Tirano celebra lo Sforzato di Valtellina DOCG

Un fine settimana di scoperta e degustazione dello Sforzato di Valtellina DOCG, il re dei vini valtellinesi, con decine di cantine con prestigiose etichette dislocate nei saloni, nelle corti e nei giardini dei palazzi tiranesi. Eroico rosso Sforzato Wine Festival, in programma sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre a Tirano, in provincia di Sondrio, è l’occasione giusta per scoprire la perla dei vini valtellinesi in una città dal cuore antico.

Eroico rosso Sforzato Wine Festival (Foto d’archivio)

Eroico Rosso offre un’immersione a tutto tondo nei sapori e nelle emozioni di Valtellina: degustazioni, musica, passeggiate ai terrazzamenti, mostre d’arte, gite in mountain bike e visite guidate alla città storica.

Nato nel 2015, Eroico Rosso arriva nel 2026 alla dodicesima edizione e supera il traguardo dei dieci anni. Questa continuità lo ha reso uno degli appuntamenti enologici più riconoscibili di Tirano e della Valtellina. Nel tempo la manifestazione ha trasformato palazzi, corti e giardini della città in luoghi d’incontro tra cantine, visitatori e cultura valtellinese, affiancando alle degustazioni musica, arte, visite e percorsi nel territorio. Nel 2026 lascia la tradizionale collocazione di settembre e sceglie il 31 ottobre e il 1° novembre, nel periodo successivo alla vendemmia della Chiavennasca. Diventa così l’apertura di una settimana dedicata al vino, destinata ad accompagnare la Valtellina verso il Wine Trail.

Sabato 31 ottobre il racconto prenderà forma attraverso l’incontro diretto con i produttori di Sforzato. Saranno loro ad accogliere i visitatori e a far degustare il vino, mostrando come uno stesso territorio possa esprimersi in interpretazioni differenti. Ogni assaggio offrirà l’occasione per conoscere le scelte, i tempi e le storie delle cantine, restituendo allo Sforzato i volti e le voci di chi lo produce.

Domenica 1° novembre l’esperienza si allargherà agli eventi collaterali.

Eroico rosso Sforzato Wine Festival (Foto d’archivio)

Le masterclass creeranno uno spazio guidato per approfondire lo Sforzato, confrontarne le espressioni e affrontare temi come tecniche, annate o possibili abbinamenti con i prodotti del territorio. Gli altri appuntamenti completeranno la giornata con un ritmo differente: dopo la scoperta diffusa del sabato, la domenica accompagnerà il pubblico verso una conoscenza più consapevole. Eroico Rosso riunirà così i quattro filoni sviluppati nella comunicazione sociale – territorio, viticoltura eroica, Sforzato DOCG ed evento – e trasformerà il racconto in esperienza pubblica. Promozione enologica, patrimonio storico, paesaggio e cultura locale convergeranno in un progetto capace di rafforzare l’identità della città e di offrire una lettura autentica della Valtellina. È un invito a conoscere, comprendere e partecipare.

La viticoltura eroica

Per comprendere lo Sforzato occorre alzare lo sguardo verso i terrazzamenti. La viticoltura valtellinese si sviluppa su pendii ripidi, sostenuti da una fitta trama di muri in pietra a secco costruita e mantenuta nel tempo. Le testimonianze scritte della coltivazione della vite risalgono al IX secolo; il ruolo degli insediamenti monastici intorno all’anno Mille e la successiva diffusione dei terrazzamenti, soprattutto dal XIV secolo, mostrano quanto questo paesaggio sia il risultato di un’opera collettiva e secolare. I muri trattengono la terra, governano l’acqua e rendono coltivabile la montagna.

La viticoltura valtellinese si sviluppa su pendii ripidi

L’arte della costruzione in pietra a secco, iscritta nel 2018 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, riconosce un sapere fondato sulla conoscenza dei materiali, dell’equilibrio e del luogo. In questo contesto la definizione di viticoltura eroica non è un’immagine retorica. Descrive una pratica quotidiana condizionata dalle pendenze, dalla frammentazione degli appezzamenti e dalla possibilità limitata di utilizzare macchinari.

Eroico rosso Sforzato Wine Festival (Foto d’archivio)

La cura dei filari, la manutenzione dei muri, la selezione dei grappoli e la vendemmia richiedono ancora moltissimo lavoro manuale. L’eroismo non coincide dunque con un gesto eccezionale, ma con la presenza costante di chi custodisce un paesaggio produttivo e lo rinnova stagione dopo stagione. È una forma di agricoltura che unisce fatica, competenza e responsabilità, perché ogni risultato nasce dalla somma di attenzioni ripetute durante l’anno. Nel vino questo lavoro non rimane invisibile: diventa concentrazione, carattere e identità, ma anche testimonianza concreta del legame tra una comunità e la propria montagna.

Lo Sforzato di Valtellina DOCG

Il vitigno che interpreta questa montagna è il Nebbiolo, chiamato localmente Chiavennasca. Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre la vendemmia apre una delle fasi più delicate. Per lo Sforzato non basta raccogliere uve mature: vengono scelti grappoli sani, integri e preferibilmente spargoli, affinché l’aria possa circolare durante il riposo successivo. La selezione comincia tra i filari e prosegue nei fruttai, dove le uve vengono lasciate appassire naturalmente. Perdendo acqua, gli acini concentrano zuccheri, aromi e sostanze, mentre l’aerazione e il controllo costante proteggono un equilibrio fragile. La raccolta non rappresenta quindi una conclusione, ma l’inizio di una seconda maturazione, lenta e sorvegliata, nella quale il tempo diventa un vero elemento produttivo.

Visite guidate ed escursioni durante il Festival

È qui che si chiarisce l’apparente paradosso dello Sforzato: è un passito, perché nasce da uve appassite, ma è un vino secco. Durante la fermentazione gran parte degli zuccheri viene trasformata in alcol; nel calice rimangono la ricchezza e la profondità originate dall’appassimento, non una dolcezza dominante. Sforzato, o Sfursat, richiama proprio questo passaggio ulteriore chiesto all’uva. Riconosciuto come DOCG dal 2003, è stato il primo vino rosso passito secco italiano a ottenere tale denominazione. Il disciplinare prevede almeno il novanta per cento di Nebbiolo, la vinificazione non prima del primo dicembre e almeno venti mesi di invecchiamento e affinamento, di cui dodici in legno. Il colore è rubino, talvolta granato; i profumi richiamano frutta matura e spezie, poi cacao, tabacco e liquirizia. Il sorso è asciutto, caldo, morbido e strutturato, sostenuto dall’acidità.

VIAGGIO A TIRANO

Il Trenino Rosso del Bernina

Storica capitale dei Grigioni in Valtellina e Crocevia delle Alpi, Tirano è poliedrica città a misura d’uomo. Qui palazzi storici convivono con un paesaggio modellato dal lavoro paziente dell’uomo. I terrazzamenti vitati, oggi Patrimonio UNESCO, raccontano una cultura agricola antica e sostenibile. Situata nel cuore della Valtellina, al confine con la Svizzera, Tirano è una meta imperdibile per chi cerca una vacanza all’insegna di natura, cultura e tradizioni locali. Questa affascinante città alpina è celebre anche grazie al Trenino Rosso del Bernina, patrimonio UNESCO, che collega l’Italia a St. Moritz attraversando paesaggi mozzafiato tra le Alpi Retiche. Una volta saliti sul treno, si potrà ammirare il paesaggio circostante grazie alle carrozze panoramiche con ampie vetrate, che regalano una vista a 360°. Il Trenino Rosso del Bernina viaggia tutto l’anno offrendo paesaggi e colori mozzafiato: è da prevedere un’intera giornata per vivere questo incredibile viaggio nel cuore delle Alpi. Il viaggio dura complessivamente 2 ore e mezza, coprendo una distanza di circa 61 km, ma è possibile fermarsi in varie stazioni per poi risalire a bordo e proseguire il percorso costellato di opere ingegneristiche ardite, tra cui 52 ponti (il più lungo di 116 metri) e 13 gallerie.

IL Viadotto Elicoidale di Brusio

Un simbolo iconico è il Viadotto Elicoidale di Brusio, una spirale in pietra che consente al treno di guadagnare altitudine in uno spazio ridotto. La ferrovia del Bernina ha un gemellaggio consolidato con la linea ferroviaria Hakone Tozan in Giappone, costruita con principi simili. Per questo motivo, nelle stazioni di Tirano, St. Moritz e Alp Grüm, i nomi delle fermate sono scritti anche in giapponese. Il Trenino Rosso è diventato una delle attrazioni ferroviarie più famose al mondo, attirando circa 2 milioni di persone e trasportando 700.000 tonnellate di merci all’anno.

Tirano è anche un importante centro spirituale e artistico: la Basilica della Madonna di Tirano, costruita nel 1504, è uno dei più significativi santuari rinascimentali delle Alpi. Ricco fino all’esuberanza di stucchi e sculture, conserva all’interno un colossale organo, preziosa opera di intaglio iniziata nel 1608 del bresciano Giuseppe Bulgarini e completata nel 1638 dal milanese G.B. Salmoiraghi. In virtù della sua posizione è da sempre meta di fedeli provenienti da tutta l’Europa. Papa Pio XII, nel 1946, proclamò la Beata Vergine di Tirano “celeste patrona di tutta la Valtellina”. Stando alla tradizione, all’alba del 29 settembre 1504 la Madonna apparve al tiranese Mario Omodei promettendo la cessazione della peste, qualora fosse stato costruito un tempio in suo onore nel punto esatto dove era apparsa, vale a dire vicino al ponte della Folla, al di fuori della cinta muraria urbana.

Basilica della Madonna di Tirano

I tiranesi, confortati da una serie di eventi ritenuti miracolosi, subito si attivarono e in data 25 marzo 1505, nel corso di una solenne cerimonia, fu posta la prima pietra dell’edificio, ai piedi della medioevale chiesetta di Santa Perpetua. Il Santuario della Madonna di Tirano rappresenta la meta finale del Cammino mariano delle Alpi.

Il centro storico di Tirano conserva i resti delle mura sforzesche e le antiche porte cittadine, oltre a numerosi palazzi storici, tra cui spicca Palazzo Salis, una splendida e antica dimora costruita tra il 1630 e il 1690. Al suo interno si trovano 10 sale affrescate in stile barocco, che sono visitabili con un circuito museale che accompagna i visitatori da una sala all’altra. Ogni stanza si affaccia sull’antica corte rustica del ’500 denominata “Corte dei cavalli”, una chiesetta barocca dedicata a San Carlo Borromeo e un suggestivo giardino interno all’italiana.

A circa 20 minuti d’auto da Tirano si trova invece Grosio, un piccolo borgo che custodisce Villa Visconti Venosta, l’antica residenza estiva della nobile famiglia dei Visconti Venosta.

Grosio, Villa Visconti Venosta

All’esterno si estende un meraviglioso parco mentre all’interno della Villa si trovano una biblioteca civica e un museo. La visita guidata agli ambienti, i mobili d’epoca, i preziosi oggetti d’arte raccolti nel corso di generazioni svelano ai visitatori aneddoti e vicende della nobile casata dei Visconti Venosta.

Situato fra i comuni di Grosio e Grosotto, nella Media Valtellina, il Parco delle Incisioni Rupestri è la più importante testimonianza del passaggio delle antiche popolazioni in Valtellina. Scoperta nel 1966, la Rupe Magna risulta essere una delle più grandi rocce incise dell’arco alpino con oltre 5.000 raffigurazioni, databili tra la fine del Neolitico e l’età del Ferro (I millennio a.C.). Numerosi sono i temi raffigurati sulla Rupe Magna: dalle figure antropomorfe a quelle di animali, dalle figure geometriche alle coppelle, fino ad oggetti di vita quotidiana. Il simbolo indiscusso è l’incisione che rappresenta un uomo armato di uno scudo rotondo e di una spada o bastone.

Parco delle Incisioni Rupestri

Sulla sommità del colle che domina la Rupe Magna sorgono il castello di S. Faustino e il Castello Nuovo. Il primo, il più antico, ha tra i suoi elementi di spicco il campaniletto romanico, attiguo alla piccola cappella che conserva, al centro del presbiterio, due sepolcri medievali scavati nella roccia. Il Castello Nuovo, invece, è caratterizzato da una doppia cortina di mura e da una poderosa torre interna fortificata.

Ideale per escursioni a piedi e in bicicletta lungo la Via dei Terrazzamenti o il Sentiero Valtellina, Tirano è anche parte della rete Città Slow, grazie alla sua cucina tipica valtellinese, all’ospitalità autentica e alla valorizzazione delle sue tradizioni enogastronomiche.

TIRANO NEL PIATTO

A Tirano e in Valtellina la cucina nasce da una terra aspra e generosa, coltivata con pazienza su pendii assolati e pascoli d’alta quota. È una gastronomia fatta di ingredienti riconoscibili e gesti tramandati nel tempo. Dai vini dei terrazzamenti ai prodotti degli alpeggi, fino ai pizzoccheri, il gusto diventa un modo diretto per conoscere il territorio, in cui i chisciöi, frittelle croccanti a base di grano saraceno e formaggio, raccontano una cucina semplice e sostanziosa, capace di restituire la semplicità della cucina di montagna.

Pizzoccheri della Valtellina

Accanto ai grandi vini, il territorio offre eccellenze riconosciute come le mele della Valtellina IGP, il pane di segale, che valorizza una coltivazione antica, resistente ai climi di montagna, oggi riscoperta in chiave sostenibile e a km zero, e i pizzoccheri della Valtellina IGP, simbolo della cucina locale, realizzati a partire dal grano saraceno. Originari del territorio di Teglio, le prime testimonianze scritte risalgono al 1700, ma le loro radici sono ancora più profonde, intrecciate alla storia agricola della valle. Completano il quadro miele di alta quota, la pesteda, condimento aromatico tipico di Grosio, la Bisciola, il dolce caratteristico locale, e altre specialità artigianali che custodiscono sapori semplici, mai banali. In Valtellina nascono formaggi simbolo come il Bitto DOP e il Valtellina Casera DOP, espressione di pascoli d’alta quota, erbe spontanee e lavorazioni tradizionali. A questi si affianca la Bresaola della Valtellina IGP, salume magro e delicato, legato al clima della valle e a una sapiente stagionatura. I prodotti d’alpeggio sono, così, specchio di una tradizione casearia e alimentare modellata dalla montagna e dalle sue stagioni.