Colombia, il Paese delle orchidee

Villa de Leyva, Plaza Mayor

Paese dalle mille contraddizioni e noto molto spesso per le negatività riportate dalla cronaca, la Colombia rappresenta una meta ricca di offerte per il visitatore: folklore, natura, storia, un alternarsi di colori in un vasto territorio, un paese ricco di cultura indigena, come pochi altri paesi dell’America Latina, un universo dagli infiniti spunti.

Museo Botero

La Colombia è il Paese delle orchidee, della lussureggiante flora amazzonica, di frutti esotici succosi, dei versi di Gabriel García Márquez e dei dipinti di Fernando Botero. Dopo oltre mezzo secolo di guerra civile, scontri con guerriglieri e narcotrafficanti, questa nazione ha solo voglia di rinascere, di mostrare le proprie bellezze e di leggere finalmente nuovi titoli di giornale

Il nostro viaggio inizia nella capitale Bogotà, una città che sorprende in modo inaspettato: ci sono tante biciclette che sembra di essere a Copenhagen (ben 360 km di piste ciclabili), case più colorate di quelle di Burano e chef di grido degni di Manhattan. Bogotà è enorme, una metropoli a ben 2640 metri sul livello del mare, circondata da montagne ancora più alte. Le casette colorate da cartolina de La Candelaria, in pieno centro, convivono con grattacieli spaventosamente alti e interi nuovi quartieri molto chic che dalla zona del Chapinero si inerpicano sempre di più sulle pendici della valle. Lo spazio è limitato e 8, forse 10 milioni di abitanti a seconda delle stime, sono tanti, e in continuo aumento a causa dalla fuga dei contadini dalle zone di conflitto nel (lontano) confine. La città è fitta, tutta un sali e scendi, l’espansione urbanistica e i prezzi in continuo aumento e sta letteralmente fagocitando i sobborghi più popolari. I barrio più pericolosi oramai sono confinati nell’estrema periferia e ciò significa che in centro e con le dovute accortezze, giusto per sfatare un mito, Bogotà non è più pericolosa di Roma o di New York. Il centro storico con le Rumba house tutte colorate, piazza Bolivar, il Santuario Nuestra Señora del Carmen sono i must-see del centro storico, insieme ad un paio di musei.

Museo dell’oro

Il Museo Botero traccia la storia dell’artista e raccoglie anche opere di Picasso, Mirò, Degas, Monet mentre il Museo dell’oro conserva la più grande collezione di reperti precolombiani al mondo. Qui sono raccolti i tesori di undici popoli orafi dell’antica Colombia: collane, anelli, orecchini, statuette, maschere, vasi, piatti, scudi sono testimonianze di popoli ormai estinti. Il gioiello più famoso è la famosa balsa muisca che rappresenta la cerimonia di offerta dell’oro da parte di un capo indigeno a bordo di una zattera. La balsa venne trovata nell’aprile del 1969 da un contadino che stava zappando un campo di patate e che lo vendette per l’allora considerevole somma di 168mila pesos. Per gli amanti dell’arte contemporanea c’è poi il Mambo, tanti planetari da visitare e giardini urbani lussureggianti come il Parco Bolivar. Tutti i turisti non lasciano la città senza una visita al suggestivo santuario di Monserrate, a più di 3000 metri e raggiungibile in funicolare o con la teleferica (a piedi è da considerarsi un’escursione di trekking vera e propria).

Museo dell’Oro

A circa 50 chilometri da Bogotà si possono visitare le miniere e soprattutto la cattedrale di sale di Zipaquirà, le miniere di sale rappresentavano una delle fonti di ricchezza dei muisca, gli indigeni dell’altopiano di Bogotà e, ancora oggi, malgrado il settore sia in crisi costituiscono una fonte di occupazione nella zona. La cittadina mineraria di Zipaquirà conserva alcune tracce del suo passato coloniale. Venne chiamata così all’atto della sua fondazione, nel 1606, in onore di zipà, il capo dei muisca. La “città di sale” è anche chiamata capitale del dolce per la sua famosa produzione dolciaria. Da visitare la cattedrale della Santissima Trinità e Sant’Antonio di Padova, sul lato nord della Plaza de los Comuneros, in pieno centro storico cittadino. Essa è più nota con il nome di Cattedrale diocesana di Zipaquirá, per distinguerla dalla Cattedrale di sale, che si trova nello stesso territorio comunale, anche se si tratta in realtà di un sito turistico e non di una sede episcopale.

L’edificio, costruito sulle rovine della precedente, andata distrutta dal terremoto nella Nuova Granada del 1785, fu progettata da fra’ Domingo de Petrés e la sua costruzione ebbe inizio nel 1805 ma ci vollero ben 111 anni per portarla a termine: fu infatti inaugurata e consacrata il 19 novembre del 1916 dall’arcivescovo di Bogotá, Bernardo Herrera Restrepo. Il centro storico di Zipaquirá (cattedrale inclusa), fu dichiarato Monumento Nazionale di Colombia il 12 marzo 1982. Ma la vera attrazione di Zipaquirà è la cattedrale di sale, uno straordinario capolavoro architettonico unico nel suo genere creato all’interno di una miniera dismessa di sale. Tutti gli elementi strutturali dell’edificio, così come gli oggetti che si trovano all’interno, sono realizzati in alite, una roccia salina.

Zipaquirà, Cattedrale diocesana di Zipaquirá

La cattedrale di sale, che si sviluppa su una superficie di circa 8.500 metri quadrati, è costruita sottoterra, a 180 metri di profondità, ed è in grado di ospitare 10 mila persone. Sono state rimosse 250 mila tonnellate di sale grezzo per creare quest’incredibile chiesa sotterranea che al suo interno custodisce dozzine di sculture intagliate a mano, oltre ad un labirinto di stanze dai soffitti altissimi. A far brillare la gemma di sale, luci blu e bianche che rendono le scenografia ancora più suggestiva e magica. La storia di questa incredibile chiesa sotterranea inizia negli anni ’30, quando i minatori scavavano una cappella improvvisata in uno dei tunnel della miniera per pregare per la loro sicurezza mentre svolgevano il pericoloso lavoro. Oggi tutto è in sicurezza: il governo colombiano ci ha investito un milioni di dollari e la struttura tutt’oggi ospita, oltre ai fedeli, decine di migliaia di curiosi da tutto il mondo. All’interno della cattedrale la temperatura si assesta intorno ai 14 gradi tutto l’anno e a contribuire all’umidità è anche una installazione chiamata appunto Specchi d’acqua, formata da delle piscine poco profonde di acqua salata. Al suo ingresso, in superficie, c’è un museo dove i visitatori possono conoscere la geologia e il processo di estrazione del sale. Si accede alla cattedrale di sale da un tunnel dove si trovano le quattordici stazioni della Via Crucis. Il percorso conduce dapprima alla cupola e poi alle tre navate della cattedrale, le quali rappresentano la nascita e la morte di Cristo. Nella navata centrale si trovano l’altare maggiore, una gigantesca croce di 16 metri di altezza e la creaciòn del hombre, una raffinata opera in marmo.

Colombia coloniale

Lasciamo Zipaquirà e le sue miniere per visitare la cittadina di Chiquinquirà. Nella sua immensa basilica neoclassica è conservato il quadro della Vergine, proclamata a patrona della Colombia. La nostra senora de Chiquinquirà è stata venerata per secoli dal Natale del 1586, giorno in cui la sua immagine deteriorata dal tempo si colorò improvvisamente. Da allora si dice che la Madonna abbia cominciato a fare miracoli a Chiquinquirà, che in lingua chibcha significa “luogo di nebbie e pantani”. Il dipinto sacro è stato sistemato sull’altare maggiore. A Chiquinquirà l’unica cosa interessante da vedere sono le chiese, come la Iglesia de la Renovacion o de Santa Barbara, dove sono esposte copie del quadro miracoloso. Oltre alle cartoline, ai manifesti e ai vari souvenir della locale madonna, nella cittadina si possono comperare ottimi ed economici strumenti musicali a corda, realizzati dagli artigiani della regione.

La tappa successiva è la bellissima Villa de Leyva. Qui il tempo sembra quasi essersi fermato. Fondata nel 1572 dallo spagnolo Herman Suarez de Villalobos, nel distretto di Boyacà, a circa 160 chilometri di distanza dalla capitale Bogotà, il piccolo centro abitato con le sue strade acciottolate e la grande piazza conserva un fascino senza tempo che merita di essere vissuto almeno per un paio di giorni. L’architettura di Villa de Leya è quella tipica coloniale con le piccole case bianche, i balconcini fioriti e il dedalo di vicoli che ne compongono il centro storico.

Chiquinquirà

La cittadina è anche famosa per i suoi ristoranti e bar dove poter trascorrere la serata assaggiando i piatti tipici della cucina colombiana o bere un caffè e mangiare un pezzo di torta. La plaza mayor è insieme imponente (una delle più estese della Colombia con i suoi 14mila mq) e semplice, con casette immacolate, una fontana al centro e un pavimento in pietra che esige scarpe comode. Vi si affaccia la cattedrale un edificio in stile neobarocco che contiene il busto del fondatore della cittadina e alcuni quadri del pittore Vasquesz y Arce Ceballos. Sulla piazza si affaccia anche il museo del maestro Acuna scultore, pittore di murales, alcuni dei quali realizzati con i migliori muralisti messicani. Nel museo sono esposti anche oggetti di diverso tipo ed epoca, raccolti da Acuna in giro per il mondo. Alle spalle della cattedrale c’è la real fabrica de licores, antica distilleria di aguardiente con uno scudo araldico all’ingresso. A 5 chilometri da Villa de Leyva c’è El fosil, un impressionante scheletro di cucciolo di kronosauro, specie di coccodrillo vissuto circa 120 milioni di anni fa. Lo straordinario ritrovamento venne fatto da un contadino che ci andò a sbattere con il suo aratro. Il kronosauro lungo 8 metri dei 12 originari (gli mancano infatti una gamba e un pezzo di coda), provocò una vivace contesa tra il governo di Bogotà, che lo voleva trasportare in un museo della capitale, e la gente della zona, che lo vedeva come un’occasione di guadagno. Lasciata Villa de Leyva, facciamo una breve visita a Ràquira, probabilmente il paesino più grazioso del dipartimento, con le case dipinte di bianco, rosso e azzurro.

Cortile del convento Ecce Homo

Raquirà fa onore al suo nome, città delle pentole, visto che si producono vasi e recipienti vari in argilla e ceramica, nelle vicinanze di Raquirà, in una zona tanto arida da essere definita il Desierto de la Candelaria, c’è un monastero costruito nel 1597 dai padri agostiniani.

Sempre nei dintorni di Villa de Leyva, a poco più di 8 chilometri, è possibile visitare il famoso convento Ecce Homo, un luogo di pace e tranquillità, immerso in un’oasi della natura. Un complesso religioso voluto da una comunità di domenicani nel 1600. Si tratta di un edificio in stile moresco con un altare e un patio di notevole interesse.

Un lungo tragitto ci porta quindi a Mompox, la Macondo di Màrquez. Il nome Mompox deriva da Mompoj, l’ultimo capo degli indigeni kimbay che popolavano la regione prima della conquista spagnola. Con gli spagnoli la cittadina divenne un importante centro commerciale e un attivo porto fluviale dal quale transitavano tutte le merci che in arrivo da Cartagena proseguivano verso l’entroterra della colonia. Nel corso dei secoli Mompox continuò a prosperare e qui vennero costruite numerose chiese e lussuose residenze.

Mompox, chiesa di Santa Barbara

Verso la fine del XIX secolo la navigazione lungo il Rio Magdalena fu deviata sull’altro braccio del fiume, segnando il declino della città, che rimase isolata e iniziò a vivere di ricordi. Da allora ben poco è cambiato. Mompox ha conservato il suo spiccato aspetto coloniale (è una delle città coloniali meglio conservate) e l’atmosfera dei tempi passati. La città presenta diverse straordinarie analogie con l’immaginaria città di Macondo descritta da Gabriel Garcìa Màrquez nel suo celebre romanzo “Cent’anni di solitudine”. Nel 1995 è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Il nostro viaggio in Colombia sta per arrivare al suo cloù, la meravigliosa Cartagena de Indias, perla del Paese sud americano, una delle più vivaci e belle cittadine caraibiche. Situata sulla costa nord della Colombia, Cartagena gode di una favorevole posizione geografica, in una baia contornata di isole e lagune e vanta una ricca storia di porto principale del continente durante il periodo coloniale spagnolo. Il centro storico, Patrimonio Unesco dal 1984, è un labirinto di vicoli acciottolati, sovrastati da grandi balconi avvolti dalle buganvillee e meravigliose chiese monumentali.

Cartagena de Indias

Un’affascinante culla di romantiche vicende e leggende conservate all’interno di un’impotente cerchia di mura in pietra risalente al periodo coloniale. Fondata nel 1533, fu una delle prime città spagnole del Nuovo Mondo, principale porto dal quale le ricchezze del continente salpavano dirette alla madrepatria. Non sorprende che la città fosse un obiettivo appetitoso per i pirati inglesi che solcavano il Mar dei Carabi e che nel XVI secolo subisse svariati e terribili assedi. Sir Francis Drake capitanò nel 1586 l’attacco più famoso, mettendo a ferro e fuoco la cattedrale e tenendo la città in ostaggio per più di cento giorni. Dopo che il pirata si ritirò, gli spagnoli cominciarono la costruzione di una elaborata rete di fortificazioni che sono oggi la caratteristica principale della cittadina. Si tratta di circa 11 chilometri di pesanti bastioni in pietra, che circondano il centro storico. Qui sorge anche il più imponente forte del continente americano, costruito tra il 1536 e il 1657, il Castillo de San Felipe. Da Cartagena ci concediamo una gradevole gita in barca che ci porta a La Boquilla, un paesino costiero a 7 chilometri a nord della città abitato quasi esclusivamente da pescatori.

Cartagena de Indias

Il villaggio oltre a qualche buona spiaggia è caratterizzato dalla ciénga de la virgen, una laguna piena di rozofere, piante semi sommerse che al tramonto si popolano di centinaia di aironi.

Prima di lasciare la Colombia trascorriamo qualche giorno di relax al mare nelle Isole del Rosario (un arcipelago di 25 isolette), raggiungibili in barca veloce da Cartagena con una traversata che dura circa un’ora e mezza. Qui ci aspettano piccole spiagge bianche e un mare azzurro e trasparente, protetto da una folta barriera corallina.

LA COLOMBIA NEL PIATTO

La cucina colombiana offre numerose specialità infatti, a seconda delle regioni, si possono provare vari piatti. Nelle zone costiere e nelle isole a farla da padrone è naturalmente il pesce, cotto spesso arrosto assieme a crostacei (ottime le aragoste e i calamari) e i frutti di mare, mentre nelle zone dell’interno la dieta è basata prevalentemente su piatti di carne suina e bovina, cotta sovente arrosto o in umido con contorno di fagioli, riso e patate.

Isole del Rosario, pasto agli squali

Tra le bevande, oltre a quelle analcoliche è diffuso l’uso della birra nazionale, generalmente leggera, del ron e dell’aguardiente. Ma il vero vanto della Colombia è rappresentato dal caffè, che importato in queste terre dagli europei nel XVIII secolo ha trovato qui un ambiente favorevole per riprodursi e, grazie anche a tecniche di lavorazione che si sono evolute nel tempo, è considerato oggi uno dei migliori al mondo.

Un piatto sicuramente da provare durante un viaggio in Colombia è La cazuela de mariscos, un piatto unico tipico della tradizione culinaria della Costa Caribe Colombiana, preparata specialmente nei capoluoghi di Cartagena de Indias, Barranquilla e Santa Marta. Per la preparazione della cazuela de mariscos si utilizzano molti frutti di mare (come gamberi, gamberetti, gamberoni, calamaretti e vongole), pesci pregiati della zona (come pargo rojo, mero e jurel) e un soffritto di verdure (fatto regolarmente con carote, cipolle, peperoni, pomodori, erbe aromatiche e spezie).

Foto di Claudia Meschini