La “Sagra dei ricci” di Buggerru, la piccola Parigi sarda

La magnifica spiaggia di Buggerru

A Buggerru, la piccola Parigi sarda, ex villaggio minerario incastonato sul fondo di una meravigliosa vallata, nel sud ovest della Sardegna, si rinnova l’appuntamento con la “Sagra dei Riccikermesse organizzata nella zona del porto, un tempo molo e spiaggia dei minatori. La scorsa edizione ha registrato un totale di 15 mila presenze, creando ottime aspettative anche per quella del 2017 che si svolgerà nelle quattro domeniche di marzo: 5, 12, 19 e 26, quando sarà possibile degustare i ricci marini in molteplici ricette, tra cui la pasta ai ricci del golfo del Leone, senza dimenticare però altri piatti tipici e gustosi come il fritto di paranza, il carpaccio di tonno o quello di pesce spada, accompagnati da un bicchiere di buon vino Vermentino e una fetta di civraxiu (pane tipico della Sardegna, originario di Sanluri).

Degustazione di ricci

Durante la kermesse saranno allestiti stand enogastronomici all’interno di una struttura di oltre 250 mq con oltre 350 posti a sedere e vari stand di artigianato tipico. I visitatori avranno anche la possibilità di arricchire culturalmente le giornate di festa visitando il Museo del Minatore, Villa Beni Beni, la Galleria Henry (su prenotazione), il Tempio di Antas e siti di interesse storico nel comune di Fluminimaggiore. Non mancherà poi l’opportunità di effettuare escursioni sotto costa in gommone (low cost) e nelle valli dei minatori su mezzi off road (fuoristrada), a cavallo o in bici percorrendo i sentieri da Buggerru a Cala Domenstica o persino provare l’ebrezza di un volo in tandem con il parapendio. Buggerru e la sua sagra potranno anche essere il completamento ideale di una gita fuori porta che includa il belvedere di Nebida, Porto Flavia (se aperto), la spiaggia di Cala Domestica o quella di Portixeddu.
La Sagra dei ricci di Buggerru è ormai diventata l’appuntamento culinario con la Sardegna verace, quella del territorio del Sulcis. Sarà un viaggio nei sapori di ieri, un tornare a casa con gli abiti impregnati di odor di pesce e ricci, un tuffo nella parlata sulcitana con il suo accento inconfondibile, una festa di Sardegna nel Sulcis, quella autentica, da non perdere.

Una passata edizione della Sagra dei Ricci

VIAGGIO A BUGGERRU

Il paese di Buggerru, caratterizzato da casette disposte a ventaglio, si trova sullo scenografico sbocco a mare di un impervia valle, il canale Malfidano, che ha dato il nome alla più importante miniera della zona. L’ex villaggio minerario si è da poco riconvertito al turismo con l’apertura di un comodo porto turistico (l’unico tra Carloforte e Oristano). Fondato nel secolo scorso, precisamente nel 1864, in una zona ricca di giacimenti, divenne in pochi anni un fiorente borgo minerario, centro direzionale della francese Société Anonyme des Mines des Malfidano. La sua nascita è legata alle vicende minerarie della Sardegna sud-occidentale. Guardando l’evoluzione demografica del paese si può notare come, agli inizi del XX secolo, la popolazione del paese fosse cinque volte quella di inizio XXI secolo; questo perché in quegli anni la cittadina viveva il periodo più florido delle sue miniere. All’epoca il paese veniva chiamato petite Paris ovvero “piccola Parigi” in quanto i dirigenti minerari che si erano trasferiti nel borgo minerario con le rispettive famiglie avevano ricreato un certo ambiente culturale.

Buggerru

Fra questi Achille Georgiades, un greco di Costantinopoli arrivato in Sardegna nel 1903 per dirigere le miniere della Société Anonyme des Mines des Malfidano di Parigi, la cui sede operativa in Sardegna era appunto Buggerru. In paese viveva anche il francese Georges Perrier che gestiva un cinema; al tempo non mencava poi un frequentato teatro dove si esibivano in prevalenza cantanti di opera lirica e un circolo riservato alla ristretta élite dei dirigenti della società francese. I residenti potevano poi contare sulla presenza di un ospedale, di scuole, librerie e di una società di Mutuo Soccorso.

Come controparte della stessa medaglia c’era però la vita grama dei minatori che lavoravano in condizioni disumane, sottopagati e costretti a turni di lavoro massacranti, spesso vittime di incidenti mortali sul lavoro; questi erano organizzati nella Federazione dei minatori. Nel 1904, a seguito dell’inasprimento del trattamento imposto dal Georgiades, i minatori si rifiutarono di lavorare e presentarono le loro istanze alla società francese; per tutta risposta questi chiamarono l’esercito che fece fuoco sugli operai uccidendone tre e ferendone molti altri. Quella domenica 4 settembre 1904 sarà ricordata come la data dell’Eccidio di Buggerru, per il quale sarà fatto il primo sciopero generale in Italia.

Le vecchie miniere di Malfidano

Nella parte bassa del paese sono esposte le sculture che Pinuccio Sciola, noto scultore di San Sperate, ha dedicato ai minatori morti nel 1904, durante i moti di Buggerru. Il paese si è costituito in comune autonomo nel 1960 con la frazione omonima staccata dal comune di Fluminimaggiore. Nei dintorni del paese si trova la costa più selvaggia dell’isola, la cosiddetta Costa Verde. Alta e scoscesa, a sud si apre sulla baia di Cala Domestica, una delle più belle della Sardegna, ben protetta in fondo a un fiordo roccioso sorvegliato da una torre spagnola. Sulla piccola spiaggia un tempo venivano imbarcati i minerali estratti a Montecani, sopra Masua. La costa fino a Capo Pecora è invece bassa e sabbiosa, protetta da alte dune. Nel centro storico di Buggerru vi sono diversi edifici interessanti come la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, edificata intorno al 1880, il cui progetto fu affidato ai tecnici della miniera che seppero esprimere ed interpretare i modelli dell’architettura del tempo. Nacque così una chiesa a navata unica, separata da una balaustra di legno, come pure in legno sono tutti gli arredi religiosi, in marmo è invece l’altare in stile neoclassico sovrastato da un bellissimo crocifisso d’epoca, ai lati del quale si trovano due nicchie che contengono sul lato sinistro la statua del Sacro Cuore e a destra quella della Madonna Immacolata.

Chiesa di San Giovanni Battista, Buggerru

Suggestiva la riproduzione della grotta di Lourdes che s’ispira al mistico ambiente del miracolo. La signorile Villa Ospiti, chiamata anche Palazzina Beni Beni, in stile Liberty, rappresenta a Buggerru la massima espressione del movimento dell’Art-Nouveau che ha caratterizzato in tutta Europa il periodo della Bella Époque, a cavallo tra l’800 e il ‘900. Costruita nei primi anni del 1900 come alloggio di servizio per i dirigenti ed ospiti della società mineraria, da cui deriva il suo nome, è stata di recente oggetto, dopo anni di abbandono, di un accurato restauro e quindi riaperta al pubblico nel 2010. Il Teatro Perrier, struttura risalente agli anni venti del Novecento, fu luogo di recite, feste e anche di serate danzanti oltre che sede di spettacoli e di concerti. Nel periodo d’attività dell’azienda mineraria ospitò anche alcune compagnie teatrali provenienti da Parigi. Provvisto di platea e balconata, è in grado di ospitare complessivamente centocinquanta spettatori, novantadue in platea e cinquantadue in galleria. Il Museo del Minatore che rappresenta anche un museo della memoria e dell’identità del paese sardo, si trova all’interno di una vecchia falegnameria che nel 1904, durante i moti di Buggerru, fu il principale scenario della rivolta.

La Galleria Henry

Il museo si sviluppa sui due piani di uno stabile che un tempo era destinato ad officina meccanica e falegnameria. Il restauro effettuato ha mantenuto intatta l’antica struttura, con torni e fresatrici nella posizione originale. Al piano terra, in corrispondenza dell’ingresso, nei locali della ex officina meccanica, è stato allestito il Museo Civico che racconta la storia del paese di Buggerru con un’ampia sezione dedicata alla storia della miniera. Vi si conservano attrezzi e macchinari d’epoca nonchè alcune teche in vetro che contengono minerali e fossili presenti nel territorio. Al primo piano, nello spazio un tempo occupato dalla falegnameria, è stato creato un percorso di visita multimediale, interamente dedicato agli uomini e alle donne che hanno vissuto e lavorato in miniera, con video proiettati a ciclo continuo su schermi piatti, ascoltabili anche con le cuffie. Una bella passeggiata la si può fare al caratteristico porticciolo turistico di Buggerru, l’unico scalo possibile tra Carloforte e Oristano, alle cui spalle si innalza una scogliera ricca di macchia mediterranea.

Una bella veduta di Buggerru e del porticciolo

Il porto, limitato ai piccoli diporti, con 250 posti barca, è sovrastato dall’uscita della Galleria Henry, percorsa un tempo da un treno a vapore che trasportava nella Laveria Malfidano di Buggerru il minerale estratto nella miniera di Planu Sartu. Oggi il tracciato è stato riconvertito a percorso turistico e consente di osservare il luogo di lavoro dei minatori a bordo di un piccolo treno che si snoda tra gallerie e falesie a strapiombo sul mare. Al termine della galleria si trova il villaggio minerario abbandonato di Pranu Sartu, cioè del Piano dell’Agro. Non lontano troviamo bella spiaggia di Buggerru, caratterizzata da un arenile costituito da sabbia bianco dorata finissima, una bella distesa morbida, mediamente frequentata nei mesi estivi, che si affaccia su un mare azzurro chiaro cangiante, dal fondale basso e sabbioso. Data la vicinanza dell’abitato, sono disponibili tutti i principali servizi. Nel 2013 Legambiente, grazie alle rilevazioni effettuate con Goletta Verde e in collaborazione con il Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 3 Vele alla costiera di Buggerru. Un’altra spiaggia molto bella, situata tra bianche falesie calcaree, è Cala Domestica, situata nel fondo di un fiordo aperto che si protende per parecchi metri verso l’interno. Il significato di questo toponimo è forse riconducibile alla presenza in zona di una fattoria medievale, chiamata appunto domestia.

La spiaggia di Cala Domestica

Attorno e alle spalle della spiaggia si innalzano dune punteggiate da macchia mediterranea. Cala Domestica è particolarmente amata da quanti desiderano praticare la pesca subacquea. L’arenile, di medie dimensioni, è costituito da sabbia dai colori tra il bianco, l’ambrato e il dorato, molto soffice e compatta, con la presenza di qualche cespuglio, piccoli arbusti, e l’immancabile macchia mediterranea che ne contorna il perimetro. Cala Domestica si affaccia su un mare dai colori tra il turchese e l’azzurro, con le acque piuttosto profonde, ma non a riva. Il fondale è sabbioso, con la presenza di qualche scoglio al largo e vicino alle falesie. Cala Domestica, discretamente affollata in alta stagione, ha un punto ristoro, un’attigua area di sosta per i camper ed una passerella per l’accesso alla spiaggia. Nella zona è presente anche un campeggio. Tra le dune si possono ancora vedere le rovine dei magazzini della Miniera di Acquaresi, un giacimento di piombo e zinco scoperto nel 1870, i cui prodotti, fino al 1940, venivano imbarcati proprio a Cala Domestica. Qui, nei primi decenni del ventesimo secolo, era sorto, infatti, un piccolo villaggio di minatori, del quale rimangono ancora i ruderi.

La torre spagnola di Cadomestica

Questa incantevole spiaggia, una delle più belle della Sardegna, è dominata dalla Torre di Cala Domestica, eretta sulle rocce ad ovest dell’insenatura in periodo spagnolo, forse nel 1577. Nel 1843 la torre era ancora presidiata e, durante la Seconda Guerra Mondiale fungeva da punto di osservazione. Ha una struttura di forma cilindrica, di circa dodici metri di diametro ed undici di altezza. Realizzata in pietrame di calcare, con elementi ornamentali in tufo, ha una volta a cupola, con un foro centrale per l’illuminazione ed una scala interna alla muratura per l’accesso al terrazzo. Una galleria, scavata dai minatori nella roccia viva e dove un tempo passava il trenino della linea ferroviaria, porta da Cala Domestica fino ad una piccola e graziosa baia chiamata La Caletta di Cala Domestica caratterizzata da una piccola spiaggia riparata dai venti settentrionali. Le caratteristiche dell’arenile di questa piccola baia sono le stesse della spiaggia principale.

La spiaggia di Caladomestica

GASTRONOMIA

La Sardegna è una delle mete più ambite dai turisti nazionali e internazionali non solo per le sue bellezze naturali, ma anche per la sua originale e ricca gastronomia basata su ricette antiche tramandate di generazione in generazione. Ogni provincia rispetta la propria tradizione utilizzando i prodotti tipici della zona. Grazie anche alla posizione geografica dell’isola, compresa tra il mare, le lagune pescose ed i rilievi dell’interno, gli ingredienti tipici della cucina sono molto differenziati ma allo stesso tempo semplici e naturali.

Prelibatezze della “Sagra del riccio”

Un antipasto tipico è costituito da salumi misti prodotti artigianalmente con poche spezie ed un’accurata stagionatura, prosciutto crudo di montagna, di maiale o cinghiale, formaggio pecorino sardo, olive, il tutto guarnito con della verdura freschissima; altrettanto rinomato l’antipasto di pesce con granchi, cozze, arselle, patelle, datteri di mare, chiocciole, ricci, polpo, e bottarga di muggine.

La tradizione sarda vanta diversi tipi di paste, secche e fresche, e di pani tipici. Ingrediente base è sempre la semola di grano duro, utilizzata per preparare i famosi malloreddus (gnocchetti sardi), il pane carasau conosciuto anche come carta da musica, la fregola composta da pasta lavorata a mano dalla forma di piccole palline e tostata al forno, i culurgionis (ravioli) con ripieno di ricotta. Tra i piatti a base di carne è caratteristico il porchetto allo spiedo, arrostito e insaporito coi rami di mirto, il capretto e la pecora bollita, la salsiccia secca o affumicata.

Porchetto allo spiedo insaporito coi rami di mirto

L’ingrediente base per la maggior parte dei dolci caratteristici sardi sono le mandorle, con cui si preparano gli amaretti, is pabassinas con l’aggiunta di uvetta passa e sapa (mosto d’uva cotto). La Sardegna può vantare un’antica tradizione vitivinicola, da cui provengono vini d’elevata qualità. I vini isolani sono robusti e di gradazione piuttosto elevata. Fra i più apprezzati e conosciuti ci sono sicuramente il Cannonau, la Malvasia, il Vermentino, il Nuragus, la Monica. L’antica tradizione passa anche per i liquori, avendo saputo trasformare la ricca varietà di piante, caratteristiche del paesaggio isolano, in ottime sostanze profumate e delicate. Liquore simbolo è sicuramente il mirto, bianco e rosso, ma citiamo anche il liquore di fico d’india e l’acquavite, più conosciuta con il nome di filu’ e ferru.

Lo splendido litorale di Caladomestica