La “Fira ‘d Zola”: cultura, cibo, spettacoli a Zola Predosa

“Fira ‘d Zola”

Torna, dal 14 al 16 luglio a Zola Predosa, in provincia di Bologna, la tradizionale “Fira ‘d Zola“. La 21^ edizione della storica Fiera popolare anima tutto il paese con oltre un chilometro di percorso fieristico con bancarelle, creativi, gastronomia da tutto il mondo ed intrattenimento.

Un evento sicuramente tra i più attesi dell’estate zolese e non solo. Un appuntamento ormai consolidato ma che ha saputo restare fresco e giovane, rinnovandosi di anno in anno. Sono previste molte occasioni di divertimento e di cultura, di buon cibo e spettacoli: momenti adatti a tutti, ai bambini, ai giovani, alle famiglie.

“Fira ‘d Zola”

La manifestazione proporrà numerosi punti ristoro e tantissimi eventi, tra spettacoli musicali ed esibizioni sportive. Offrirà, inoltre, ampio spazio all’artigianato d’eccellenza e alle antiche tradizioni del territorio, che verranno riproposte in ambiente storico, nel suggestivo Vicolo Marchi, la via degli antichi mestieri. Il centro del paese sarà animato da centinaia di espositori, che inonderanno le vie di Zola di profumi e colori. Quest’anno la “Grande osteria Dino”, gestita dai volontari della Pro Loco e dai ragazzi della Parrocchia di Zola, accoglierà i visitatori nella nuova Piazza del Municipio, proponendo, oltre ai piatti tradizionali della cucina bolognese, nuovi gustosi piatti a base di pesce. La passione e l’impegno faranno – come sempre – da filo conduttore, concretizzandosi nel lavoro di tanti volontari che dedicano tempo e forze alla buona riuscita della manifestazione. Le giostre, per il divertimento dei più piccoli, saranno allestite nel parcheggio sotto il Municipio, mentre sul Palco Centrale delle Fiera, anche quest’anno in Piazzetta degli Albergati, si alterneranno tre serate musicali con ritmi completamente diversi ma tutti molto coinvolgenti. Insomma un appuntamento da non perdere e che potrà anche diventare, per chi non la conoscesse già, l’occasione giusta per visitare Zola Predosa.

“Fira ‘d Zola”

VIAGGIO A ZOLA PREDOSA

Zola Predosa, la principale porta di ingresso della Valle del Samoggia, è posta a circa 12 chilometri dal centro di Bologna. Adagiata tra pianura e morbide colline, bagnata dal torrente Lavino, è attraversata dalle principali vie di comunicazione nazionali e locali.

Zola Predosa (Zôla Predåusa in dialetto bolognese), in passato si chiamava Cellula Petrosa (Ceula Petrosain latino), dal nome di due insediamenti limitrofi. Nel Medioevo, quando il latino fu abbandonato per il volgare, Cellula divenne Ceula, poi Zola; Petrosa, l’antico nome della via Bazzanese, divenne Predosa. I primi reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Zola Predosa, sono frammenti di strumenti lapidei e di vasi con manico ad anello risalenti all’età del Bronzo. Alcuni reperti dell’epoca villanoviana ed Etrusca, sono conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna (soprattutto corredi funebri e vasi). Del periodo romano sono alcune spade e lance in ferro ritrovate durante scavi nella cava Andina, come pure effigi in bronzo che raffigurano Cerere e Mercurio e monete di età augustea.

Zola Predosa, Palazzo Albergati

Notizie risalenti al Medioevo citano le comunità di Gesso, Zola e Predosa prima tra i possedimenti di Matilde di Canossa, poi del Comune di Bologna. Nel 1144 Zola giura fedeltà a Bologna, e nel 1164 anche Gesso viene sottomesso. Il XII secolo vede una fiorente attività di produzione vitivinicola, oggi ripresa e valorizzata. Nella metà del Duecento infatti ha origine la “Strada dei brentani”, realizzata per agevolare il trasporto di vino dalle valli del Lavino e del Samoggiaverso Bologna. Oggi tale strada (solo simbolicamente corrente sul tracciato originario) è denominata “Strada dei vini e dei sapori”. Nel XVI secolo il territorio di Bologna, e quindi anche Zola Predosa, entra a far parte dello Stato Pontificio e vi resta per circa tre secoli. La stabilità politica del periodo favorisce lo sviluppo di attività manifatturiere, una delle più importanti fu la produzione di laterizi e gesso, che comportò la realizzazione di varie fornaci oggi scomparse. Nel 1805, nel Piano di aggregazione dei piccoli comuni e di distrettuazione del Dipartimento del Reno, elaborato dalle classi dirigenti del napoleonico Regno d’Italia, il Comune di Zola Predosa viene inserito nel Cantone di Bazzano all’interno del Distretto di Bologna.

Zola Predosa, Palazzo Edvige Garagnani

 Zola Predosa è tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, insignito della Croce di guerra per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, ed è inoltre membro dell’Istituto Nazionale del Nastro Azzurro che raggruppa tutti i combattenti decorati al Valore Militare. Dal 16 giugno del 2014 è entrato a far parte dell’Unione dei comuni Valli del Reno, Lavino e Samoggia.

Le ville storiche, i palazzi, l’arte e l’enogastronomia sono i punti di forza della località. Tra le ville storiche circondate da giardini e parchi, svetta il maestoso Palazzo Albergati, un’elegante villa del ‘600 il cui aspetto apparentemente semplice ed austero nasconde e aggiunge meraviglia al fasto degli interni, che fanno del palazzo uno dei massimi esempi di architettura barocca in Italia. L’edificio ha forma e dimensioni tali da costituire un punto di riferimento per tutto il territorio circostante. La maestosa residenza di campagna della famiglia Albergati fu costruita a partire dalla seconda metà del XVII secolo su commissione del marchese Girolamo Albergati Capacelli e con contributi progettuali di Gian Giacomo Monti.

Zola Predosa

Fin dai primi anni le sue grandi sale furono utilizzate da Francesco Albergati Capacelli, commediografo e attore, come teatro per musica e prosa e, in particolare, la galleria del salone centrale funse da scenario nel ‘700 per le rappresentazione di opere di autori del calibro di Voltaire e Goldoni. In breve tempo il Palazzo si trasformò in un centro vivissimo di vita mondana e culturale ospitando papi, re, principi, musicisti, letterati, scienziati e famosi avventurieri, tra cui Federico IV di Danimarca, Giacomo Casanova, Vittorio Alfieri, Juan Carlos di Spagna, fino a Luciano Pavarotti. I bellissimi soffitti a volta del Palazzo sono stati affrescati con temi mitologici e rappresentano un momento importante della pittura emiliana fra ‘600 e ‘700; gli autori sono Alboresi, Colonna, Burrini, Pesci, Valliani, Bigari e Orlandi. In questa splendida cornice risaltano gli arredi originali, i mobili, i quadri che raccontano i gusti, la cultura, lo sfarzo e la vita segreta di chi lo ha abitato. Attualmente i suoi spazi vengono utilizzati per mostre e convegni. Il giardino-campagna che lo circonda è l’estensione degli spazi geometricamente delineati e preesistenti all’edificio delle cavedagne, dei fossi, e dei maceri e racconta della doppia funzione attribuita al palazzo: luogo di villeggiatura e di amministrazione della proprietà terriera.

Zola Predosa, Torre delle Tombe

Il doppio viale di tigli che attualmente incornicia il giardino rivolto a Nord è di impianto moderno.

Lungo Via Masini si incontra Villa Edvige Garagnani, sede del Centro studi “Ville Bolognesi” nonché dell’Ufficio Informazioni Turistiche. Costruita nella seconda metà del ‘700, l’edificio è un bell’esempio di dimora borghese per la villeggiatura. Nel suo interno sono presenti alcuni affreschi alla boschereccia attribuiti alla scuola di Antonio Basoli.
Interessante anche Palazzo Bentivoglio Pepoli. Voluto all’inizio del Cinquecento da Alessandro Bentivoglio, passò in seguito ai Marescotti e quindi ai Pepoli. Pochi anni fa, dopo un lungo abbandono, la villa è stata restaurata completamente nella sua complessità di architettura rinascimentale, leggibile nel doppio loggiato della facciata nord, e di architettura neoclassica secondo l’assetto conferitole da Angelo Venturoli fra il XVIII e il XIX secolo del lato rivolto a sud. Il timpano è decorato con due angeli che sostengono lo scudo di famiglia sormontato dall’aquila. All’interno conserva preziosi soffitti lignei dipinti, decorazioni e fregi. All’esterno il giardino conserva le vasche per i giochi d’acqua che lo caratterizzavano in antichità, spazio condiviso con la scuderia che si erge su due piani, divisa in tre grandi navate con volte a crociera.

Zola Predosa, chiesa dei Santi Nicolò e Agata

Il torrente Lavino con le sue acque, oltre a far funzionare le fontane e le peschiere del giardino di Palazzo Pepoli, alimentava anche il laghetto del parco della vicina Villa Magnani, progettato dal famoso paesaggista piemontese Ernesto di Sambuy.

Palazzo Stella è un palazzo del Settecento appartenuto alla famiglia Stella, dagli inizi del Novecento e per un secolo è stata sede del Municipio. All’esterno un bassorilievo posto nel 1873, ricorda che la famiglia dell’orafo e pittore del Rinascimento Francesco Raibolini detto il Francia (1450-1517) era originaria di Zola Predosa. Merita una visita anche Villa Zanchini Garagnani, edificata a partire dal 1679 che si distingue per il suo originalissimo portico, percorribile anche in carrozza. Curiosa l’architettura di Torre delle Tombe, edificio di origine medioevale, in seguito trasformata in piccionaia. È un raro esempio di architettura difensiva posta a salvaguardia della “tumba” tipico insediamento medievale con la casa padronale e gli altri edifici rustici leggermente rialzati sul piano della campagna. La maggiore fra le chiese di Zola, Santi Nicolò e Agata, è il risultato dell’unica dedicazione di due antiche chiese intitolate rispettivamente a San Nicola e a Sant’Agata.

Zola Predosa, Parco Ca’ La Ghironda

Unificazione avvenuta nella metà del Quattrocento. L’Abbazia attuale sorge su un colle sul quale era costruita una torre della famiglia Albergati: la nuova architettura inaugurata il 24 luglio 1781 ne include alcune antiche mura.

L’arte moderna e contemporanea di pittura e scultura trovano invece casa a Ca’ La Ghironda, area museale ed espositiva immersa nel verde delle colline alle spalle della frazione di Ponte Ronca. Gli itinerari artistici sono all’aperto o all’interno di un moderno edificio, che si estende in una vasta area precedentemente agricola. Il museo, di recentissima ultimazione, è il centro espositivo di un’area museale unica nel suo genere ed accoglie, oltre alle mostre d’arte, le attività di incontri polivalenti. All’interno della residenza sono esposti in permanenza opere di importanti artisti, dal 1500 fino alle ultime generazioni, come ad esempio: Annibale Carracci, Guido Reni, Giovanni Francesco Barbieri (Guercino), Francesco Monti, Giovan Battista Gaulli, Tancredi Parmeggiani, Alberto Burri, Gerard Schneider, Yves Klein, Gorgio Morandi, Carlo Carrà, Marc Chagall, Piero Manzoni, Roberto Crippa, Emilio Vedova, Lucio Fontana, Francis Bacon, Enzo Bellini, Nevio Bedeschi.

Zola Predosa è circondata da rigogliose aree verdi

Costruito negli anni ’80 come compendio agricolo, il Ca’ la Ghironda diviene museo dopo l’intervento di Francesco Martani durato circa venticinque anni. L’area museale, oltre a proporre mostre di arte contemporanea, eventi culturali, e rassegne ludico-ricreative e congressuali, offre l’opportunità di trascorrere brevi o prolungati periodi di soggiorno presso gli appartamenti annessi al museo. Il Ghironda Resort è immerso in una vasta area verde di 10 ettari dalla ricca varietà di piante. Natura e arte si fondono nel parco della villa: seguendo il dolce percorso collinare si possono ammirare 210 sculture di materiali vari, disposte secondo un percorso espositivo non banalmente cronistorico, dei più significativi maestri della nostra epoca: da Manzù a Zorio, a Messina, a Minguzzi, ecc…Più di 150 sono le differenti specie di piante locali o naturalizzate che fanno da cornice alle sculture e 15.000 sono quelle presenti nell’intera area, in una armoniosa rappresentazione di equilibrio “… fra arte e natura”. Vi è inoltre un teatro all’aperto.

Percorrendo il Sentiero dei Gessaroli, dal centro abitato di Gesso (2 chilometri), il visitatore sarà condotto fino alle antiche cave di gesso. Per chi ama passeggiare nella natura da qui si diramano parecchi sentieri che attraversano boschi di quercia, castagneti e antiche cave di gesso.

Zola Predosa, Parco Respighi

Talora, con un po’ di fortuna, si possono incontrare durante le passeggiate cervi, caprioli, daini, cinghiali, lepri, fagiani, volpi e falchi.

Parco Respighi è invece “il” parco pubblico di Zola Predosa: si estende su un’area di circa 3 ettari adiacente al Torrente Lavino. La sua collocazione e l’attraversamento dello stesso da parte del percorso pedonale attrezzato detto “percorso vita”, lo rendono un importante tassello di un sistema del verde territoriale che vede, nelle sue vicinanze, il parco fluviale del Torrente Lavino e le aree boscate periurbane del Parco del Rio Cavanella. Con le sue 260 piante e le sue attrezzature per il gioco rivolte alle diverse fasce di età, da quella prescolare a quella adolescenziale, rappresenta un ambito nel quale un gran numero di cittadini può giocare, rilassarsi, socializzare.

ZOLA PREDOSA NEL PIATTO

Il prodotto principe è la Mortadella IGP di Bologna che qui trova la sua capitale mondiale di produzione. A Zola hanno infatti sede le principali aziende produttrici del più celebre degli insaccati emiliani. Le aziende sono disponibili per visite guidate. Evento di grande richiamo è “Mortadella, Please”, il festival internazionale dedicato all’insaccato simbolo della “Grassa Bologna”.

Mortadella IGP di Bologna

Da gustare poi i succulenti piatti della tradizione: primi di pasta fresca, tigelle, focaccine preparate con un impasto di farina, strutto, lievito e acqua e poi i borlenghi (o zampanella), una specie di crêpe molto sottile e croccante preparata con un impasto liquido estremamente semplice, a base di acqua, farina, sale e talvolta uova: questo impasto è detto colla. Ottima a Zola la porchetta, i sughi d’uva, la saba (tradizionale mosto cotto), tra i dolci segnaliamo la torta zolese, le raviole di San Nicolò e la torta di riso. Il tutto abbinato al Pignoletto e ad altri vini di prestigio, difatti il territorio di Zola Predosa è terra di produzione di vini di pregio fin dal Medioevo (è del 1033 una pergamena custodita nell’Abbazia di Nonantola che lo menziona). E’ proprio per il trasporto del vino che nel 1250 fu costruita una strada attraverso le sue colline, oggi tratto zolese della “Strada dei Vini e dei Sapori Città Castelli Ciliegi”.