Conegliano: la sfilata dei carri allegorici

Carnevale 2019 ultimo atto. L’associazione “Carnevali di Marca”, che da quasi vent’anni promuove, organizza e coordina vari eventi legati alla tradizione del Carnevale in molte città della provincia di Treviso, ha reso ancora più speciale questa manifestazione inserendo nell’edizione 2019 ben 22 appuntamenti. A chiudere quest’edizione del Carnevale, domani 5 marzo, Martedì Grasso, in contemporanea con quelle di Treviso e di Cornuda, sarà la sfilata di carri allegorici di Conegliano.

Carnevali di Marca

Nelle vie del centro della Città del Cima dispenseranno allegria questi gruppi e carri, presentati da Moreno Meneguz e Federico Campodall’orto sui palchi ai piedi della Gradinata degli Alpini e in piazza IV Novembre: Majorettes di Prata di Pordenone, Gruppo Ceod di Cozzuolo (tema: Pousse – Pousse, l’energia di Terra fertile), Asd Solaria pattinaggio di Vittorio Veneto (Heidi), Compagnia carnevalesca Quelli del carro (I cannibali), Gruppo carro Amici di Susegana (The Ghostbusters – Gli acchiappafantasmi), Gruppo parrocchia Cer di Soligo (I Minions), Gruppo carro Comitato Carnevale Selva (La giungla), Gruppo carro Associazione “I ragazzi degli anni ’80” di Lovadina (Il carro che non c’è), Scuola enologica Cerletti di Conegliano (Incrocio Manzoni 50°), Gruppo Sempre Quei (I tirolesi di Tezze), La Combricola di Vittorio Veneto (Storia del rock italiano), Gruppo carro Bagnolo (Cappuccetto rosso), Grest di Bibano (I Puffi), Gruppo gemellaggio Auterive – Fontanelle (I moschettieri), Gruppo carro parrocchia di Nervesa (Vento d’Oriente), Gruppo carro Alpini Scuola materna di Sernaglia (I guardiani dell’ambiente missione riciclo).

Conegliano, il campanile del Duomo

E ancora, Comitato Colombere Cusignana (Ritorno al giurassico), Gruppo Chions Tuttinsieme (Alla corte del Re Carnevale), Gruppo Fascino Antico (Fascino antico), Gruppo Sanvecarri (I super pannolini), Scuola di moda Pikjolillo di Belluno (gruppo con vestiti rinascimentali).

Nel corso delle sfilate saranno in vendita i biglietti della tradizionale Lotteria di beneficenza dei Carnevali di Marca, che quest’anno vanta un montepremi di 26.000 euro. Per ogni biglietto da 2 euro venduto, 5 centesimi saranno devoluti ai progetti di ricostruzione nel Comune bellunese di Rocca Pietore, devastato dal maltempo dello scorso ottobre.

VIAGGIO A CONEGLIANO

Vivace cittadina in bella posizione al margine della pianura veneta, a ridosso delle Prealpi Trevigiane, Conegliano è famosa per aver dato i natali al celebre pittore rinascimentale Giambattista Cima (XV sec.), e per essere la “culla del Prosecco Superiore”, vino DOCG estratto dal mosto evinto da vigneti che ricoprono le colline coneglianesi per un buon 30%, dipingendo un paesaggio che può dirsi in gran parte votato alla produzione del prelibato nettare di Bacco. Ed qui che fu fondata nel 1876 la Scuola Enologica, la più antica d’Europa, che accorpa nel suo straordinario complesso eccellenze formative specializzate come l’Istituto Professionale per l’Agricoltura, l’Istituto Tecnico Agrario e il Centro regionale per la Viticoltura e di aziende d’eccellenza (ad esempio, la Carpenè Malvolti).

Esterno della Scuola Enologica di Conegliano

Oggi l’istituto è anche sede del corso di enologia (facoltà di Agraria) dell’Università di Padova. 

Il borgo antico, nato ai piedi del Colle di Giano, su cui sorge il Castello medioevale (oggi rimane la superstite Torre della Campana, sede del Museo Civico), ha origini molto antiche: feudo dominato da Ezzelini, Scaligeri e Carraresi fino al Trecento, trovò in un clima di aspre battaglie e conflitti un impulso a prosperare, e paradossalmente riuscì nonostante tutto ad arricchirsi di palazzi signorili che, nonostante la guerra di Cambrai e l’occupazione degli Imperi Centrali conseguente alla disfatta di Caporetto in piena prima guerra mondiale, sono sopravvissuti. Il Museo civico di Conegliano, istituito nella Torre della Campana, così chiamata perché accoglieva la campana magna che chiamava a raccolta la popolazione e segnalava l’inizio del Consiglio cittadino, contiene numerosi reperti e opere d’arte. Attualmente è composto da: la pi­nacoteca e il lapidario in cui sono raccolti affre­schi, lapidi tra cui il leone scalpellato dai Francesi nell’omonima porta (1797). Al suo interno anche la sala detta “Del Camino o Cucina”, per la grande cappa a corno dogale che sovrasta il focolare, nella quale, oltre ad armature ed arredi in stile tardo-rinascimentali, sono esposti sei pesi-tipo della Repubblica Veneta per il controllo di liquidi, granaglie e altri prodotti. 

Villa Gera e Torre della Campana

Nella sala attigua ci sono alcune riproduzioni di carte geografiche antiche e dipinti settecenteschi. Ai piani superiori la sezione archeologica e vari documenti e reperti di storia locale. Alla fine della visita si giunge sulla sommità della torre, dalla quale il panorama, a 360 gradi, è dei più ampi: a nord i colli e le Prealpi, a sud la pianura veneta, fino alla laguna di Venezia. È stato posto all’interno, dal costruttore trevigiano Ennio Tiveron, un plastico del castello com’era al tempo della Serenissima Repubblica.
Forse non tutti sanno che Conegliano ospitò per lungo tempo una fervente comunità ebraica.

Conegliano, via XX Settembre

Questa popolazione era concentrata in un ghetto dotato di sinagoga, scuola talmudica e botteghe, almeno fino al trasferimento di molte famiglie a Padova e Venezia, fenomeno che ne causò territorialmente l’estinzione nell’Ottocento. A testimonianza rimane oggi il solo cimitero ebraico.

L’antica Contrada Grande, l’attuale via XX Settembre, fulcro dell’eleganza rinascimentale di Conegliano, era anticamente circondata dalle mura cittadine e vi si poteva accedere attraverso tre porte: porta Dante ad ovest, porta del Monticano ad est e porta S. Polo a sud. Delle tre quella che versa nelle migliori condizioni di conservazione è porta del Monticano. Via XX Settembre, scorre ai piedi del Colle di Giano, sulla sommità del quale si erge, oltre alla parte superstite del Castello, la neoclassica Villa Gera (1827), caratterizzata da un imponente facciata in stile neoclassico: tutta quest’area è ancora in gran parte cinta dalle antiche mura. Lungo questa via si allinea una schiera di palazzetti signorili ricchi di affreschi e decorazioni in pietra scolpita. Tra i più belli l’antico Monte di Pietà, Palazzo Sarcinelli, Casa Longega.

Conegliano, Teatro dell’Accademia

Su piazza Cima si affacciano il Palazzo del Municipio, il Teatro dell’Accademia, della metà dell’Ottocento, e Palazzo Da Collo, edificio cinquecentesco al cui interno è inglobato l’oratorio dell’Assunta. Sempre in Contrada Grande si trova la Fontana del Nettuno, anche detta popolarmente fontana dei cavalli, uno dei monumenti più simbolici del centro storico. La fontana, realizzata in marmo nel XIV secolo da Filippo Spongadi, è situata a pochi metri da Porta Dante, presso l’intersezione di corso Vittorio Emanuele II, via Marconi, via Calvi e via Cavour. In Contrada Grande si trova anche il Duomo intitolato a Santa Maria Annunziata e San Leonardo, la cui costruzione fu iniziata per l’appunto dai Battuti, le confraternite di laici attive dal medioevo nel 1345. Alla fine del Quattrocento l’edificio fu ampliato, ormai non più sufficientemente capiente con la realizzazione del presbiterio, di due nuo­ve navate e del campanile (1497). In quegli an­ni si provvide anche alla decorazione interna, di cui rimangono notevoli tracce, e alla realizzazio­ne della pala eseguita da Giambattista Cima da Conegliano nel 1493, raffigurante la Madonna col Bambino, angeli e Santi, posta all’interno della chiesa, precisamente dietro l’altare maggiore.

Conegliano, la Fontana del Nettuno

Il Duomo è inscindibile dalla Scuola dei Battuti, che è a tutti gli effetti parte integrante del complesso rinascimentale dell’edificio religioso, costituendo così un centro artistico che conserva opere pittoriche tra le più rilevanti dell’intero coneglianese. La facciata dall’elegante stile romanico-gotico, incastonata tra i palazzi di via XX Settembre, è di due piani e si caratterizza per il suo estendersi in lunghezza. L’intera facciata fu coperta nel 1593 da affreschi ad opera del Pozzoserrato. Il primo piano, corrispondente all’intera estensione del portico del piano terra, è occupato dalla Sala dei Battuti, di impianto rettangolare e con un bel soffitto ligneo, luogo nel quale la confraternita riunita intorno alla Scuola dei Battuti, trovava il proprio punto di aggregazione. Questo spazio enorme, della vastità di circa 41 metri per 7, ha tutte le pareti suddivise in riquadri con affrescate scene a carattere religioso, dovute al genio di due artisti cinquecenteschi, il Pozzoserrato, già autore dell’affresco esterno, e Francesco da Milano. Dopo le soppressioni napoleoniche, la Sala fu trasformata inizialmente in carcere (1807), poi in ricovero dei soldati (1847) e quindi fu lasciata in stato di abbandono fino agli anni Sessanta, quando è stata restaurata.

Cima da Conegliano, Madonna col Bambino

Nell’attigua Sala del Capitolo dove si riuniva il Consiglio Direttivo della Confraternita dei Battuti, recuperata con il contributo del Comune di Conegliano, sono esposti cinque arazzi di manifattura fiamminga di notevole pregio, databili intorno al 1560, restaurati nel 2007 a cura del Rotary Club Conegliano, ed un prezioso tavolo in noce della seconda metà del ‘500 dei Presidenti della Confraternita dei Battuti.

La città di Conegliano, legata a una lunga tradizione religiosa e monastica che l’ha interessata per lunghi secoli, conserva molte architetture religiose, tra queste le chiese di Sant’Antonio da Padova (XX secolo), Sant’Orsola (XII), Santi Rocco e Domenico (XVII) e Santa Maria delle Grazie (XVIII), alle quali si accostano numerosi oratori, architetture religiose di piccole dimensioni profondamente legate alla storia della città e al culto popolare; gli oratori dell’Annunziata, dell’Assunta, della Beata Vergine della Salute, della Madonna delle Neve e di Santa Caterina d’Alessandria e Ca’ di Dio.
Degli oltre dieci monasteri e conventi attivi in Conegliano tra medioevo e XIX secolo, restano solo pochi resti. Tuttavia di tre di essi sopravvivono le strutture, restaurate e riadattate a nuove funzioni, dopo il lungo degrado subito a partire dall’età napoleonica: l’ex convento di San Francesco, l’ex convento di Sant’Antonio e l’ex convento dei Domenicani (noto anche come ex caserma Marras). Una struttura conventuale moderna ancora vitale è il convento dei Frati Cappuccini, che una lunga tradizione lega alla città veneta fin dal XIII secolo; attualmente è raccolto intorno al complesso novecentesco della chiesa di Sant’Antonio da Padova. Tra le architettura civili ha acquisito particolare risonanza il Palazzo della Savno, primo edificio interamente ecologico ed ecocompatibile presente in Italia, bellissima e imponente struttura con sistema a risparmio energetico, terrazza e giardino pensile. 

La terra del Prosecco Superiore Docg

LA PATRIA DEL PROSECCO E NON SOLO

L’area di produzione, che si estende su 15 comuni e rappresenta il cuore del mondo del Prosecco, è una denominazione storica italiana riconosciuta nel 1969. Nel 2009, con la riorganizzazione delle denominazioni Prosecco, il Ministero dell’Agricoltura la classifica come Denominazione di Origina Controllata e Garantita (DOCG) massimo livello qualitativo italiano. Ad essa si affiancano la DOCG Asolo e la DOC Prosecco, estesa su nove province di Veneto e Friuli Venezia Giulia, creata per proteggere il patrimonio viticolo del Prosecco e tutelarlo nel mondo.

Moscardini di Caorle, broccolo romanesco, zenzero limone confit e maionese di moscardino (Ristorante Città di Venezia)

Le colline del Superiore Docg si snodano, nell’alta Marca trevigiana, a poco più di un’ora da Venezia, lungo l’anfiteatro naturale che si apre tra Conegliano e Valdobbiadene. In queste terre tutto profuma di vino e di sapori buoni, di una cultura enoica secolare che ha disegnato in profondità il paesaggio e l’animo di un’area tra le più incantevoli d’ Italia. La gente di qui ama le proprie radici, ha mantenuto il gusto delle tradizioni ed il piacere dell’ospitalità e dell’incontro, insieme a quello per il cibo ed i prodotti tipici. Oltre al prosecco DOCG (qui si snoda la Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, la più antica arteria enologica italiana), meritano di essere gustati carni e salumi, tra cui spicca la carne bufalina, le mozzarelle di latte di bufala, la ricotta la robiola, le farine di mais, l’olio extra vergine di oliva ed i mieli, in particolare quello d’acacia ed il miele di melata di bosco. Per gustare le prelibatezze di questo territorio, consigliamo una sosta alla “ Trattoria Città di Venezia”.  Il ristorante e osteria, situato nell’ex “Contrada Granda” sorge nel prestigioso palazzo Montalban (sec. XV). Di questa taverna Veneziana ne parlava già Han Barth nella sua guida del 1909. Ma la storia del ristorante, dotato di terrazza estiva, è ancora più antica; Reperti ritrovati durante il restauro dell’Osteria ne fanno risalire le origini al 1300 sotto l’insegna “La Ritonda”.

Gnocchi di seppia, piselli e pancetta croccante una delle tante specialità del Ristorante Città di Venezia

La prima licenza di “Vendere vino al minuto e di affittare letti” risale al 18 ottobre 1846. All’entrata un antico leone di S. Marco in pietra d’Istria, sfuggito alle soldatesche imperiali durante la guerra di Cambrai (1508) perché nascosto, interrato, sotto il campo di bocce dell’”Osteria al Municipio” nel vicino Palazzo Vettori. Nell’osteria e nell’entrata del ristorante i pavimenti in pietra e i travi in legno di castagno sono originali del 1300, la sala principale risale invece al XV sec. 

Nel menù figurano piatti di pesce scelto, appena pescato, piatti a base di carne, materie prime del territorio, selezionate direttamente dai produttori locali. Tra gli antipasti, il misto di pesce, il crudo del giorno, le lumache alla bourguignonne e la Tartare di Sorana “Bea Venezia”, tra i primi, i bigoli alla Busera di gamberi, i tagliolini alla bottarga fatta in casa, i ravioli caserecci al radicchio di Treviso e gli gnocchi alle erbette primaverili con fonduta di casatella, tra i secondi, la tagliata di Angus con contorno di stagione, il fritto misto di pesce alla il cartoccio di baccala nero con zuppetta di legumi ed i filetti di sogliola ai carciofi, tra i dolci il sorbetto di stagione fatto in casa, il Tiramisù e la crostatina di mele con gelato alla vaniglia oltre alla frutta fresca di stagione. La sala è disponibile anche per ricevimenti mentre una saletta più piccola si rivela adatta ad ospitare per pranzi o cene più intime.

Meringata al mandarino (Ristorante Città di Venezia)