Brindisi: la Magia del Cioccolato

Non solo cioccolata ma anche solidarietà, laboratori e spettacoli. Dal 6 al 10 dicembre torna a Brindisi la “Magia del Cioccolato“. Nel cuore del centro cittadino, a ravvivare i corsi principali, arriva la quinta edizione della kermesse organizzata dall’associazione “Puglia Insieme si Può”. 

Baciocco, non solo una mascotte

Un evento che di anno in anno va specializzandosi, cercando di soddisfare non solo le esigenze dei visitatori, delle famiglie e degli amanti del cioccolato, ma anche degli “addetti ai lavori” come pasticcieri e cioccolatieri ai quali sono dedicate le dimostrazioni tenute dagli Ambasciatori della Caffarel, main sponsor dell’evento. Fra questi Gennaro Volpe che si cimenterà nella produzione del torrone morbido, impiegando le materie prime della linea “Caffarel professional”. Per la prima volta a Brindisi sarà prodotto il cioccolatino Baciocco, realizzato interamente con le materie prime messe a disposizione da Caffarel: il cioccolatino, esposto in un apposito stand, avrà il cuore di cioccolato bianco, latte e fondente e non sarà più soltanto la mascotte dell’evento. I commercianti del centro ed alcune grandi aziende che operano nel territorio acquisteranno infatti una parte del prodotto per donarlo ai piccoli degenti del reparto di pediatria dell’ospedale Perrino di Brindisi. Come ogni anno sarà presente un laboratorio allestito in piazza Cairoli per lo svolgimento di attività che vedranno protagonisti gli studenti delle scuole elementari del territorio.

Il Baciocco è realizzato materie prime targate Caffarel

 Sempre ai più piccini sono dedicati momenti di intrattenimento a cura dell’associazione “Que lo cura” fra i quali un puzzle gigante, un’immagine di Baciocco, che i bambini dovranno ricomporre per aggiudicarsi i cioccolatini brindisini.

VIAGGIO A BRINDISI

La città di Brindisi, centro tra i più popolosi del Salento, è situata sopra una piccola penisola tra due seni di mare che formano il porto naturale, un’insenatura che si incunea profondamente nella costa adriatica della Puglia ed ha reso da sempre il porto di Brindisi uno dei più sicuri dell’Adriatico, importante fin dall’antichità per i traffici commerciali e culturali con l’Oriente, punto d’approdo per le truppe romane prima, e per i mercanti della Serenissima dopo. Il toponimo latino Brundisium, attraverso il greco Brentesion, ricalca il vocabolo messapico Brention: testa di cervo. Il nome della città sembra, quindi, riferirsi alla forma del porto che richiama la forma della testa dell’animale.

Brindisi, il Castello Alfonsino

Città antichissima, porta d’Oriente, in un crocevia di culture e genti, Brindisi ha vissuto una storia altalenante, caratterizzata da periodi aurei e periodi di decadenza, sempre in stretta correlazione alla sua posizione geografica e all’importanza del suo porto. Le lunghe banchine interne sono state trasformate in un elegante lungomare su cui si staglia il borgo antico che oggi brulica di locali e ristoranti. Si respira la storia di Brindisi salendo la Scalinata di Virgilio al termine della quale svetta l’elegante colonna romana, alta 19 metri, da sempre punto di riferimento per i naviganti.

Brindisi, Scalinata di Virgilio e Colonna Romana

Rappresenta uno dei principali simboli della città salentina, unica superstite delle due colonne costruite nel II secolo, utilizzate come faro e probabilmente per segnalare il punto in cui terminava l’antica via Appia. Realizzate in marmo proveniente dalla Turchia, le due colonne erano collegate da una robusta trave di bronzo, posta tra i due capitelli, a sostegno di un fanale dorato che aveva il compito di segnalare ai naviganti l’ingresso al porto. La seconda colonna, di cui resta solo la base con uno dei rocchi, è caduta nel 1528 e oggi si trova in piazza Sant’Oronzo a Lecce. La colonna restante, costituita da otto rocchi, culmina in un capitello corinzio con foglie di acanto, teste di divinità e otto tritoni. Secondo l’ipotesi più accreditata, il monumento sarebbe stato in origine un’opera celebrativa realizzata nel 110 dopo Cristo dall’imperatore Traiano, costruita in seguito alla deviazione della via Appia da Benevento a Canosa, Ruvo, Egnazia, per terminare infine a Brindisi. Di fronte al porto, sull’isola di Sant’Andrea, sorge il Castello Alfonsino conosciuto anche come Castello Rosso, per via del colore vermiglio della pietra.

Brindisi, Castello Svevo

Nato come avamposto difensivo della città, i lavori di costruzione furono avviati nel febbraio del 1481 da Ferrante d’Aragona, che fece edificare una torre a guardia del porto. Pochi anni dopo Alfonso d’Aragona, duca di Calabria, trasformò questo primo nucleo difensivo in un vero e proprio castello. Il maniero fu costruito su una lingua di terra abbracciata dal mare dove sorgeva un’abbazia benedettina, scomparsa nel XV secolo, dedicata proprio a Sant’Andrea. Contiguo all’edificio è il Forte a mare, costruito nel XVI secolo e adibito ad alloggio delle guarnigioni. Il Castello è oggi visitabile previa autorizzazione della Marina Militare. La seconda grande fortezza è il Castello Svevo, un maniero nel cuore della città, conosciuto anche come Castello di Terra, voluto da Federico II nel 1227 ed eretto, probabilmente, utilizzando materiali di edifici più antichi. Le numerose modifiche che hanno interessato l’edificio sono legate a personaggi di particolare rilevanza per la storia d’Italia e della Puglia come Carlo d’Asburgo, che nel 1519 diventò imperatore con il nome di Carlo V e rinforzò definitivamente la struttura.

Cattedrale di Brindisi, Basilica di San Giovanni Battisti

Durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, il castello fu residenza di re Vittorio Emanuele III, della regina Elena e del maresciallo Badoglio che in fuga da Roma stabilirono qui la loro base promuovendo Brindisi a temporanea capitale d’Italia. Attualmente il castello è adibito a Comando della Marina Militare.
Nel cuore della città, in piazza Duomo, sono da ammirare il porticato dei De Cateniano, il Museo Archeologico provinciale e la loggia del palazzo Balsamo. Istituito nel 1884 e dal 2009 allestito nell’attuale sede, il Museo Archeologico è intitolato a Francesco Ribezzo, studioso di civiltà messapica. Il percorso museale inizia nel porticato esterno, conducendo il visitatore alla scoperta delle civiltà che si sono susseguite nel territorio. Di particolare pregio sono i bronzi ritrovati nel 1992 nelle acque di Punta del Serrone, tra cui sculture o frammenti di parti anatomiche e panneggi che viaggiavano a bordo di un’imbarcazione naufragata. La ricca collezione di ceramiche custodisce vasi d’importazione greca e vasellame di produzione locale databili tra il VII e il III secolo a.C.

Museo Archeologico provinciale “Francesco Ribezzo”

La sezione epigrafica comprende iscrizioni in lingua latina e, quella statuaria, figure togate e loricate e figure femminili dal I al II secolo d.C.

Poco distante, nell’antico Rione di San Pietro degli Schiavoni, si scoprono i ruderi della Brindisi romana con il selciato di una strada e i resti di abitazioni e di un complesso termale. Nel porto interno, nella zona detta Casale, svetta il monumento al marinaio d’Italia che evoca la forma di un grande timone in carparo. Alto ben 54 metri celebra i 6.000 marinai caduti durante la Guerra del 1915-18 e i 33.900 marinai della seconda guerra mondiale. La sua posizione di sentinella sul mare lo rende visibile da diversi punti della città, il più privilegiato sul canale Pigonati da cui si accede al monumento tramite un battello che lo collega al centro storico. La struttura è raggiungibile via terra anche da un piazzale retrostante il porto dal quale si raggiunge una scala elicoidale di 259 scalini che porta sulla sommità del timone. Da qui si gode di un’ottima vista panoramica sulla città, sul porto e sul Mare Adriatico.

Brindisi, il monumento al marinaio d’Italia

Alla sommità del timone è stata collocata nel 1954 la statua in marmo della Madonna che volge lo sguardo verso il mare. All’interno del Monumento vi sono delle sale storiche dove sono visibili oggetti e reperti storici tra cui l’urna contenente la sabbia di El Alamein. Esiste un monumento quasi gemello in Germania a Laboe, nello Schleswig_Holstein, eretto nel 1927 come memoriale per i marinai germanici caduti durante la prima guerra mondiale.

La Palazzina del Belvedere, ubicata sul Lungomare di Brindisi, nei pressi della scalinata Virgilio, alla cui sommità si trovano i resti della casa del sommo poeta latino Virgilio, rientra a pieno titolo in un contesto di elevata qualità ambientale nella parte più significativa del “fronte del porto” verso il mare aperto e l’isola di Sant’ Andrea. La Palazzina, realizzata in pietra di carparo su due livelli, gode di una annessa terrazza panoramica sul porto interno, da qui il nome Palazzina del Belvedere.

Brindisi, Palazzina del Belvedere

Dal 2013 è divenuta sede espositiva della Collezione Archeologica Faldetta ed è gestita dall’Aps Culturale “Le Colonne Arte Antica e Contemporanea”, grazie a un protocollo siglato con il Comune di Brindisi, sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza della Puglia. La collezione Archeologica Salvatore Faldetta, sottoposta a tutela, vanta 363 reperti inquadrabili in un orizzonte cronologico che si estende dall’età arcaica alla fine del periodo romano, ad eccezione di una giara a staffa micenea del XIII secolo a.C.. I reperti hanno una provenienza essenzialmente pugliese e constano per la maggior parte di forme vascolari, con una sezione dedicata alla coroplastica, manufatti in metallo, faïence, vetro e pasta vitrea, e scultura proveniente dall’area indiana. Il repertorio ceramico comprende sia classi di materiali di provenienza indigena: come olle e trozzelle geometriche e sub geometriche, ceramica a fasce, sovraddipinta nel c.d. “stile di Gnathia”, una pàtera ad ovoli policroma; sia di derivazione dal repertorio greco, come le coppe di tipo ionico B2; e sia classi di materiali di provenienza greca come gli aryballoi (pirifomi e globulari), kotilai e pissidi di produzione corinzia, lekythoi attica a figure nere e kylikes attiche a vernice nera di tipo C.

Cratere a campana, collezione “Salvatore Faldetta”

Tra la ceramica italiota a figure rosse presente nella collezione, di notevole pregio è un cratere a campana proto apulo, del secondo venticinquennio del IV secolo a.C. attribuito dal prof. Arthur Trendall alla cerchia del pittore di Tarpoley. L’importanza è nella rarità della decorazione, dove sono rappresentate due maschere teatrali femminili al contrario della più comune rappresentazione di una sola maschera presente in altri esemplari a figure rosse. Un riferimento al vaso per la sua particolarità scenica, compare nel saggio scientifico “The Oxford Illustrated History of Theatre” edito da J. Russel Brown. Tra i manufatti in metallo sono presenti fibule, anelli, una stadera, pinzette chirurgiche ed uno specchio di produzione magno greca in bronzo, un peso da telaio ed un ceppo d’ancora in piombo ed un falcetto in ferro. In ultimo, la collezione comprende alcune lucerne romane e vari contenitori in vetro. Tra le numerose chiese di Brindisi ricordiamo la chiesa di Santa Maria del Casale, pregevole esempio di architettura di passaggio dal romanico al gotico, costruita intorno al 1300 e sita due chilometri a nord di Brindisi, nei pressi del quartiere Casale, sulla strada per l’aeroporto.

Gran parte dell’entroterra brindisino è occupata dalle Murge che, nella zona settentrionale, incontrano la Valle d’Itria, nota come Terra dei Trulli. Campi coltivati si alternano, in un mosaico di colori, con ampie distese di uliveti, vigneti e variopinti frutteti, interrotti solo da strade e da sporadiche radure.

Fenicotteri al parco Salina di Punta della Contessa

Antichi borghi dominati da fortezze difensive e torri di avvistamento raccontano la storia legata a Federico II di Svevia e alla dominazione angioina, ma non mancano testimonianze ancora più antiche legate alla presenza dei messapi in epoca preistorica.

Da un punto di vista naturalistico è di rilievo il parco naturale regionale Salina di Punta della Contessa, un’oasi di protezione speciale (ZPS) di Brindisi, compreso tra capo di Torre Cavallo e punta della Contessa. L’area è caratterizzata da vasti bacini di acqua dolce lungo la costa e da numerosi canali che scendono al mare raccogliendo l’acqua piovana. Questi bacini si trovano a una certa distanza dal mare separati da dune non particolarmente grandi che non riescono a ostacolare alcune mareggiate, permettendo quindi all’acqua marina di raggiungere i bacini. L’oasi è molto importante da un punto di vista ornitologico soprattutto nel canale “Foggia di Rau” dove è possibile trovare anche la tartaruga Emys orbicularis, popolazione che, però, conosce negli ultimi decenni una decrescita demografica.

BRINDISI NEL PIATTO

Ricci di mare

A caratterizzare la cucina brindisina è l’ampio uso di ingredienti della cucina povera, come la farina poco raffinata oppure di orzo, le verdure selvatiche che la terra salentina può offrire, insieme con gli altri prodotti della terra come le lumache, l’impiego di pesce azzurro, oggi rivalutato, ma un tempo l’unico pesce che la popolazione poteva permettersi. Oggi al pesce azzurro si accostano pesci e crostacei di vario genere, ricci, ostriche, tranci di cernia e pesce spada, spigole preparati con semplicità per esaltarne freschezza e gusto e serviti accompagnati da verdure di stagione tra le quali spiccano gli asparagi di bosco, le fave e la famosa cicerchia, legume appartenente alla famiglia delle Fabaceae. Tra le ricette tipiche meritano di essere ricordate in particolare li pettuli (frittelle di pasta lievitata da gustare dolci o salate magari ripiene di baccalà o acciughe sotto sale, di cavolfiore o broccoli), le lagane, lasagne con legumi e, naturalmente, la pasta al sugo: cavatelli, le celebri orecchiette (stacchioddi in dialetto brindisino), i ravioli con ripieno di ricotta, e ancora la tajedda di riso patani e cozzi (riso, patate e cozze al forno), la zuppa di pesce, il purè di fave, fave e cozze, scuma ti mari (i bianchetti). E’ eccellente anche la produzione di formaggi, freschi o stagionati, per lo più di origine ovina, data la diffusione dell’allevamento delle pecore e delle capre. Tipici della stagione invernale sono il formaggio pecorino, la ricotta e la ricotta forte (o ricotta scante per via del sapore che pizzica il palato).

Brindisi, panorama sul mare

Quest’ultima si presenta come una crema spalmabile e si ottiene dalla fermentazione della ricotta. Viene impiegata per insaporire il ragù o spalmate sulla bruschetta. E come da tradizione, focacce, frise, pane e taralli accompagnano, con la loro fragranza e i loro profumi, ogni portata, dagli antipasti alle zuppe, dai secondi ai contorni. Tra i dolci una citazione a parte la meritano la mandorla riccia, dolce tipico di Francavilla Fontana, friabile fuori e croccante dentro, e il biscotto cegliese, con mandorle tostate, marmellata di ciliegia e limone, un gustoso pasticcino prodotto a Ceglie Messapica. Vigneti e uliveti garantiscono la produzioni di vini DOC e oli extra vergine di oliva di alta qualità che in questa zona sono tutelati dal marchio DOP Collina di Brindisi.