forno a legna e gustata con pancetta o ricotta; la Spongata, dolce squisito, anche questo con molteplici varianti nella zona che va dalla Liguria all’Appennino parmense. I sapori delicati della cucina lunigianese trovano la massima valorizzazione nei genuini vini locali, frizzanti e profumati, caratteristici per il loro sapore un po’ asprigno. Il vino della Lunigiana ha ricevuto il riconoscimento ufficiale della I.G.T. “Val di Magra”, che comprende quasi tutta la Lunigiana, da Pontremoli ad Aulla, ad esclusione di Zeri e Comano e il Colli di Luni D.O.C. Spostando l’attenzione sui liquori, l’elixir Amaro Clementi di Fivizzano è il più famoso, un amaro tipico a base di china e altre erbe officinali.

Spongata