“A Fest’ du Puorc”, Puglianello celebra il maiale

A Puglianello, in provincia di Benevento, un intero week end, dall’8 al 10 febbraio, dedicato al maiale. “A Fest’ du Puorc“, manifestazione giunta quest’anno alla quindicesima edizione, mira a recuperare e valorizzare la cultura contadina. Infatti l’uccisione del maiale, in passato, rappresentava una vera e propria festa per parenti, vicini di casa, amici, compari, che si riunivano per consumare lauti pasti a base di piatti di carne suina (carne e peperoni spadellati, salsicce, pasta, fagioli e cotiche ecc.) e per bere bicchieri di buon vino locale.

“A Fest’ du Puorc” a Puglianello

L’evento, organizzato dal Nuovo Centro Studi Puglianello, sarà l’occasione giusta per degustare molte specialità della cucina contadina che saranno proposte dagli stand gastronomici (tensostrutture riscaldate), allestiti in via G. Pitò, antistate il Municipio di Puglianello. Per tre giorni si potranno assaporare diversi piatti a base della succulenta carne ottenuta dalla macellazione di maiali allevati da famiglie di agricoltori locali, oltre a varie specialità della cucina beneventana. Tra i vari piatti tipici le tagliatelle con le tracchie (costine) e funghi porcini, gli gnocchi con sugo di tracchie e cotiche, pasta e fagioli con le cotiche e la tradizionale minestra maritata, una deliziosa zuppa di verdure bollite insieme a pezzi di carne di maiale. Tra i secondi, oltre alle classiche carni alla brace (salsicce, pancetta, e non solo), la carne con i peperoni spadellati, gli arrosti di maiale, l’ossocollo e poi tante altre bontà come la polenta con broccoli e salsiccia e gli appetitosi e genuini dolci fatti in casa dalle massaie del luogo. Gli ottimi piatti locali della tradizione beneventana saranno accompagnati dal vino Aglianico del Taburno Docg, cantina La Fortezza e dalla birra artigianale dell’Historia Birreria di Puglianello.

Ricco il programma d’intrattenimento dei tre giorni della festa. Venerdì, alle 10, presso la sala consiliare del comune di Puglianello, “La Storia Amica”, evento culturale in collaborazione con l’istituto comprensivo di Amorosi, A. Manzoni, saranno premiati gli alunni che avranno composto il miglior componimento in prosa riguardante l’utilizzo delle erbe aromatiche nella cucina tradizionale, a seguire presentazione del libro “La Storia Amica” scritto dalla professoressa Esterita Selvaggio. Sempre venerdì, alle 19 apertura degli stand gastronomici ed esibizione del gruppo musicale Benevento Centrale con un repertorio che spazia dal funky al blues mediterraneo.

Sbandieratori Marino Marzano di Sessa Aurunca (Caserta)

Sabato 9, alle 19 apertura degli stand gastronomici ed esibizione dell’ensemble Omaggio alla Musica Popolare; domenica 10, alle 12 apertura diurna degli stand gastronomici e animazione con il duo acustico La Posteggia (chitarra e mandolino), alle 16 con partenza dal Castello Baronale, esibizione del Corteo degli Sbandieratori Marino Marzano di Sessa Aurunca (Caserta). Alle 19, riapertura degli stand gastronomici ed esibizione del duo Emanuele e Silvio, specializzato in evergreen italiani e musica per balli di gruppo.

Gli Sbandieratori Marino Marzano fanno parte dell’omonima Associazione Gruppo Storico e, insieme al Corteo e alla Compagnia Arcieri, rievocano antiche battaglie riproponendo l’antica tradizione della bandiera. L’emblema celebra la nobile famiglia Marzano che un tempo governava nell’antico ducato di Sessa Aurunca (CE), i colori rappresentano il contrasto dei due più forti colori dell’araldica: l’oro e il vermiglio. Il gruppo utilizza nell’abbigliamento e negli strumenti esclusivamente materiali propri dell’epoca di ispirazione. I tamburi sono in legno con pelli non sintetiche e corde in canapa. Gli abiti in velluto, ispirati da dipinti di famosi pittori dell’epoca, sono confezionati a mano e si rifanno alla tradizione medioevale, contribuendo a creare un bellissimo colpo d’occhio. “A Fest’ du Puorc” nasce in collaborazione con il Comune di Puglianello, le aziende Mangimi Liverini, GPA Costruzioni e vini La Fortezza.

Corteo Storico Marino Marzano di Sessa Aurunca (Caserta)

VIAGGIO A PUGLIANELLO

Sulla sponda sinistra del fiume Volturno, ai margini della Valle Telesina, in un suggestivo paesaggio ricco di verde e circondato da una campagna coltivata a vigneti e frutteti, sorge Puglianello, un piccolo centro del beneventano (36 chilometri da Benevento) che conserva ancora oggi le caratteristiche dell’abitato medievale. Il nome della valle deriva dall’antica città oscuso-sannita di Telesia, divenuta poi colonia romana, dalla quale trassero origine in modo più o meno diretto alcuni casali della zona.

Puglianello, Castello Baronale

La storia di Puglianello ha origini antiche, risalenti ad epoca romana. Il ritrovamento di una lapide, attestante l’esistenza dell’attività del lavaggio e colorazione della lana nei pressi del Volturno, e la scoperta di una piscina romana a Marafi testimoniano che Pugliano costituì un suburbio della valle Telesina. Ma la prima testimonianza dell’esistenza di un nucleo urbano risale al IX secolo allorquando il luogo viene identificato con il nome di Pullianellu in una carta risalente appunto al del IX secolo. Il nome del paese deriverebbe da monte Pugliano, il colle che si trova alle spalle di Telese Terme. Forse alcuni abitanti di Pugliano si trasferirono nell’attuale Puglianello dove fondarono una “piccola Pugliano”, quindi “Puglianello”.
In epoca longobarda la zona cominciò a svilupparsi; la conferma viene da alcuni documenti che attestano nel territorio la presenza di numerosi casali, corti e masserie, queste ultime dotate anche di luoghi di preghiera come chiese o piccole di edicole. Nel periodo normanno Puglianello fu casato della contea casertana di Caserta e appartenne a Giovanni Garardo Camerario. Nel XV secolo, quando tanti monasteri benedettini furono soppressi, Puglianello fu data dagli Aragonesi al nobile Onorato Gaetani, per poi passare ai De Capua ed ai Paolella.
Nella metà del XVII secolo il paese fu colpito da una grave pestilenza che, a causa anche dell’aria malsana dovuta alle vicine paludi del Calore, costrinse i pochi sopravvissuti ad abbandonare il borgo; fu l’intervento del feudatario Giuseppe Paolella a far ripopolare il luogo. Nel 1848 fu aggregato alla limitrofa cittadina di San Salvatore Telesino, dalla quale si staccò nel 1948 quando divenne Comune autonomo.

Puglianello, castello baronale

La struttura urbana ha per centro il nucleo costituito dal castello medievale e della parrocchiale. Pur avendo subito notevoli rimaneggiamenti il castello (oggi raffigurato nello stemma comunale) conserva interessanti elementi dell’impianto originale. Impossibile con certezza riconoscere strutture più antiche del XV secolo negli edifici che oggi costituiscono il maniero, difatti la trasformazione in villa rustica (avvenuta tra il XIX e il XX) ha pesantemente alterato la volumetria della struttura (soprattutto lungo le cortine) e gran parte delle facciate (in particolare quella dell’accesso principale). L’impianto attuale del castello appare quindi tipicamente rinascimentale. La pianta quadrangolare con quattro quattro torri cilindriche presenta due accessi frontali in conci tufacei ed un ampio cortile interno. Non esistono più i barbacani, le strutture di rinforzo con feritoie che si usavano nel XII secolo, probabilmente crollati in seguito a un terremoto. Il fossato, di cui si notano le tracce, ha il sostegno della saracinesca molto basso, segno dell’elevamento del piano esterno avvenuto nei secoli. Fu colmato probabilmente nel XVIII secolo.

Edicola in ceramica cerretese del 1813

La Parrocchiale di San Giacomo Apostolo è di recente costruzione. Dei primitivi edifici di culto si hanno poche notizie frammentarie; la stessa chiesa di Santa Maria e San Giacomo, che si trovava fuori dal perimetro del castello, era in parte diroccata già in epoca antecedente alla peste del 1656. Viene citata per la prima volta nel XIV secolo con il titolo di “Santa Maria Assunta”.

Del forte sentimento religioso vivo in questo territorio costituiscono testimonianze due cappelle e alcune edicole votive. La Cappella della Madonna del Carmine, realizzata nel 1871, reca una raffigurazione della Madonna, esempio pregevole di pittura su maiolica di scuola cerretese; la Cappella di San Rocco viene citata in un atto del 1596 in cui la si indica edificata vicino a castello. Tra gli esempi di ceramica cerretese, la formella posta sul muro più antico della casa conventuale ora Villa Marchitto, in via Fontana, che raffigura San Pasquale Baylon e quella posta sul lato sinistro del cancello dello stesso edificio, raffigurante San Francesco d’Assisi. Altra bella edicola, situata in via Volturno, di fronte alla torre, raffigura una Deposizione. La ceramica di Cerreto Sannita e di San Lorenzello, riconosciuta dal Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato come “ceramica artistica e tradizionale”, ha antiche origini anche se il periodo più florido e di maggiore produzione fu quello successivo il terremoto del 5 giugno 1688.

Puglianello, affittacamere “Il Borgo”

E per chi, dopo aver visitato le bellezze di Puglianello e partecipato alla Fest’ Du Puorc, preferisse fermarsi ad alloggiare in città, segnaliamo l’affittacamere “Il Borgo“. Nel cuore di Puglianello, nelle immediate vicinanze del castello raggiungibile a piedi in soli cinque minuti, l’affittacamere “Il Borgo” dispone di tre stanze separate. L’appartamento, dotato di un’ampia cucina con camino a legna e servizi, incluso un posto auto interno al cortile laterale, può ospitare fino ad otto persone per una sola notte, oppure per i fine settimana, o ancora per periodi più lunghi.

GASTRONOMIA

Territorio a vocazione prevalentemente agricola, il Sannio è terra di grandi vini e di sapori semplici ma intensi, una cucina dalle solide radici contadine. Imprescindibile un buon piatto di pasta fatta a mano condito con sugo di agnello, ragù o con legumi. Tra i primi ricordiamo anche i cavatelli (delizioso formato di pasta corta tipico del Sud Italia) conditi con broccoli di rapa e pancetta, il fiavole (rustico a base di pasta sfoglia con ripieno di formaggio e uova cotto al forno), i panzerotti di S. Giuseppe (a base di pasta sfoglia con ripieno di ceci e cannella, fritti), la lasagna paesana di San Lorenzo Maggiore, con mozzarella, salsiccia fritta e sbriciolata, uova sode, parmigiano e basilico.

Cavatelli con broccoli di rapa e pancetta

Da provare il tortano di Amorosi, ripieno di salumi e formaggi locali; i crostini di pane di Faicchio, conditi con pomodori pelati, olio, origano, caciocavallo fresco e alici sott’olio; i taralli con finocchietto e pepe di San Lorenzello; la “pizza chiena” di Campolattaro, imbottita con caciotta, prosciutto crudo, salsiccia piccante e uova; le frittelle di fiori di zucca con alici sott’olio e scamorza di Pietralcina. Tra i formaggi ricordiamo il Caciocavallo Silano Dop, prodotto con latte bovino dei pascoli locali sia nella versione “dolce” (fresco) che “piccante” (stagionato), il Pecorino di Laticauda Sannita ed il Caciocavallo Podolico, prodotto con latte di vacca della razza podolica. Dopo due anni di stagionatura i cacicavalli si ricoprono di una sottile muffa bianco-grigiastra e la pasta assume una consistenza dura e friabile, tendendo a rompersi in scaglie. Tra i secondi ricordiamo gli ammugliatielli, involtini a base di polmone, fegato, animella, prezzemolo, aglio ed avvolti in budella di agnello e le gustosissime salsicce di Cusano Mutri, cucinate alla brace o utilizzate, sbriciolate e stemperate con la ricotta, come gustoso condimento per la pasta.

Fiavole (rustico ripieno cotto al forno)

Ottimi anche gli affettati come il pregiato prosciutto di Pietraroja (di cui se ne trovano testimonianze già nel 1776) ed il capocollo di maiale del Sannio la cui stagionatura viene eseguita con camino a legna e dura 90-120 giorni. Il prodotto è particolarmente profumato e ha una consistenza morbida e un gusto deciso e aromatico.

Tra i prodotti ortofrutticoli ricordiamo i funghi porcini, la cipolla di Bonea, dai bulbi molto aromatici, il carciofo di Pietralcina, adoperato per la preparazione di uno squisito ragù, la mela annurca campana, dalla polpa bianca, consistente e leggermente acidula e le ciliegie di Tocco Caudio, nel Parco Regionale del Taburno-Camposauro. L’Alto Tammaro è una zona anche a spiccata vocazione olivicola, in quanto fattori pedoclimatici, uniti alle capacità professionali, contribuiscono a produrre un olio di elevata qualità il “Sannio Beneventano”, ottenuto da varietà da sempre coltivate in zona e in grado di garantire una spiccata tipicità del prodotto.

Caciocavallo Silano DOP

E veniamo ai dolci, dove c’è solo l’imbarazzo della scelta. Tra i più noti la profumatissima pastiera di riso di Morcone (originale variante del tipico dolce pasquale napoletano) ed i famosissimi torroncini ricoperti di cioccolato di San Marco dei Cavoti che, insieme al torrone di Benevento, sono prodotti molto apprezzati sia in Italia che all’estero. Tra i dolciumi di tradizione casereccia nella zona di Baselice troviamo i susamedd, dolci rettangolari fatti con mandorle, miele e farina di grano tenero, le scartellat, strisce di pasta frolla fritte in olio bollente e ricoperte di miele, zucchero o vin cotto preparate nel periodo di Carnevale e il carusedd dolce pasquale a forma di cestino ripieno di ricotta o di riso con decorazione centrale fatta con un uovo solo.

Passando, ora, ai liquori non possiamo non menzionare il rinomato “Strega”, un liquore ad alta gradazione alcolica, i cui componenti e la cui preparazione sono tenuti rigorosamente segreti ed è prodotto unicamente a Benevento, ed il nocino (o nocillo) preparato col mallo delle noci, ricco di tannini che gli conferiscono il caratteristico colore scuro.
La provincia di Benevento costituisce una meta obbligata per l’enoturista più esigente. La dinamica viticoltura che si pratica in questo territorio produce ben sei DOC, considerati tra i migliori vini d’Italia: l’Aglianico del Taburno, il Taburno, il Guardiolo, il Sannio, il Sant’Agata dei Goti ed il Solopaca.

Torroncini ricoperti di cioccolato di San Marco dei Cavoti