Ad Antrodoco va in scena il Carnevale ‘Ndreocanu

Ad Antrodoco, borgo in provincia di Rieti, torna protagonista il Carnevale ‘Ndreocanu 2026, evento che andrà in scena sabato 14 febbraio e martedì 17 febbraio, una manifestazione ricca di tradizione, spettacoli e allegria per grandi e piccini che include, tra i festeggiamenti in calendario, una grande sfilata di carri mascherati (sabato 14 alle 15), seguita da esibizioni di canti, balli e majorettes con distribuzione dei dolci di Carnevale, a cura della Pro Loco di Antrodoco e del Centro anziani del borgo reatino.

Carnevale ‘Ndreocanu

Saranno i bambini ed i ragazzi delle scuole di Antrodoco i veri protagonisti dell’evento, difatti saranno loro ad inscenare, sempre sabato 14 il tradizionale “Carnevale dei 12 Mesi”. Denominata “Li dodici mesi”, questa rievocazione rappresenta un antico e fondamentale rito propiziatorio di origine contadina, un momento che per la vita dei campi significa “l’inizio della fine” della stagione invernale e quindi il ritorno alle attività agricole. Con l’auspicio di un anno fiorente in cui ogni mese “faccia il suo dovere”, “Li dodici mesi” viene riproposto per mantenere viva una tradizione che le prime testimonianze fotografiche datano primo Novecento ma le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Vi sono presenti elementi pagani e magico-religiosi ed ha, in ultima analisi, il fine di propiziare l’abbondanza dei frutti del lavoro e di conseguenza un maggior benessere per la comunità. Carnevale unico nel suo genere, tra i più autentici ed arcaici della Regione Lazio, il Carnevale ‘Ndreocanu mantiene vivo un altro evento fondamentale.

Carnevale ‘Ndreocanu

Si tratta del “Carnevale Morto”, che nel tardo pomeriggio di martedì 17 febbraio, a partire dalle 18, metterà fine ai festeggiamenti carnevaleschi con, appunto, il funerale di Carnevale, al termine del quale il fantoccio rappresentante Carnevale verrà bruciato. Un rito anche questo antichissimo che, raro nel suo genere, trova similitudini in regioni del Sud Italia come Puglia e Campania. Un evento caratterizzato da una sorprendente partecipazione spontanea da parte della cittadinanza che si riunisce attorno al defunto Carnevale per accompagnarlo in corteo, insieme al sindaco, al parroco, alla vedova e al notaio che, sul finire della cerimonia, dà lettura del testamento. Un corteo vero e proprio cadenzato dalla marcia funebre che termina nel luogo in cui il fantoccio che rappresenta il Carnevale viene bruciato, segnando la fine del Carnevale. Un rito tradizionale che simboleggia la chiusura dei festeggiamenti e l’inizio della Quaresima.

Carnevale ‘Ndreocanu

VIAGGIO AD ANTRODOCO

Antrodoco sorge nel cuore di un territorio incontaminato, circondato da tre imponenti gruppi montuosi: il Monte Giano (dove è visibile la famosa scritta realizzata nel 1939 con alberi di pino in onore di Benito Mussolini), il Monte Nuria e il Monte Elefante. Circondato da una natura maestosa, il borgo offre la possibilità di fare escursioni tra i luoghi più caratteristici dell’Appennino, dalle Gole di Antrodoco al Gruppo del Terminillo.

Antrodoco, borgo in provincia di Rieti

Nell’etimo stesso di Antrodoco che sembra derivi dall’osco Interocrium, dalla radice antica ocre, ovvero “tra le montagne” è suggellata la posizione geografica di questo centro, destinato a trovare un difficile equilibrio tra le risorse agricole della vallata alluvionale del Velino e quelle pastorali delle montagne incombenti. Antrodoco è ricordato col nome di Vicus Interocrea dal geografo classico Strabone, come Introthoco nelle fonti dell’alto medioevo e come Introducum al tempo di Madama Margherita d’Austria.

Le origini del borgo risalgono all’epoca romana, quando Antrodoco fu una mansio, “Stazione di posta sulla via Salaria”, come riportato nelle carte di Augusto nel 14 a.C. Le notizie di Antrodoco in età classica sono molto scarne. Durante il medioevo nella parte alta del paese, oggi denominata Rocchetta, fu costruita una Rocca che si poneva come avamposto inespugnabile e strategico lungo la via degli Abruzzi, utilizzata anche come via della transumanza. Il contado di Antrodoco è annoverato tra quelli che contribuì alla fondazione della Città dell’Aquila, propaggine abruzzese del Regno delle Due Sicilie. Nel 1821 Antrodoco fu teatro di quella che viene considerata la prima battaglia del Risorgimento italiano: tra le sue gole tra il 7 e il 9 marzo di quell’anno si affrontarono le truppe austriache guidate dal generale Frimont e gli insorti napoletani agli ordini di Guglielmo Pepe, che ebbero la peggio.

Antrodoco, Palazzo Pallini

Nel 1860 Antrodoco entrò a far parte del Regno d’Italia ma anche in questa, come in altre zone del Sud Italia, viene registrato il fenomeno del brigantaggio. Alla costituzione della Provincia di Rieti, nel 1927, Antrodoco scelse di lasciare L’Aquila per passare sotto la giurisdizione reatina. Nella lunga storia del paese non sono mancate catastrofi naturali, come il grande terremoto che nel 1703 colpì l’aquilano e l’alluvione che nel 1862 investì l’abitato di Sant’Anna.

Antrodoco conserva un impianto urbanistico regolare, di importazione francese, organizzato intorno alla piazza principale che è Piazza del Popolo. Su di essa si affaccia Palazzo Pallini, dalla inconfondibile facciata in stile liberty, appartenuto a Nicola Pallini, l’ideatore del famoso Mistrà, un liquore secco e aromatico, a base di distillato di vino e semi di anice, tipico dell’Italia centrale. Appena dietro la piazza si trova il duomo di Santa Maria Assunta, in origine intitolata alla Madonna del Popolo.

Antrodoco

Il cambio di nome è avvenuto negli anni cinquanta, dopo la proclamazione del dogma dell’Assunzione. Sorta in stile romanico fu ricostruita nel suo impianto attuale dopo il terremoto del 1703. Deve anche i suoi più recenti restauri a interventi successivi al terremoto del 1997. La navata centrale ha la caratteristica forma di una barca rovesciata. Ai lati si aprono simmetricamente, a destra e a sinistra, cinque cappelle. Di notevole pregio sono: l’imponente altare ligneo con due angeli e il vestito con ricami in filo d’oro e argento del corpo imbalsamato di San Benedetto. Vi si può ammirare anche la Croce Processionale di Nicola di Guardiagrele in argento dorato che per motivi di sicurezza è conservata presso il Museo Diocesano di Rieti. Sempre nelle vicinanze della piazza del Popolo si trova la chiesa di Santa Chiara, riaperta nel 2012 dopo un quarantennio di chiusura per restauro. Merita una visita La Rocchetta, il castello ormai rudere che svetta sul borgo, da cui ammirare l’orizzonte e il panorama naturale che circonda Antrodoco, raggiungibile percorrendo i vicoli del borgo.

Antrodoco, Santa Maria extra moenia e Battistero

Tracce storiche si possono scoprire al pianoterra del Municipio dove si trova il Museo Militare, curato dalla locale sezione dell’Associazione Nazionale Alpini. Al suo interno sono conservati materiali vari tra i quali molte divise che avevano in dotazione i vari Corpi d’Armata e in particolare le Truppe di Montagna, gli Alpini. Altro interessante museo è quello dedicato al pittore e incisore seicentesco Carlo Cesi e al pittore albanese Lin Delija.

Fuori dal centro storico, alle porte del paese, c’è la più importante delle chiese di Antrodoco, assolutamente da visitare: è la celebre Santa Maria extra moenia, (extra moenia in latino è appunto “fuori le mura”). Costruita nell’XI secolo su di un precedente tempio dedicato alla dea romana Diana, in origine venne dedicata a San Severo, primo parroco del paese e nel 1051 alla Vergine, dal vescovo Gerardo. L’edificio fu ripetutamente restaurato nei secoli, a causa di diversi rovinosi terremoti.

Antrodoco, Santuario della Madonna delle Grotte

All’interno sono conservati numerosi affreschi: lungo le pareti laterali troviamo la Crocifissione (seconda metà del XIV secolo), Santa Caterina da Siena (metà XV secolo), San Giovanni Battista (metà XV secolo) e altri Santi. Notevole l’affresco dello sposalizio di Santa Caterina d’Alessandria, della prima metà del XIV secolo. Vicino alla chiesa di Santa Maria Extra Moenia sorge un battistero a pianta esagonale, costruito intorno al terzo decennio del XV secolo, al cui interno è custodito un notevole patrimonio pittorico, costituito da cicli dipinti del Quattrocento. Altro sito religioso per cui Antrodoco è nota in tutta l’area è il Santuario della Madonna delle Grotte. Nell’ottobre 1601 un’immagine dipinta della Vergine Maria fu ritrovata in una grotta di Vignola, località nei pressi della frazione di Rocca di Corno, da una pastorella di nove anni, Bernardina Boccacci. L’anno successivo al ritrovamento dell’immagine sacra, al di sopra della grotta fu costruito un altare, e negli anni seguenti un santuario.

Monte Giano, Madonna delle Grotte

Da oltre quattrocento anni la Madonna delle Grotte è venerata dagli abitanti della Valle. Ogni inizio maggio la statua raffigurante la Vergine è portata in processione dai fedeli dal Santuario fino alla Collegiata di Antrodoco, dove rimane per tutto il periodo dei festeggiamenti, che durano circa un mese; il lunedì successivo la Pentecoste, l’immagine sacra viene riportata dai pellegrini al Santuario di Vignola: le strade del quartiere antrodocano di San Terenziano sono infiorate per l’occasione dagli abitanti.

Infine non si può tralasciare di parlare delle Terme le cui acque dalle proprietà erano già note in età romana: acque sulfuree che sgorgano dalle sorgenti poste alle pendici di Monte Giano. Pare siano state usate già dai romani ma solo verso la fine del XVI secolo hanno assunto una rilevante importanza dal punto di vista terapeutico. Proprio il Monte Giano è una meta per chi vuole fare escursioni nella zona. Il monte, famoso per la già citata scritta “DVX” che si nota anche a distanza di chilometri, sovrasta le Gole del Velino e arrivati in cima si possono ammirare il sottostante Piano della Mozza, e più sotto, il Piano di Cascina.

Valle del Vielino

I dintorni di Antrodoco offrono diverse mete turistiche di grande interesse come le Gole di Antrodoco, lunghe circa 3,5 chilometri e limitrofe alle Gole del Velino, queste ultime sono indubbiamente una delle attrazioni più belle nelle vicinanze del borgo. Si tratta una stretta e imponente vallata percorsa dalla via Salaria, dove ripide pareti boscose creano un paesaggio unico e spettacolare. Sono considerate dal Touring Club Italiano “forse la [forra] più selvaggia e suggestiva di tutto l’Appennino”.

Antrodoco, Ostello Il Castagno

Per chi desiderasse alloggiare ad Antrodoco per apprezzare in tranquillità tutte le bellezze del territorio, consigliamo l’Ostello Il Castagno (Via Fossi 15, Antrodoco). La struttura si trova nel cuore del centro storico di Antrodoco, a pochi passi dalla via principale del paese. Dall’Ostello Il Castagno si gode una piacevole vista sui tetti del borgo, e gli ospiti possono usufruire di un parcheggio riservato. L’ambiente è luminoso, semplice e curato, pensato per offrire un’atmosfera accogliente e familiare. Dispone di sette camere che possono essere prenotate come dormitori condivisi o camere private e dispongono di un bagno esterno dedicato. Gli ospiti hanno a disposizione una cucina principale e un cucinino attrezzato, una sala coworking e vari spazi comuni ideali per leggere, rilassarsi o socializzare, con libri e guide sul territorio.

ANTRODOCO NEL PIATTO

Stracci di Androcono

Il saldamirelli è un piatto a base di carni e frattaglie tipico della provincia rietina e della bassa Umbria. In pratica si tratta di un salume piccante e aromatico ottenuto dalla trasformazione dell’intestino tenue del suino, speziato con il finocchietto. Tradizionalmente viene preparato nei mesi invernali, quando si ammazza il maiale e si preparano i salumi; la sua produzione è molto antica e deriva dalla necessità di utilizzare tutte le parti del maiale scartate dopo la scelta per i prodotti di salumeria. Questo salume, la così detta coppa reatina, tipica di Antrodoco ed alcuni paesi circostanti, si ottiene mediante cottura, salatura a secco all’esterno ed una stagionatura di una decina di giorni; può essere consumato sia crudo che cotto. Il saldamirelli è caratterizzato da forma cilindrica e sfettucciata, colore rosso cupo con screziature bianche, sapore sapido ed aromatico. Tra gli altri piatti tipici di Antrodoco ricordiamo gli stracci, ai quali il paese laziale ad agosto dedica una frequentatissima sagra. Si tratta di crespelle arrotolate e farcite con un ripieno di carne, sugo, formaggio (parmigiano) e burro, cotte al forno finché dorate e croccanti. Chiamati stracci per la caratteristica forma dell’involucro – soffice proprio come uno straccetto – queste frittatine incorporano tutti i migliori ingredienti migliori del territorio come le uova paesane, l’olio extravergine Sabina DOP e la carne locale.

Fregnacce alla sabinese

La ricetta è antichissima, tramandata di generazione in generazione sin dall’età medievale: il contenuto del ripieno con macinato di vitellone, mozzarella, burro, sugo di manzo e parmigiano grattugiato, esaltano il gusto, rendendo questo prelibato piatto davvero unico nel suo genere. Altrettanto tipiche le fregnacce alla Sabinese, pasta fresca condita con sugo di carne e olive. Da assaggiare anche gli strengozzi alla reatina, pasta fresca fatta a mano, spesso servita con sughi locali o tartufo.

Tisichelle

Tra i dolci ricordiamo le tisichelle, dolcetti fragranti a forma di ciambellina, aromatizzati all’anice, ideali per accompagnare il caffè e i Ciambelletti della sposa, ciambelle glassate con albumi d’uovo, tipiche delle cerimonie. Molto particolare la Pizza messa, immancabile a Pasqua, una sorta di casatiello campano ricco di canditi, aromi, salame e uova. Prodotti locali legati al territorio, in un contesto di cucina genuina e legata alla tradizione reatina, sono oltre all’olio anche il tartufo che si trova nelle montagne circostanti ed è particolarmente apprezzato nelle preparazioni con farro e pasta, i funghi porcini ed il miele, ingrediente fondamentale per i dolci tradizionali come la Copeta, un croccante a base di noci, nocciole, miele e aromi. E infine il famoso Marrone Antrodocano, scrigno di una storia che dura da oltre 400 anni. Questo prodotto, unico nel suo genere, può essere acquistato sul territorio, oltre che nella sua forma non lavorata, anche nelle varie trasformazioni: farina, miele e marmellata di castagne.