La sagra della “dolcissima” di Breme

Il chiostro dell’abbazia di Breme

La 36° edizione della Sagra della Cipolla Rossa di Breme, in programma quest’anno dall’8 al 17 giugno, è conosciuta come una delle più caratteristiche sagre della Lombardia. Una grande festa organizzata dalla Polisportiva Bremese con il patrocinio del comune di Breme che vede la partecipazione di migliaia di avventori (15 mila persone nella passata edizione), provenienti da tutto il nord d’ Italia, che si danno appuntamento per degustare il menù “dall’antipasto al dolce al gelato” a base della “dolcissima”, un vero e proprio frutto più che un ortaggio !

La locandina della sagra

Durante la sagra si svolgeranno tutte le sere intrattenimenti musicali dal vivo ed esibizioni di scuole di danza, tutto ad ingresso libero. Variegati gli appuntamenti in calendario: fototeca “Riflessi”, a cura dei fotoamatori di Frascarolo (sala polifunzionale di via Po 30), mercatino dell’artigianato e degli hobbisti con oltre 50 bancarelle (sabato sera e domenica tutto il giorno) e ancora, mostra fotografica e DVD filiera coltivazione dalla “messa a dimora alla raccolta” tutte le sere dalle 18.30 alle 22.30, domenica dalle 10 alle 22.30 (sala polifunzionale di via Po 30). Per gli amanti della natura la simpatica iniziativa “Ti presto la bici…”, noleggio gratuito (sabato e domenica) di biciclette campagnole, con annessa mappa dei percorsi, per una gita nella natura incontaminata, partendo dalla confluenza dei fiumi Po e Sesia. Previa prenotazione (3287816360) e sino ad esaurimento disponibilità bici. Tutti i giorni possibilità di visite autoguidate con locandina gratuita dalle 10 alle 22.30. Per gruppi visite guidate previa prenotazione (3287816360) alla scoperta dei monumenti e dei tesori artistici del piccolo borgo della Lomellina. Tutte le informazioni sul sito del Comune di Breme. Nel corso della sagra i visitatori avranno l’opportunità di comprare, direttamente dai produttori, le cipolle rosse di Breme, munite di certificato di autenticità della provenienza.

LA “DOLCISSIMA”: NON UNA SEMPLICE CIPOLLA

Prodotto dalle proprietà gustative ed organolettiche uniche, grazie alla composizione morfologica dei terreni e al micro clima della zona alluvionale in cui viene coltivata, la “vera” cipolla è esclusivamente quella coltivata nel territorio che circonda l’abitato di Breme, in provincia di Pavia, nei terreni preposti.

Polisportiva Bremese

Nel giugno 2008 la Cipolla Rossa di Breme ha ottenuto la De.Co. (denominazione comunale di origine), emblema che la caratterizza in modo inequivocabile. A ricordo dell’istituzione del marchio è stato realizzato in Piazza Marconi, a cura dell’Amministrazione Comunale, il monumento alla “dolcissima”. Nel 2014 è nata l’Associazione dei Produttori di cipolla rossa De.Co. al fine di garantire sia qualitativamente che quantitativamente le sempre maggiori richieste da parte della clientela, dalla massaia, alla ristorazione compreso quella stellata.

La storia della Cipolla Rossa di Breme, sigulla in dialetto, comincia circa dieci secoli fa: nel 906 d.C. i monaci della Novalesa giunsero a Breme e, come riportato da un’antica Cronaca, “videro che quel luogo era ubertoso, ameno e fruttifero”, lo elessero a sede della Congregazione, ritenendolo “la migliore di tutte le città costruite nel Contado di Lomellina”. Da allora ben poco è cambiato nelle tecniche di coltivazione e le sementi sono ancora preparate scegliendo una per una le cipolle migliori da mandare in fioritura.

“La dolcissima”

La filiera di coltivazione avviene ancora manualmente e biologicamente come da tradizione millenaria e da generazione in generazione sino ad oggi, compreso il trattamento delle erbe infestanti effettuato senza utilizzo di diserbanti e di mezzi meccanici. Il lavoro richiesto per la coltivazione è complesso: i semi vengono posti a bagno, con luna calante, in sacchi di iuta; successivamente, appena germinati, sono recuperati e seminati in vivaio. Dopo un breve periodo le piantine vengono trapiantate in campo, nei pochi terreni verso la golena che da secoli accolgono questa coltura. Il tempo della raccolta giunge a partire da giugno e si protrae per circa due mesi. Ogni anno vengono prodotti circa 2500 quintali di “dolcissima” e sono una trentina i produttori tassativamente locali.

Il sapore della Cipolla di Breme, persistente ma pacato, assolutamente unico e irriproducibile altrove, è ben definito dall’affettuoso soprannome che i suoi estimatori le hanno dato: “la dolcissima”, appunto. Per questa sua caratteristica, oltre al tradizionale consumo, la cipolla di Breme da sempre si è prestata a interessanti sperimentazioni culinarie e accostamenti solo in apparenza arditi, ma molto apprezzati.

Coltivazione della Cipolla Rossa di Breme

Tra questi, confetture di marmellata da abbinare a formaggi, composta di mostarda da abbinare alle carni, in agrodolce, sulla pizza e persino nelle torte o trasformata in gelato. La “dolcissima” è quindi un ingrediente adatto per tutti gli impieghi della cucina internazionale, con la capacità di offrire le sue spiccate caratteristiche, vale a dire un sapore delicato e non invasivo, una consistenza croccante e una elevata digeribilità. Nella cucina locale è protagonista di una serie di ricette tradizionali nel più schietto significato del termine, vale a dire semplici, a base di ingredienti di largo consumo, di rapida preparazione. Una cucina popolare che offre sapori particolarmente gradevoli e procedimenti accessibili a tutti. Uno degli impieghi più comuni e apprezzati è la frittata di cipolle. Si prendono le uova e le si sbattono per una normale frittata, aggiungendo sale e pepe. A parte si fa rosolare in olio la cipolla tagliata a listarelle, quindi si aggiungono le uova sbattute e quando l’uovo si rapprende la si gira quattro volte per una cottura omogenea.

Frittata di cipolla di Breme

Trattandosi di un prodotto unico nel suo genere, la Cipolla Rossa di Breme ha ricevuto diversi importanti riconoscimenti: prima varietà orticola da conservazione dell’intera Regione ad essere inserita nel Registro Nazionale, affiliata dal 2014 al “Paniere Pavese” promosso dalla Provincia di Pavia, protagonista anche ad Expo 2015, grazie all’invito di Slow Food, che ha voluto fossero trapiantate 150 piantine sino a maturazione nell’orto lombardo dell’associazione internazionale. Dulcis in fundo, lo scorso febbraio, il seme della “dolcissima” è stato stoccato nella banca del seme mondiale in Norvegia per preservarlo in caso di catastrofi o calamità. Iniziativa promossa da Università di Pavia, prof. Graziano Rossi.

La cipolla di Breme, richiesta, come accennato, anche da numerosi chef stellati, da alcuni anni è esportata sino in Inghilterra e in Svizzera e da giugno 2018 approderà anche ad Hong Kong: dopo una campionatura inviata a luglio 2017, “la dolcissima” è stata infatti promossa a pieni voti da una importante catena alimentare di prodotti di nicchia. A giugno 2018 il paese di Breme diventerà “Principato della cipolla rossa De.Co.” con tanto di bandiera, tre per la precisione, che verranno issate nella rotatoria in entrata a Breme.

Breme

VIAGGIO A BREME

Breme è un piccolo borgo medievale di circa 900 abitanti ricco di storia, sito nel polmone verde della terra di Lomellina in provincia di Pavia, alla confluenza dei fiumi Po e Sesia. Il paese vanta una importante storia millenaria, come dimostrano alcuni ritrovamenti di reperti risalenti al I secolo d.C. E’ poi in pieno Medioevo che il borgo vive il suo momento d’oro: nel decimo secolo i monaci benedettini di Novalesa vengono cacciati dai saraceni e riparano a Torino alla Consolata.

Breme, l’abbazia

Una parte di loro viene a Breme ed erige un’abbazia che diventa una delle più importanti d’Italia e d’Europa. Oggi possiamo vedere, come testimonianza di quell’epoca, la cripta (X secolo), il battistero dell’VII secolo per quanto riguarda l’esterno, perché l’interno è stato ristrutturato nel XIX secolo ed è diventato la cappella del patrono San Barnaba. Ci sono poi il campanile, realizzato nel 1542 e la cucina dei Frati, costruita dai monaci olivetani nel XV-XVI secolo e recentemente restaurata.

Da non perdere a Breme è l’obelisco in ricordo di San Carlo Borromeo, eretto nel Seicento per celebrare il passaggio di questo importante personaggio nel monastero del paese: Borromeo era stato colpito dall’imponenza della struttura, e decise di fermarsi per la recita del Santo Rosario dopo essere stato impressionato in maniera favorevole dall’accoglienza ricevuta da tutta la comunità. Nel 1623 l’obelisco venne innalzato e collocato di fronte al Corpo di Guardia, nella piazza principale del paese, ma nel 1877 fu trasferito nel centro di Piazza Marconi e poi, nel 1923, ai piedi della Piazza d’armi, oggi Piazza della chiesa parrocchiale.

L’abbazia di San Pietro

Il punto di interesse più importante di Breme è, comunque, proprio l’abbazia  di San Pietro, che si nasconde tra le risaie della Lomellina. L’edificio attuale è quello costruito dagli Olivetani intorno alla metà del ‘500 e radicalmente restaurato un secolo dopo, in seguito allo smantellamento delle fortificazioni sabaude. Attorno al cortile delle scuole, che in passato rappresentava il chiostro del monastero, è disposto il corpo principale. Oggi l’ala ovest ospita il municipio: un tempo qui vi erano i locali di rappresentanza; la casa a fianco, al n. 21, isolata rispetto al corpo principale del monastero, era adibita a foresteria. La parte rustica, con i servizi legati alle necessità del monastero (mulino, forno, officina, granai, stalle, ecc.), era probabilmente situata nel gruppo di fabbricati a nord della chiesa, nel cortile al n. 11 mentre nei sotterranei c’erano la ghiacciaia e la cucina, di fianco al pozzo dell’acqua (è possibile visitarle scendendo dall’atrio dell’ingresso dell’attuale Palazzo Comunale). La cucina è oggi periodicamente utilizzata per scopi didattici dalle scolaresche di Breme e dei paesi limitrofi.

La cripta dell’abbazia di San Pietro

Della chiesa abbaziale purtroppo non è rimasto nulla mentre si è invece ben conservata la cripta (il 70% è rimasta quella originale), probabilmente tra i primi edifici costruiti e dunque databile intorno all’anno 1000. Inizialmente proseguiva fin sotto la chiesa dell’abbazia, poi, nell’Ottocento, una parte è stata distrutta. Lunga poco più di 11 metri e larga 6, la cripta è orientata come tutte le chiese preromaniche e romaniche ed è divisa in tre navatelle da quattro colonne cilindriche in pietra e da quattro pilastri in laterizio, di epoca più tarda. Probabilmente anche le altre colonne inizialmente erano in marmo, ma i contadini le avevano nel tempo sostituite con pilastri di mattoni fatti a mano e cotti nella fornace locale, per usare quelle in marmo come rulli per spianare i terreni. All’interno della cripta c’erano, rivolti ad est, un altare e un reliquiario, di cui purtroppo non sono rimasti resti. Inoltre, proprio dalla cripta, si dice che parta una rete di cunicoli sotterranei che unisce Breme al castello della vicina Sartirana. Storia e leggenda dunque s’intrecciano.

Breme, Santa Maria di Pollicino

Nella piazza di fronte all’abbazia di San Pietro si trova il monumento ai caduti in memoria dei morti della Prima Guerra Mondiale.

Altri gioielli di Breme sono la chiesa di Santa Maria Assunta la cui costruzione risale ai secoli X- XI. Si scorgono però tracce murarie di epoche precedenti. Lo stile è tipicamente romanico; la facciata, originariamente “a capanna”, venne modificata nel XIII secolo con il rialzo della navata centrale e forse l’aggiunta delle due navate laterali; alla stessa epoca risale anche il bel campanile quadrato, situato posteriormente sul lato sinistro della chiesa, le cappelle laterali, che ampliano il volume complessivo dell’edificio, sono state aggiunte nel secolo scorso. L’interno, molto rimaneggiato, è a tre navate, con abside semicircolare e senza transetto, come si nota spesso nelle chiese romaniche di area lombarda. Il battistero situato sul lato destro della chiesa, gioiello dell’architettura romanica paleocristiana, è caratterizzato da una struttura esterna poligonale, con muratura in laterizi misti a ciottoli di fiume, affiorante qua e là dall’intonaco sgretolato.

Riserva Naturale “Garzaia del Bosco Basso”

Interessante anche la chiesa di San Sebastiano, costruita nei primi anni del XVII secolo, originariamente dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano e sede di una delle numerose confraternite esistenti allora in paese. Nell’interno, costituito da un’unica navata, è pregevole l’altare in marmi policromi intarsiati, nel tipico stile del barocchetto piemontese. Sull’altare un crocifisso ligneo del XVII secolo, sulla destra lo stendardo della Confraternita, con dipinta la scena del martirio di S. Sebastiano. A circa due chilometri da Breme, sulla strada per Candia Lomellina, sorge la chiesetta di Santa Maria di Pollicino, (l’etimologia, per alcuni studiosi, è derivata da Padi limus, ossia palude del Po). Lo stile romanico è stato più volte modificato dai numerosi restauri e rimaneggiamenti subiti nel corso dei secoli. Al centro dell’abside è collocata una statua lignea della Madonna, seduta con il bambino in braccio, opera di un anonimo scultore del ‘400. Attualmente la chiesa è di proprietà della famiglia Tagliabue ed è visitabile su richiesta.

Un angolo del Po, nei pressi della golena

Breme offre la possibilità di effettuare tutto l’anno passeggiate a piedi o in mountain bike “a tutta natura” con percorsi adatti a tutti o con percorsi “fai da te”. Gli itinerari si sviluppano per oltre 30 chilometri a partire dalla confluenza dei fiumi Po e Sesia nella selvaggia golena del Po. Di notevole interesse paesaggistico anche la visita della Riserva Naturale “Garzaia del Bosco Basso” che sorge all’interno dell’ansa di un antico meandro del Po, eletta a sito di importanza comunitaria. Si tratta di una zona umida, alimentata da una serie di acque sorgive naturali, ambiente particolarmente idoneo allo sviluppo di numerose specie animali e vegetali tipiche dei microclimi umidi. Vi nidificano colonie di aironi ed esemplari di tarabusino, una particolare varietà di airone, ma anche usignoli di fiume e cannareccioni. Particolari di quest’area anche le folaghe e tuffetti, chiamati così per la loro abilità nel compiere lunghe immersioni quando devono catturare le prede. Oltre ai volatili, l’oasi ospita anche altre varietà faunistiche, in particolare rane, girini, crostacei e vermi che rappresentano la fonte primaria di approvvigionamento per le specie avicole che nidificano nella garzaia.