
Zucca violina km0
San Carlo Terre del Reno celebra la Zucca e il suo Cappellaccio ferrarese I.G.P con l’omonima grande festa in programma dal 13 al 23 agosto. La giornata inaugurale, giovedì 13 prevede un menù speciale con Croccante Capitolina di zucca con salumi e formaggi, Amatriciana estense di cappellacci di zucca IGP, arrosto capitolino in guanciale croccante con cuore di zucca e pecorino e dolce gemellaggio di tenerina e zucca estense.

Al lavoro per la realizzazione dei Cappellacci
Non solo buon cibo ma anche buona musica con il live, “L’essenziale”, portato sul palco dalla band Tributo a Marco Mengoni.
La Sagra della Zucca e del suo Cappellaccio è un evento che nasce dal cuore della comunità di San Carlo (Fe), alla fine degli anni ’90, grazie alla passione e all’impegno di un gruppo di volontari che desideravano contribuire in modo concreto al proprio territorio. Tutto il ricavato della Sagra viene destinato ad iniziative ludiche per gli abitanti locali e per tutti coloro che, pur vivendo altrove, rimangono affettivamente legati a questa terra e tornano sempre a farci visita. Con le sue migliaia di coperti in soli 10 giorni, la Sagra ha un obiettivo chiaro: fare del bene! I riconoscimenti ottenuti nel tempo testimoniano questa “bontà”, sia in cucina che nello spirito che anima l’evento: già al Misen 2010, i cappellacci stracchino e tartufo sono stati premiati come miglior piatto della rassegna gastronomica, mentre nel 2005 la Sagra ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “Cuore d’oro” per i cappellacci noci e marsala, ideati insieme al professor Brandolini dell’Università di Ferrara con ingredienti ritenuti ideali anche per chi soffre di patologie cardiovascolari.

Sagra della Zucca e il suo Cappellaccio ferrarese I.G.P
Tanti altri i riconoscimenti ricevuti in seguito, tutti importanti: dalla “conquista” dell’ IGP a ottenere il marchio DE.CO. Per due prodotti: sono tutti passi avanti verso il miglioramento continuo che ci proponiamo. Una curiosità che pochi conoscono: il famoso Giovanni Rana, assiduo frequentatore degli eventi dell’Associazione Sagre e Dintorni, a cui ha partecipato anche la nostra Sagra, ha provato a scoprire la ricetta del nostro celebre tortino di zucca! Un segreto che i nostri volontari custodiscono molto gelosamente! La Sagra non si limita a fare qualcosa per il territorio, ma anche con il territorio: per questo motivo, la maggior parte degli ingredienti utilizzati in cucina sono a km 0, provenienti da fornitori locali.

San Carlo, gruppo cucina
Quando non riusciamo a trovare qualcosa nei dintorni, puntiamo sempre alla massima qualità, garantendo un’esperienza culinaria genuina e deliziosa.
VIAGGIO NELLE TERRE DEL RENO
Immerso nel cuore della pianura emiliana, in provincia di Ferrara, Terre del Reno è un territorio dove natura, storia, tradizioni contadine e patrimonio culturale convivono armoniosamente, in un contesto tranquillo ma dinamico, facilmente raggiungibile dalle principali città della Regione. Istituito il 1° gennaio 2017 dalla fusione dei comuni di Mirabello e Sant’Agostino, Terre del Reno rappresenta una delle undici fusioni amministrative approvate in Italia nello stesso anno ed è stata l’unica realizzata in Emilia-Romagna.
Tra le sue frazioni è annoverato San Carlo, un borgo sorto sulle terre di bonifica strappate al fiume Reno, che in questo tratto cessò di scorrere dopo la deviazione del suo corso nel 1767.

Il giovane Augusto Pola, Medaglia d’Oro al Valor Militare
Proprio grazie a quell’intervento fu possibile fu possibile ricavare lo spazio dell’attuale piazza Augusto Pola, intitolata al giovane sancarlese insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare, caduto sul fronte russo nel 1941 durante la Seconda guerra mondiale, nel tentativo di salvare il proprio comandante. All’inizio del Novecento il possidente terriero Tancredi Ludergnani compì un gesto destinato a segnare profondamente la storia del paese, donando alla Curia Arcivescovile di Bologna l’Oratorio Ghisilieri, completo di sacrestia, canonica e di un terreno destinato alla costruzione del primo asilo infantile di San Carlo. La donazione rese possibile l’istituzione della parrocchia autonoma dei Santi Carlo e Benedetto, sancendo il distacco dalla vicina parrocchia di Sant’Agostino, alla quale fino ad allora era stata sussidiaria. Dedicato ai Santi Carlo e Benedetto, l’Oratorio Ghisilieri ha rappresentato per secoli il cuore della vita religiosa della comunità, tanto da dare il nome al borgo sviluppatosi intorno alla chiesa all’inizio del Settecento. Per lungo tempo la chiesa mantenne il ruolo di sussidiaria della parrocchia di Sant’Agostino, fino al 1911, quando ottenne importanti concessioni e diritti parrocchiali, tra cui quello del fonte battesimale. Il definitivo riconoscimento arrivò nel 1916 quando Papa Benedetto XV, con decreto del cardinale Giovanni Cagliero Gusmini, dispose lo smembramento della parrocchia arcipretale di Sant’Agostino dalla sussidiale di San Carlo, autorizzando l’erezione di quest’ultima a parrocchia autonoma. Uno status che conserva ancora oggi.

Riccardo Frignani, foto per Proloco San Carlo
Con la crescita del paese, negli anni Novanta si rese necessaria la costruzione di una nuova e più ampia chiesa nel centro abitato, inaugurata nel 1997. Da allora l’antico Oratorio Ghisilieri è rimasto nel cuore dei sancarlesi come la “Chiesa Vecchia”, preziosa testimonianza delle origini della comunità e custode della sua memoria storica.
Oggi frazione di Terre del Reno, Sant’Agostino fu un comune autonomo fino al 2017 e vanta una storia affascinante che affonda le radici nel primo Cinquecento. Le numerose vicissitudini legate al fiume Reno, in particolare la Rotta Panfilia del 1750, costrinsero gli abitanti a ricollocare il nucleo religioso in un’area più sicura, dando origine alla nuova sede della parrocchia, dove oggi si possono ammirare pregevoli opere d’arte sacra. Tra Settecento e Ottocento, furono realizzati interventi di grande rilievo: la riedificazione della chiesa, della canonica e del campanile, con il contributo di artisti e architetti bolognesi come Giuseppe Tubertini, Jacopo Alessandro Calvi e Petronio Tadolini.

Terre del Reno, chiesa di Sant’Agostino
La chiesa, che conserva un prezioso organo realizzato da Francesco Traeri nel 1714 e, sull’altare maggiore, un dipinto dedicato al patrono del paese, Sant’Agostino, e a Santa Monica, attribuito a Jacopo Calvi, detto il Sordino, è stata riaperta al pubblico nel 2020 al termine dei restauri resi necessari dai danni provocati dal terremoto del 2012.
Il Bosco della Panfilia, situato nel territorio santagostinese, è un’oasi naturale di grande valore ambientale e paesaggistico, habitat di fauna selvatica e alberi secolari. Sorge nell’area golenale del fiume e rappresenta per qualità ed estensione, la più preziosa testimonianza delle antiche foreste planiziali padane. Comprende un tratto del fiume Reno e un lembo di foresta adiacente, tipico esempio di bosco umido di pianura un tempo diffuso in tutta la pianura padana. Gli uccelli rappresentano la fauna principale del bosco, sia per le specie stanziali che per quelle migratorie. Non mancano i rapaci: quelli notturni come l’allocco, il barbagianni, la civetta e il gufo comune che trovano frequente rifugio nelle vecchie case coloniche delle campagne circostanti; la poiana, il gheppio, lo sparviere e il nibbio bruno sono invece diurni, tra i mammiferi sono presenti la volpe, la puzzola, il tasso, il riccio, la talpa e la nutria, roditore originario del Sud America introdotto in Italia a scopo di allevamento, è presente nel Cavo Napoleonico e nel Reno.

Bosco della Panfilia
La varietà della flora presente rispecchia quelle tipiche di un bosco di pianura con specie arboree come la farnia, il frassino, il pioppo bianco, l’olmo, l’acero campestre e il salice bianco, arbustive come il prugnolo, il biancospino, il sanguinello, il nocciolo, il sambuco e il ligustro. Nel Bosco della Panfilia sono presenti molte varietà di funghi epigei oltre ad alcune specie di funghi ipogei, cioè i tartufi. In un censimento realizzato per conto della Regione Emilia-Romagna sono state segnalate 176 specie di macromiceti, ora sempre più rari, probabilmente a causa del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici. Nel 1971 la Società Italiana di Botanica ha classificato la Panfilia come “sito di notevole importanza vegetazionale, biotopo unico nel suo genere tra i boschi igrofili, per quanto riguarda l’associazione di piante che lo compongono”. Nel passato, il Bosco ha rappresentato per la popolazione locale una fonte di sostentamento, sia per l’approvigionamento di legname che per la raccolta dei prodotti del sottobosco, tra i quali per l’appunto il pregiatissimo tartufo bianco – Tuber Magnatum.

Bosco della Panfilia
Da oltre 40 anni, in quest’area si svolge la Sagra del Tartufo, protagonista della tradizione culinaria locale, che vede coinvolto l’intero paese e proprio per questa peculiarità, dal 2009 il Comune di Sant’Agostino è stato ammesso all’Associazione Nazionale Città del Tartufo. Il Bosco è visitabile in ogni stagione dell’anno, preferibilmente nei mesi primaverili e autunnali (è sconsigliabile quando l’ambiente è molto umido, dopo piogge o esondazione del fiume). All’interno non esistono strutture per il riposo o il ristoro, l’entrata principale è in Via del Cavo.
Situato lungo l’antico corso del fiume Reno, Mirabello è un centro abitato di origine antichissima. Sebbene le prime documentazioni certe risalgano al XVII secolo, il territorio fu interessato già nei secoli XI e XII dalla presenza della contessa Matilde di Canossa e dai Monaci di Nonantola, che vi introdussero il sistema della partecipanza, favorendo bonifiche e lo sviluppo agricolo. La zona, dopo un periodo di dominio delle acque, fu lentamente recuperata e popolata da contadini.

Cento, la Rocca
Le proprietà si disposero lungo il Reno, con la famiglia Ruini sul lato destro del fiume e i Prosperi sul lato sinistro. Quest’ultimi contribuirono in modo decisivo alla formazione dell’attuale centro urbano. L’arteria principale di Mirabello segue ancora oggi l’antico greto del Reno. Il paese assunse dignità parrocchiale nel 1840 e divenne comune autonomo nel 1959, staccandosi da Sant’Agostino. Come Sant’Agostino, anche Mirabello fu colpito duramente dai terremoti del 2012. In particolare, subì il crollo della chiesa di San Paolo e altri danni agli edifici pubblici e privati. Nella frazione di San Carlo si verificò un raro fenomeno di liquefazione delle sabbie, con rischi di sprofondamento del suolo e crolli, tra cui quello dell’Oratorio Ghisilieri del XVII secolo. Spingendosi più lontano nel territorio, si può visitare la splendida città estense di Ferrara e i suoi dintorni, ricchi di inusitate bellezze monumentali. Per apprezzare la pittura del protagonista della pittura barocca italiana Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, risulta fondamentale conoscere Cento, il luogo in cui è nato e vissuto.

Tris di cappellacci alla ferrarese IGP della Sagra
La pinacoteca San Lorenzo tappa irrinunciabile per vedere molto dei suoi capolavori, poi la più volte immortalata da Guercino nelle sue composizioni, la Rocca di Cento è una fortezza di origine medioevale sorta nel 1378, per volontà del vescovo di Bologna Bernardo di Bonnevalle. Oggi i suoi interni, completamente restaurati, presentano ambienti di pregio artistico o di interesse storico, come la stanza del camino, la cappella, la sala della trifora, le cannoniere e le prigioni.
RICETTA DEL DISCIPLINARE IGP – CAPPELLACCI DI ZUCCA FERRARESI
Ingredienti
Per la sfoglia: 250 grammi di farina bianca di grano tenero tipo 00, 3 uova, sale; per il ripieno: 400 grammi di polpa di zucca violina, 120 grammi di formaggio parmigiano grattugiato, 60 grammi di pangrattato, noce moscata, sale, pepe.
Preparazione

Chips di zucca
Lavare e asciugare la zucca, poi tagliarla a metà longitudinalmente; privatela dei semi e dei filamenti visibili.
Fatela cuocere in forno per circa 120/140 minuti a una temperatura compresa tra i 160° e i 200°. A cottura ultimata, tiratela fuori dal forno e lasciatela raffreddare; estraete la polpa dalla buccia e schiacciatela (eventualmente, aiutatevi con il passaverdura) fino ad ottenere una pasta morbida e vellutata. Amalgamate insieme alla zucca cotta il parmigiano, il pangrattato, il sale, il pepe e un po’ di noce moscata. Una volta che avrete preparato la pasta fresca, prendete la sfoglia, tiratela bene con il mattarello fino a raggiungere uno spessore di circa 0,4 e 0,7 mm (deve essere molto sottile).
Tagliatela in quadrati compresi tra 6,5 e 9,5 cm di lato con l’ausilio di una rotella tagliapasta.
Versate al centro di ogni quadrato di sfoglia un abbondante cucchiaino di ripieno.
A questo punto, chiudete il quadretto di sfoglia a metà, ottenendo un triangolo imbottito.
Ora prendete con pollice e indice le punte opposte del triangolino (dalla parte della farcitura) e fate girare gli angoli attorno al pollice e piegate all’indietro l’angolo superiore, in modo da ottenere la tipica forma del “cappellaccio” o “caplaz” in dialetto ferrarese. Esercitando una giusta pressione con le dita per non far uscire il ripieno.
Cuocete i cappellacci in acqua bollente salata per circa 5-6 minuti, raccogliere col mestolo forato appena vengono a galla.
Condire con burro fuso, parmigiano reggiano e salvia oppure con ragù di carne.
Vino consigliato: Lambrusco se il condimento è a base di ragù, Trebbiano se a base di burro e salvia. Fonte: Dop, Igp e produzioni di qualità Regione Emilia Romagna; Mipaaf disciplinari Igp riconosciuti.
CHIPS DI ZUCCA
Ingredienti: Zucca Butternut, una variante della zucca Violina, olio di semi di arachide, sale, pepe. Affettate sottile la zucca (meglio con affettatrice) asciugatele accuratamente le fettine e friggetele in olio profondo. Scolatele su carta assorbente, salate e pepate a vostro piacimento.