Cison di Valmarino si veste di Natale

Torna nei due week end pre natalizi, 8-9 e 15-16 dicembre, l’annuale appuntamento con “Stelle a Natale“, manifestazione che offre una bellissima occasione per visitare Cison di Valmarino, antico borgo in provincia di Treviso, immerso in questo periodo nella magica atmosfera delle imminenti festività.

Cison di Valmarino,”Stelle a Natale”

In una veste tutta invernale e ricca di spirito natalizio, si potrà apprezzare e scoprire il colorato mondo delle creazioni artigianali alla ricerca di originali idee-regalo, tra cui non mancheranno prodotti agro alimentari tipici della tradizione italiana e veneta, in particolare. Il percorso espositivo partirà dalla centrale Piazza Roma per salire poi a Villa Marcello Marinelli, oggi hotel di lusso, alle Case Marian, complesso rurale recentemente ristrutturato e adibito a spazi espositivi, fino alle antiche Cantine Brandolini. La piazza del paese cambierà volto, grazie ad una articolata coreografia realizzata con “resti” del bosco. Ogni artigiano allestirà inoltre nella propria “bottega” una rappresentazione originale del Presepe. Ricca anche l’offerta culinaria proposta dalla Pro Loco: piatti tipici della cucina veneta e locale come lo spiedo, la pasta e fagioli, le trippe, il vin brulè e le castagne. Sempre la Pro Loco, in collaborazione con l’Associazione “La Via dei Mulini”, organizzerà l’interessante visita naturalistica “La valle del Rujo si prepara all’inverno: il sonno apparente del bosco” e la passeggiata storica “Cison, di pietra e d’acqua: dal borgo su per le sponde del Rujo, tra roste, rujee e rode da molin”.

Cison di Valmarino,”Stelle a Natale”

Tante le occasioni di divertimento: la pista di pattinaggio, i concerti di musica gospel e non solo, Babbo Natale in carne ossa che dispenserà caramelle per i più piccoli e ancora, presentazioni di libri, in particolare legati al mondo dei viaggi. Non mancheranno gli zampognari per le vie del borgo ed i canti popolari.

Tutto il programma nel dettaglio: “Stelle a Natale“.

VIVERE UN WEEK END IN VALMARENO

Per godervi appieno una vacanza in questi luoghi ricchi di fascino, consigliamo il Bed & Breakfast “La casa del pittore” (Revine Lago – Via Cal del Pozzo,13). “L’Art b&b la Casa del Pittore” è una casa di residenza, una “casa museo” in memoria dell’artista veneziano Mario Parpagiola (Venezia 1922 – Revine Lago 2005) che qui ha vissuto e operato. La casa ha un valore artistico per i suoi arredi autentici, risalenti al periodo compreso tra il 1700 ed il 1900 e per le opere d’arte che vi sono custodite, ma anche un valore didattico grazie ai vari oggetti che ornano la casa e che raccontano la storia artistica della famiglia e quella veneta.

“L’Art b&b la Casa del Pittore”

Si tratta di una tipica casa di campagna del luogo, caratterizzata all’interno da un’ ambientazione storico-veneta e all’esterno da una facciata in pietra a vista, tipica pietra locale. La casa, essendo un edificio storico- rurale, situato in zona storica, è vincolato internamente ed esternamente dai beni culturali. La storia famigliare e artistica della famiglia Parpagiola risale al 1500, una discendenza di pittori, cantanti e musicisti, come è testimoniato negli archivi storici di Venezia.

E per degustare un piatto di ottima cucina locale, consigliamo l’osteria “Al Ponte” (Cison di Valmarino – Via Dall’Oglio Egidio 4). Definire in tre parole la cucina dell’osteria ? Casalinga, stagionale e tipica. Casalinga perché la cuoca – mamma Emanuela – cucina proprio come a casa, usando le ricette tramandate dalla nonna, e poi lei ama il “fatto a mano”, perché lo ritiene più sano e anche più saporito. Stagionale perché è una cucina che rispetta i ritmi della natura ed è fatta proprio con i prodotti di questa terra, che vengono scelti dalla titolare: verdura, carne, prodotti caseari fino ai condimenti.

L’osteria con cucina “Al Ponte”

Tipica perché racconta la storia del territorio proprio attraverso i piatti che lo caratterizzano, dalla pasta e fagioli agli spezzatini di carne, dai contorni di radicchio al tiramisù.

Una chicca della gastronomia artigianale è la Birra Follina, prodotto dall’omonimo birrificio (Follina – Via Pedeguarda 26), non lontano dalla splendida abbazia cistercenze di Santa Maria. La passione per il mondo della birra artigianale, una lunga esperienza nella produzione vitivinicola e nella rifermentazione in bottiglia, vent’anni di studio della produzione brassicola di tutta Europa: ecco i presupposti per l’inizio di quest’avventura. Il nome deriva dall’antico borgo di Follina, lungo la pedemontana trevigiana, dove nel 2012 nasce il micro birrificio. Proprio la sorgente del Follina, uno dei fiumi più piccoli d’Italia, regala l’acqua purissima che è alla base della produzione delle Birre Follina, birre ad alta fermentazione di ispirazione belga, non filtrate e non pastorizzate, rivolte ad un pubblico dal gusto evoluto, alla ristorazione e alle enoteche che vogliono offrire ai propri clienti un’alternativa al vino. 

Birrificio “Birra Follina”

Nello stesso stabile del birrificio si trova lo Spazio dell’Uva e del Vino (acronimo S.U.V), luogo dedicato alla cultura locale ed in particolare a quella dell’Uva e del Vino. Perché è soprattutto quest’ultimo, e non solo il Prosecco, che definisce la cifra identitaria e paesaggistica di tutto il territorio dell’Alta Marca trevigiana.

VIAGGIO A CISON DI VALMARINO

Cison si trova verso la fine della Valmareno (chiamata anche Valsana), la vallata che da Vittorio Veneto arriva a Follina seguendo il corso del Soligo. Pare che il toponimo Cison derivi dal latino caesum, con il significato di “tagliato”, in riferimento alle antiche condizioni del territorio, bonificato e disboscato. Le origini di Cison si perdono nella notte dei tempi: il territorio probabilmente fu abitato a partire dal Paleolitico medio, ritrovamenti testimoniano la presenza dell’uomo già prima di 40.000 anni fa e altri reperti attestano attività umana nell’Età del Bronzo e nell’epoca romana. Antico centro politico e amministrativo della contea di Valmareno, il borgo è sorvegliato dal castello Brandolini, chiamato nel medioevo Castrum Costae.

Cison di Valmarino, Castel Brando

In passato fulcro del potere politico e punto di riferimento dell’intera area pedemontana, residenza dei Conti di Valmareno e del podestà, sede di uffici amministrativi e giudiziari, l’intero complesso, verso la fine degli anni’90, è stato ristrutturato ed adibito a struttura ricettiva e congressuale di alto livello. Il complesso fortificato (XII secolo), che si erge imponente sullo sperone del Col de Moi, fu trasformato dai conti Brandolini con l’aggiunta dell’ala rinascimentale e l’innalzamento delle mura e dei bastioni esterni. Fu il conte Antonio Maria Brandolini, morto nel 1530, a volere l’elegante facciata da dimora patrizia veneta, scandita da bifore e trifore a doppio ordine e la sistemazione del parco con fontana. Ma è soprattutto il centro storico ad attirare il visitatore, subito colpito dall’armonica Piazza Roma, su cui si affacciano il palazzo Barbi, villa veneta ora sede del Municipio e la Loggia, costruita a metà Seicento per ospitarvi il tribunale, oggi teatro che ospita ai piani superiori il Museo della Radio nel quale sono esposti 72 apparecchi che raccontano lo sviluppo tecnico ed estetico della radio nell’arco di tempo che va dagli anni Venti ai Settanta del Novecento.

Cison di Valmarino

In mostra anche il radiofonografo Safar progettato nel 1938 dall’ingegner Virgilio Floriani di Cison, un pioniere della ricerca nelle telecomunicazioni. La costruzione dell’attuale Municipio si deve alla famiglia Casoni, discendente da quella dei Cavalcanti di Firenze, come attesta la presenza dello stemma araldico che si trova sul pavimento della Sala Consigliare.

La chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta è un gioiello settecentesco (fu consacrata nel 1746) dalla doppia facciata: quella dell’ingresso principale, a ovest, è ornata da tre statue ottocentesche di Marco Casagrande raffiguranti Fede, Speranza e Carità; quella a est si affaccia su piazza Roma e presenta al centro la statua del patrono San Giovanni Battista e ai lati, disposte in coppia, Prudenza e Giustizia, Fortezza e Temperanza. L’interno a navata unica custodisce, sulla parete centrale dietro l’altare, l’Assunzione della Vergine di Egidio Dall’Oglio (1753) e un prezioso organo di Gaetano Callido del 1779.

Cison di Valmarino

Belli sono gli angeli-scultura dell’altare, i dipinti settecenteschi di un allievo del Piazzetta, così come, fuori dalla chiesa, gli altri palazzi veneti che rendono prezioso il borgo. Si noti, nel centro storico, che le imposte delle case sono quasi tutte rosse o marrone: un rosso che qui si chiama “rosso Brandolini”.

E a meravigliare, ancora, è lo scorrere dell’acqua fin dentro il borgo, grazie a un percorso – le Vie dell’Acqua – che, costeggiando il torrente Rujo, si snoda nel bosco per raggiungere i resti dei vecchi mulini di un tempo e altre opere idrauliche, testimonianze di archeologia industriale. Qualche centinaio di metri più a nord rispetto al centro cittadino, si possono visitare le strutture produttive dell’epoca: le Cantine Brandolini, oggi sapientemente restaurate e la vecchia latteria. Il fabbricato delle Cantine, eretto dalla famiglia Brandolini, venne destinato in una prima fase a scuderia e, solo successivamente, riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione di prodotti agricoli. Le informazioni riportate nei cartigli catastali del catasto Napoleonico del 1812 e austriaco del 1842 testimoniano che lo stabile in questione già all’epoca aveva le caratteristiche compositive e le dimensioni odierne.

Cison di Valmarino, “Stelle a Natale”

Difatti lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare-pedemontana avvenne precocemente, questo per la forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto. Pertanto già dal Quattrocento la Valmareno e la fascia collinare dell’alta trevigiana si specializzarono nella coltivazione della vite e nella produzione vinicola.

Non si può andar via da Cison prima di aver fatto il giro delle sue frazioni. La prima è Tovena, un borgo rurale di case di sasso quasi tutte recuperate. Da vedere la fontana settecentesca a pianta ottagonale in pietra masegno con specchi in pietra rossa; la chiesa dei Santi Simone e Giuda con il trittico dell’altare maggiore di fine Seicento e i tre altari minori interamente scolpiti e dorati; l’antica canonica con gli stemmi dei Brandolini e del vescovo Pietro Lioni; infine casa Magagnin, tipica abitazione in sasso, che reca sulla facciata tre dipinti murali di epoca settecentesca. Tutta di sasso anche la frazione Mura, ma quella che più rimane nel cuore è Rolle, circondata da colline boscose e dai vigneti del Prosecco.

Parco dei Laghi di Revine

Adorata da Andrea Zanzotto, fu definita dal poeta “una cartolina inviata dagli dei”. Il restauro dei lavatoi e abbeveratoi della Rosada invita a una sosta davanti al torrente che scendendo dalla parete rocciosa forma una piccola cascata.

Cison è punto di partenza per escursioni e passeggiate nella cornice prealpina della Marca Trevigiana, uno dei territori meno rovinati del Veneto. Offre ai suoi visitatori itinerari da percorrere a piedi, in bicicletta, a cavallo e, per i più pigri, in auto. Gli amanti della montagna possono raggiungere il Rifugio dei Loff, che può ospitare una decina di persone.

REVINE ED I SUOI LAGHI

Immersi nella Valmareno, tra le Prealpi venete e le colline trevigiane si trovano i due pittoreschi e caratteristici laghi glaciali di Santa Maria e di Lago, comunemente noti come Parco dei Laghi di Revine, posti alla quota di 224 metri (l’altitudine minima del territorio). Un angolo suggestivo, a pochi passi dalle località di Vittorio Veneto e Conegliano.

Revine, Parco Archeologico Didattico di Livelet

Sulle acque tranquille dei due laghetti, orlate di canneti e d’estate punteggiate di ninfee, si specchiano su una sponda le caratteristiche casette di sassi del comune di Revine Lago e delle sue frazioni, sull’altra quelle di Tarzo. Frequentati fin dal neolitico, i due laghi separati oggi da un piccolo istmo e messi in comunicazione dal canale delle Barche, formavano un tempo un grande specchio d’acqua nato dopo il ritiro del grande ghiacciaio del Piave, durante le varie fasi delle ultime glaciazioni.

L’origine degli insediamenti umani in questi luoghi si perde nella notte dei tempi: il ritrovamento di alcune selci in una torbiera di Colmaggiore (frazione di Tarzo) ed il recupero di parecchi materiali litici e di argilla sono la documentazione dell’esistenza di un villaggio palafitticolo databile tra il neolitico e l’Età del Bronzo, visibile oggi nella ricostruzione del Parco Archeologico Didattico di Livelet. Dotato di strutture dedicate all’accoglienza, alla didattica e all’agricoltura sperimentale, il Parco propone un affascinante viaggio indietro nel tempo.

Revine, Santuario di S. Francesco da Paola

Nell’area vi si trovano tre capanne, realizzate in scala reale e poste in prossimità dell’acqua, una struttura didattica al coperto, uno spazio riservato all’agricoltura per coltivazioni sperimentali; ampi spazi per le attività laboratoriali da svolgersi all’aperto e una struttura con servizi e per altre attività. Il parco didattico è visitato da scolaresche, ma è anche aperto alle famiglie con visita guidata. Oltre alla visita del parco, vi sono numerosi eventi di diversa natura (culturali, concerti, serate di incontri e tanti altri) che si svolgono all’interno dell’area.
Tra gli edifici del centro storico di Revine è da ricordare il Santuario di S. Francesco da Paola, costruito tra il 1677 e il 1702 su una balza del Monte Frascon, poco sotto l’omonimo castello medievale, dall’allora parroco don Giovanni Domenico Cumano. Arroccato sulle pendici dell’altura a nord del paese, il santuario è raggiungibile attraverso un sentiero accompagnato da una via Crucis segnata da antiche cappellette, contenenti formelle con bassorilievi, in luogo di pitture andate perdute. Dalla fine del XVIII secolo fino alla prima metà del XIX, l’oratorio fu abitato da eremiti e divenne meta di pellegrinaggi e di devozione popolare soprattutto nei periodi di epidemie.

Revine, chiesa parrocchiale di San Matteo

All’interno del santuario si possono ammirare opere di autori di un certo interesse nel panorama artistico veneto, come nel caso di Antonio Lazzarini (Belluno, 1672-1732), Mathias Cremsl, l’artista preferito dal don Cumano per il caldo cromatismo delle sue composizioni.

Degna di nota è anche la chiesa parrocchiale di San Matteo (XVII secolo, molto rimaneggiata), sede arcipretale. La chiesa conserva al suo interno una pregevole pala della Madonna col Bambino in gloria tra i santi Matteo e Mattia, databile al primo Settecento e opera del pittore locale Egidio Dall’Oglio. L’attuale campanile, che ha subito nel corso degli anni una sua evoluzione architettonica, risale agli anni venti del Novecento. Revine è molto interessante anche per i suoi caratteristici e antichi portici (più di 50 in tutto il Comune) e le sue caratteristiche case di pietra locale alcune delle quali hanno in facciata affreschi popolari con immagini sacre.

Cisono di Valmarino, “Stelle a Natale”