Tartufesta del Po, Borgocarbonara celebra il tartufo bianco

Tartufo Bianco mantovano

Dodici appuntamenti a tavola, otto cene e quattro pranzi, e un solo ingrediente al centro di tutti i piatti: dal 30 ottobre al 22 novembre 2026 la Tartufesta del Po, giunta alla 29° edizione, porta il tartufo bianco a Carbonara di Po, frazione di Borgocarbonara, nel Mantovano. La grande manifestazione dedicata al tartufo organizzata e promossa dalla Pro Loco Carbonarese, occupa quattro fine settimana consecutivi durante i quali si potranno gustare piatti a base di tartufo bianco pregiato della Bassa Mantovana, primi tradizionali e dolci locali fatti a mano e utilizzando per lo più ingredienti a chilometro zero.

Tartufesta del Po, uovo al tegamino con tartufo (Fonte – Pro Loco Carbonarese)

Tartufesta del Po, che ha l’obiettivo di promuovere il territorio di Borgocarbonara in tutti i suoi diversi aspetti, dalla cucina alle bellezze naturali, è un appuntamento imperdibile per gli amanti della gastronomia e del tartufo bianco, uno dei tesori culinari più preziosi del territorio mantovano. In questa occasione Carbonara di Po si trasforma in una meta ideale per scoprire i sapori autentici della cucina locale, dove il tartufo bianco è il protagonista indiscusso di piatti tradizionali e rivisitazioni moderne. La manifestazione celebra non solo questo ingrediente straordinario, ma l’intera tradizione gastronomica della Lombardia, offrendo ai visitatori un’esperienza sensoriale completa. Durante le quattro settimane di festa, gli stand gastronomici si animano con proposte culinarie che valorizzano il tartufo in tutte le sue forme: dalle paste fresche alle zuppe, dai risotti ai secondi piatti, sempre accompagnati da vini e prodotti tipici locali che esaltano i sapori della terra mantovana. Oltre alle delizie culinarie, la Tartufesta offre un’ampia gamma di intrattenimento e attività complementari. Il mercato dedicato ai produttori locali permette di acquistare tartufi freschi, formaggi DOP, salumi tradizionali e vini pregiati direttamente dai produttori mantovani. Sono inoltre previsti laboratori didattici sulla ricerca e la lavorazione del tartufo, degustazioni guidate da esperti enogastronomici oltre a spettacoli folkloristici. Carbonara di Po diventa così un laboratorio gastronomico a cielo aperto, dove tradizione e passione per il cibo si incontrano, offrendo ai visitatori l’occasione di comprendere l’importanza storica e culturale del tartufo nella cucina italiana.

Tartufesta del Po, alcune specialità (Fonte – Pro Loco Carbonarese)

Le date della festa: 30-31 ottobre a cena, 1 novembre a pranzo; 6-7 novembre a cena, 8 novembre a pranzo; 13-14 novembre a cena, 15 novembre a pranzo; 20-21 novembre a cena, 22 novembre a pranzo e a cena. Partecipazione solo su prenotazione:  348 452 0695 – 333 2377400. WhatsApp e telefonate dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 20.

IL TARTUFO BIANCO

Quando si pensa al tartufo bianco, di solito vengono in mente le colline. Il re dei tartufi, però, cresce anche nella Bassa Mantovana. Gli piacciono i terreni lungo il grande fiume: sabbiosi e limosi, formati piena dopo piena dal Po, nel corso dei secoli. Vive in simbiosi con le radici di pioppi, salici, querce e tigli della golena. Senza quegli alberi e senza quell’umidità, il tartufo non vive. Non si può coltivare: si può solo cercare. Lo fanno i trifolai con i loro cani, nelle mattine d’autunno, seguendo sentieri che spesso si tramandano di padre in figlio (e che nessuno svela volentieri). Un consiglio da chi lo conosce bene: il tartufo bianco non si cuoce mai. Si affetta crudo, in lamelle sottili, su un piatto caldo che ne sprigiona il profumo. La base ideale? Un risotto mantecato, i tortelli di zucca o un uovo al tegamino.

Direzione Borgocarbonara

VIAGGIO A BORGOCARBONARA – CARBONARA DI PO

Le origini di Carbonara di Po, comune nel basso mantovano in provincia di Mantova, risalgono all’epoca romana (II° sec. d.C.) ma la sua presenza viene documentata solo nel Medioevo. Lungo l’argine maestro del Po sono stati rinvenuti reperti di origine romana: anfore, pavimenti e pozzi. Rimane traccia di questa storia nella documentazione conservata nell’archivio parrocchiale della Frazione di Bonizzo dove, tra le altre cose, il Mulino Petri conserva una collezione di strumenti agricoli del passato che ne fanno un vero museo della civiltà contadina.

A “caccia” di tartufi (Fonte Pro Loco Carbonarese)

Nel mulino sono anche custoditi reperti archeologici romani e medioevali rinvenuti in loco.

Il primo documento dove è attestato il nome di “Carbonera”, nella zona dell’attuale abitato, risale al 1082. Probabilmente esso si riferiva all’industria carbonifera qui situata. Altra ipotesi è che il toponimo faccia riferimento alla “Carbona” – dal latino “carbonaria” (acqua scura) – la fossa di scolo delle acque utilizzata da imbarcazioni addette al trasporto di carbone di legna prodotto in loco. Dal 1º gennaio 2019, a seguito del referendum popolare consultivo dell’11 febbraio 2018, Carbonara di Po si è fuso con il comune di Borgofranco sul Po per dare vita al nuovo comune di Borgocarbonara, del quale è sede municipale. Caratteristico della Bassa mantovana, Borgocarbonara si trova nel cuore della Valle del Tartufo mantovano e la sua notorietà è legata al suo profumatissimo tartufo bianco (tuber magnatum pico) di bella forma arrotondata e levigata tipica dei terreni fluviali e sabbiosi. La cultura popolare legata al tartufo è talmente radicata nel territorio che l’offerta di proposte improntate sul tartufo bianco è molto ampia, con ristoranti e negozi che propongono prodotti tipici della Valle del Tartufo.

Carbonara di Po, chiesa dell’Assunzione Beata Vergine Maria

Nel 1992 è nata anche l’associazione “Trifulin Mantuan” con lo scopo di tutelare il patrimonio tartufigeno, individuando un cospicuo numero di aree vocate alla produzione di tartufo bianco, ha così creato una via tartufigena di particolare interesse ambientalistico.

Borgocarbonara offre al visitatore oltre alla buona cucina e alle bellezze del Po e delle sue limitrofe aree verdi, anche un’architettura interessante. In località Carbonara di Po sorge la chiesa dell’Assunzione di Maria. La primitiva chiesa fu edificata probabilmente nel Medioevo. Nel XVIII secolo questo edificio era diventato troppo piccolo per soddisfare le esigenze della popolazione e si decise, allora, di erigerne una nuova. La nuova parrocchiale a tre navate venne costruita tra il 1790 ed il 1795. Nel 1954, durante gli interventi di rifacimento del pavimento, vennero alla luce alcuni antichi sepolcri. Nel 1986, la parrocchia di Carbonara di Po incorporò quella soppressa di Carbonarola, la chiesa della Beata Osanna Andreasi, edificio religioso inizialmente nato come oratorio privato della famiglia Andreasi.

Carbonarola, chiesa della Beata Osanna Andreasi

Incuneata in una profonda ansa formata dal Po, fra la campagna e l’argine maestro del fiume, nella sua unicità architettonica la chiesa della Beata Osanna Andreasi è considerata “uno dei rari esempi di edifici di culto a pianta ellittica del territorio mantovano”. Al suo interno è custodita la pala d’altare “Nozze mistiche della Beata Osanna Andreasi” realizzata da suor Orsola Maddalena Caccia (1596-1676) del convento di Moncalvo nel Monferrato, a quel tempo gonzaghesco. La firma dell’opera sul retro, che indica l’autrice e data il dipinto al 1648, è stata individuata in epoca recente, nel 1906. La chiesa della Beata Osanna Andreasi era originariamente collegata alla Corte Dalla Valle tramite un passaggio sotterraneo. Attribuita all’architetto Luca Fancelli la Corte Dalla Valle rappresenta uno tra i più antichi edifici civili superstiti nella campagna mantovana (seconda metà del XV secolo). Interessante anche la chiesa di San Giacomo Maggiore, a Borgofranco sul Po. Costruita nel 1778 in località Bonizzo nello stesso luogo dove persistenza una chiesa ancor più antica risalente al Medioevo, ma distrutta da un uragano.

Borgofranco, chiesa di San Giovanni Battista

Al suo interno è custodita una importante Pala di Altare del tardo ‘500 ed un quadro di valore dal titolo “Fuga in Egitto” di pittore anonimo lombardo del 1700. Sempre in località Bonizzo è possibile visitare il Museo del Tartufo, una struttura moderna (2007), sede dell’Associazione Strada del Tartufo Mantovano, caratterizzata da un percorso scientifico e formativo rivolto a diversi tipi di pubblico: ai più piccoli che potranno vivere esperienze didattico-scientifiche specifiche per la loro formazione e adatte al loro linguaggio e agli adulti con una linea di lettura specifica sugli aspetti botanici, biologici, culturali del tartufo e di ricerca e sviluppo della tartuficoltura. All’interno del bookshop si possono trovare una serie di pubblicazioni dedicate al tartufo, in libera consultazione, un computer per poter navigare nel sito del TRU.MU e accedere ai musei del tartufo e una parete dedicata ai bimbi.

Numerosi inoltre, nel comune di Borgocarbonara gli edifici di inizio ‘900 tra i quali spiccano Villa Fornaia, che nasce come villa Gavazzoni, oggi Villa Mila di proprietà Fornaia-Longhini, elegante costruzione in stile liberty, e Villa Bisighini, monumentale residenza di stile eclettico con annesso Mausoleo con marmi pregiati, oggi sede Municipale.

Borgocarbonara Villa Bisighini, sede Municipale

La villa fu fatta costruire fra il 1906 ed il 1908 e poi ceduta in eredità al comune di Carbonara di Po, da Francesco Bisighini, imprenditore edile. Nel settembre del 1912, la festa d’inaugurazione portò a Carbonara l’élite della zona, insieme alle famiglie del paese. Viene utilizzata attualmente anche per manifestazioni culturali ed eventi paesani. Bisighini, noto impresario edile carbonarese emigrato a fine del 1800 con la propria famiglia nella Buenos Aires della Bellè Epoque divenne uno dei molti costruttori italiani che diedero volto all’affascinante capitale argentina tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Ritornato nella sua Carbonara di Po, vi costruì la bella villa ora sede del Comune. Nei pressi di Carbonara Po, in un’ampia insenatura del fiume Po, si trova l’oasi naturalistica Riserva Naturale Isola Boscone che racchiude il secondo bosco spontaneo più grande della provincia di Mantova. Istituita nel 1984, la riserva naturale si estende su una superficie di 130 ettari ed è riconosciuta come “Zona umida di importanza internazionale”.

Riserva Naturale Isola Boscone

Accanto alle formazioni forestali si ritrovano tutti gli ambienti tipici delle dinamiche del Grande Fiume: lanche morte e lanche attive, fondamentali per l’alimentazione di numerose specie animali; pareti sabbiose verticali, ideali siti di nidificazione del gruccione e del topino; gli ambienti effimeri dei “sabbioni”, aree di elezione per importanti specie ornitiche come il fraticello e il corriere piccolo. Oltre ai già citati, tra gli uccelli presenti sull’isola meritano particolare riguardo il nibbio bruno, il lodolaio, il gufo comune, i picchi rosso e verde, le nitticore, le garzette, lo scricciolo e la cinciarella. Saldatasi da anni alla terraferma, l’Isola Boscone è facilmente raggiungibile dall’abitato di Carbonara di Po e al suo interno è presente un comodo percorso inerbito che con un’ora di cammino conduce il visitatore alla scoperta degli angoli più suggestivi della riserva. L’accesso, a piedi o in bicicletta, è libero e consentito durante tutto l’anno compatibilmente con i livelli del fiume.

BORGOCARBONARA NEL PIATTO

A Borgocarbonara, la cucina riflette la tradizione della bassa mantovana e della Valle del Tartufo. Il Tartufo Bianco (Tuber magnatum pico) è il re incontrastato del territorio, tutelato dall’Associazione Trifulin Mantuan.

I capunsei, detti anche gnocchi di pane

Prelibati anche i salumi mantovani come la coppa stagionata e la ventricina, prodotti da salumifici locali, l’olio di vinacciolo, antico olio del territorio ricavato dai semi degli acini d’uva ed i vini locali, tra cui le etichette della cantina locale e i vini del territorio mantovano. Tra i piatti tipici figurano il risotto con tartufo, branzino al tartufo, risotto con rane e tartufo, e uova in camicia con fonduta e tartufo. La Carbonara di Carbonara di Po, fiore all’occhiello del territorio, è una rivisitazione storica della classica carbonara romana creata per valorizzare le eccellenze del luogo, preparata utilizzando Parmigiano Reggiano 36 mesi (al posto del pecorino), guanciale locale, olio di vinacciolo e pasta con farine miste del territorio (prodotte da agricoltura biologica senza pesticidi o diserbanti), che danno al piatto una consistenza diversa e più croccante. Dalla tradizione mantovana vengono ripresi i tortelli di zucca ed i capunsei, detti anche gnocchi di pane, dalla forma cilindrica e affusolata. Piatto molto sostanzioso, che può essere consumato in brodo o asciutto, condito con burro fuso o ragù, è attestato già in epoca gonzaghesca (riportato sulle pergamene del XVI secolo). L’impasto dei capunsei si prepara con pane secco, burro, brodo, uova, grana e noce moscata e il loro nome significa “piccoli capponi”, forse per alludere a una pietanza meno ricca dei sontuosi volatili che venivano serviti sulle tavole dei nobili.