Al via la seconda edizione del Carnevale di Treviso

La prima volta non si scorda mai, ma la seconda si preannuncia ancora più indimenticabile. Tutto è pronto, a Treviso, per la seconda edizione del Carnevale Trevigiano organizzato dall’Associazione Carnevali di Marca, che esordì nel 2018 con grandi riscontri di pubblico e critica. 

L’appuntamento con la cultura del Carnevale non sarà limitato al solo Martedì Grasso 5 marzo, ma coprirà ben tre giorni, con questo programma: sabato 2, domenica 3 e martedì 5 marzo in piazza Borsa saranno presenti Food Trucks con dolci e specialità, vendita di prodotti alimentari del Comelico, laboratori per bambini, e poi in Piazza dei Signori, toccando anche sabato Piazza Santa Maria dei Battuti, spettacoli di magia, giocolieri, scultori di palloncini e altro ancora.

La seconda edizione

In Loggia dei Cavalieri sabato 2 alle 15.30 andrà in scena “Sior Todero Brontolon” e domenica 3 alle 17 “I Rusteghi”, opere di Carlo Goldoni a cura della Compagnia Teatro d’Arte Rinascita di Paese. Sabato 2 alle 11.30 e domenica 3 alle 15.30, ancora in Loggia dei Cavalieri, cooking show della food blogger Angela Maci: un viaggio tra i dolci tradizionali di Carnevale. Martedì Grasso dalle 14.30, infine, sfilata di 23 Carri allegorici e gruppi in maschera con la presenza straordinaria della Mascherata di Dosoledo (Belluno). Questo il percorso: piazzale Burchiellati, viale d’Alviano lungo Mura, Borgo Cavour, Piazza Duomo, Piazza Vittoria, Piazza Borsa e Piazza Matteotti, con tre postazioni di commento totali e una giuria di qualità.

L’associazione Carnevali di Marca ringrazia per il supporto e la collaborazione l’Amministrazione comunale di Treviso e tutti gli sponsor che hanno contribuito al Carnevale Trevigiano 2019, che potrà essere condiviso sull’omonima pagina Facebook.

Treviso

VIAGGIO A TREVISO

Già municipio romano con il nome di Tarvisium, Treviso, piccola città murata, sorge sulla media pianura veneta, circa 25 chilometri a Nord di Venezia. È attraversata dal fiume Sile, il più lungo fiume di risorgiva d’Europa. Il nucleo antico, di origine romana, localizzato sulla sinistra del Sile e incentrato sulla piazza dei Signori, presenta una pianta rettangolare, con vie strette e tortuose, su cui si affacciano case dalle facciate affrescate, dotate di portici e barbacani. Una cinta muraria risalente all’epoca cinquecentesca delimita la città storica, che ha conservato l’assetto originario nonostante le pesanti distruzioni subite durante i due conflitti mondiali.

Le radici di Treviso risalgono al periodo dell’età del bronzo, durante il quale i Paleoveneti, probabilmente di origine illirica, si insediarono sulla leggerissima altura oggi corrispondente alla piazza Sant’Andrea. Successivamente conquistata dai Romani, nel 49 a.C. ottenne il titolo di Municipium. Dopo la caduta dell’impero romano, fu sotto il dominio dei Goti, dei Longobardi e quindi dei Carolingi.

Treviso, Piazza dei Signori

Nel 911 venne devastata dagli Ungari, ma risorse e nel 1164 fu riconosciuta come libero comune da Federico Barbarossa. Dopo varie signorie, nel 1339 passò sotto il dominio di Venezia, la Serenissima Repubblica, e da quella data ne seguì il destino.

Camminando nel centro storico di Treviso si possono ancora sentire gli echi del suo splendore medievale, quando la città si adornò di splendidi palazzi affrescati, e del dominio veneziano durato circa quattro secoli. Stretto è il legame con i fiumi Sile e Cagnan, che si moltiplicano in canali e canaletti facendo guadagnare alla città il soprannome di Piccola Venezia. Treviso incanta il viaggiatore per la coesistenza pacifica e armoniosa tra la natura e le costruzioni umane. La visita inizia sempre da Piazza dei Signori che sorge sull’antico punto d’incontro di epoca romana, oggi cuore storico della città e salotto buono dei trevigiani. Sulla piazza, elegante, accogliente e molto curata, si affacciano eleganti portici, ristoranti, bar con i loro tavolini, botteghe storiche e boutique. Il panorama è dominato da tre degli edifici più importanti della città: il Palazzo del Podestà, risalente al 1400, la Torre Civica e il Palazzo dei Trecento.

Treviso, Palazzo del Podestà e Torre Civica

Quest’ultimo, prende il nome dai 300 membri del Consiglio del Comune. Con le sue arcate di mattoni rossi, ancora oggi ospita le riunioni del consiglio comunale ed è uno degli esempi più importanti di architettura romanica della città. I suoi interni sono decorati da affreschi duecenteschi e si possono vistare in occasione di mostre ed eventi culturali. I segni del bombardamento del 7 aprile 1944 sono evidenti in alto sulla facciata di questo palazzo: una linea continua tra i mattoni, come una ferita per non dimenticare. Piazza dei Signori ospita anche un edificio unico nel suo genere: si tratta della Loggia dei Cavalieri, una struttura ad archi dalla forma irregolare, aperta, costruita nel 1200 per permettere ai nobili di partecipare ai giochi di società. Il Palazzo del Podestà, con la sua elegante facciata di mattoni rossi, fu costruito nel XIII secolo ed è stato riedificato più volte. Come dice il nome, era la sede del Podestà, che per legge non poteva essere di Treviso né dei paesi vicini: per questo non aveva una casa e vi si trasferiva con tutto il suo seguito. 

Treviso, la “fontana delle tette”

Oggi il Palazzo è noto anche come palazzo della prefettura e alle sue spalle si trova la Torre Civica, la torre più alta di Treviso, che con la sue inconfondibile struttura merlata domina la piazza. Ogni 7 aprile alle 13, i rintocchi della campana della torre ricordano il bombardamento che distrusse la città nel 1944.

Da Piazza dei Signori si apre Calmaggiore, la via principale di Treviso, originariamente il Cardo Maggiore di epoca romana. Si tratta in realtà di un vicoletto di selciato, stretto da portici e case storiche, caratteristico e molto ben tenuto come tutto il centro storico di Treviso. Calmaggiore porta da Piazza dei Signori a Piazza Duomo e quindi da sempre collega il cuore politico di Treviso con quello religioso. Si tratta di una bella passeggiata sotto i portici, tra vetrine scintillanti, botteghe e boutique, a simboleggiare la perfetta armonia tra passato, presente e futuro e la simbiosi della tradizione con il progresso. Proseguendo, nel cortile di Palazzo Zignoli si può ammirare una ricostruzione della famosa “fontana delle tette”: una piccola fontana sormontata dal busto di una donna, dai cui seni sgorga acqua. La statua originale, del 1559, è custodita in una teca nel Palazzo dei Trecento e fu ideata per festeggiare il nuovo sindaco: ad ogni insediamento, infatti, per tre giorni la fontana delle tette elargiva vino bianco da un seno e vino rosso dall’altro.

Se Piazza dei Signori è il cuore civile di Treviso, il Duomo e la chiesa di San Nicolò sono quello religioso, insieme al Complesso di Santa Caterina, oggi museo.

Treviso, chiesa di San Nicolò

La cattedrale di San Pietro (Duomo), principale luogo di culto di Treviso, sede della diocesi omonima, è consacrato a San Pietro Apostolo. Le sue origini risalgono all’età paleocristiana (VI secolo), mentre l’edificio attuale fu costruito verso il 1770 in stile neoclassico da Andrea Memmo e Giannantonio Selva, seguendo il progetto dell’architetto castellano Giordano Riccati. Al suo interno, nella cripta, sono custodite le reliquie di San Liberale, patrono della città. In piazza del Duomo si trovano anche la chiesa di San Giovanni Battista, oggi utilizzata come battistero, e l’episcopio, residenza dell’arcivescovo. Nonostante il Duomo, che con la sua facciata neoclassica troneggia in piazza Duomo, la chiesa più grande della città e che sicuramente merita una visita è quella di San Nicolò, costruita nel XII secolo dai frati domenicani grazie ai lasciti di Benedetto XI. Si tratta di uno degli esempi più importanti di stile gotico in Italia, dalle forme molto allungate e davvero suggestive nella loro semplicità. La chiesa è stata restaurata varie volte, soprattutto dopo il bombardamento del 1944. 

Treviso, complesso di Santa Caterina

Oggi le grandi colonne che dividono l’interno in tre navate sono decorate da preziosi affreschi di Tomaso da Modena e dai suoi allievi, risalenti al XIV secolo. Sulla navata destra spicca un grande organo con le ante dipinte e il presbiterio ospita il monumento sepolcrale del Senatore Romano Agostino Onigo, il cui sfondo dipinto è attribuito a Lorenzo Lotto.

Il complesso di Santa Caterina è il polo principale delle rete dei Musei Civici di Treviso, che comprende anche il Museo Luigi Bailo e il complesso Ca’Da Noal – Casa Robegan – Casa Karwath. Il complesso comprende la chiesa e il convento, restaurati di recente. La chiesa di Santa Caterina è un interessante esempio di stile gotico e merita una visita per gli affreschi realizzati tra il Trecento e il Quattrocento, mentre l’ex convento, aperto ai visitatori, presenta due chiostri racchiusi nel verde e un’interessante sezione archeologica che testimonia la vita quotidiana dell’uomo in queste zone fin da suo primo insediamento, risalente a 300.000 anni fa.

Treviso era circondata da una cinta muraria già all’epoca della sua fondazione, e le mura, visitabili oggi per alcuni tratti, hanno sempre protetto la città.

Treviso, città d’acqua

Fino a un passato recente si entrava in città soltanto attraverso le tre porte: Porta San Tommaso, Porta Santi Quaranta e Porta Altinia. Il Leone Alato di Venezia si può ancora ammirare nei pressi delle Porte, a testimonianza che Treviso era l’avamposto più importante della Repubblica di Venezia sulla terraferma. Le mura e la storia di Treviso sono legate a doppio filo a quella dei suoi corsi d’acqua, che circondano le mura e che si ammirano a piedi o in biciletta. Lungo il percorso merita una sosta il ponte di Dante, “dove Sile e Cagnan s’accompagna”, come dice Dante nel suo Paradiso. Dal 1865 una stele ricorda il Poeta, ma questo ponte è noto anche come “ponte dell’impossibile”, perché anche dopo la sua ricostruzione in pietra i trevigiani temevano che sarebbe crollato come gli altri ponti di legno travolti dalle piene dei due fiumi. L’isola della Pescheria prende il nome dal mercato del pesce che ha luogo qui ogni mattina. L’isolotto si trova proprio nel centro di Treviso, sul fiume Cagnan Grando, ed è collegato al centro tramite due ponti che si attraversano a piedi o in bicicletta.

Treviso, isola della Pescheria

Si tratta di un’occasione unica per assaporare le tradizioni e la vita quotidiana di Treviso, e per ammirare anche uno degli antichi mulini che servivano per lavare la piazza Monte di Pietà quando il mercato del pesce si trovava sulla terraferma. Il mercato fu spostato nel centro del fiume intorno al 1850, unendo tre isolotti naturali.

TREVISO NEL PIATTO

La cucina trevigiana è una delle più ricche del panorama gastronomico veneto. Pur non discostandosi molto dal panorama agricolo veneto, nel Trevigiano esistono comunque delle colture “endemiche” come nel caso dei radicchi (celebri il rosso di Treviso e il variegato di Castelfranco) e degli asparagi (noti quelli di Badoere e di Cimadolmo). La stessa abbondanza di acque (anche il capoluogo è bagnato dal Sile e dai Cagnani) arricchisce la sua cucina di prodotti ittici, mentre la vicinanza alla Laguna veneta le ha permesso di usufruire anche dei pesci dell’Adriatico. Introdotto nella pianura veneta dalla fine del Quattrocento, il riso è divenuto in breve uno dei piatti portanti della cucina trevigiana anche per le proprietà benefiche che gli sono riconosciute sin dall’antichità.

La sopa coada

Esso viene accompagnato da qualsiasi tipo di condimento, dalle carni al pesce, dalle verdure alle erbe selvatiche. Tra le ricette più note si cita il risotto al tajo, con rocchi di anguille e gamberi d’acqua dolce, e il risotto “alla sbirraglia” (originario, invero, di Venezia), a base di pollo o gallina.

Per quanto riguarda la pasta, anche nel Trevigiano è usanza preparare bigoli (bìgoi), gnocchi (gnòchi) e tagliatelle (tajadèe) variamente conditi. Le carni maggiormente diffuse sono quelle di pollo, coniglio, maiale e volatili, anatre, oche e piccioni, in particolare. Proprio il piccione è alla base di uno dei piatti più conosciuti di Treviso: la sopa coada, un pasticcio dalla consistenza piuttosto asciutta in cui strati di carne di piccione disossata si alternano a pane raffermo.

Uccelli, conigli e selvaggina vengono talvolta accompagnati dalla salsa peverada, a base delle frattaglie tritate dell’animale condite con abbondante pepe.Vanno inoltre ricordate le trippe di bovino, piatto popolare per eccellenza di cui esiste una variante “alla trevigiana” cotta a lungo in brodo di manzo, abbondantemente informaggiata e accompagnata da pane casereccio tostato.

Anguilla in tecia

Come già accennato, è il pesce uno dei protagonisti della cucina trevigiana. L’anguilla (bisàto) è une delle specie più note nella gastronomia tradizionale dato che si pesca con una certa abbondanza ed è apprezzata come carne nutriente e gustosa. Ridotta in tranci, può essere cucinata in técia (“in pentola”, cioè stufata in umido) oppure fritta. Non manca lo stoccafisso (il bacaeà, più tipico della cucina vicentina), ma maggior rilievo assume lo storione, pesce di mare che risale i fiumi (in particolare il Livenza) per la riproduzione, preparato in vari modi, alla griglia, al forno o semplicemente marinato. Quanto al pesce di mare, le ricette sono soprattutto prestiti della cucina veneziana: si citano le sardée in saor, le sepe co ‘l so nero e le varie preparazioni per granseole e capesante. Un cenno meritano infine i molluschi di terra, ovvero le chiocciole (sćiòsi), assai presenti nella cucina popolare grazie alla facilità di reperimento; vengono solitamente bollite e rosolate.

Il celebre Tiramisù

Il dolce trevigiano per eccellenza, ideato nel ristorante cittadino “alle Beccherie” sul finire degli anni 1960, è il tiramisù, ormai noto a livello internazionale. Originaria della Marca la (s)fregolotta un dolce secco a base di pastafrolla costituito da uno strato di frégoe (“briciole”) ottenute fregando la pasta con le mani. Legata al mondo rurale è la pinza, a base di farina di mais e consumata durante il periodo invernale, in particolare nel corso dei tradizionali falò di inizio anno (panaìni o panevìni).