Lamon. “A tavola nel feltrino: il fagiolo”

Fagiolo Lamon I.G.P.

Tre giorni di festa nel borgo di Lamon (BL), dove dal 18 al 20 settembre è in programma “A tavola nel feltrino: il fagiolo”, evento organizzato e promosso dalla Pro Loco di Lamon per celebrare un’eccellenza locale, il fagiolo di Lamon I.G.P. Presente sul territorio da cinque secoli, questo legume trova nel clima mite e nei terreni alluvionali locali l’ambiente ideale per una produzione agricola autentica e di qualità.

“A tavola nel feltrino: il fagiolo”

Nel 1993 è nato il “Consorzio per la Tutela del Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese” e nel 1996 il fagiolo ha ottenuto dalla Comunità Europea il marchio I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta).

Durante le giornate della manifestazione, il centro del paese si anima con stand gastronomici allestiti per l’occasione che propongono piatti a base di fagioli I.G.P. cucinati secondo ricette variegate: gnocchi di zucca su crema e crumble di fagioli, lasagne al ragù bianco e fagioli, roast beef cotto in stile low & slow con fagioli in agrodolce e scaglie di Piave stravecchio, salsiccia con fagioli all’uccelletto o le polpettine di manzo in guazzetto, fagioli e crostone di pane, hamburgher di fagioli con patate fritte e cipolle caramellate, canederli al fagiolo e speck su salsa di formaggio Latteria e l’immancabile pasta e fagioli, solo per citare alcuni piatti. Nel menù gastronomico della manifestazione (gli stand sono allestiti in diverse location del borgo), non mancano ricette tradizionali tipiche del territorio e non solo.

“A tavola nel feltrino: il fagiolo”, mostre e cultura

Ne è un esempio la carne di pecora affumicata con polenta brustolaa, il panino al latte con pulled pork, cavolo viola e salsa allo yogurt o i dolci con ingrediente principe il fagiolo. Tra le ricette più audaci il tiramisù al fagiolo I.G.P. e lo strudel classico con aggiunta di fagioli e salsa vaniglia e il brownie al fagiolo servito con salsa alla vaniglia. L’offerta della 30° edizione della Festa è anche sinonimo di innovazione. “A tavola nel feltrino: il fagiolo” 2026 è infatti arricchita da un programma di intrattenimento e approfondimento culturale con mostre su storia e tradizioni, artigianato tipico, convegni, spettacoli con giochi di fuoco, giocoleria e magia, concerti di musica dal vivo che spaziano dal cantautorato italiano, con incursioni nel jazz e nella musica classica, alle canzoni popolari delle Dolomiti con riferimenti al Bal Folk e alla musica Bretone. Tra le varie iniziative in programma figura l’interessante Progetto Ciceroni, alla scoperta del patrimonio storico-artistico della chiesa di San Pietro.

“A tavola nel feltrino: il fagiolo”

Sabato e domenica i “ciceroni” saranno a disposizione dei visitatori che vorranno scoprire la ricchezza del patrimonio artistico della millenaria storia lamonese. Per informazioni e prenotazioni: prolocolamon@libero.it

Ampio spazio trovano anche l’arte e l’artigianato locale con intere aree della manifestazione riservate ad artigiani e scultori. Uno dei punti centrali dell’evento è la mostra mercato, spazio in cui è possibile conoscere e acquistare le pregiate varietà certificate di fagiolo di Lamon IGP, tra cui Spagnolet, Spagnol, Canalin e Calonega. Durante la tre giorni di festa è possibile anche visitare la mostra “La doppia vita degli attrezzi” allestita all’interno della chiesa di San Daniele. Dai secolari strumenti di lavoro contadino alle moderne attrezzature per lo sport e il turismo invernale: un viaggio affascinante alla scoperta della cultura materiale che ha trasformato l’inverno. Un’esposizione unica per riscoprire le radici storiche della montagna e valorizzare l’eredità culturale da cui nasce il presente di questa comunità.

“A tavola nel feltrino: il fagiolo”

La mostra è curata dal METS – Museo etnografico trentino San Michele. Il Museo illustra il sistema di sussistenza agrosilvopastorale, le lavorazioni artigiane che lo contornano e le testimonianze dell’arte e della devozione, della musica e del folklore delle valli del Trentino. Un’esposizione unica per riscoprire le radici storiche della montagna e valorizzare l’eredità culturale da cui nasce il presente di questo territorio ricco di piacevoli sorprese.

VIAGGIO A LAMON

Isolato dai profondissimi canyon del Cismon e del Vanoi, accerchiato dalla quinta rocciosa del Coppolo, dall’alto colletto boschivo che lo separa dall’altipiano tesino e dalle contrade di Arsié, il borgo di Lamon, capoluogo di un territorio vasto oltre 54 chilometri quadrati, situato all’estremo occidentale del territorio feltrino, si sviluppa su di un ampio terrazzamento di origine alluvionale a 600 metri s.l.m. Nonostante la scarsa accessibilità di quest’area, a tratti scoscesa, ogni più remoto lembo di terra venne colonizzata nel passato e, ancor oggi, si contano ben 19 frazioni e borgate abitate di cui le più importanti sono: San Donato, Costa, Arina, Campigotti, Rugna, Pezzè, Zavegna, Piei Lilli Toffoli.

Lamon

Nella conca Lamonese sono segnalati numerosi ritrovamenti preistorici che testimoniano la presenza umana nella zona fin dal Neolitico. In una grotta nei pressi di San Donato sono stati rinvenuti abbondanti resti ossei riferibili all’Ursus Speleus; lo scheletro di uno di questi orsi, in seguito completamente ricostruito, è oggi esposto nell’atrio del municipio di Lamon.

Romanizzato intorno al I secolo d.C., il territorio di Lamon può vantare il transito di uno dei tratti più’ spettacolari e suggestivi della via Claudia Augusta. La strada militare che collegava Altino con la Rezia era disseminata di fortificazioni, una delle quali molto probabilmente sorgeva sul Colle di San Pietro, dove venne poi edificata l’omonima chiesa parrocchiale eretta dopo l’VIII. La chiesa di San Pietro, dedicata al patrono di Lamon, è giunta a noi nell’attuale, semplice struttura esterna, frutto di successive trasformazioni e giustapposizioni. L’interno, articolato in tre navate e concluso da un coro poligonale, ospita due sacrestie e un importante patrimonio pittorico, databile tra il XVI e il XVII secolo.

Lamon, chiesa parrocchiale di Lamon

Vi si conservano affreschi di Marco da Mel, opere del Marescalchi e tele seicentesche attribuite al pittore feltrino A. Zocco. Sull’altare laterale destro si trova inoltre una Madonna con Bambino e San Giovannino di F. Frigimelica. Di particolare interesse è anche l’organo del Callido, recentemente restaurato e datato al 1600.

Ai piedi del colle di San Pietro sorge la chiesa di San Daniele, sottratta al culto nel 1959 e oggi divenuta uno spazio dedicato a iniziative culturali, mostre ed esposizioni temporanee. La data della sua fondazione non è certa: alcune fonti fanno risalire la ricostruzione ai primi decenni del Seicento, su una precedente cappella attestata già nel 1529. L’edificio, essenziale ma dalle proporzioni più imponenti rispetto alla precedente costruzione, presenta un interno a navata unica, coperto da una volta. A caratterizzarlo maggiormente è il campanile, la cui forma richiama uno stile costruttivo tipicamente nordico.

Museo Civico Archeologico di Lamon

La decorazione pittorica, in parte smembrata dopo la sconsacrazione, comprende una serie di affreschi del pittore G. Moech, mentre nella parte superiore dell’altare maggiore è collocata la Deposizione, attribuita al Frigimelica. Alcune delle tele sono oggi conservate nella chiesa del Sacro Cuore, altre nei depositi della canonica. Dopo un intervento di restauro conservativo, la chiesa è tornata a vivere come spazio per mostre, concerti e altre iniziative culturali.

Il Museo Civico Archeologico di Lamon si trova in via Resenterra e raccoglie i reperti degli scavi archeologici della necropoli romana di San Donato dove nel 1836 fu portato alla luce il “Calice del Diacono Orso”, tuttora ritenuto uno dei calici eucaristici più antichi dell’Occidente cristiano, un reperto oggi conservato al Museo Diocesano di Arte Sacra di Feltre. I corredi funebri rinvenuti della necropoli di San Donano (località Piasentot ) sono costituiti da oggetti di abbigliamento, di ornamento e d’uso e quasi sempre anche da una o più monete.

Museo Civico Archeologico di Lamon

Mancano, tranne in un’unica eccezione, elementi di ceramica. Nelle tombe femminili gli oggetti di ornamento in bronzo, argento e vetro sono numerosi e indiziali di una certa agiatezza nello status medio della popolazione. Più semplice, anche se molto interessante, il corredo funebre maschile con i famosi coltellini a serramanico usati nei lavori quotidiani.

A poche centinaia di metri dal centro è inoltre visibile un ponte romano che, inserito in un contesto naturale di rara bellezza e suggestione evocativa e grazie ad un recente intervento di sistemazione e restauro, restituisce al visitatore la memoria di lontani trascorsi quando, all’apice dello splendore dell’età imperiale, gli uomini delle legioni dell’esercito di Roma passavano attraverso questi luoghi per raggiungere le mai dome terre germaniche. Composto da un’unica campata con un arco a tutto sesto e costruito in pietra locale, il ponte romano si raggiunge facilmente con una breve e piacevole passeggiata partendo dal paese (dopo l’albergo Belvedere) o imboccando il sentiero dalla località Costa.

Lamon, ponte romano

Una curiosità storica: a partire dal XII secolo “la Pieve di Lamon” (il nome Lamon potrebbe derivare da paleo-veneto o pre-romano ‘lama’ significante luogo paludoso), si diede una serie di norme scritte, raccolte nella “Regola”, libro che ancor oggi testimonia come l’economia del paese fosse basata sull’allevamento e sullo sfruttamento del territorio. In particolare Lamon vanta una tradizione nell’attività della pastorizia svolta sia in loco che su tutto il territorio veneto-friulano e nella coltivazione del fagiolo. Coltivazione che ha portato, ormai tutti, ad associare automaticamente il nome del paese di Lamon a quello del prezioso legume ivi coltivato. Figure tradizionali, quelle dell’allevatore e dell’agricoltore, a cui in paese, con il passare dei secoli, si aggiunse quella del Cromèr, venditore ambulante di chincaglierie che, a piedi o in bicicletta, svolgeva il suo lavoro in tutto il Nord Italia e in alcuni paesi europei (in particolare in Svizzera). Che si tratti di un weekend fuori porta o di un viaggio più articolato alla scoperta del bellunese, Lamon offre al turista-visitatore la possibilità di godere di un ambiente sereno e rilassante.

Dalla cima del Monte Coppolo

Varie e diversificate le escursioni naturalistiche lungo sentieri alla riscoperta di borgate ormai disabitate, ma non per questo prive di fascino, oppure sino ai 2.069 metri della cima del Monte Coppolo. Si può inoltre percorrere, con inizio dalla località Costa lo stupendo tratto di via Claudia, giunta sino a noi , oggi, col nome di “Via Pagana”: quattro chilometri ininterrotti in salita leggera, intagliati nella roccia. Del tracciato originario della via non è rimasto che il profilo, in alcuni tratti perfettamente definito, le cui dimensioni variano dai 180 ai 200 centimetri. Le vie militari, ben diverse dalle viae silice stratae che attraversavano i grossi centri abitati, mostravano, su delle solide fondamenta in legno, pietra e sabbia, una copertura in ghiaia ben battuta ed erano chiamate viae glara stratae. Per chi desiderasse alloggiare a Lamon per visitare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo il B&B e Appartamenti Val Maschi (Via Maschi 8, Lamon). Le camere sono tutte dotate di balcone, TV a schermo piatto e bagno privato con set di cortesia, asciugacapelli e bidet.

B&B e Appartamenti Val Maschi

In certi alloggi c’è anche una cucina ben attrezzata, con frigorifero, microonde, piano cottura e lavatrice. La casa dispone di un’ampia sala comune al piano terra con cucina e caminetto dove si possono gustare prelibate e abbondanti colazioni a buffet, italiana o senza glutine. Vasta anche la disponibilità di libri di ogni genere. Servizio di noleggio biciclette in loco.

LAMON NEL PIATTO

Il territorio lamonese esprime anche con i propri piatti tradizionali una identità culturale assolutamente peculiare e distintiva. Le materie prime più caratteristiche sono naturalmente il fagiolo di Lamon, nei suoi quattro tipi più diffusi (Spagnolit, Spagnoloe, Calonega e Canalin)

Fu l’umanista Pierio Valeriano ad introdurre, intorno al 1532, il prezioso legume nel Bellunese, e precisamente a Lamon e Sovramonte, zone nelle quali il fagiolo ha trovato un ottimo ambiente, con un microclima ideale, come sta ad indicare l’annotazione del podestà di Feltre Giulio Garzoni fatta nel 1578. Per secoli il fagiolo, detto “carne dei poveri”, è stato l’alimento base della cucina popolare; ora è divenuto ingrediente ricercatissimo di piatti prelibati, riproposti ogni anno a settembre in occasione dell’ormai tradizionale iniziativa: “A Tavola nel Feltrino: il Fagiolo”. Il fagiolo di Lamon è riconosciuto dall’Unione Europea come prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta). Il territorio offre anche ottime carni in particolare quella di pecora e di maiale.

Fagioli Lamon, la zuppa

Assolutamente tipici sono anche i modi in cui tali prodotti sono lavorati, frutto di un sapere antico che la gente del posto ha gelosamente conservato. E’ tutto questo che rende la cucina lamonese un’esperienza unica e irripetibile, come avrà modo di verificare chi vorrà regalarsi il piacere di assaggiare alcune delle proposte preparate dai ristoratori del luogo o negli stand gastronomici che animano le feste sull’altopiano.

Non possono non essere menzionati, tra le pietanze tipicamente lamonesi, cartufole e fasöi (patate e fagioli), fasöi co la zeola (fagioli con la cipolla), la polenta ‘ncartufolàa, ottenuta aggiungendo patate alla farina, è proposta con il coniglio, con lo schiz (tipico formaggio locale) o il formaio frit (formaggio fritto). Da provare poi la puina ‘nfurmigàa (ricotta affumicata) o fresca, il menestrin (passato di fagioli) e il pendolon (a base di patate e fagioli).

Carn de fea ‘nfurmigàa (carne di pecora affumicata)

Come quest’ultimo, anche la carn de fea ‘nfurmigàa (carne di pecora affumicata) – attualmente inserita nella Lista dei Prodotti Agroalimentari tradizionali in base al Decreto Ministeriale 350/99 – costituiva un alimento tipico del pastore, che più che la carne consumava le code degli agnelli. Il metodo di preparazione base prevede che la carne, dopo la concia con sale, pepe, spezie e bacche di ginepro, subisca una affumicatura più o meno intensa a seconda della ricetta. Si tratta di un alimento di origini antiche, strettamente legato alla pastorizia transumante, peculiare e importante attività economica del territorio Lamonese fino alla metà del secolo scorso e si identifica appieno con gli usi e le tradizioni locali che fanno parte della cultura popolare di questo territorio.