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		<title>Suggestioni dal Guatemala</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1573" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/6128769.jpg"><img class=" " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/6128769-1024x680.jpg" alt="" width="600" /></a><p class="wp-caption-text">Tempio del Grande Giaguaro a Tikal</p></div>
<p>Sorvolando l’isola di Flores, in <a title="Guatemala" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guatemala" target="_blank"><strong>Guatemala</strong></a>, con il piccolo aereo partito da Cancun, nello Yucatan, ci sembra quasi di tornare a casa. <strong>Flores</strong> ha una forma oblunga, vagamente simile ad un grosso pesce, proprio come Venezia, la nostra città.</p>
<div id="attachment_1584" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0021_IMG_0042.jpg"><img src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0021_IMG_0042-682x1024.jpg" alt="" width="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tessuti reallizati a mano dalle donne Maya</p></div>
<p>Fondata sul lago di Petèn Itzà dall’etnia degli Itzaes, in fuga dalla grande città di Chichèn Itzà, in Messico, Flores fu l’ultimo baluardo <a title="popolo Maya" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dei_Maya" target="_blank"><strong>Maya</strong></a>, consegnato agli spagnoli solo nel 1697. Alla popolazione autoctona, che ancora oggi parla antichi dialetti indigeni, si mescolano i meticci, detti ladinos ed i bianchi, una cerchia ristretta di persone che detiene il potere su gran parte delle attività economiche dell’isola. Il piccolo villaggio di Flores rappresenta il punto ideale di partenza per la visita al sito archeologico di <a title="TIkal" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tikal" target="_blank"><strong>Tikal</strong></a>, una tra le più importanti capitali del mondo Maya. Dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, Tikal risale a 2.700 anni fa ed i lavori di scavo, iniziati nel XX secolo, hanno portato alla luce solo parte degli antichi edifici, tuttora immersi nella giungla del <strong>Petèn</strong>. L’antica città si estende su un territorio di circa 16 chilometri con migliaia di edifici catalogati e per la maggior parte ancora da portare alla luce. All&#8217;ingresso del sito archeologico si trovano un piccolo museo e una ricostruzione su plastico della principale area cerimoniale ricca di templi e piramidi. Data la vastità dell’insediamento, per visitare le varie aree si seguono dei sentieri appositamente predisposti che all’interno della foresta conducono ai siti più interessanti. Subito si arriva nella spettacolare Plaza Mayor dove si trova il Tempio numero 1 detto del <strong>Grande Giaguaro</strong> eretto in onore del re Ah-Cacau (tradotto suona come Signore Cioccolato, l’assonanza del nome che richiama la pianta del cacao non è casuale considerando che per i Maya la bevanda ricavata dai frutti del cacao era ritenuta sacra e di valore altamente pregiato). Di fronte è situato il Tempio numero 2 edificato in onore di sua moglie Douze Ara. Piccole tettoie di paglia proteggono stele e grandi mascheroni di pietra scolpita, elementi decorativi delle antiche costruzioni.</p>
<div id="attachment_1576" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0361.jpg"><img class="  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0361-1024x682.jpg" alt="" width="550" /></a><p class="wp-caption-text">Suonatori di marimba</p></div>
<p>Intorno alla Plaza Mayor sono situate diverse acropoli e centri cerimoniali, facilmente raggiungibili seguendo le indicazioni, con numerosi e diversi templi tra cui spiccano la piramide del Mundo Perdito alta 32 metri ed il Tempio numero 4, parzialmente ricostruito. Salendo lungo una ripida scala di legno si arriva velocemente sulla cima del tempio da cui si gode una vista mozzafiato sulla foresta circostante con i profili dei tempi più alti che spuntano sopra le cime degli alberi.</p>
<div id="attachment_1575" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0398.jpg"><img class=" " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0398-1024x682.jpg" alt="" width="350" /></a><p class="wp-caption-text">Donne Maya con i loro bambini nei tradizionali marsupi</p></div>
<p>La città di Tikal, dopo un lungo periodo di egemonia,entrò in una fase di decadenza a partire dal X secolo e venne in seguito abbandonata; non se ne conoscono le cause specifiche, ma, come in altri casi, si può ipotizzare una decisione volontaria dovuta a crisi alimentari per scarse risorse naturali oppure a particolari interpretazioni divinatorie dei sacerdoti Maya. Quello che è certo è che se ne persero le tracce fino al 1848 quando, casualmente, due signori, Modesto Mendez e Ambrosio Tut, ne individuarono le tracce.</p>
<p>Mentre percorriamo uno dei sentieri sterrati che conducono alla Gran Plaza, dove sorge il famoso tempio del Grande Giaguaro, il classico acquazzone tropicale, un vero e proprio diluvio, ci impedisce di apprezzare le vestigia della città. La maggior parte delle antiche strutture sono difatti visitabili solo risalendo ripide, ed ora anche scivolose, scale a pioli, abbarbicate alle radici dei banyan, alberi giganteschi, tipici di questa zona del Guatemala.</p>
<div id="attachment_1574" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0083_IMG_0150.jpg"><img src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0083_IMG_0150-682x1024.jpg" alt="" width="350" /></a><p class="wp-caption-text">Una timida bambina Maya</p></div>
<p>Ancora zuppi di pioggia raggiungiamo l’aeroporto di Flores, appena in tempo per salire sull’aereo che ci porterà a <strong>Città</strong> <strong>del Guatemala</strong>, trafficata e caotica capitale del Paese. La metropoli non offre grandi attrattive al visitatore a causa dei violenti terremoti che l’hanno sconvolta nel corso dei secoli lasciando in piedi ben poche testimonianze artistiche relative al periodo della colonizzazione spagnola. Tra i pochi edifici degni di nota, la cattedrale Metropolitana, imponente nella sua severa e spoglia bellezza, ben diversa da quella di tante altre chiese latinoamericane, ridondanti di ornamenti.</p>
<p>Tutt’altra musica ad <a title="Antigua" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antigua_Guatemala" target="_blank"><strong>Antigua</strong></a>, la città più famosa e turistica del Paese. Fondata nel 1543 e nominata capitale delle colonie spagnole d’oltremare, Antigua mantiene ancora un aspetto tipicamente coloniale, nonostante i tanti terremoti che hanno scosso e parzialmente distrutto i suoi monumenti. Da ammirare i coloratissimi tessuti <strong>indios</strong> ricamati a mano che le donne maya, provenienti dai vicini borghi montani, ogni giorno vendono nella piazza centrale, il Parque Central. Nel nostro girovagare tra le stradine in acciottolato che contraddistinguono la città, ci ritroviamo davanti alla splendida chiesa di Nuestra Senora de la Merced, la più significativa dell’intero Guatemala, un edificio dipinto interamente di giallo, decorato con disegni in stucco bianco simili a leggiadri merletti.</p>
<p>Dopo un ottimo pranzo guatemalteco a base di chilles rellenos (peperoni ripieni) e pollo en pepian (pollo cotto con la zucca e una salsa di semi di sesamo e spezie), rallegrato dalle note di un’orchestra di marimba, siamo pronti a dare il via alle escursioni che ci porteranno a scoprire alcuni tra i principali villaggi indios arroccati lungo le pendici dei vulcani o nascosti in fondo a lussureggianti montagne: <strong>S.Antonio Aguas Calientes</strong>, <strong>Altotenango</strong> e poi <strong>Santa Maria de Jesus</strong>, dove abbiamo la fortuna di assistere ad una tradizionale e colorata cerimonia per la festa della mamma. La vita sonnolenta di questi paesini si risveglia e si anima nel giorno del mercato, un appuntamento da non perdere, anche solo per assistere al frenetico andirivieni di decine di venditori e acquirenti, impegnati a contrattare sul prezzo di stoffe colorate, verdure, galline e utensili di ogni tipo. Sulla via del ritorno ci fermiamo alle vestigia della Ciudad Vieja di Antigua, città interamente distrutta da un’enorme valanga di fango scesa nel 1541 dal vulcano Agua.</p>
<div id="attachment_1577" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0295.jpg"><img class="size-large wp-image-1577   " title="I" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0295-1024x682.jpg" alt="" width="550" /></a><p class="wp-caption-text">La chiesa di Nuestra Senora de la Merced ad Antigua</p></div>
<p>Un altro breve trasferimento in pulmino ci porta ad <a title="Lago Atitlan" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lago_de_Atitl%C3%A1n" target="_blank"><strong>Atitlan</strong></a>, splendido lago circondato da tre imponenti <strong>vulcani</strong>. Meta negli anni’70 di giovani turisti hippies che cercavano di mescolarsi alla colorata popolazione locale (qui anche gli uomini indossano sgargianti costumi), Atitlan si contraddistingue oggi per le faraoniche ville costruite dai nuovi ricchi di Città del Guatemala e per le innumerevoli strutture turistiche che ospitano centinaia di viaggiatori attirati dal fascino dei tanti paesini costruiti lungo le coste del lago.</p>
<div id="attachment_1578" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0005_IMG_0010.jpg"><img class="size-large wp-image-1578 " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0005_IMG_0010-682x1024.jpg" alt="" width="300" /></a><p class="wp-caption-text">Veduta del lago Atitlan</p></div>
<p>Da <strong>Panajachel</strong>, il più noto tra i villaggi di Atitlan, ci dirigiamo in barca alla volta di <strong>S.Pedro</strong> e poi di <strong>Santiago</strong>, paese dove alcuni bambini dediti all’”accalappiamento” del turista ci conducono a casa dello “<strong>sciamano</strong>” del villaggio. Nel suo salotto è conservata la statua lignea, avvolta in stoffe multicolore, di <strong>Maximon</strong>, protettore degli sciamani, sorta di santo Maya il cui nome deriva dal cattolico San Simeon. Durante la Settimana Santa, Maximon viene portato in processione lungo le stradine del borgo per raccogliere le offerte dei devoti, soprattutto sigarette e liquori!</p>
<p>Un’escursione in jeep ci porta, quindi, sui verdeggianti altipiani guatemaltechi. Visitiamo <strong>S.Francisco Alto</strong>, villaggio rinomato per il suo affollatissimo bazar, <strong>S.Andres Xemul</strong>, con la sua chiesa indigena giallo ocra decorata da stucchi multicolore e Quetzaltenango, elegante borgo coloniale situato a oltre 2.330 metri d’altezza.</p>
<p>Ma la sorpresa più bella che il Guatemala ci riserva la scopriamo a <strong>Chichicastenango</strong> e precisamente nella chiesa di S.Tomàs. Qui, mescolati a quelli cattolici, si svolgono ancora oggi i <strong>riti sciamanici e animisti</strong> tramandati oralmente dai Maya. Le due fedi religiose, indigena e cristiana, si sono integrate senza apparente sforzo, grazie alle numerose affinità che le accomunano: giorni di digiuno, altari, incenso, vino sacro consumato durante le celebrazioni, confessione, battesimo e il libro sacro<a title="libro sacro Popol Vuh" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Popol_Vuh" target="_blank"> <strong>Popol Vuh</strong>,</a>molto simile alla Bibbia. Tutte le copie dell’antico testo Maya furono distrutte dai missionari cattolici, tranne una, trascritta e tradotta in spagnolo nel 1702 dal frate domenicano Francisco Ximenes. Accompagnati da Ricardo, una giovane guida locale, entriamo nella modesta ma elegante chiesa di S.Tomas. I discendenti dei Maya si recano qui per pregare davanti ai dodici altari in legno che si trovano lungo il corridoio centrale dell’edificio. Inginocchiati invocano gli elementi della natura, il sole, la luna e la pioggia affinché il raccolto del mais sia proficuo.</p>
<div id="attachment_1581" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0345.jpg"><img class="size-large wp-image-1581  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0345-682x1024.jpg" alt="" width="300" /></a><p class="wp-caption-text">I coloratissimi marsupi guatemaltechi</p></div>
<p>Osserviamo alcuni indigeni accendere candele di diverse dimensioni sugli altari: più importante è la richiesta da esaudire, più grande sarà la candela, ci spiega Ricardo. Per propiziarsi gli dei, vengono poi cosparsi sugli altari liquori e fiori: petali bianchi nella speranza che il raccolto sia abbondante, rossi per la salute degli animali d’allevamento, boccioli rosa affinché i bambini crescano sani e forti. Una volta terminate le preghiere il gruppo di devoti si reca fuori dalla chiesa, dove su un altare in pietra brucia incenso a brace viva. Muovendo le braccia in modo da rendere incandescenti le ceneri, i fedeli invitano lo sciamano a leggere nel fuoco l’esito delle loro richieste. Se la risposta del fuoco sarà negativa vuol dire che la persona non è stata abbastanza sincera ed ha nascosto a sé stessa la vera natura e le motivazioni della sua preghiera. Il fascino di questi antichi rituali e la devozione che gli indigeni dimostrano nei confronti dei loro dei sono, forse, il ricordo più intenso di un Paese che, nonostante la povertà, l’arretratezza economica e la rigida gestione del potere, rappresenta un angolo del Centro America dotato di grande ricchezza culturale e spirituale.</p>
<p><strong>ISTRUZIONI PER IL VIAGGIO</strong></p>
<p>a cura di<em> Erica Roggio</em></p>
<p><strong>GEOGRAFIA</strong></p>
<p>Il Guatemala confina con Messico, Belize, El Salvador e Honduras ed è bagnato ad ovest dall’oceano Pacifico e ad est dal mare dei Caraibi. Il Paese si estende su un’area di 108.889 chilometri quadrati che ospita 13.018.759 abitanti, ed è considerato la nazione più popolosa del centroamerica. Caratterizzato da un territorio prevalentemente montuoso (si ricordano la Sierra Madre e la catena Cuchumatanes), è sede di ben 37 vulcani – di cui 4 tuttora attivi. Il picco più elevato (4.220 metri) è il Tajumulco. La costa, invece, risulta pianeggiante e fertile: su questa crescono rigogliose foreste tropicali.</p>
<p><strong>CAPITALE</strong></p>
<p>Città del Guatemala</p>
<div id="attachment_1594" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0001_IMG_0019.jpg"><img class="size-large wp-image-1594  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0001_IMG_0019-682x1024.jpg" alt="" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Il colore, anche negli abiti maschili, non manca mai</p></div>
<p><strong>LINGUA</strong></p>
<p>La lingua ufficiale è lo spagnolo (Castigliano). Tuttavia, nelle aree rurali, e in particolare sugli altipiani occidentali, si parlano oltre 23 idiomi indigeni, le lingue maya e l’amerindie.</p>
<p><strong>RELIGIONE</strong></p>
<p>Principalmente cattolica o protestante (quest’ultima di stampo pentecostale), talvolta associata ai riti maya tradizionali. Diffuse le sette evangeliche.</p>
<p><strong>FUSO ORARIO</strong></p>
<p>-6 ore rispetto all’Italia (-7 ore quando vige l’ora legale)</p>
<p><strong>ELETTRICITA’</strong></p>
<p>110 &#8211; 120 V, 60 Hz. Le prese sono di tipo americano a lamelle piatte. In alcune zone, potrebbero esserci limitazioni di corrente elettrica a livello di infrastrutture o in determinate fasce orarie.</p>
<p><strong>PREFISSO TELEFONICO</strong></p>
<p>00502. Non si riscontrano sostanziali problemi di comunicazione con l’estero. Si segnala, inoltre, una buona copertura della rete Internet.</p>
<p><strong>MONETA</strong></p>
<p>Il Quetzal è la moneta ufficiale. Data la difficoltà di convertire gli Euro o altra moneta in valuta locale (fatta eccezione per i cambi di frontiera, spesso poco convenienti), è opportuno procurarsi dollari statunitensi, accettati anche dagli esercizi commerciali. Le carte di credito appartenenti ai circuiti Visa e Mastercard possono essere utilizzate per pagare hotel, ristoranti e trasporti privati; è possibile prelevare da sportelli bancomat soltanto nelle città principali.</p>
<p><strong>LINK</strong></p>
<div id="attachment_1595" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0054_IMG_0106.jpg"><img class="size-large wp-image-1595" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0054_IMG_0106-682x1024.jpg" alt="" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Anche gli anziani amano i colori sgargianti</p></div>
<p>www.visitguatemala.com Il sito ufficiale dell’Ente del Turismo guatemalteco (sito in inglese e spagnolo) www.visitguatemalaprensa.com Manifestazioni folk loriche, attività culturali, sportive e d’intrattenimento (sito in italiano) http://www.sosguatemala.it Panoramica su storia, geografia, usi e costumi del popolo guatemalteco (sito in italiano).</p>
<p><strong>QUANDO ANDARE</strong></p>
<p>Il clima tropicale del Guatemala varia a seconda dell’altitudine e della zona: gli altipiani sono caratterizzati da temperatura tra gli 8 ed i 16 gradi, con forti escursioni termiche notturne, specialmente a dicembre e gennaio, quando è facile arrivare anche sotto lo zero; la costa, si rivela invece calda e umida, oscillando la temperatura dai 20 ai 38 gradi. Il periodo secco va da novembre ad aprile, lasciando poi il posto alla stagione delle piogge con rischio di uragani, cicloni e tempeste tropicali sulla costa atlantica. Tali perturbazioni potrebbero provocare disagi (allagamenti o l’interruzione delle strade) e potrebbe essere decretato persino lo stato di emergenza. Il sito Internet www.nhc.noaa.gov, insieme ai media e alle autorità locali, costituiscono i mezzi fondamentali per tenersi aggiornati in queste circostanze. Si segnala anche il numero verde 1500, istituito per fornire l’assistenza necessaria. La capitale gode invece di un’eterna primavera.</p>
<p><strong>COME ARRIVARE</strong></p>
<p>Il Guatemala risulta facilmente raggiungibile dall’Italia grazie al volo diretto di Lauda Air, che effettua la tratta Malpensa – Guatemala City, e dalla Spagna con Iberia. Altre compagnie europee effettuano scalo a Città del Messico o negli USA (via Dallas, Los Angeles, Miami, Houston). Al momento del rientro, è richiesto il pagamento di una tassa di circa 10 dollari statunitensi in aeroporto. Il Guatemala è anche raggiungibile via terra, in autobus o in treno – tramite servizi periodici effettuati da Cancun (Messico), El Salvador, Coban (Honduras) o dal Belize – oppure ancora via mare – da Punta Gorda (Belize). La frontiera di Bethel è servita da due autobus che giornalmente effettuano la corsa internazionale. Date le cattive condizioni in cui versano le strade, tali tragitti potrebbero rivelarsi più lunghi del previsto.</p>
<p><strong>DOCUMENTI</strong></p>
<div id="attachment_1596" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0284.jpg"><img class="size-large wp-image-1596  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0284-1024x682.jpg" alt="" width="350" /></a><p class="wp-caption-text">Cattedrale di Santiago ad Antigua</p></div>
<p>Passaporto: è necessario il passaporto in corso di validità con durata di almeno sei mesi al momento della partenza.</p>
<p>Visto: i soggiorni per motivi di turismo per un massimo di 90 giorni non è richiesto alcun visto d’ingresso nel Paese. Solitamente bisogna chiedere esplicitamente un permesso con validità di 90 giorni, altrimenti ne sarà assegnato uno da 30. Un’eventuale proroga può essere richiesta contattando la Direzione Generale per l’Immigrazione al numero 0050223608546. Per qualsiasi altra attività, compreso studio, ricerca o volontariato, è indispensabile contattare la propria Ambasciata o il Consolato.</p>
<p>Da dichiarare: non si segnalano particolari restrizioni sull’importazione di valuta e prodotti stranieri, fatta eccezione per insaccati e carne cruda.</p>
<p>Patente di guida: per guidare in Guatemala, è sufficiente la patente italiana, accompagnata da un’assicurazione di responsabilità civile e casco obbligatorie.</p>
<p><strong>INFORMAZIONI SANITARIE E SICUREZZA</strong></p>
<p>Nessuna vaccinazione è obbligatoria, tuttavia quelle contro l’epatite A e B e una buona profilassi antimalarica sono fortemente consigliate. In alcune zone del nord del Paese sono diffuse malaria, tubercolosi, dengue, (distretti di Petèn, Ixcan, Quiché, Hehuetenango, Alta Verapaz, Esquintla).</p>
<div id="attachment_1607" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0404.jpg"><img class="size-large wp-image-1607 " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0404-1024x682.jpg" alt="" width="550" /></a><p class="wp-caption-text">Mercato del villaggio di Santa Maria de Jesus</p></div>
<p>Per prevenire punture di zanzara indesiderate, presenti soprattutto in pianura, si rivela spesso sufficiente l’uso di repellenti e di abiti che coprano le braccia e le gambe, oltre ad alloggiare in locali protetti da zanzariere, lontano da acque stagnanti. In caso di febbre, consultare il medico evitando di assumere aspirina e derivati, controindicati per la dengue. Durante il soggiorno, è necessario ricordarsi di lavarsi le mani abitualmente, evitare di consumare frutta e verdura cruda e non sbucciata, ghiaccio e gelato, acquistare soltanto acqua in bottiglia. Per un’adeguata assistenza medica, è opportuno rivolgersi alle strutture ospedaliere della capitale, o, in alternativa, recarsi presso centri privati (talvolta negli USA). Prima di intraprendere il viaggio, è preferibile stipulare un’assicurazione sanitaria che preveda sia la copertura delle spese mediche che il rimpatrio in caso di malattia.</p>
<p><strong>INDIRIZZI E NUMERI UTILI</strong></p>
<div id="attachment_1598" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0416.jpg"><img class="size-large wp-image-1598  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG_0416-682x1024.jpg" alt="" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Gli abiti tradizionali sono chiamati huipil</p></div>
<p>Ambasciata d’Italia a Città del Guatemala:</p>
<p>12 Calle 6-49, Zona 14 Città del Guatemala. Tel. +502 23669271 Fax +502 23673916 Cellulare del funzionario di turno +50252059079</p>
<p>Istituto di Cultura:</p>
<p>Tel. +502 23668394 Fax +502 23668495 e-mail: ambasciata.guatemala@esteri.it</p>
<p>Indirizzo ufficio turistico in Italia:</p>
<p>Ente Nazionale Turismo del Guatemala Via Prassilla, 152 &#8211; 00124 Roma. Tel. 0650916626. Fax: 065053406. www.guatemalaweb.com</p>
<p>Ambasciata del Guatemala :</p>
<p>Via Colli della Farnesina, 128- 00194 Roma. Tel. 0636299091; Fax: 063291639</p>
<p>Consolati:</p>
<p>Vc. Calusca, 2 &#8211; 20123 Milano. Tel. 0289400454</p>
<p>P.zza Martiri, 30 &#8211; 80121 Napoli. Tel. 0817643032</p>
<p>Via A.M. Maragliano, 2 &#8211; 16121 Genova. Tel. 0105530086</p>
<p>Via Borgosesia, 30 &#8211; 10145 Torino. Tel. 0117412435</p>
<p>P.zza dell’Unità d’Italia, 7 &#8211; 34121 Trieste. Tel. 0406702711</p>
<p><strong>GUIDE<a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0002_IMG_0020.jpg"><img class="size-large wp-image-1599 alignright" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0002_IMG_0020-682x1024.jpg" alt="" width="400" /></a></strong></p>
<p>- “Guatemala e Belize” di G. Conner e V. Lucas, Guide EDT/Lonely Planet, Torino, 2005</p>
<p>- “Messico e Guatemala. Last minute” di AA.VV. Giunti Editore, Collana Le guide del gabbiano, 2003</p>
<p>- “Guatemala” di Stewart Lain, editore Vallardi Viaggi, Collana Rough Guides, 2003</p>
<p><strong>LETTURE</strong></p>
<p>- “La civiltà dei Maya” di H. Wilhelmy, Laterza, Collana Biblioteca Universale, Bari, 1990. Pensiero e stile di vita del popolo Maya, l’evoluzione della cultura in rapporto al territorio. Uno dei migliori scritti divulgativi sull’argomento.</p>
<p>- “Mulatta Senzanome”di M.A. Asturias, Mondadori, Milano, 2001. L’immagine del Guatemala come calderone di varie etnie emerge da questo romanzo del celeberrimo premio Nobel.</p>
<p>- “Mi chiamo Rigoberta Menchù, biografia e vera storia del Guatemala” di E. Burgos, Giunti Editore, 1983. La testimonianza sofferta di Rigoberta – indigena della comunità dei Quiché, nonché Premio Nobel per la Pace – cela una denuncia della globalizzazione che sgretola la cultura delle civiltà lontane, e ne ostacola la sopravvivenza.</p>
<p>- “Guatemala. Nunca más” di S. Gallini, Ed. Sperling &amp; Kupfer, Milano, 1999 Un importante documento sui terribili soprusi attuati dal governo guatemalteco, redatto dalla Chiesa e dalle Nazioni Unite.</p>
<p><strong>DORMIRE</strong></p>
<p>Nelle zone turistiche si può pernottare in tutta sicurezza in piccole posade o alberghi a gestione familiare. Le camere sono spesso dotate di ventilatore e anche aria condizionata. Nella capitale la maggior parte degli hotel e ritrovi turistici si trovano nella Zona Viva (zona 10), l’area più tranquilla della città, lontana dalle baraccopoli, dov’è possibile passeggiare a piedi. Altri alberghi e pensioni di categoria internazionale sono situati nelle zone 9 e 14. Il prezzo di un pernottamento può variare dai cinque ai sessanta dollari, a cui bisogna aggiungere l’IVA e una tassa turistica del 10%. Nelle aree rurali, è possibile pernottare anche in fattorie &#8211; più spartane &#8211; che sostengono progetti di cooperazione allo sviluppo, di comune accordo con alcune organizzazioni di turismo responsabile.</p>
<p><strong>MANGIARE</strong></p>
<div id="attachment_1609" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0037_IMG_0064.jpg"><img class="size-large wp-image-1609 " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0037_IMG_0064-682x1024.jpg" alt="" width="200" /></a><p class="wp-caption-text">Scorci di vita al mercato</p></div>
<p>Tra gli alimenti di base della cucina guatemalteca, si trovano granoturco, pollo, fagioli, peperoni piccanti e frutta tropicale. Il mais è messo a bollire in una pentola assieme alla calce; sostengono i guatelmatechi che questa tecnica serve per eliminarne i filamenti e per rinforzare le ossa. Ogni pasto comprende una crema di fagioli neri bolteados e le celebri tortillas. Una delle pietanze tipiche, il <em>coban kaquik</em>, vede tra i principali ingredienti la carne di maiale, pomodoro verde, peperoncino acerbo, farina di mais oppure riso. Sulla costa è possibile ordinare anche i frutti di mare e la zuppa di pesce con peperoncino, cipolla e limone (<em>ceviches</em>). Eccezionale la carne alla griglia e il <em>tamal</em>, involtino di mais farcito con sugo al formaggio (oppure, in alternativa, erbe e cioccolata). <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0036_IMG_0063.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-1601" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0036_IMG_0063-682x1024.jpg" alt="" width="350" /></a></p>
<p>La bevanda più diffusa è senza dubbio la birra Gallo, chiara o scura e generalmente poco alcolica, mentre il vino è solitamente importato. Il consumo di rum, invece, è legato alla religione, pertanto lo bevono anche i bambini più piccoli. Piuttosto diffuse anche l’<em>atol</em>, infuso di mais bollito, e il <em>pinol</em>, simile a un caffè di mais. Il <em>guaro</em>, liquore di cereali fermentati, è distribuito nei giorni di festa. I luoghi di ristoro più economici sono senza dubbio i <em>Comedores</em> <em>Populares</em>, trattorie in cui il menù di una sola portata può arrivare a costare un paio di dollari circa. Al prezzo va aggiunta l’IVA del 12%, oltre alla mancia. Si consiglia, tuttavia, di accertarsi delle condizioni igieniche dei locali prima di accomodarsi.</p>
<p><strong>ACQUISTI</strong></p>
<p>Il mercato dell’artigianato organizzato appositamente per i turisti non gode indubbiamente dello stesso fascino di quelli locali. Il <em>souvenir</em> più caratteristico è costituito dal costume tradizionale Maya – l’<em>huipil</em> &#8211; tessuto artigianalmente dalle donne su telaio a cintura, e successivamente decorato e ricamato a mano. I colori impiegati e i motivi realizzati variano da villaggio a villaggio, abbelliti dal tocco e dall’interpretazione individuale.</p>
<p>Tele, fasce per capelli, scialli, portaoggetti in stoffa, cinture, ceramiche e steli raffigurano la simbologia magica del passato, e sono associati, talvolta, a messaggi che riguardano la famiglia o il gruppo d’appartenenza, o miti e credenze precolombiane. Secondo la concezione Maya, infatti, ogni punto cardinale corrisponde ad una divinità che sorregge il cielo, a cui si attribuisce un colore diverso: al nord corrisponde il bianco che rappresenta coraggio e dignità; al sud la spiritualità, mentre ad est il rosso della vita e dell’amore; ad ovest il nero della notte e dell’oltretomba; mentre al centro del cosmo dei Maya si trova il verde, emblema di fertilità. Il rombo, figura molto frequente sui tessuti, racchiude le due piramidi dell’universo Maya. Rinomati anche i laboratori di pietre di giada, disponibile in diverse sfumature: bianca, verde, nera e viola. Nei mercati è abitudine ormai comune e consolidata contrattare il prezzo con il venditore.</p>
<p><strong>TRASPORTI</strong></p>
<div id="attachment_1604" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0096_IMG_0169.jpg"><img class="size-large wp-image-1604 " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0096_IMG_0169-682x1024.jpg" alt="" width="350" /></a><p class="wp-caption-text">Nei villaggi arroccati sulle pendici dei vulcani l’acqua si prende ancora alle fontane pubbliche</p></div>
<p>In aereo: si tratta sicuramente del mezzo migliore con cui raggiungere le città principali. Le compagnie Taca, Tag Airlines e Tikal Jets consentono spostamenti sicuri e piuttosto economici operando su tratte diverse.</p>
<p>In nave: alcuni parchi nazionali sono raggiungibili esclusivamente via mare, imbarcandosi dai porti di Puerto Quetzal, Santo Tomas de Castilla.</p>
<p>In bus: gli autobus sono generalmente sovraffollati, poco confortevoli ed economici, ma offrono un buon servizio di collegamento tra le città. Si raccomanda la massima attenzione durante gli spostamenti, specialmente se notturni, non solo nelle aree isolate ma anche in città. E’ inoltre importante scegliere accuratamente la ditta di trasporti a cui rivolgersi, in quanto in molti casi queste risparmiano sulla dovuta manutenzione. In caso di incidenti con feriti, la Polizia locale è tenuta al fermo precauzionale di tutte le persone coinvolte, ed è pertanto richiesto l’intervento dell’Ambasciata.</p>
<p>In treno: i 886 chilometri di linea ferroviaria servono principalmente per il trasporto merci, tuttavia su alcuni percorsi è possibile utilizzare il treno in alternativa all’autobus.</p>
<p>Mezzi privati: quasi tutte le strade sono asfaltate, tuttavia a causa della cattiva manutenzione, gli incidenti sono frequenti. Data la carenza di infrastrutture adeguate, prima di effettuare escursioni o tragitti in auto è preferibile consultare il sito del CONRED (www.conred.org), ente addetto al coordinamento nazionale per la riduzione di disastri e incidenti; o in alternativa quello dello INSIVUMEH (www.insivumeh.gob.gt), l’Istituto Nazionale per la Metereologia. Ulteriori informazioni sulla viabilità si possono richiedere all’Istituto Nazionale per il Turismo (INGUAT) che dispone di un servizio di assistenza al turista, contattando i seguenti numeri: 00502.2421.2810 oppure 00502.2421.1500. E’comunque preferibile, per motivi di sicurezza, evitare di circolare da soli su un’auto a noleggio, ma piuttosto affidarsi ai servizi predisposti da un Tour Operator.</p>
<div id="attachment_1602" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0067_IMG_0145.jpg"><img class="size-large wp-image-1602 " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/0067_IMG_0145-682x1024.jpg" alt="" width="350" /></a><p class="wp-caption-text">La chiesa del villaggio di San Andres Xemul</p></div>
<p><strong>CONSIGLI E COMPORTAMENTI</strong></p>
<p>Da mettere in valigia: scarpe chiuse comode, gonne e pantaloni estivi, felpa o maglioncino di cotone/lana, berretto con visiera, occhiali da sole e crema protettiva, costume da bagno e telo da mare. Si raccomanda semplicità e dignità nell’abbigliamento. Si consiglia, inoltre, di registrare i dati relativi al viaggio sul sito www.dovesiamonelmondo.it prima della partenza, e di attenersi ai suggerimenti forniti dall’ambasciata. Prima di chiedere informazioni o indicazioni ad estranei, è buona educazione salutare e chiedere “Ola, que tal? (Ciao, come va?). Per i guatemaltechi, inoltre, la parola “indios” è ritenuta offensiva. E’ inoltre preferibile chiedere il permesso ai diretti interessati prima di fotografare adulti e bambini, specialmente nelle zone rurali. Su tutti i circuiti turistici, e nelle zone residenziali e commerciali si possono verificare aggressioni e rapine ai danni dei forestieri. Ove possibile, in caso di assalto evitare di opporre resistenza. Sarebbe opportuno, inoltre, non avventurarsi in escursioni al di fuori degli itinerari più classici. Nella capitale, particolare attenzione va dedicata alla zona centrale (zona 1). Altri quartieri a rischio sono El Gallito, La Ruedita e La Limonada, in cui è preferibile non camminare a piedi, specialmente di notte o portando con sé denaro, gioielli o apparecchi tecnologici.</p>
<p>di <em>Claudia Meschini</em></p>
<p>foto <em>Gianmarco Maggiolini</em>, contributi  <em>Maurizio Fortunato</em></p>
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		<title>“La luna e i falò”, pedalando nelle Langhe di Cesare Pavese</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ &#8221;Le langhe di Cesare Pavese. Cicloguida letteraria tra Langhe e Monferrato&#8221; Le nostre mete sono rappresentate dai siti più cari a Cesare Pavese. Si tratta di un percorso breve, di 23,2 chilometri, tutto asfaltato, che presenta una difficoltà media, ma con una variante finale di un certo impegno. Il tragitto tocca i luoghi citati ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> &#8221;Le langhe di Cesare Pavese. Cicloguida letteraria tra Langhe e Monferrato&#8221;</strong></p>
<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/05-Carta-Pavese-Convertito.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/05-Carta-Pavese-Convertito.jpg" alt="" width="650" height="356" /></a></p>
<p>Le nostre mete sono rappresentate dai siti più cari a <a title="Cesare Pavese" href="http://www.letteratura.it/cesarepavese/" target="_blank">Cesare Pavese</a>. Si tratta di un percorso breve, di 23,2 chilometri, tutto asfaltato, che presenta una difficoltà media, ma con una variante finale di un certo impegno. Il tragitto tocca i luoghi citati ne “<a title="La luna e i falò" href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_luna_e_i_falò" target="_blank">La luna e i falò</a>” e nel racconto “Il mare”, parte da Santo Stefano, supera il Nido, la Torre dei contini, Santa Libera, Sant’Antonio, Canelli, Robini, Gaminella, per poi chiudere l’anello arrivando a Santo Stefano.<span id="more-1437"></span></p>
<p><em>Andai invece un mattino a Canelli, lungo la ferrata, per la strada che ai tempi della Mora avevo fatto tante volte. Passai sotto il Salto, passai sotto il Nido, vidi la Mora coi tigli che toccavano il tetto, il terrazzo delle ragazze, la vetrata, e l’ala bassa dei portici dove stavamo noialtri.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. X</strong>  <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/langhe4.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-1441" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/langhe4-1024x686.jpg" alt="" width="350" height="234" /></a></p>
<p>In un mattino autunnale, quando il sole appena filtra tra la nebbia e inizia a illuminare vigne che esplodono di colori, fermiamo la vettura sul piazzale antistante la casa natale di <strong>Cesare Pavese</strong> (cascina San Sebastiano) per iniziare il nostro percorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci immettiamo sulla provinciale 592 (massima attenzione per il traffico veloce) e svoltiamo a sinistra sullo “stradone” verso Canelli; di fronte a noi c’è la strada per i Robini che percorreremo al ritorno. Sulla nostra sinistra superiamo il mulino dell’Annunziata e l’incrocio (oggi una rotonda) che portava al “ponte di ferro”. Passiamo sul ponte nuovo che supera il Belbo e la “ferrata”. Andiamo verso la collina del salto, la casa del Nuto e la Mora. Dopo circa 500 metri superiamo il Belbo; subito dopo, alla nostra sinistra ha inizio la collina del Salto, più ripida e scoscesa della Gaminella, con, in alto, la palazzina del Nido. Al chilometro 1,4, sulla sinistra, troviamo la casa del Salto dove Nuto con il fratello faceva le bigonce.</p>
<p><em>C’è Nuto, il mio amico del Salto, che provvede di bigonce e di torchi tutta la valle fino a Camo.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. I</strong></p>
<p>Dopo 200 metri sulla destra incontriamo la Mora e, più in basso oltre la ferrata, si apre la piana con le albere che giungono, digradando, fino al Belbo.</p>
<p><em>La Mora era come il mondo, – dissi. – Era un’America, un porto di mare. Chi andava chi veniva, si lavorava e si parlava&#8230;</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. IX</strong></p>
<p>Dietro le albere dall’altra parte della strada c’era il Belbo. Era qui che uscivamo a giocare&#8230; e i fusti freschi delle albere avevano odore d’acqua corrente.</p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. VII</strong> <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/langhe1.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-1444" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/langhe1-1024x682.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a></p>
<p>Al chilometro 2,2 transitiamo sotto le rocche su cui si trova la palazzina del Nido, che vediamo in alto alla nostra sinistra.</p>
<p><em>E alzando la testa dallo stradone sotto il Nido, si vedeva tutto un fitto di canne bizzarre che si chiamavano bambù.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XXII</strong></p>
<p>Subito dopo percorriamo la curva che apre la vista su Canelli e sul mondo.</p>
<p><em>&#8230; per me le collinette di Canelli sono la porta del mondo.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. I</strong></p>
<p><em>Canelli è tutto il mondo – Canelli e la valle del Belbo – e sulle colline il tempo non passa.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XI</strong></p>
<p>Al chilometro 2,4, sulla nostra sinistra, ha inizio la salita verso la palazzina del Nido; l’imbocco è scomodo e anche insidioso per il traffico intenso. Dopo un primo tratto, la salita, breve, diventa impegnativa e con numerosi tornanti. Il fondo stradale è asfaltato, ma la via molto stretta anche se pressoché priva di traffico. Dopo circa 500 metri inizia una serie di tornanti tutti severi, intervallati da brevi tratti pianeggianti che consentono di riprendere un po’ il fiato. In questa salita occorre tenere d’occhio il cardiofrequenzimetro per evitare battiti troppo accelerati. La strada si snoda quasi completamente tra alberi selvatici, soprattutto gaggie; solo a 800 metri dall’inizio della salita troviamo sulla nostra sinistra un vigneto, sul versante ripido della collina, proprio sotto la palazzina. All’ottavo tornante a sinistra si dipartono due percorsi pavesiani e del moscato, subito dopo, di fronte, abbiamo la palazzina del Nido. Di qui si gode una stupenda vista sulla piana di Canelli, sul Belbo e sulla Gaminella, di cui si constata tutta la maestosità. Al chilometro 3,6 (altitudine 260 metri) siamo al cancello della villa dove vi è un divieto di accesso; non si può proseguire oltre e dobbiamo ridiscendere per tornare sulla provinciale. Prestare molta attenzione: la discesa (i tornanti non hanno protezione a valle) è impegnativa quanto severa la salita. Abbiamo dovuto seguire questo tragitto tortuoso poiché non vi sono strade pubbliche che dal Nido conducano direttamente in alto sulla collina del Salto. Giunti nuovamente ai piedi della salita, svoltiamo a sinistra sulla provinciale verso Canelli (attenzione all’imbocco molto insidioso per la concomitanza di grande traffico e di una griglia di scolo che occupa tutto il sedime viabile). Dopo breve tratto, al chilometro 4,8, proprio in corrispondenza del cartello indicatore di Canelli, svoltiamo a sinistra nella prima strada che porta in regione Bassano (non strada San Marco), poco dopo una torre che faceva parte della cascina Bertolino già presente nelle mappe del 1836. L’attacco è severo, ripido e con tornanti; il fondo è asfaltato, ma accidentato. Dopo un centinaio di metri la strada spiana e ci consente di riprendere il fiato (attenzione al cardiofrequenzimetro). Qui il percorso si snoda tra le terre che erano dei contini della palazzina del Nido.</p>
<p><em>Poi i beni del Nido andavano su per la collina dietro, vigne e grano, grano e vigne, e cascine, boschetti di noci, di ciliegi e di mandorli, che arrivavano a Sant’Antonino e oltre, e di là si scendeva a Canelli, dove c’erano i vivai coi sostegni di cemento e le bordure di fiori.</em></p>
<div id="attachment_1554" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/3_langhe_roero.jpg"><img src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/3_langhe_roero.jpg" alt="" width="550" /></a><p class="wp-caption-text">Langhe, Roero</p></div>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XXII</strong></p>
<p>Questo brano indica esattamente la seconda parte del nostro percorso. Di qui si gode una vista stupenda sulla piana del Belbo, sullo sfondo la Gaminella e, a sinistra, Canelli. Sulla destra non si scorge Santo Stefano; è dietro la curva sotto il Nido. Al chilometro 5,5, dopo un tornante e una salita impegnativi, in alto di fronte a noi scorgiamo la Torre dei contini che svetta su un ampio anfiteatro di vigneti; la salita si attenua ed è possibile fare alcuni giri in tondo per rallentare la frequenza cardiaca. Qui, sulla sinistra in una curva (chilometro 5,9), vi è un percorso che porta fino alle vigne sopra il Nido.</p>
<p><em>Ci arrampicammo per il Salto. Da principio non si parlava, o si diceva solamente: «L’uva quest’anno è bella». Passammo tra la riva e la vigna di Nuto. Lasciammo la stradetta e prendemmo il sentiero – ripido che bisognava mettere i piedi di costa&#8230; Cominciai a guardarmi sotto i piedi – le vigne asciutte e gli strapiombi, il tetto rosso del Salto, il Belbo e i boschi.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XIII</strong></p>
<p>Di qui dobbiamo salire fino alla torre (che avremo alla nostra destra) e scollinare verso Santa Libera. Costeggiamo un recinto di cavalli. Lunga spianata e poi attacco alla sommità con salita non molto impegnativa, salvo gli ultimi due tornanti. Al chilometro 6,9 (altitudine 345 metri) giungiamo alla sommità: poco lontana sulla nostra destra, raggiungibile con una strada sterrata, ecco la Torre dei contini.</p>
<p><em>Irene ci soffriva, anche. Quel contino doveva essere peggio di una ragazza mal allevata.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XXV</strong></p>
<p>Trattandosi di sito particolarmente rilevato, si gode una vista straordinaria sia su Canelli che sulla valle Belbo (fino alle cime che segnano la valle Bormida), da una parte, e sull’abitato di Calosso dall’altra, con Agliano e sullo sfondo il Monviso, il tutto tra colline fitte di vigneti. Al chilometro 7,3 (altitudine 383 metri) siamo alla base della torre. Ritorniamo sui nostri passi lungo la capezzagna e svoltiamo a destra verso Santa Libera e Sant’Antonio. La strada ora scende lentamente ed è priva di asperità. Percorriamo il crinale che dà sulla valle che da Santo Stefano va alla Piana del Salto e poi a Calosso; noi, al chilometro 8,1 arriviamo alla chiesa e svoltiamo a destra verso Sant’Antonio. Dopo 300 metri, all’incrocio svoltiamo a sinistra per Sant’Antonio percorrendo il crinale tra i vigneti di moscato e al chilometro 9,4 entriamo in frazione Sant’Antonio e svoltiamo a destra a scendere verso Canelli sulla sp. 41. Il tragitto è tutto in discesa con fondo buono e qualche tornante insidioso; il traffico è un po’ più consistente.</p>
<p><em>Fu allora che mi comprai un coltello col fermaglio, quello che mi servì a far paura ai ragazzi di Canelli la sera che mi aspettavano sulla strada di Sant’Antonino.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Langhequintopercorsosedici.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1555" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Langhequintopercorsosedici.jpg" alt="" width="650" /></a></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XVIII</strong></p>
<p>All’ingresso di Canelli (chilometro 11) costeggiamo il parco del castello Gancia e poi l’edificio della Distilleria Bocchino. Due tornanti insidiosi. Siamo nella zona dove vi sono aziende vinicole tra le più vecchie di Canelli e dove si sentiva il profumo di vinacce e l’arietta di vermut. Superiamo l’incrocio con la via Alba (a destra, chilometro 11,4), al tempo di Pavese strada principale per Santo Stefano. Scendendo verso il centro, alla sinistra vi è la sede della ditta Contratto.</p>
<p><em>S’era messa con un ragioniere di Canelli che lavorava da Contratto e sembrava che dovessero sposarsi&#8230;</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XXVIII</strong></p>
<p>Poco oltre, a sinistra, l’entrata dell’ex ristorante Croce Bianca.</p>
<p><em>&#8230; questo Lugli, nessuno sapeva quel che facesse a Canelli. Dava dei pranzi alla Croce Bianca, era in buona col podestà e con la Casa del fascio, visitava gli stabilimenti.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XXVIII</strong></p>
<p>Andiamo per via Alfieri verso il centro, fino al semaforo dove s’incrocia la strada che va a Santo Stefano. Alla nostra destra vi è la Casa Littoria risalente al periodo fascista (oggi ufficio finanziario).</p>
<p><em>Ma Silvia stavolta si rivoltò come un gatto. Andò a Canelli alla Casa del fascio.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XXVIII</strong></p>
<p>Svoltiamo a sinistra, superiamo la piazza e poi subito a destra sul ponte del Belbo, a salire, verso Cassinasco. Poco dopo (chilometro 12,2) svoltiamo a destra in via Buenos Aires e costeggiamo lo stabilimento Gancia per andare verso i Robini.</p>
<p><em>Gli feci dire se sapeva i paesi intorno. Se era mai stato a Canelli. C’era stato sul carro quando il Pa era andato a vendere l’uva da Gancia. <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Langhequintopercorsododici.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1556" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Langhequintopercorsododici.jpg" alt="" width="350" /></a><br />
</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. VI</strong></p>
<p>Superiamo il passaggio a livello e, a destra, ci dirigiamo verso Santo Stefano (attenzione alla griglia che attraversa tutta la sede stradale). Fondo ottimo e traffico scarso; costeggiamo il Belbo con continui saliscendi. Al chilometro 14,6 entriamo nell’abitato dei Robini. Al tempo, in corrispondenza della frazione vi era una passerella sospesa sul Belbo, che dopo l’alluvione del ’94 non è stata ricostruita; oggi c’è solo un attraversamento pedonale sul tubo dell’acquedotto.</p>
<p><em>&#8230; loro – tagliavano da Belbo, sulla pontina, e traversavano i beni, le melighe, i prati.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. XXIII</strong></p>
<p><em>Invece traversai Belbo, sulla passerella, e mentre andavo rimuginavo che non c’è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell’odore della terra cotta dal sole d’agosto.</em></p>
<p><strong>“La luna e i falò”, cap. IX</strong></p>
<p>All’uscita fare attenzione a una griglia trasversale alla strada. Il percorso si snoda su un tracciato assolutamente non impegnativo con modesti saliscendi. Al chilometro 16, all’altezza di alcune abitazioni, siamo a circa 500 metri dalla casa di Cesare Pavese. Chi intendesse concludere qui il percorso può proseguire per la strada e arrivare al parcheggio da cui siamo partiti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/volo_mongolfiera_su_Langhe-1257957320_t.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1445" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/volo_mongolfiera_su_Langhe-1257957320_t-1024x667.jpg" alt="" width="550" height="358" /></a></p>
<p>Noi intendiamo introdurre una variante e svoltiamo a sinistra (attenzione alla griglia) per salire sulla Gaminella da strada Quassi. Si tratta di una salita impegnativa con due tratti severi verso la sommità (non è da considerare un disonore fare questi tratti a piedi, pur di non far salire troppo la frequenza cardiaca). Al chilometro 16,4 inizia il primo tratto severo di circa 200 metri; due tornanti e poi un altro tratto severo. In questi casi può essere utile fare qualche giro in tondo sulla strada nei tratti pianeggianti per fare scendere il battito cardiaco. Siamo completamente immersi in vigneti stupendi intervallati da qualche macchia di noccioli. Al chilometro 17,2 (altitudine 297 metri), dopo un tornante, si stende sotto di noi tutto il panorama di Calamandrana, Canelli, la piana e il Nido. Al chilometro 18,2 (altitudine 360 metri) svoltiamo a destra per salire verso la parte più alta della Gaminella in località Laghetto. Dopo circa 800 metri raggiungiamo il punto più elevato di questa seconda parte del percorso. Poco dopo, all’incrocio svoltiamo a destra per tornare al luogo di partenza. Non descriviamo la ripida discesa dalla Gaminella già descritta in un precedente percorso. Al chilometro 22,8, ritorniamo sullo “stradone” e svoltiamo a destra per la casa di Pavese, che dista circa 400 metri.</p>
<p>a cura di <a title="Ediciclo Editore" href="http://www.ediciclo.it/" target="_blank"><em>Ediciclo Editore</em> </a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un po’ di prosecco sulle nostre tavole !</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il bellissimo mondo dell’uva e della viticoltura nella vita di una famiglia che abbiamo avuto il piacere di conoscere online. La famiglia produttrice del Prosecco Bele Casel “La nostra azienda muove i primi passi nei primi anni 70 quando mio padre, Danilo, esprime la volontà di seguire il lavoro cominciato da mio nonno Ilario, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il bellissimo mondo dell’uva e della viticoltura nella vita di una famiglia che abbiamo avuto il piacere di conoscere online. La famiglia produttrice del Prosecco Bele Casel</strong></p>
<div id="attachment_1539" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Prosecco1.jpg"><img class="size-full wp-image-1539 " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Prosecco1.jpg" alt="" width="350" /></a><p class="wp-caption-text">Sull’atlante degli spumanti d&#39;Italia la bele casel parla di famiglia, storia e territorio</p></div>
<p>“La nostra azienda muove i primi passi nei primi anni 70 quando mio padre, Danilo, esprime la volontà di seguire il lavoro cominciato da mio nonno Ilario, cioè l&#8217;amore per la coltivazione della vigna e la trasformazione dei suoi frutti a godimento privato. Il nostro territorio è vocato per il <strong>prosecco</strong> quindi all&#8217;epoca si iniziò a produrre il tradizionale Prosecco Colfondo. Tradizionale perchè fonda le sue radici ai tempi dei nostri nonni i quali non disponevano di  tecnologie quindi imbottigliavano il vino lasciandolo fermentare e &#8220;riposare&#8221; sui propri lieviti.</p>
<p>Con gli anni la <strong>Bele Casel</strong> iniziò a crescere, a piccoli passi, ed io sviluppai una grandissima passione per la vigna e per l&#8217;evoluzione del &#8220;succo d&#8217;uva&#8221; in cantina, passione trasmessami da mio nonno e da mio papà. Cominciammo con grandi sacrifici economici e fisici, data la conduzione familiare dell&#8217;azienda, a lavorare più terra e a diversificare la tipologia del Prosecco diventando quello che siamo adesso, una bellissima realtà fatta di grande umiltà e passione, una realtà che segue i propri vini sin dalla loro nascita, quindi dalla copltivazione della vigna, seguita da me personalmente, e che termina poi con la vendita del prodotto finito: il vino imbottigliato.</p>
<div id="attachment_1540" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Prosecco3.jpg"><img class="size-full wp-image-1540 " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2012/01/Prosecco3.jpg" alt="" width="350" /></a><p class="wp-caption-text">Qui si beve Asolo prosecco nei “goti”</p></div>
<p>Sia in vigna che in cantina abbiamo fatto la scelta di non far uso della chimica, la vendemmia 2011 è avvenuta all&#8217;insegna della conversione biologica , così nel 2014 avremo il <strong>riconoscimento bio</strong>, cosa che ci riempie di orgoglio e ci ripaga di tante scelte difficili ma doverose.</p>
<p>Ad oggi il nostro mercato è molto ampio, dall&#8217; America all&#8217;Australia all&#8217; Inghilterra dove si concentrano la maggior parte delle nostre vendite e da dove riceviamo  gradite recensioni e riconoscimenti non ultimo quello riportato dal “The Guardian”:</p>
<p align="JUSTIFY"><a title="articolo The Guardian" href="http://m.guardian.co.uk/lifeandstyle/2011/dec/02/christmas-wine-guide-fiona-beckett?cat=lifeandstyle&amp;type=article" target="_blank"><span style="color: #0062cd;"><span style="font-family: ArialMT;"><span style="font-size: small;"><em>http://m.guardian.co.uk/lifeandstyle/2011/dec/02/christmas-wine-guide-fiona-beckett?cat=lifeandstyle&amp;type=article</em></span></span></span></a></p>
<p>Ovviamente anche il nostro Paese ci regala grandi soddisfazioni e ci manda giornalmente segnali positivi a proposito dell&#8217;interessamento della gente comune sul tema vino.</p>
<p>Noi crediamo di aver intrapreso la strada giusta continuando a rispettare la terra e i suoi frutti, con l&#8217;augurio che le nostre scelte rispecchino quelle del consumatore.” Ed ora,  Prosecco per tutti!!</p>
<p>Grazie mille a Luca Ferraro che ha gentilmente accettato di scrivere questa breve storia sulla sua famiglia e sulla storia del suo Prosecco. Per contattare Luca visitate il suo sito <a title="sito prosecco Bele Casel" href="http://www.belecasel.it" target="_blank">www.belecasel.it </a></p>
<p><span style="color: #222222;"> </span></p>
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		<title>Sicilia on the road</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 13:18:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un viaggio in Sicilia, tutto in auto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viaggiare in <a title="Sicilia" href="http://www.turismoinsicilia.net" target="_blank"><strong>Sicilia </strong></a>può essere un’esperienza esilarante e allo stesso tempo scioccante!<span id="more-1515"></span></p>
<p>Dopo anni di consigli e raccomandazioni da parte di amici, parenti e lettori vari, abbiamo finalmente deciso di intraprendere un viaggio in Sicilia: sembra strano ed in un certo senso anche assurdo essere stati negli angoli più remoti del pianeta e non in una delle più belle isole del mediterraneo, a meno di un paio d’ore di volo da Milano.</p>
<p>Prima meta, <strong>Palermo</strong>, una città viva e cosmopolita, molto affascinante e ricca di storia. Camminare per le vie del centro storico è un piacere: fermarsi per un caffè in un locale nascosto tra le viuzze e le pizzette, pranzare in una trattoria tipica con magari del pesce fresco, ammirare la vita quotidiana dei suoi abitanti, rende questa città un luogo dove ci si può fermare più a lungo del previsto. Da non perdere: la <strong>Cappella Palatina</strong> interamente coperta da bellissimi mosaici bizantini; i mercati alimentari della città dove gustare specialità locali; il fascino macrabo delle <strong>Catacombe dei Cappuccini.</strong></p>
<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/cappella.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1516" title="Cripta dei Cappuccini - Palermo" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/cappella.jpg" alt="" width="374" height="500" /></a></p>
<p>Presa un’auto a noleggio ci spostiamo verso Ovest; dopo poco più di un’ora arriviamo a <strong>Scopello</strong>, piccolo borgo vicinissimo alla bellissima <strong>Riserva Naturale dello Zingaro</strong>. La storica tonnara a pochi minuti di cammino dal paese è uno dei posti più suggestivi della Sicilia: i faraglioni che spuntano dal mare e l’acqua cristallina ne fanno una cartolina perfetta.</p>
<p><strong>San Vito lo Capo</strong> è un’altra località mozzafiato: situato sulla punta del promontorio, offre la spiaggia più bella della Sicilia. Sabbia bianca e acqua cristallina, è il posto ideale per passare qualche giorno in completo relax, ma non in piena estate, quando masse di turisti ne riempiono la spiaggia (e le acque).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/san_vito_lo_capo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1517" title="San Vito Lo Capo - I Faraglioni" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/san_vito_lo_capo.jpg" alt="" width="480" /></a></p>
<p>A poco meno di un’ora di strada da San Vito Lo Capo arriviamo a <strong>Trapani</strong>, con il suo elegante centro storico, ricco di ristoranti tipici in cui provare le specialità locali. Da Trapani parte anche la panoramica funivia che porta ad <strong>Erice</strong>, un borgo medioevale a 750 metri sul livello del mare: le viuzze, le chiese, il suo castello ed il silenzio che vi regna rendono questo posto ancora più magico.</p>
<p>Spostandoci sempre verso ovest incontriamo le <strong>Saline di Trapani</strong>: sono apparse quasi all’improvviso, percorrendo la litoranea tra Trapani e Marsala. I mulini a vento, i cumuli di sale bianchi in contrasto con il cielo blu, ed il sole che si rispecchia nelle acque basse, fanno di questo luogo uno dei più pittoreschi di tutta la Sicilia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/saline_trapani.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1518" title="saline trapani" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/saline_trapani.jpg" alt="" width="480" /></a></p>
<p>Scendendo lungo la costa del mediterraneo, raggiungiamo <strong>Sciacca</strong>: apparentemente un eco mostro, con edifici che spuntano come funghi senza una logica, nasconde un centro storico molto bello e caratteristico, conservato molto bene e con una piazza a terrazza che offre una vista spettacolare sulla costa.</p>
<p>A pomeriggio inoltrato arriviamo alla famosa scala dei Turchi: una roccia bianca a picco sul mare, con scalini naturali (da cui prende il nome) che arrivano nelle acque cristalline del mar mediterraneo. La stagione invernale è alle porte e lo si nota dalla presenza di pochissimi bagnanti.</p>
<p>La ragione principale per venire in questa parte della Sicilia, è senza dubbio quella di visitare la famosa <strong>Valle dei Templi</strong>: questi straordinari templi greci, racchiusi tra il mare e la città, sono così suggestivi da emozionare anche i visitatori più disincantati, specie quando sono illuminati di notte. La visita al sito archeologico dura 2-3 ore, ma anche molto di più se ci si fa coinvolgere dalla bellezza e tranquillità di questa zona.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/agrigento.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1519" title="agrigento" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/agrigento.jpg" alt="" width="480" /></a></p>
<p><strong>Piazza Armerina</strong> e la Villa del Casale, sono una sorpresa dell’entroterra siciliano: ad un paio d’ore d’auto da <strong>Agrigento</strong> sono circondate da campagne e colline. La <strong>Villa del Casale</strong> è d’obligo per gli amanti dei mosaici: risale infatti al quarto secolo D.C. ed è unica nel suo genere.</p>
<div>Raggiungendo <strong>Catania</strong>, si sale verso <strong>Taormina</strong>: situata in una posizione spettacolare lungo il fianco di una montagna, è la più sofisticata delle mete estive della Sicilia. La sua posizione offre una vista mozzafiato sull’<strong>Etna</strong> e sulla costa ionica; località molto chic è presa d’assalto dai vacanzieri nei mesi estivi ma rimane tutto sommato un luogo tranquillo durante l’inverno.</div>
<p>Salendo verso nord lungo la costa e passando da <strong>Messina</strong>, si arriva a <strong>Cefalù</strong> considerata la Taormina della costa Tirrenica: le piazze, le chiese e le stradine di questa cittadina medievale sono incantevoli e d’estate attirano turisti provenienti da tutta Italia. Per fortuna ad ottobre è relativamente tranquilla, permettendoci un aperitivo in totale relax nella pizza del Duomo.</p>
<p>Ultimo fermata prima di ritornare a Palermo è Monreale, che con i mosaici della sua Cattedrale è uno stop d’obbligo.</p>
<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/monreale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1520" title="monreale" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/monreale.jpg" alt="" width="374" height="500" /></a></p>
<p>Lasciamo la Sicilia dopo 2 settimane intense, nelle quali abbiamo cercato di catturare l’essenza di questa terra ricca di contraddizioni e contrasti: porteremo sempre con noi il ricordo di momenti indimenticabili ed unici, di paesaggi da cartolina e persone cordiali ed ospitali.</p>
<p><strong>Consigli utili:</strong></p>
<p><em>Dove alloggiare:</em> B&amp;B nel caso di un budget limitato oppure nei molti “affitta camere” che si trovano un po’ ovunque</p>
<p><em>Dove mangiare:</em> evitare ristoranti con menù turistico a prezzo fisso in quanto molto spesso sia la qualità che le porzioni lasciano molto a desiderare; viene inoltre sempre aggiunto il prezzo del coperto sul conto finale e le bevande sono escluse. Optare invece per trattorie o ristoranti dove si trova la gente del posto.</p>
<p><em>Quale mezzo di trasporto: </em>l’auto, sicuramente più comoda ed indispensabile per raggiungere le zone più remote dell’isola. Molti autonoleggi si trovano nelle grosse città con prezzi simili tra loro: una ricerca online aiuta sicuramente nella scelta</p>
<p>di <em>Marco Allegri</em> &#8211; <a title="sito Non solo turisti" href="http://www.nonsoloturisti.it" target="_blank">nonsoloturisti.it</a></p>
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		<title>A Rimini, l’albero più lungo, Presepi di sabbia e Ice Village</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così la tradizione del Natale rivive sulla spiaggia di Rimini A Rimini va in scena la tradizione natalizia: dai 200 alberi luminosi che ‘accenderanno’ tutti gli stabilimenti balneari, ai due grandi presepi di sabbia di Marina Centro e Torre Pedrera, fino alla mega pista di pattinaggio su ghiaccio che trasformerà il porto di Rimini in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/ok_ST73818-Medium.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1499" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/ok_ST73818-Medium.jpg" alt="" width="550" /></a></p>
<p><strong>Così la tradizione del Natale rivive sulla spiaggia di Rimini</strong></p>
<p>A <strong>Rimini</strong> va in scena la tradizione natalizia: dai 200 alberi luminosi che ‘accenderanno’ tutti gli stabilimenti balneari, ai due grandi <strong>presepi di sabbia</strong> di Marina Centro e Torre Pedrera, fino alla mega pista di pattinaggio su ghiaccio che trasformerà il porto di Rimini in un villaggio invernale di oltre 2mila metri, dove poter pattinare a tempo di musica. Ecco le iniziative in programma:<span id="more-1498"></span></p>
<p><strong>L’ALBERO PIU’ LUNGO</strong></p>
<p>Dall’8 dicembre al 7 gennaio, spiaggia &#8211; dal porto a Miramare</p>
<p>Sulla spiaggia di Rimini si accende l’albero più lungo: dall’8 dicembre i 10 chilometri di spiaggia, dal porto a Miramare, saranno vestiti a festa grazie a duecento alberi luminosi posizionati sulle cabine di tutti gli stabilimenti balneari. L’iniziativa rientra nell’ambito del cartellone ‘Rimini, il capodanno più lungo del mondo’ ed è stata organizzata dalla Cooperativa bagnini di Rimini e dal Consorzio Marina Riminese</p>
<p><strong>PRESEPE DI SABBIA, MARINA CENTRO</strong></p>
<p>Dall&#8217;8 dicembre all&#8217;8 gennaio, spiaggia libera Piazzale Boscovich</p>
<p>Sulla spiaggia libera di Rimini, accanto all&#8217;<strong>Ice Village</strong>, è possibile ammirare uno dei più spettacolari e suggestivi Presepi di Sabbia. Il presepe di quest&#8217;anno torna alla tradizione classica, iniziando il percorso con un omaggio ad una delle zone più caratteristiche di Rimini, il Porto e i pescatori, con il Faro in alto a simboleggiare la luce e la direzione da prendere, al cui interno è inserito un pensiero in ricordo al caro &#8220;58 del SIC &#8220;. La <strong>Natività</strong> è inserita al centro di un contesto in cui trovano spazio arti e mestieri, con uno spaccato di vita quotidiana laboriosa e intraprendente, in cui trovano ampio risalto sculture di varie dimensioni, in un inedito percorso ricco di suggestioni e immagini creato con grande maestria dagli artisti della sabbia provenienti da Spagna, Turchia, Portogallo, Italia e Repubblica Ceca sotto la Direzione Artistica del Maestro Leonardo Ugolini. Nei giorni feriali, previo appuntamento, il presepe può essere visitato anche al mattino da scolaresche e gruppi. La sera il <strong>presepe</strong> è visitabile fino alle ore 22. All&#8217;interno del <strong>Villaggio Natalizio</strong> funzioneranno per tutto il periodo il servizio Bar e si terranno manifestazioni e spettacoli per bambini e adulti.</p>
<p>Orario Feriale : lunedì &#8211; sabato:14,30 &#8211; 18,30 e 20,30 &#8211; 23,30. Dal 24 dicembre al 8 gennaio anche al mattino 9,30 &#8211; 12,30. mOrario Festivo : 9,30 &#8211; 12.30; 14.30 &#8211; 18,30 e 20.30 &#8211; 23.30. Ingresso : gratuito</p>
<p><strong>ICE VILLAGE, MARINA CENTRO</strong></p>
<p>Dal 3 dicembre al 5 febbraio, largo Boscovich e spiaggia libera (zona porto)</p>
<p>Il cuore balneare di Rimini si trasforma in un grande villaggio invernale di 2000 metri con due piste di pattinaggio su ghiaccio al coperto, dove poter provare salti e piroette o ammirare esibizioni sulle ali d’acciaio, in una cornice suggestiva e caratteristica come la spiaggia di Rimini. Per il quinto anno apre il villaggio natalizio su ghiaccio, con tante novità per grandi e piccini: attrazione principale è la pista di <strong>pattinaggio</strong> su ghiaccio al coperto più grande dell&#8217;Adriatico, divisa in due parti, la prima (di metri 20&#215;30) dedicata ai più esperti, che possono sperimentare le acrobazie in libertà. L&#8217;altra, più piccola (di metri 10&#215;15) è per i principianti e per i più piccini che potranno muovere i primi passi sul ghiaccio aiutati da maestri d’eccezione: pinguini e orsetti.</p>
<p>Le domeniche pomeriggio e le festività sono invece dedicate all&#8217;animazione: anche <strong>Babbo</strong> <strong>Natale</strong> e la <strong>Befana</strong> saliranno sui pattini per portare gli auguri natalizi a tutti i bambini.</p>
<p>Orario Feriale : lunedì &#8211; sabato:14,30 &#8211; 18,30 e 20,30 &#8211; 23,30 ; dal 24 dicembre al 8 gennaio anche al mattino 9,30 &#8211; 12,30. Orario Festivo : domenica e festivi: 9,30 &#8211; 12.30; 14.30 &#8211; 18,30 e 20.30 &#8211; 23.30. Ingresso: gratuito. Noleggio pattini a pagamento. Sono previsti sconti per i possessori del Rimini City Pass</p>
<p><strong>PRESEPE DI SABBIA, TORRE PEDRERA</strong></p>
<p>Dall&#8217;8 dicembre 2011 all&#8217;8 gennaio 2012, Bagni 64 e 65</p>
<p>Ancora una volta la spiaggia di Torre Pedrera Pedrera &#8211; bagni 64 e 65 &#8211; ospita una grande Natività di sabbia che prende forma in una scenografia con gruppi scultorei a grandezza naturale.<br />
Il tema di quest&#8217;anno è il paesaggio naturale, la terra come giardino dell&#8217;Eden, un percorso nel giardino perduto. Il progetto e tutti gli allestimenti sono stati affidati ad una squadra di persone che hanno abilmente cesellato circa 8000 quintali di sabbia diretti e coordinati dal maestro della sabbia Leonardo Ugolini.<br />
Il presepe è aperto fino a domenica 8 gennaio con orari dalle 9:30 del mattino fino alle 19:30, offrendo a tutti la possibilità di ammirare le sculture di sabbia gratuitamente. Durante tutto il periodo si alterneranno manifestazioni di carattere enogastronomico ed animazioni per bambini e adulti in particolar modo nei giorni festivi (dalle ore 16 alle 20).<br />
Il 1° gennaio l’ormai tradizionale bagno di inizio anno aspetta i più ardimentosi sulla spiaggia accanto al presepe alle ore 12, mentre il 6 gennaio il pomeriggio è dedicato della befana con dolci e regali per tutti i bambini</p>
<p>Orario Feriale e Festivo 9.30 &#8211; 19.30. Ingresso : gratuito</p>
<p><a title="Rimini turismo" href="http://www.riminiturismo.it" target="_blank"> www.riminiturismo.it</a></p>
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		<title>Fabio Migli</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 13:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fabio Migli 48 anni, nato a Roma, tecnico elettronico. Definisce la sua professione un “hobby”, visto che ormai i suoi viaggi raminghi per il mondo prendono una fetta sempre più ampia della sua vita, durando più di quattro mesi. Una sua breve frase, riportata nel suo “diario di bordo” sintetizza il suo essere:  “La vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fabio Migli <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/Fabio-Migli.jpg"><img class="size-full wp-image-1454 alignleft" title="Fabio Migli" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/Fabio-Migli.jpg" alt="" width="150" height="113" /></a><br />
</strong></p>
<p>48 anni, nato a Roma, tecnico elettronico. Definisce la sua professione un “hobby”, visto che ormai i suoi viaggi raminghi per il mondo prendono una fetta sempre più ampia della sua vita, durando più di quattro mesi. Una sua breve frase, riportata nel suo “diario di bordo” sintetizza il suo essere:  “<em>La vita è un viaggio, la mia vita è in viaggio</em>!”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articoli<br />
<a href="http://www.viaggiatoriweb.it/2011/dall%E2%80%99italia-all%E2%80%99afghanistan-in-fiat-panda-4x4/"> Dall’Italia all’Afghanistan in Fiat Panda 4×4</a></p>
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		<title>Dall’Italia all’Afghanistan in Fiat Panda 4&#215;4</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 10:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianmaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[... (quasi) impossibili]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[In solitario dall&#8217;Italia all&#8217;Afghanistan a bordo di una Fiat Panda 4&#215;4 Quella che mi appresto a raccontare è la storia di un viaggio finito quasi per caso in una nazione particolare, spesso al centro dell’attenzione mediatica. Troppo di frequente l’Afghanistan è stato presentato come un posto ostile, quasi fosse il centro negativo dell’universo e causa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/1a-I-laghi-blu-cobalto-di-Band-e-Amir.jpg"><img class="5" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/1a-I-laghi-blu-cobalto-di-Band-e-Amir.jpg" alt="" width="550" /></a><p class="wp-caption-text">I laghi blu cobalto di Band e Amir</p></div>
<p><strong>In solitario dall&#8217;Italia all&#8217;Afghanistan a bordo di una Fiat Panda 4&#215;4</strong></p>
<p>Quella che mi appresto a raccontare è la storia di un viaggio finito quasi per caso in una nazione particolare, spesso al centro dell’attenzione mediatica. Troppo di frequente l’<a title="Afghanistan" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Afghanistan" target="_blank"><strong>Afghanistan</strong></a> è stato presentato come un posto ostile, quasi fosse il centro negativo dell’universo e causa di tutti i mali.</p>
<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/9-Cartina-viaggio-da-mettere-subito-dopo-lapertura.jpg"><img title="9 Cartina viaggio da mettere subito dopo l'apertura" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/9-Cartina-viaggio-da-mettere-subito-dopo-lapertura.jpg" alt="" width="550" /></a><span id="more-1385"></span></p>
<p>Avevo da tempo il desiderio, se non la necessità di scoprire, in presa diretta, cosa si celasse dietro al martoriato mondo afghano, ancora oggi governato dalle regole del &#8220;Grande Gioco&#8221;. L’Afghanistan, dunque, era nell’aria, come una meta ineluttabile, che inevitabilmente, alla fine, dovevo raggiungere. Per ben due volte ci ero passato vicino. La prima nel 2003, quando ripercorrevo una delle antiche <a title="Via della Seta" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Via_della_seta" target="_blank"><strong>Vie Della Seta</strong></a> tra i monti del Pamir, in <strong>Tajikistan</strong>, a fianco del tumultuoso fiume Panj che divide i due stati. La seconda invece nel 2004, di ritorno da un interminabile viaggio tra <strong>Cina</strong>, <strong>Tibet</strong> e <strong>Pakistan</strong>, nell&#8217;irrequieto Balochistan, fiancheggiandone il confine sud est. Tutti questi lunghissimi tragitti terrestri, compreso quello del 2006, dall’Italia a Pechino e ritorno via <strong>Mongolia</strong>, li ho compiuti utilizzando una “storica” <strong>Panda 4&#215;4</strong> del 1989, ora giunta a 680.000 km, interamente percorsi da me. Nel luglio 2007 decido di ritentare la via della Cina, usando però, la mia seconda Panda 4&#215;4 quella che consideravo “nuova” essendo del 1999 con solo, si fa per dire, 180.000 km. Sapevo bene di avere poche possibilità di entrare in Cina, non avendo gli speciali e costosissimi documenti auto (le due volte precedenti ero accompagnato da una guida cinese durante l’attraversamento del vasto stato orientale), ma volevo tentare ugualmente.</p>
<p><strong>Il viaggio ha inizio. Una specie di collaudo per la seconda auto</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/13-Uno-scorcio-di-vita-di-contadini-in-Afghanistan.jpg"><img title=" " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/13-Uno-scorcio-di-vita-di-contadini-in-Afghanistan.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scorcio di vita contadina in Afghanistan</p></div>
<div id="attachment_1404" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/10-Un-venditore-di-ghiaccio-nella-citt%C3%A0-di-Mazar-El-Sharif-in-Afghanistan.jpg"><img src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/10-Un-venditore-di-ghiaccio-nella-citt%C3%A0-di-Mazar-El-Sharif-in-Afghanistan.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Un venditore di ghiaccio nella città di Mazar El Sharif</p></div>
<p>I chilometri filano via veloci, ripercorrendo luoghi conosciuti: Austria, Slovacchia, Ucraina, Russia. Qui faccio una “variazione sul tema”, visitando i monti del Caucaso. Una parentesi di frescura che diverrà presto un ricordo durante l’attraversamento dell’infuocato deserto stepposo di Ustyurt, scorciatoia di 500 chilometri su pista sabbiosa per raggiungere l’<strong>Uzbekistan</strong>. In alcuni tratti di profonda sabbia fine come borotalco, la Panda sembra scomparire. Le nuvole di polvere ricadono sul cofano costringendomi a  utilizzare il tergicristallo. Comunque sia arrivo indenne all’approssimativo asfalto uzbeko, e visito lo sconcertante panorama di Mujnak. Qui, fino a quaranta anni fa si estendeva il limpido e pescoso mar d’Aral. Ora, invece, al posto dell’acqua solo distese desertiche incrostate da sale e impressionanti relitti arrugginiti di vecchie imbarcazioni, adagiate dove un tempo era il mare, il quale ormai è arretrato di quasi 200 chilometri in seguito a dissennati sfruttamenti dei suoi due emissari per uso agricolo.</p>
<p>Lascio la depressa area dell’Aral, puntando decisamente a est. Faccio delle piacevoli tappe nelle storiche città di <strong>Kiva</strong>, <strong>Bukhara</strong> e <strong>Samarcanda</strong>, località che ben conosco, incontrando vecchi amici. Mi sento di casa in questi luoghi dominati da alti minareti e cupole coperte da lapislazzuli. Il fatto di parlare abbastanza il russo, mi aiuta molto nel farmi sentire quasi uno del posto. Oltrepassata <strong>Tashkent</strong>, la capitale uzbeka, entro nella nazione montuosa del <strong>Kirghizistan</strong>. Appena fuori Osh prendo a inerpicarmi tra i monti del Pamir fino a valicare i 4.200 metri. I ghiacciai circostanti sembrano vicinissimi e la vista si perde all’orizzonte punteggiato dalle candide <em>yurte</em> dei pastori kirghisi. “La Cina è vicina”, mi dico, mentre guido lentamente sulla pietraia che da Sary-Tash porta al confine di Irkestam.</p>
<p><strong>L’”esame” cinese</strong></p>
<p>L’uscita dal Kirghizistan avviene senza problemi, ma mi attende lo “scoglio” cinese. In un primo momento tutto sembra filare fin troppo liscio, quando mostro ai militari la speciale targa provvisoria cinese che erroneamente mi era rimasta dal viaggio del 2006. Mi fanno addirittura varcare il confine e timbrano il passaporto, ma è solo un loro attimo di sbadataggine. Infatti, il responsabile di dogana si accorge che le targhe sono vecchie, e il giorno successivo mi ricacciano indietro. “Maledizione, era quasi fatta!”, penso disperato. Ancora non convinto, compio un secondo tentativo alla frontiera kazako/cinese di Khorgos, ma anche qui vengo respinto. Volevo raggiungere il Pakistan, ma la Cina mi sbarra il passo. Che fare?</p>
<div id="attachment_1407" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/2-Incontri-sulla-via-per-Kabul.jpg"><img class=" " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/2-Incontri-sulla-via-per-Kabul-1024x926.jpg" alt="" width="350" height="317" /></a><p class="wp-caption-text">Incontri sulla via per Kabul</p></div>
<p><strong>La stramba trovata</strong></p>
<p>Ecco allora balenarmi nella mente un&#8217;idea pazza che rendeva inquiete le mie notti: tornare a sud, in Uzbekistan, provare ad attraversare l&#8217;Afghanistan e finalmente entrare in Pakistan, luogo che mi è rimasto nel cuore dal precedente viaggio in Panda del 2004.<br />
Nella capitale uzbeka, inaspettatamente, il percorso che sembrava senza sbocchi acquista nuovo vigore. E&#8217; emozionante quando entro nell&#8217;ambasciata afghana di Tashkent. La rappresentanza si trova in una palazzina contornata da un muro composto da mattoncini color crema. All&#8217;interno un bel giardino, non grande ma ben tenuto, abitato da alberi di melo e melograno circondati da roseti. Un piccolo paradiso fresco. Qui incontro un anziano signore di origine afghana, il quale mi racconta della sua nazione: “Nella mia terra c’erano tanti posti meravigliosi. Ora forse non esisteranno più, sono tanti anni che non torno in quei luoghi. Ricordo, per esempio, di un lago dall’irreale colore turchese puro intenso a circa 200 chilometri da <strong>Kabul</strong>, era un dono della natura”. Mi indica la località sulla mappa stradale che ho con me. Prosegue, visibilmente commosso, gli occhi lucidi velati dalle lacrime: ”Adesso soltanto guerra e desolazione. Io non posso più tornare là, ma ti auguro buona fortuna nella mia patria, sii prudente.” Mi stringe calorosamente la mano e si eclissa nel caldo di mezzodì.</p>
<p>Il breve colloquio, effettuato con il mio stentato russo, mi lascia in una strana sensazione a metà tra il voler proseguire verso l’ignoto, ma affascinante Afghanistan, ed il desistere e tornare verso casa. L’ago della bilancia pende però in modo preponderante verso la prosecuzione del viaggio quando una graziosa signora del consolato, dallo sguardo dolce e dal sorriso gentile, mi consegna il visto, con mia sorpresa, in solo due ore d’attesa. &#8220;Le ho fatto fare, eccezionalmente, un permesso di transito della durata di 14 giorni anziché gli standard 7 giorni&#8221;, mi dice porgendomi il passaporto vistato. E&#8217; la prima volta che vedo il passi afghano sul mio documento. E&#8217; l&#8217;unico riempito a mano con penna a biro! Non credo ai miei occhi, mentre rigiro tra le mani il passaporto con il visto. Afghanistan: il solo nominarlo fa un po’ paura, ma ben presto capisco che si trattava di un timore più che altro indotto dai media.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/12-Una-delle-tre-Madras-di-Piazza-Rejistan-a-Samarcanda-in-Uzbekistan.jpg"><img class="  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/12-Una-delle-tre-Madras-di-Piazza-Rejistan-a-Samarcanda-in-Uzbekistan-1024x766.jpg" alt="" width="350" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle tre Madras di Piazza Rejistan a Samarcanda, in Uzbekistan</p></div>
<p>Il 10 settembre, con emozione adrenalinica, attraverso il lungo ponte metallico sul fiume Amudarja che divide l&#8217;Uzbekistan dall&#8217;Afghanistan. In fretta la preoccupazione svanisce, quando incontro gli amichevoli e sorridenti militari di frontiera sotto il cartello di &#8220;Wellcome to Afghanistan&#8221;, sovrastata dall&#8217;immagine dello scomparso comandante Massud.</p>
<p><strong>L’ingresso in Afghanistan</strong></p>
<p>La prima caotica e viva città che incontro è la splendida Mazar-e-Sharif e la sua spettacolare Moschea Blu splendente di lapislazzuli celesti, fulcro della città. Qui l’atmosfera che si respira sembra tranquilla e rilassata. Mi godo una passeggiata tra i bei viali curati, ombrosi e riccamente adornati da piante fiorite, che la circondano. Numerosi devoti sono in preghiera, mentre il <em>muezzin</em> intona la sua cantilena che riecheggia nell’aria dando un senso di magia a questo luogo sacro. Io sono fondamentalmente ateo, ma questi siti mi infondono una certa suggestione e benessere. E’ mia abitudine fare uno o due giri attorno ai posti religiosi che più mi colpiscono in cerca di ispirazione e coraggio. L’ho fatto a Bukhara così come a Samarcanda roteando attorno al prodigioso complesso del Registan. Ed anche questa moschea risalente al XV secolo, rivestita da maioliche verde-blu, è sicuramente una località suggestiva ed ammaliante. Giro e rigiro, osservando affascinato l’indecifrabile intreccio di segni splendenti che la adornano. Dei colombi bianchi le volteggiano intorno e si appollaiano sulle sue nicchie meravigliosamente affrescate, dando un senso di pace e speranza che in questa martoriata parte di mondo sarebbe più che auspicabile. Attorno alla moschea noto delle donne, alcune coperte da <em>burqa</em> colorati, e altre soltanto da veli bianchi o neri, le quali mi ricordano che sono realmente in Afghanistan.</p>
<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/3.jpg"><img src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/3.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a></p>
<p>Tra le vie di Mazar, mi confondo in mezzo alla gente sentendomi fra amici come in tante altre parti dell&#8217;<strong>Asia Centrale</strong> visitate in precedenza. Nel convulso bazar cittadino, un bimbetto mi accompagna per le vie sconnesse, alla ricerca di un negozio di telefonia, preoccupandosi di segnalarmi gli ostacoli pericolosi per le rotelline della mia sedia (sono disabile dall’età di dieci anni), per poi congratularsi, facendomi segno con il pollice all&#8217;insù, per la mia &#8220;abilità&#8221; nel dribblare le irregolarità del terreno. Una volta individuato, stipulo velocemente un contratto telefonico con un gestore di telefonia mobile. A questo punto mi sento quasi afghano quando il simpatico commerciante baffuto mi consegna la nuova sim &#8220;Roshan&#8221;! Riprendo il viaggio verso le montagne a sud attraversando Pol-e-Kohmri. Qui passo la notte ospitato nel comando polizia. La serata trascorre piacevolmente in compagnia del colonnello Sheer, che si trasforma in insegnante di lingue aiutandomi ad apprendere alcune frasi in <em>farsi</em>, uno dei più usati idiomi dell’Afghanistan. Sheer parla il russo, questo fatto mi permette di comprendere il significato delle parole di questa, per me, nuova lingua che faticosamente cerco di acquisire. Trascrivo su un quaderno la pronuncia fonetica, e a fianco il significato. Sheer è un maestro esigente, infatti vuole che io ripeta quanto ho scritto per essere certo dell’esattezza della mia dizione. Dopo qualche correzione rimane soddisfatto. Vengo promosso “afghano” a tutti gli effetti, il mio nome da ora in poi sarà Fasil! Peccato che riesca a pronunciare sì  e no una ventina di parole e circa dieci frasi, ma meglio che niente.</p>
<div id="attachment_1412" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/1-I-laghi-blu-cobalto-di-Band-e-Amir.jpg"><img class="   " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/1-I-laghi-blu-cobalto-di-Band-e-Amir-1024x613.jpg" alt="" width="400" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">I laghi blu cobalto di Band e Amir</p></div>
<p>Giusto quel tanto che basta a rompere il ghiaccio e venire accettato dalla gente con più facilità. Sarei potuto andare direttamente a Kabul ma, quando vedo il cartello che indica la strada per <a title="Buddha di Bamiyan" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Buddha_di_Bamiyan" target="_blank"><strong>Bamiyan</strong></a>, non resisto alla tentazione di andare a visitare i Buddha, o più esattamente, quello che ne resta. Una stradaccia tutta pietre e polvere, effettuata a bassissima velocità salutando e dando la mano a quante più persone possibile. A volte do un passaggio alla gente che me lo richiede cercando di comunicare con quel poco di <em>farsi</em> che sono riuscito ad apprendere ieri sera dall’improvvisato e simpatico “insegnante” del comando polizia di Pol-e-Khomri. Attraverso panorami di rara bellezza fatti di campi verdi, arcaici villaggi di argilla e gente semplice. E&#8217; meraviglioso l&#8217;incontro con queste persone che mi fanno sempre sentire ben accetto. Ogni volta che scendo dalla Panda, montando la mia carrozzella, do spettacolo, e interi villaggi si assiepano intorno me per vedere quella che ai loro occhi deve sembrare una specie di prodigio. Una persona che non ha l&#8217;uso delle gambe e se ne va a zonzo per il mondo guidando una macchina, in Afghanistan, penso sia vista come una stregoneria. Tutti rimangono meravigliati, stupiti, nel provare a manovrare i comandi a mano dell&#8217;auto. I grandi vogliono studiare il meccanismo, quasi a volerne carpire i segreti, mentre i bambini si divertono un mondo a schiacciare sull&#8217;acceleratore e sentire il motore prendere giri, ridendo fragorosamente. Ma i più curiosi in assoluto sono le sfortunate persone disabili, senza un arto o entrambe, con le quali instauro un tacito rapporto di reciproca comprensione. Vogliono capire, conoscere come sia possibile guidare ancora dopo tragici “incidenti” di guerra, e magari riprendere a lavorare o semplicemente, vivere.</p>
<p><strong>I Buddha di Bamiyan</strong></p>
<div id="attachment_1400" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/11-Una-delle-nicchie-che-ospitava-i-celebri-Buddha-di-Bamiyan.jpg"><img class="size-large wp-image-1400  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/11-Una-delle-nicchie-che-ospitava-i-celebri-Buddha-di-Bamiyan-1024x768.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle nicchie che ospitava i celebri Buddha di Bamiyan</p></div>
<p>Alla periferia del villaggio di Bamiyan, mi appare una lunghissima e alta falesia di roccia rossastra tormentata da grotte di varie dimensioni usate in tempi remoti come abitazioni dei monaci. Due di queste sono di altezze gigantesche. Sono le nicchie che contenevano i <strong>Buddha</strong>. Di loro non ve ne’ quasi più traccia, dopo la distruzione operata dalla pazzia iconoclasta Taliban nel 2001, ma a guardar bene nella cavità si riesce ancora ad intuire la forma delle statue costruite tra il III e IV secolo d.C. E&#8217; come un alone rimasto impresso nella roccia sottostante che da l&#8217;idea delle dimensioni ciclopiche degli antichi Buddha alti oltre 50 metri. Tra i due giganti, in una nicchia più piccola, è presente un bassorilievo in parte sfigurato di quello che sembra un altro Buddha alto circa 10 metri. Il suo volto semidistrutto sembra avere un’impressione sgomenta di fronte a tanta devastazione. Ora sono in atto dei lavori di restauro da parte di ditte occidentali (tra cui anche l’Italia), per tentare di riportare in vita i Buddha. Non vedo altre persone a gironzolare tra le rovine, a parte la Panda. La notte la trascorro in posizione panoramica con le grotte di fronte. Stupendo il panorama all&#8217;alba con una leggera nebbiolina che le avvolge rendendole irreali. Nei campi poco distanti, la popolazione è intenta nei lavori di sempre utilizzando arcaiche tecniche manuali. Trattori e altri mezzi motorizzati sono quasi del tutto sconosciuti. L&#8217;unico aiuto viene da muli e buoi usati per arare i campi o per molare il grano. Delle donne, a volte bellissime, vestite in colorati <em>sari</em>, a volto scoperto, trasportano sulla testa il frutto del lavoro avvolto in teli variopinti. Il paesaggio circostante, anche senza i Buddha, rimane di una bellezza sconcertante e senza età.</p>
<p><strong>I laghi Band e Amir</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/APERTURA-Fabio-Migli-dalla-sua-Panda-osserva-un-panorama-mozzafiato-dei-laghi-blu-cobalto-di-Band-e-Amir.jpg"><img class="  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/APERTURA-Fabio-Migli-dalla-sua-Panda-osserva-un-panorama-mozzafiato-dei-laghi-blu-cobalto-di-Band-e-Amir.jpg" alt="" width="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fabio Migli dalla sua Panda osserva il panorama mozzafiato dei laghi blu cobalto di Band e Amir</p></div>
<p>80 chilometri a ovest di Bamiyan, su pista misto pietre e sabbia, incontro i laghi blu cobalto di <a title="laghi di Band-e-Amir" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Band-e_Amir" target="_blank"><strong>Band-e-Amir</strong></a>. Uno spettacolo che mi lascia senza fiato. Mai in passato avevo visto nulla di simile. Qui riecheggiano nella mia testa le parole pronunciate con commozione da quell’anziano signore incontrato giorni addietro all’ambasciata afghana di Tashkent: “I laghi Band-e-Amir erano un dono della natura, ma forse ora non esisteranno più.” Come vorrei che ora fosse qui per rendersi conto che questo luogo meraviglioso c’è ancora. E&#8217; realmente un dono della natura di un colore puro mai visto prima, incastonato come una pietra preziosa tra un vasto <em>canyon</em> di pietra dalle pareti altissime e verticali. Ricorda il Gran Canyon Usa, soltanto più piccolo. Parcheggio la macchina quasi sull&#8217;orlo di una lingua di roccia. Sotto di me un baratro verticale che precipita nell&#8217;acqua limpidissima. Provo a gettar giù una pietra, e passano sei lunghi secondi prima di udirne il tonfo. Meglio non sporgersi troppo!<br />
Il lago da un lato è chiuso da una barriera di calcaree bianchissimo solcato da una cascata. Da lontano si ha l&#8217;idea di un ghiacciaio che si butta nell&#8217;acqua. Il contrasto di colori è indescrivibile.<br />
Stento a credere di essere nel &#8220;terribile&#8221; Afghanistan.</p>
<div id="attachment_1414" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/4-Il-benvenuto-in-Afghanistan-%C3%A8-accompagnato-da-una-foto-del-generale-Massud-di-etnia-Pastum-ucciso-in-un-attentato-dai-Talebani.jpg"><img class="size-full wp-image-1414    " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/4-Il-benvenuto-in-Afghanistan-%C3%A8-accompagnato-da-una-foto-del-generale-Massud-di-etnia-Pastum-ucciso-in-un-attentato-dai-Talebani.jpg" alt="" width="550" height="353" /></a><p class="wp-caption-text">Il benvenuto in Afghanistan è accompagnato da una foto del generale Massud ucciso dai Talebani</p></div>
<p><strong>Finalmente Kabul</strong></p>
<p>Tutto sembra andare per il meglio, quindi dopo otto giorni di viaggio in terra afghana mi sento ormai tranquillo e accasato. Il 18 settembre giungo a Kabul sul fare della sera. Come per magia, vagando per le sconnesse e polverose vie della città, mi trovo davanti al cancello dell&#8217;ospedale di Emergency, dove gli straordinari medici italiani mi ospitano per la notte nel loro appartamento di fronte. Qui, immediatamente mi sento a casa. Raramente avevo provato un sensazione così forte di trovarmi a mio agio in un ambiente amichevole e positivo. Mi da l&#8217;impressione di essere tra amici di vecchia data dotati di una carica di umanità ed immediatezza senza eguali. Il mattino successivo visito l’interno dell’ospedale per vittime di guerra. Rimango colpito dal bel giardino curato fin nei minimi dettagli, dotato anche di altalene per i piccoli pazienti. Insieme ai medici italiani visito i reparti. Anche qui la pulizia e l’ordine sono impeccabili. Trattengo il pianto a stento quando osservo i tanti feriti di tutte le età, vittime di mine e della pazzia della guerra. “Loro perlomeno sono stati fortunati a riuscire ad arrivare in tempo in questo luogo dove riceveranno sicuramente delle amorevoli cure. Ma chissà ora quante altre persone sventurate stanno soffrendo nel resto del Paese.” Penso tra me addolorato.</p>
<p>In città, all&#8217;ambasciata del Pakistan, dovevo ottenere un documento doganale per oltrepassare il confine afghano/pakistano, ma qui cominciano i problemi: il console mi informa che dal 2006 è stato interdetto il transito terrestre ai mezzi leggeri tra i due Paesi per ordini governativi. Una doccia fredda. Provo a insistere ma non c&#8217;è verso: in Pakistan con la macchina non si può andare. A questo punto penso di tornare in Italia via Herat e Iran, e prontamente riprendo a guidare tra i vari blocchi di cemento sovrastati da militari armati che delimitano la strada attorno alle &#8220;zone sensibili&#8221;, fino all&#8217;ambasciata iraniana. Qui altre difficoltà: &#8220;Per avviare le procedure di richiesta del visto, ci deve prima fornire una lettera d’introduzione da parte della sua ambasciata&#8221;, mi comunica un funzionario. &#8220;Altro giro, altro regalo&#8221; penso, intanto che mi immergo nel caotico traffico di Kabul alla volta della non lontana ambasciata Italiana.</p>
<p><strong>La “via di fuga” <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/5-Incontri-sulla-via-per-Kabul.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1419" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/5-Incontri-sulla-via-per-Kabul.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a><br />
</strong></p>
<p>Quando varco il massiccio e alto cancello nero che occulta alla vista la sfarzosa sede diplomatica di casa nostra, il mio viaggio itinerante prende una piega che mai avrei immaginato. I sorpresi carabinieri di guardia chiamano un ancor più incredulo Consigliere dell&#8217;Ambasciatore (in vacanza in Italia, dunque il Consigliere faceva le sue veci). Un ragazzo simpatico e affabile ma irremovibile di fronte al mio voler proseguire il percorso verso l&#8217;Iran. &#8220;La strada per Herat è interrotta per operazioni militari in corso e l&#8217;unica via sarebbe a sud attraverso Kandahar, zona pericolosissima, non possiamo permetterti di proseguire oltre, in passato abbiamo già avuto fin troppi problemi con sequestri vari. Forse ti possiamo organizzare una via di fuga un po’ &#8220;avventurosa&#8221;, ma penso che si possa fare. Ora ne parliamo con il Generale&#8221;, afferma il Consigliere.<br />
La &#8220;via di fuga&#8221;, da loro escogitata, è semplicemente da pazzi: vorrebbero farmi rimpatriare con un grande aereo militare C130, Panda compresa! &#8220;Abbiamo avvertito l&#8217;unità di crisi, e il Generale si sta già dando da fare, è una cosa fattibile, c&#8217;è solo da attendere un aereo non troppo carico che vada in Italia. Credimi non hai altra scelta. Intanto che aspetti sarai nostro ospite, la stanza presidenziale è a tua disposizione.” Il Consigliere è di una squisitezza unica, sempre pieno di attenzioni nei miei riguardi, e in breve divengo la mascotte dell&#8217;ambasciata. Mi sento imprigionato, ma non mi lasciano altre <em>chances</em>.</p>
<p><strong>La Panda volante</strong></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/8-Resti-dellarmata-rossa-8.jpg"><img class=" " title=" " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/8-Resti-dellarmata-rossa-8.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Resti dell&#39;Armata Rossa</p></div>
<p>Sette lunghi giorni di attesa poi finalmente, il 26 settembre, m’imbarco con tutta la macchina sul poderoso quadrimotore dall&#8217;ipercontrollato e armato aeroporto militare di Kabul. Prima della partenza due elicotteri Apache si levano a mezz&#8217;aria, perfettamente paralleli, per controllare l&#8217;area della pista. L&#8217;interno del C130, spartano ed essenziale, ricorda la stiva di una nave o anche un dirigibile. I quattro potenti motori a elica fanno un rumore infernale, fastidioso anche usando i tappi nelle orecchie. Quando si stacca dal suolo, ondeggia paurosamente tra le onde del cielo, ma una volta in quota si stabilizza e diviene quello che è definito &#8220;ferro da stiro&#8221;.</p>
<div id="attachment_1422" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/6-Kyrgyzstan-le-sarte-kirghise.jpg"><img class="size-full wp-image-1422  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/12/6-Kyrgyzstan-le-sarte-kirghise.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Kyrgyzstan, le sarte kirghise</p></div>
<p>Destinazione finale Ciampino, dopo uno scalo negli Emirati Arabi. Con immenso stupore mi trovo in breve a guidare tra le vie di Ciampino, frastornato ed assorto nei pensieri. “Soltanto due giorni fa ero tra il caos di Kabul, ed ora eccomi di nuovo in Italia!”, rifletto incredulo. Mi fermo tra le vie della cittadina, che conosco benissimo dal momento che collaboro da tanti anni con una ditta di radiocomunicazioni appena fuori il centro, e faccio un incontro inaspettato. Ascolto una voce familiare che mi chiama per nome: “Fabio, cosa ci fai qui? Pensavo fossi ancora in Afghanistan.” Si tratta del mio principale, esterrefatto al vedermi già di ritorno. Difficile raccontargli come sono andate le cose. Prosegue: ”Beh, meglio così, forse sono state le nostre raccomandazioni a farti tornare in anticipo. Domani ti aspettiamo, c’è un mucchio di lavoro arretrato per te!”</p>
<p>Il 28 settembre termina, insperatamente, la mia avventura in terra afghana. Quest&#8217;ultimo pazzo viaggio mi è rimasto nell&#8217;anima più di ogni altro fatto in precedenza. Anche se è stato tra i più brevi degli ultimi tempi, 18.000 chilometri in quasi tre mesi, si è rivelato molto intenso, emotivo e partecipato. I miei viaggi sono comunque sempre sentiti e vissuti, amplificati dal fatto che parto da solo, abitando nell&#8217;ambiente circostante utilizzando la comoda Panda-minicamper e in compagnia della gente che a mano a mano incontro sulla via, condividendo momenti indimenticabili. Queste brevi righe sono a ricordo di quei meravigliosi e incancellabili giorni trascorsi tra le generose persone afghane. Ritorno a Roma, e rivedo la vecchia Panda 4&#215;4 impolverata e triste. E’ strano, mi sembra quasi depressa per averla abbandonata a casa. Non resisto alla tentazione di rimetterla in moto, e dopo pochi giri di avviamento, eccola di nuovo rombante, come se niente fosse. Quando monto all’interno di questa vissuta vettura, succede una specie di magia: mi tornano davanti agli occhi mille immagini di posti esotici e di persone sorridenti che hanno condiviso con me esperienze ed emozioni indescrivibili in angoli remoti del globo. Ormai tra noi c’è un rapporto di sintonia e quasi di tacita simbiosi.</p>
<p>Testi e foto di <em>Fabio Migli</em></p>
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		<title>Evelin Marin</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 13:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Laureata a Londra in Turismo con Marketing e qualificata Tefl teacher, Evelin ha fatto dell&#8217;Inghilterra una scelta di vita per molti anni, coniugando il suo diventare madre di due splendide ragazze, a cui ha impartito un&#8217;educazione totalmente bilingue, con il suo continuo aggiornamento formativo e lavorativo in campo turistico/promozionale, ha scritto per altri siti attinenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Laureata a Londra in Turismo con Marketing e qualificata Tefl teacher, Evelin ha fatto dell&#8217;Inghilterra una scelta di vita per molti anni, coniugando il suo diventare madre di due splendide ragazze, a cui ha impartito un&#8217;educazione totalmente bilingue, con il suo continuo aggiornamento formativo e lavorativo in campo turistico/promozionale, ha scritto per altri siti attinenti  al turismo e  viaggi, specializzandosi in article marketing e social media marketing.</p>
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<p>Articoli<br />
<a href="http://www.viaggiatoriweb.it/2011/la-storia-di-paul-smith-viaggiatore-con-un-tweet/" target="_blank"> La storia di Paul Smith: viaggiatore con un tweet!</a></p>
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		<title>La storia di Paul Smith: viaggiatore con un tweet!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[... (quasi) impossibili]]></category>
		<category><![CDATA[I viaggi ...]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma esiste veramente il tweet-viaggio? La storia di Paul Smith: viaggiatore con un tweet! Partendo dal presupposto che ci sono idee discordanti sul mondo dei social media vogliamo raccontarvi una storia per poter riflettere insieme. Infatti c’è chi crede che i social media siano un ottimo mezzo di comunicazione, un modo per rimanere in contatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ma esiste veramente il tweet-viaggio? La storia di Paul Smith: viaggiatore con un tweet!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/cid_57ADFC23-290A-4D59-809D-FBE052B13404@local.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1326" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/cid_57ADFC23-290A-4D59-809D-FBE052B13404@local.jpg" alt="" width="550" height="389" /></a></p>
<p><strong></strong>Partendo dal presupposto che ci sono idee discordanti sul mondo dei social media vogliamo raccontarvi una storia per poter riflettere insieme.</p>
<p>Infatti c’è chi crede che i <em><strong>social media</strong></em> siano un ottimo mezzo di comunicazione, un modo per rimanere in contatto con gli amici più lontani, con parenti da tanto dimenticati perchè abitano altrove o, più semplicemente per trovare informazioni su tutte le cose che ci interessano.</p>
<p>Dall’altra parte troviamo chi invece crede che siano solo una perdita di tempo, un cosi detto “farsi gli affari degli altri” e magari anche una violazione della <em>privacy</em>, in certi casi estremi.</p>
<p>Ma noi qui non stiamo certo trovando chi ha torto o chi ha ragione, come in molti casi la verità sta nel mezzo e/o  ognuno usa tali mezzi come meglio crede, quindi chi più chi meno.</p>
<p>Stiamo solamente raccontando una storia che ha dell’incredibile ma che può anche far riflettere, certo ci vuole tempo anche per riflettere ai giorni nostri, ma almeno vediamo se partendo da storie vere riusciamo a farci un po’ più di chiarezza sull’effettiva funzionalità dei social network, se crediamo che abbiano una qualche reale utilità.</p>
<p>La storia che vi vogliamo raccontare oggi è quella del signor Smith, Paul Smith. Paul è un ragazzotto britannico di 34 anni conosciuto nel mondo di <strong>Twitter</strong> come <a href="https://twitter.com/#!/twitchhiker">@twitchhiker</a> Paul  ha avuto una grande idea, ovviamente come tutte le grandi idee all’inizio sembrava una  pazzia. Ha deciso di intraprendere un lungo viaggio partendo da casa, precisamente da Newcaslte-upon-Tyne in Inghilterra e arrivare fino all’isola Campbell in Nuova Zelanda.</p>
<p>Direte voi cosa c’è di straordinario in questo? Quante persone viaggiano in giro per il pianeta tutti i giorni, chi per lavoro, chi per svago o chi per divertimento.</p>
<p>La cosa che differenzia il viaggio di Paul con quello di tanti altri è che tutto il suo viaggio si è sviluppato, pianificato, offerto e aiutato dalla comunità di Twitter.</p>
<p>Per spiegarvi meglio incominciamo dall’inizio: Paul dopo essere tornato dal viaggio di nozze, si sentiva molto giù e l’unica soluzione per migliorare il suo morale era quella di ripartire per un nuovo viaggio. Scelta discutibile ma rispettabile.</p>
<p>Ovviamente le capacità economiche erano già state messe a dura prova avendo da poco sostenuto un matrimonio, e allora come fare? Beh preso dallo sconforto scrisse sul suo profilo twitter che era molto giù e che voleva partire per un nuovo viaggio, precisamente alla scoperta dell’isola Campbell! Uno di quei tanti messaggi che la gente usa scrivere nelle loro bacheche, sì insomma come scrivere: “oggi ho mangiato sushi” o “sono andato alla partita”, cose cosi. Solamente che il suo di messaggio è stato visto da un noto presentatore inglese il quale dopo averlo letto lo ha <em>retweetato</em>, in altre parole ha mandato quello stesso messaggio a tutti i suoi <em>followers</em>( seguaci, persone che sono interessate a leggere quello che scrive) e cosa è successo ??</p>
<div id="attachment_1327" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/tipo.jpg"><img class="size-full wp-image-1327  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/tipo.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Paul Smith</p></div>
<p>Con gran sorpresa per Paul sono arrivati moltissimi messaggi di solidarietà e d’incitamento a compiere quel viaggio. Ma non solo, persone sconosciute, che vivono chissà dove, hanno cominciato ad invitare Paul a dormire da loro, a fermarsi a mangiare, ad usufruire di viaggi in treno, aereo, macchina o nave offerti da loro, tutto questo per poter aiutare il “povero malinconico Paul” ad arrivare alla sua Isola!</p>
<p>Entrando nello specifico Paul è arrivato alla sua isola con l’aiuto di:</p>
<ul>
<li><em>Tweeter</em> Leanne gli ha dato un biglietto per il <em>ferry</em> da Newcastle fino ad Amsterdam.</li>
<li>Due <em>tweeters</em> francesi un biglietto di treno fino a Parigi.</li>
<li>Un letto gratis in un ostello.</li>
<li>In treno fino a Saarbrucken.</li>
<li>Un tweeter tedesco Andrea Jachem gli ha dato un passaggio in macchina fino a Francoforte.</li>
<li><em>Tweeter</em> Owen ha usato i suoi <em>Air Miles</em> per offrirgli un biglietto aereo da Farancoforte fino a NewYork.</li>
<li>Un <em>tweeter</em> di Yorkshire chiamato Mark gli ha offerto un letto gratis in un Hotel.</li>
<li>Poi grazie a vari <em>tweeters</em> è riuscito ad arrivare a Washington DC, Chicago, San Francisco e Los Angeles con l’aereo, il treno e in macchina.</li>
<li>Grazie ad “Air New Zealand” ha volato gratis da Los Angeles fino a Auckland.</li>
<li>Dopodichè arriva con il <em>ferry</em> fino a South Island e prende un passaggio fino alla punta dell’isola  grazie al <em>tweeter</em> Smiley.</li>
</ul>
<p>Alla fine naviga fino a Steward Island dove il suo viaggio s’interrompe perché non trova nessuno che lo possa aiutare ad arrivare alla meta, il sogno svanisce. Nonostante tutto  la soddisfazione per Paul è immensa, anche se non riuscì ad arrivare alla sua isola, questo viaggio gli ha permesso di conoscere tantissime persone, di cimentarsi nella pianificazione e connessione reale con il mondo di <em>Twitter</em> ma non solo. Infatti, la grande lezione che lui ha imparato e che desidera ora spiegare a tutti è una:</p>
<p align="center"> <em>“ my main aim was to get as far around the world as I could in 30 days. When I gazed across the sea towards Campbell Island I didn’t feel like a beaten man.</em></p>
<p align="center"><em>People were bending over backwards to help me and the trip proved to me there is a lot of good in the world.&#8221;</em></p>
<p>Chiaro ??</p>
<p>Quest’uomo è riuscito a dimostrare che in questo mondo d’oggi dove ad ogni angolo c’è qualcuno che sta peggio di noi, in questo <em>pout puri</em> di crimine e cattiveria e indifferenza esiste  ancora l’onestà, la bontà e la solidarietà!</p>
<p>Per qualche strano caso del destino è riuscito a dimostrare che il più perfetto sconosciuto non è una minaccia ma una risorsa, ha dimostrato che bisogna ancora credere nel bello della gente.</p>
<p>Questa è l’opinione di Paul Smith, come ho detto all’inizio  un’opinione accettabile ma io  al momento non voglio rischiare, e consiglio ancora ai miei figli di non accettare passaggi dagli sconosciuti. Ora vi lascio riflettere, e mi aspetto di ricevere qualche vostro pensiero, nonostante tutto ognuno ha le sue idee e qui potete benissimo dire la vostra.  A Presto.</p>
<p>di<em> Evelin Marin</em></p>
<p>Il seguente articolo è basato su una storia vera recensita su:</p>
<p><a href="http://edition.cnn.com/2009/TRAVEL/03/31/twitter.hiker.paul.smith/index.html">http://edition.cnn.com/2009/TRAVEL/03/31/twitter.hiker.paul.smith/index.html<br />
</a><a href="http://www.telegraph.co.uk/technology/twitter/7921863/Man-travels-around-world-for-free-using-Twitter.html">http://www.telegraph.co.uk/technology/twitter/7921863/Man-travels-around-world-for-free-using-Twitter.html<br />
</a><a href="http://www.guardian.co.uk/travel/2009/feb/04/twitchiker-twitter-social-networking">http://www.guardian.co.uk/travel/2009/feb/04/twitchiker-twitter-social-networking</a></p>
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		<title>Langhe, le colline medioevali</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 21:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli incantevoli paesaggi di una terra per buongustai A sud del Piemonte un mare di verdi e ondeggianti colline si estende sinuoso e armonico: le langhe, custodi di antiche tradizioni, vivi sapori e nobili fragranze, tramandate e consacrate dalla grande letteratura di Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Un paesaggio incantevole, da scoprire un po&#8217; per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli incantevoli paesaggi di una terra per buongustai</strong></p>
<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/langhe52.jpg"><img src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/langhe52.jpg" alt="" width="550" height="368" /></a></p>
<p>A sud del Piemonte un mare di verdi e ondeggianti colline si estende sinuoso e armonico: le <a title="Il web magazine di langhe Monferrato Roero" href="http://langhe.it" target="_blank"><strong>langhe</strong></a>, custodi di antiche tradizioni, vivi sapori e nobili fragranze, tramandate e consacrate dalla grande letteratura di <strong>Beppe Fenoglio</strong> e <strong>Cesare Pavese</strong>. Un paesaggio incantevole, da scoprire un po&#8217; per volta, partendo proprio dalla sua capitale,<strong> Alba</strong>, la città delle cento torri.</p>
<p><span id="more-1269"></span>Il centro storico, di prevalente stampo medioevale, accoglie i visitatori con calde tonalità di cotto, conducendoli verso il Duomo di San Lorenzo.</p>
<div id="attachment_1296" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5533.jpg"><img class="size-full wp-image-1296   " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5533.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Alba, chiesa di San Domenico</p></div>
<p>Qui ha sede il Palazzo Comunale, che ospita importanti tele, e sempre qui, in ottobre si svolge il folcloristico <a title="Palio degli asini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palio_degli_Asini" target="_blank"><strong>Palio degli Asini</strong></a>, memoria dell&#8217;assedio subito da parte degli <strong>Estensi</strong>. Proseguendo nella visita della città, a poca distanza, la chiesa di San Domenico, raro esempio di gotico primitivo, la cui semplicità evoca una bellezza mistica, carica di nobiltà. La vicina via Vittorio Emanuele II &#8211; per tutti via Maestra &#8211; è il luogo della passeggiata pomeridiana, dove edifici in stile medioevale, rinascimentale e <em>liberty</em> ospitano le vetrine di eleganti negozi. Dopo aver passeggiato per la città ci si può concedere una sosta in uno degli storici caffè o in una delle rinomate pasticcerie, per assaggiare i celebri tartufi dolci o una golosa fetta di torta alle nocciole. I buongustai di tutto il mondo si ritrovano ad Alba in ottobre in occasione della <a title="Fiera del Tartufo" href="http://www.fieradeltartufo.org" target="_blank"><strong>Fiera del</strong> <strong>Tartufo</strong></a>, gli amanti del buon bere non mancano all&#8217;appuntamento primaverile con <strong>&#8220;<a title="rassegna vinum" href="http://www.fieradeltartufo.org" target="_blank">Vinum</a>&#8220;</strong>, rassegna della migliore produzione enologica locale. Alba si vanta, inoltre, di essere la patria dei <em>tajarin</em>e della carne all&#8217;albese.</p>
<div id="attachment_1298" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5590.jpg"><img class="size-full wp-image-1298  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5590.jpg" alt="" width="350" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Alba, chiesa di San Domenico</p></div>
<p>Percorrendo le verdi colline attraverso una piacevole strada panoramica, si giunge a <strong>Diano</strong> <strong>d&#8217;Alba</strong>, con il suo belvedere, introduce il visitatore nella terra dei vini; qui, oltre a degustare il famoso dolcetto, merita una visita la Chiesa Barocca costruita tra il 1763 e il 1770; si prosegue in direzione Grinzane Cavour, sede di un maestoso castello del 1200 che oggi ospita l&#8217;Enoteca Regionale, una raccolta di materiale etnografico e, da qualche anno, il prestigioso Premio Letterario Grinzane Cavour. Grinzane ha voluto legare il suo nome a quello dell&#8217;illustre statista Camillo Benso Conte di Cavour, che qui ha soggiornato e che vi fu Sindaco per 17 anni prima di entrare nella politica nazionale. Se i vigneti, che fanno celebre il nome delle Langhe nel mondo, sono presenti su queste colline, lo si deve a lui, che li importò dalla Francia e in Langa identificò i terreni adatti al loro sviluppo fin dai primi anni dell&#8217;800. Il Comune si divide in due nuclei abitati ben diversificati tra loro. Una parte storica che si e&#8217; sviluppata intorno al suo prestigioso castello e una parte di fondovalle che sorge sulla confluenza delle vie che scendevano dalle colline sulla direttrice della pianura verso Asti. <strong>Grinzane</strong>e&#8217; sovrastata dall&#8217;imponente Castello a pianta trapezoidale, con quattro corpi irregolarmente disposti attorno  al cortile centrale. Altre occasioni per visitare il paese sono: il premio letterario Grinzane Cavour (giugno), la Festa patronale (luglio), la Fiera Gallese (1a settimana di settembre), la Marcia del Tartufo (novembre).</p>
<div id="attachment_1294" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5850.jpg"><img class="  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5850.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Cavour, Castello di Grinzane</p></div>
<p>Scendendo a valle, attraversando Giallo d&#8217;Alba, famosa per la produzione del torrone si arriva a <strong>Serralunga d&#8217;Alba</strong> il cui nome deriva da &#8220;sera longa&#8221; per la sua caratteristica forma di lingua di terra stretta e lunga sulle colline, il cui centro è un tipico borgo medioevale quasi intatto e il castello (ingresso ad offerta libera, in quanto la custode tende a chiedere un piccolo contributo libero per le visite guidate) di architettura semigotica, ex proprietà dell&#8217;illustre famiglia dei marchesi Falletti di Barolo. Tappa successivo è <strong>Barolo</strong>, vanto del Piemonte. Siamo nelle Langhe più conosciute, dolci pendii ricoperti di vigne e noccioleti, veri e propri anfiteatri naturali, dove il recente sviluppo dovuto alle attività enologiche convive con tradizioni antichissime.</p>
<div id="attachment_1295" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_6433.jpg"><img class="size-full wp-image-1295    " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_6433.jpg" alt="" width="350" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Castello di Barolo</p></div>
<p>Il paese del Barolo viene dominato dal castello della Marchesa Faletti. Adagiato su una sorta di altipiano, il maniero ospita l&#8217;enoteca regionale del Barolo gestita dagli undici comuni che producono l&#8217;omonimo vino. Nell&#8217;enoteca, ricavata dalle antiche cantine, è possibile non solo acquistare e degustare il vino, ma anche visitare il castello dove visse anche Silvio Pellico. Tutti gli anni, nella prima settimana di maggio, viene presentata la nuova annata del Barolo, quella che viene messa in commercio dopo almeno tre anni di invecchiamento, e vengono degustati ben 60 vini. La seconda settimana di settembre, c&#8217;è la settimana del Barolo, con serate gastronomiche ed esibizioni di &#8220;madonnari del vino&#8221; che disegnano le strade del paese. Nella terza settimana di novembre, in occasione della festa di S. Martino, c&#8217;è la degustazione del Barolo appena svinato.<br />
Da Barolo a <strong>La Morra</strong>, la cui particolarità è la cantina comunale situata nei settecenteschi locali del Palazzo dei Marchesi di Barolo; a pochi passi la Parrocchiale, imponente chiesa barocca dedicata a S.Martino. Nella frazione Annunziata è visitabile il complesso romanico barocco dell&#8217;ex convento benedettino di S.Martino di Mercenasco. Nella sue cantine si trova il museo Ratti dei vini d&#8217;Alba. L&#8217;itinerario si conclude in direzione di Alba, attraverso prima Verduno, con il suo castello, quindi, <strong>Roddi</strong>, anch&#8217;esso sede di un pregevole castello. Risalente all&#8217;XI secolo. L&#8217;edificio ha conservato, nonostante i molti passaggi di proprietà, i caratteri tipici della costruzione medioevale: presenta una torre incorporata finemente decorata nella parte superiore.</p>
<div id="attachment_1297" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5562.jpg"><img class="size-full wp-image-1297  " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_5562.jpg" alt="" width="250" height="377" /></a><p class="wp-caption-text">Alba, chiesa di San Domenico</p></div>
<p><strong>LANGHE DA GUSTARE: IL TARTUFO, IL CIBO DELLE STREGHE</strong></p>
<p>Un tempo demonizzato, proprio a causa della sua origine ignota, ora è il re della cucina d&#8217;autore. E&#8217; conosciuto sin dai tempi antichi: se ne hanno testimonianze nella dieta dei Sumeri; i Greci lo chiamavano Hydnon; per i latini era il Tuber, i francesi Truffe, gli inglesi Truffle. Apprezzato per l&#8217;aroma e il sapore, il tartufo non ha un alto valore nutrizionale, sebbene l&#8217;elevato costo potrebbe far pensare il contrario. Tra i vari tipi di tartufo: nero, conosciuto come tartufo di Norcia; bianchetto è ricercato in Toscana, Romagna e Marche; nero invernale e il nero liscio, meno pregiati. E poi il tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico) è il migliore, conosciuto come il <strong>Tartufo Bianco d&#8217;Alba</strong> si caratterizza per la sua superficie leggermente vellutata, color crema scuro, gleba bianca o giallo grigiastra con venature bianche. Il profumo è unico. Vive in simbiosi con querce, tigli, pioppi e salici. La raccolta è da settembre a dicembre. In questo periodo qualsiasi giornata è ideale per una &#8220;scappata&#8221; sulle colline del <strong>Monferrato</strong>, di Langa e Roero, territorio che nasconde vallate preziosissime: qui nasce infatti il ricercatissimo tartufo bianco (in latino Tuber Magnatum), delizioso frutto della terra, vero e proprio tesoro sotterraneo. Con il suo intenso profumo e l&#8217;originale sapore è tra i più misteriosi &#8220;gioielli&#8221; del regno vegetale.<br />
Lo sviluppo di questo prezioso tubero richiede determinate condizioni: non ama l&#8217;asciutto e necessita di determinati sali, si adatta inoltre ad un certo clima e preferisce terreni argilloso-calcarei, con la presenza di silice. Si sviluppa in simbiosi con parecchie specie di alberi: la quercia, il pioppo, il tiglio, il salice, ecc. La sua rarità lo porta ad essere pregiato. Il più quotato è il tartufo di quercia, abbastanza scuro e bitorzoluto, di maggiore peso specifico, proveniente da terreni compatti. In tavola, abbinato alle portate della migliore cucina monferrina, lasciandosi guidare dagli esperti ristoratori della zona, è una vera delizia, una grazia per il palato e, malgrado la sua valutazione, tra i piaceri colti e fini, è fra i meno costosi. Il tartufo è anche on line con il suo sito internet disponibile in tre lingue (italiano, inglese, tedesco): l&#8217;indirizzo è <a title="sito tartufo" href="http://www.truffel.com" target="_blank">www.truffel.com</a>il portale contiene 80 ricette diverse per cucinare a base di tartufo.</p>
<p><strong>IL FORMAGGIO, GRANDE RISORSA ENOGASTRONOMICA DELLE LANGHE</strong></p>
<p><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/474-testun_barolo.jpg"><img class="size-full wp-image-1302 alignright" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/474-testun_barolo.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p><strong>Il Bra:</strong> formaggio crudo, pressato. Il &#8220;tenero&#8221; viene stagionato per almeno 45 giorni, il &#8220;duro&#8221; per sei mesi. Il meno stagionato è gradevolmente profumato, moderatamente piccante e sapido. Il &#8220;Bra duro&#8221; ha sapore piccante e moderatamente sapido, intenso ed aromatico.</p>
<p><strong>Il Murazzano</strong>: formaggio grasso a pasta fresca, usato come formaggio da tavola. Le forme sono cilindriche a facce piane, leggermente orlate con un peso variabile tra i 300 e i 400 grammi. La pasta si presenta di colore bianco latte con una struttura morbida, leggermente consistente, a volte con occhiature, finemente granulosa. Le forme fresche non presentano alcuna crosta esterna mentre, con la stagionatura, si forma talvolta una leggera patina di colore giallo paglierino chiaro. Il sapore è fine, delicatamente profumato e con un gradevole gusto che ricorda il latte ovino.</p>
<p><strong>Il Raschera</strong>: formaggio semigrasso, crudo, pressato a pasta semidura. Viene commercializzato dopo almeno un mese di stagionatura. Ha sapore fino, delicato, tipicamente profumato e moderatamente piccante se stagionato.</p>
<p><strong>La Robiola di Roccaverano</strong>: formaggio grasso a pasta fresca non sottoposto ad alcuna maturazione o stagionatura. Ha forma cilindrica con facce piane, leggermente orlate. Il peso di ciascuna forma può variare tra i 400 e i 200 grammi. La pasta è di colore bianco latte ed è finemente granulosa, mentre non è presente alcuna crosta esterna. Al gusto risulta leggermente acidula con un sapore delicato, saporito e tipico.</p>
<p><strong>La Toma Piemontese</strong>: formaggio semicotto a pasta morbida, è stagionato in tradizionali grotte e ambienti idonei per almeno 60 giorni. Ha sapore dolce e gradevole ed aroma delicato.</p>
<p><strong>I VINI DELLE COLLINE DI LANGHE, MONFERRATO E ROERO </strong></p>
<p><strong> </strong>La prima parola che viene associata a queste zone è la parola <strong>vino</strong>, e non è un caso; la coltivazione della vite risale a tempi immemorabili e la qualità dei suoi prodotti sono riconosciute da sempre a livello mondiale. <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/Barolo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1337" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/Barolo.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a></p>
<p><strong>Il  <a title="barolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barolo_%28vino%29" target="_blank">Barolo</a></strong>: vino d.o.c.g., che per la somma delle sue qualità organolettiche forti è il più grande vino d&#8217;ltalia e forse del mondo.</p>
<p><strong>Il Barbaresco</strong>: vino d.o.c.g., è considerato eccezionale per la finezza del profumo e del gusto, adatto ad abbinamenti gastronomici con i grandi piatti della cucina locale.</p>
<p><strong>Il Nebbiolo</strong>: vino antico noto fin dal &#8217;600 di cui grande consumatrice fu la &#8220;corte&#8221; dei Savoia, vitigno &#8220;padre&#8221; dei due precedenti.</p>
<p><strong>Il Grignolino</strong>: tipico delle colline della zona del Monferrato, è un vino dal carattere delicato e dal profumo persistente è di grande pregio e molto raffinato.</p>
<p><strong>Il Dolcetto e il Barbera</strong>: due grandi vini da tutto pasto non conoscono confini amministrativi e quindi si alternano, specie il secondo, sui bricchi sia delle Langhe che del Monferrato e del Roero.</p>
<p><strong>Il Moscato e l&#8217;Asti spumante</strong>: famosissimi vini da dessert, presenti sia nelle Langhe che del Monferrato insieme al <strong>Brachetto </strong>detto &#8220;birbet&#8221; sono vini tra i più esportati nel mondo per i loro aromi e profumi unici e irripetibili.</p>
<p><strong>Il Pelaverga</strong>: sta affermandosi nel gusto dei consumatori per il suo bouchet simpatico e piacevole, tanto da ottenere la denominazione d&#8217;origine controllata.<br />
Questa è terra di vini rossi per eccellenza, ma nel Roero due vini bianchi prestigiosi stanno ottenendo un grande successo per la loro sapore giovane e delicato: l&#8217;<strong>Arneis</strong>, vino d.o.c. e la <strong>Favorita</strong>.</p>
<p><strong>LA GRANDE SFIDA: CANDIDATURA UNESCO DEI VIGNETI PIEMONTESI</strong></p>
<div id="attachment_1292" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_6517.jpg"><img class="size-full wp-image-1292   " src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/DSC_6517.jpg" alt="" width="550" height="366" /></a><p class="wp-caption-text">Campagna Langhe, zona del Barolo</p></div>
<p><strong></strong>I paesaggi vitivinicoli più belli del Piemonte potrebbero diventare Patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco. Il Gruppo di Lavoro Interministeriale Unesco, composto da rappresentanti dei Ministeri degli Affari Esteri, delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, dei Beni Culturali e dell’Ambiente, ha dato il via libera definitivo alla candidatura dei ”Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: le Langhe-Roero e Monferrato”, nella lista dei siti considerati ”Patrimonio dell’Umanita”’. Si tratta dell’unica candidatura italiana per il 2011. Il vino piemontese vanta attualmente 11 DOCG (su 35 DOCG nazionali) e 45 DOC (su 315 DOC nazionali), che coprono circa l’80% dell’intera produzione regionale, in gran parte derivanti da una ventina di vitigni autoctoni. La produzione vitivinicola di Monferrato, Langhe, Astigiano e Roero costituisce circa il 90 percento di quella dell’intera Regione.</p>
<p><strong>LA NOSTRA RICETTA</strong></p>
<p><em><strong>Patè di tonno al tartufo bianco</strong></em></p>
<p><strong><em>(per 4 persone) <a href="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/tartufo_bianco_2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1303" src="http://www.viaggiatoriweb.it/wp-content/uploads/2011/11/tartufo_bianco_2.jpg" alt="" width="350" height="237" /></a><br />
</em></strong></p>
<p>- tonno sott&#8217;olio 200 grammi</p>
<p>- tartufo bianco quanto basta</p>
<p>- 3 acciughe sotto sale</p>
<p>- 5 capperi sotto sale</p>
<p>- burro 100 gr.</p>
<p><strong>Preparazione</strong></p>
<p><strong></strong> Scolate il tonno, lavate, diliscate e spezzettate le acciughe. Pulite e lavate sotto acqua corrente i capperi. Unite i tre ingredienti, poi passate tutto al setaccio il più&#8217; fine possibile. Aggiungete il burro ammorbidito a temperatura ambiente e frullate sino ad ottenere una crema densa e spumosa. Mettetela in uno stampo rettangolare da patè e lasciate in frigorifero per circa 3 ore. Trascorso questo tempo, sformate in un piatto da portata e ricoprite con fettine sottilissime di tartufo. Servite con dei crostini di pane.</p>
<p><strong>NOTIZIE UTILI</strong></p>
<p><strong>Dormire, i migliori alberghi, hotel e bed &amp; breakfast:</strong><br />
Hotel &#8220;Savona&#8221;, Alba.  Tel. 0173440440  web: <a title="Hotel Savona" href="http://www.hotelsavona.com" target="_blank">www.hotelsavona.com</a><br />
Hotel &#8220;I Castelli&#8221;, Alba. Tel. 0173361978  web: <a title="Hotel I Castelli" href="http://www.hotel-icastelli.com" target="_blank">www.hotel-icastelli.com</a><br />
Locanda del Melograno, Moncalvo. Tel.0141917599  web: <a title="Locanda del melograno" href="http://www.locandadelmelograno.it " target="_blank">www.locandadelmelograno.it </a>Hotel &#8220;Barolo&#8221;, Barolo. Tel. 017356354</p>
<p><strong>Mangiare, i migliori ristoranti e le migliori trattorie:</strong><br />
Osteria &#8220;Vento di Langa&#8221;, Alba.  Tel. 0173293282  web: <a title="Osteria Vento di langa" href="http://www.langhe.it/vento" target="_blank">www.langhe.it/vento</a><br />
Ristorante &#8220;La Torre&#8221;, Alba.  Tel. 01734416647  web: <a title="Ristorante La torre" href="http://www.ristorantelatorre.it" target="_blank">www.ristorantelatorre.it</a><br />
Ristorante &#8220;Vigin Mudest&#8221;, Alba. Tel. 0173441701<br />
Ristorante &#8220;Fenocchio&#8221;, Barolo.  Tel. 017356387  <a title="Ristorante Fenocchio" href="http:// www.fenocchio.com" target="_blank">web: </a><a title="Ristorante Fenocchio" href="http://www.fenocchio.com" target="_blank">www.fenocchio.com</a><br />
Locanda &#8220;Borgo Antico&#8221;, Barolo. Tel. 017356355<br />
Trattoria &#8220;Del buon Padre&#8221;, Barolo. Tel. 017356192</p>
<p>di <em>Francesca De Vito</em><br />
foto <em>Daniele Romeo</em></p>
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