Sulla Via della Seta: Tajikistan e Uzbekistan

Khiva – foto di Sandra Rango

Da una parte altissime montagne, natura selvaggia, aria purissima ed una terra punteggiata di minuscoli insediamenti segnata dall’epopea di Alessandro Magno. Dall’altra le mitiche Samarcanda e Bukhara e la cittadella di Khiva per vivere alla corte di un grande del passato e per ubriacarsi di geometrie blu e turchesi, mosaici e maioliche sfavillanti.

I viali alberati e gli edifici dalle tinte pastello con lo sfondo di maestose catene montuose fanno di Dushanbe una delle più piacevoli e sicuramente la più bella delle capitali d’Asia Centrale, dal fascino antico. Il suo nome significa “lunedì” e deriva dal “mercato del lunedì” appunto, noto fin dal 1600 quando ancora questo luogo ospitava un semplice villaggio. Visitiamo il Tajik Market, davvero pittoresco e il Museo delle Antichità dove è conservata la statua di un Buddha alta 13 metri che data di 1500 anni fa.

Lago Iskandarkul

DUSHAMBE – LAGO ISKANDARKUL – ISTARAVSHAN
Partiamo quindi verso il lago Iskandarkul. La pista segue le pendici e le curve delle meravigliose vallate dello Zeravchan che nascondono piccoli villaggi circondati da boschi e orti ricchi di verzura. Piano piano la pista si inerpica fino a raggiungere Iskandarkul, il lago di Alessandro Magno, situato a 2195 metri d’altitudine. Lo specchio d’acqua turchese di 3,4 chilometri quadrati, di origine glaciale, è incastonato tra le pendici rosse di montagne che raggiungono i 4000 metri, creando un suggestivo contrasto. Passeggiamo lungo le rive del lago fino alla bella possente cascata, gustando meravigliosi panorami a non finire. Piccoli insediamenti abbarbicati alla montagna punteggiano la pista che conduce al passo di Shrakistan. I panorami qui non si contano, di grandissimo respiro, mozzafiato, ovunque si guardi, verso le cime che ci circondano.

Istaravshan

Poi discendiamo verso Ura Tepe, l’ex Istaravshan, una città di più di 2700 anni. Si tratta dell’antica Ciropoli, attraversata da viottoli e stradine che svelano all’improvviso monumenti importanti, a volte molto ben conservati. La medersa del sultano Abdulatif, per esempio, chiamata Kok Gumbaz per via della sua cupola blu del XV° secolo, la moschea ed il mausoleo di Hazrat-è-Shah con i suoi magnifici decori in ceramica e legno scolpito.

ISTARAVSHAN- KHODJIEND-TASHKENT
Partiamo per Khodjend, capitale del nord del Tadjikistan e seconda città del paese. Si tratterebbe dell’antica Alessandria-Eskhate, fondata da Alessandro Magno nel IV° secolo a.C., conquistata poi dagli arabi e successivamente da Gengis Khan e dai vari potenti di Bukhara e Kokand. Attraversata dal celebre fiume Syr Darya, la città riunisce e rappresenta tutti i vari aspetti urbani del paese: una larga arteria centrale, vecchi edifici, monumenti del passato ed una cittadella in rovina.

Il colore dei bazar

Vita, colori ed animazione si fondono nel vecchio bazar ed una passeggiata tra la gente che lo frequenta è d’obbligo. Giriamo tra i principali siti d’attrazione, da scegliere tra ben 20 mederse e non meno di 198 moschee. Da non mancare il complesso di Cheik Muslihaddin, davvero straordinario: un mausoleo, una medersa ed una moschea col suo bel minareto compongono questo luogo dove è ripreso oggi il culto religioso. Pure il museo vale la visita così come una delle ultime statue di Lenin ancora in piedi in Asia Centrale, davvero una curiosità.
Partiamo quindi per la frontiera con l’Uzbekistan per raggiungere Tashkent che dista circa 200 chilometri. Visitiamo la parte vecchia della capitale. Il Complesso Khasti Imam sembra introdurre degnamente questo paese con una grande carrellata di monumenti e uomini… Ma perché non dare uno sguardo all’unica metropolitana d’Asia Centrale, sontuosamente decorata ed all’animatissimo Bazar Tchorsu, davvero immenso ed incredibilmente animato ? Tutte le etnie vi sono presenti (più di 120 solo in Uzbekistan…) e l’incontro con la gente sarà uno dei più bei ricordi.

Tashkent – foto Claudia Meschini

Perché sia nei piccoli villaggi che nelle grandi città, lungo le strade, nelle campagne o nei bazar, si respira cortesia, cordialità e simpatia, curiosità e voglia di comunicare. Davvero splendido!

KHIVA – BUKHARA
In mattinata ci trasferiamo in aeroporto per imbarcarci sul volo per Urgentch. Siamo già nell’estremo nord-ovest dell’Uzbekistan, ad appena 30 chilometri da Khiva, situata nel deserto stepposo, la più affascinante delle oasi sull’antica Via della Seta. Khiva è nota come la città-museo a cielo aperto. Con un veloce trasferimento arriviamo quindi alla vecchia e perfettamente conservata cittadella di Khiva, luogo fuori dal tempo e di fascino unico.

La visita dell’oasi è di grande impatto emotivo e si svolge lungo i suggestivi viottoli che si snodano e s’ingarbugliano tra vecchie mederse, moschee e minareti, tra palazzi da “mille e una notte”, mausolei e caravanserragli. Kalta Minor, il minareto incompiuto dalle infinite, gustosissime teorie di maioliche blu e turchese, la Moschea Juma con le sue 218 colonne di legno intarsiato, lo straordinario Harem del Palazzo Tach Khaouli, la Madrasa Khodja, il palazzo Nurullobay, sono solo una minuscola testimonianza dell’opulenza di un tempo.

Khiva – foto di Claudia Meschini

Un piccolo esempio delle ricchezze architetturali ed artistiche racchiuse tra le mura di Kunia Ark, i grandi bastioni di mattoni d’argilla che, assieme a stravaganti potenti, accolsero anche importanti personaggi come Al-Khawarismi, padre dell’algebra, e Avicenna, il grande medico e filosofo che nacque più di mille anni fa non lontano da Bukhara.

Si lascia la regione seguendo da lontano i meandri dell’immenso fiume Amu Darya che si sviluppano pigri nella steppa sabbiosa del deserto di Kyzylkum. Un fiume storico questo, l’antico Oxus di Alessandro il Macedone, una volta vero serpente blu nel deserto. Oggi, depauperato da sistemi di irrigazione e condizionato da negativi fattori climatici, stenta a raggiungere il Lago Aral ridotto ormai a palude. Dopo un pic-nic lungo il percorso arriviamo nella celebre Bukhara.
Situata nella valle di Zerafshan, la città conserva intatto il suo charme autentico di importante tappa sulla Via della Seta, meta agognata di tutti i commercianti dell’epoca, centro ricchissimo di smistamento e vendita di mercanzie varie, tappeti e gioielli, fulcro culturale di sviluppo dell’Islam.

Samarcanda – foto Claudia Meschini

Decine sono i monumenti storici, le vecchie scuole coraniche, le tombe dei santi, le madrasse, le moschee, ormai quasi tutte in disuso, frequentate oggi solo dai visitatori inebriati dai decori raffinatissimi, dalle maioliche, dalle architetture ardite. Tutto è visitabile, dai vecchi palazzi ai luoghi di culto di un tempo, le stradine, i bazar… e su tutto dominano le massicce muraglie dell’Ark, la possente cittadella.

BUKHARA – SHAKHRISABZ – SAMARCANDA
Attraversando la steppa ci dirigiamo verso la cittadina che vide nascere Tamerlano nel 1336, l’antica Kech della Sogdiana, che sorge ai piedi dei monti Zeravshan, uno dei centri culturali più importanti del XIV° e XV° secolo. Molti ed interessanti i monumenti, come il palazzo Ak Sarai dall’immenso portale decorato di superbe maioliche, la moschea Kok Guymbaz del 1436 dal magnifico cupolone blu, il mausoleo Gumbazi Seidan. Continuamo il nostro viaggio verso Samarcanda: la mitica. Centro principale dell’antica Sogdiana, da sempre incrocio di grandi vie commerciali provenienti dalla Cina, dalla Siberia, dalla Persia e dall’Occidente, Samarcanda prosperò superbamente fino all’irrompere delle orde di Gengis Khan che la travolsero come una valanga. Due secoli più tardi Tamerlano la elesse a capitale del suo impero e risorse a nuova gloria. Oggi non si può che rimanere stupiti davanti agli edifici disposti intorno a quella che un tempo fu zona di mercato, la magnifica piazza Registan, la cui pavimentazione era a quell’epoca fatta di sola sabbia del deserto.

A Bukhara – foto Claudia Meschini

Spettacolari per la ricchezza e la varietà dei fregi, dei ghirigori, delle sfumature dal turchese al blu dei mosaici e delle maioliche, gli edifici di piazza Registan ci lasciano a bocca aperta e naso all’insù sotto ai vertiginosi portali ricchi di alveolizzazioni, all’ombra di minareti che svettano colorati verso il cielo.

E che dire poi della celebre cupola a costoloni del mausoleo di Timur, lo “zoppo”, della moschea Bibi-Khanum e del complesso di edifici di Shaki-Zinda ? E ancora il celebre Osservatorio di Ulugbek e gli affreschi del VII° secolo. Principe del XV secolo e nipote di Tamerlano, appassionato di astronomia, eresse un avanguardistico osservatorio sviluppato su tre piani che permise di approfondire la conoscenza della luna e del sole. Grazie alla precisione incredibile del suo sestante gigantesco furono stabilite le coordinate di più di mille stelle. Non lontano Afrosiab, il nucleo della città prima delle invasioni arabe. E non si può dimenticare ovviamente il Gran Bazar Syob, il più animato della città, dove non soltanto semplici souvenir ma anche oggetti di gran pregi abbondano.

L’Uzbekistan alla 60ª Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia

Il Padiglione dell’Uzbekistan alla 60ª Biennale di Venezia si distingue per un progetto immersivo e multisensoriale intitolato “Don’t Miss the Cue”. Curato dal Centre for Contemporary Art di Tashkent e guidato dall’artista Aziza Kadyri, l’esposizione affronta tematiche di identità, migrazione e memoria culturale attraverso una lente femminile e collettiva.

Particolare del Padiglione dell’Uzbekistan alla 60ª Biennale di Venezia

L’installazione trasforma lo spazio del padiglione in un palcoscenico teatrale, ispirato alle “Case della Cultura” che hanno caratterizzato l’Eurasia nel primo Novecento.

I visitatori attraversano un ambiente che ricorda il dietro le quinte di un teatro: stanze buie con costumi appesi, schermi digitali e angoli nascosti che creano un’atmosfera di attesa e riflessione. Il percorso culmina su un palco illuminato, attivato dallo sguardo del pubblico, che simboleggia il passaggio dalla marginalità alla visibilità.

La mostra esplora anche l’interazione tra tecnologia e tradizione. Il caratteristico ricamo a mano uzbeko suzani viene reinterpretato attraverso la tecnologia dell’intelligenza artificiale. Aziza Kadyri ha collaborato con la maestra del suzani Madina Kasimbaeva che ha trasformato i disegni di Aziza in arte tessile presente nelle tende e nei ricami. Di conseguenza, i visitatori possono comprendere meglio l’impatto della tecnologia sulla cultura e sull’identità passando attraverso tutte le installazioni, riconsiderando la propria esperienza personale nel processo.

Il Padiglione dell’Uzbekistan alla 60ª Biennale di Venezia

Il progetto esplora come le donne uzbeke, in particolare quelle della generazione post-indipendenza del 1991, navigano tra tradizione e modernità, affrontando temi di migrazione, trasformazione e resilienza. “Don’t Miss the Cue” si inserisce nel tema generale della Biennale, “Stranieri Ovunque”, proposto dal curatore Adriano Pedrosa. La mostra affronta questioni di appartenenza e identità attraverso le esperienze di donne dell’Asia centrale, offrendo un’idea di come esse si muovano e ridefiniscano sé stesse nel processo migratorio. L’esposizione invita alla riflessione sull’appartenenza e sull’identità in un mondo sempre più globalizzato, offrendo una narrazione intima e potente delle esperienze femminili uzbeke. Il Padiglione dell’Uzbekistan rimarrà aperto fino al 24 novembre 2024, offrendo un’opportunità unica di esplorare le dinamiche culturali e sociali di una regione in trasformazione.

Foto di Alessandro Angelo Gibaldi