A Fano il Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce

Il Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce (Fano (PU) 7-10 settembre, Lungomare Simonetti) torna anche quest’anno a farsi palcoscenico della cultura gastronomica internazionale e ambasciatore della tradizione marinara locale.La quindicesima edizione dell’evento si prospetta ricca di novità a partire dalle anteprime estive che hanno già visto il Festival del Brodetto viaggiare in lungo in largo per essere protagonista, prima, di una serata del Caciucco Pride livornese (18 giugno 2017) e, poi di un intero weekend in Serbia alla 54° edizione dell’Apatinske Ribarske Veceri (7/9 luglio Apatin, Serbia).

Il pentolone del Festival

IL brodetto di pesce: dall’antica abitudine dei pescatori di cucinare parte del loro pescato, quello che per varie ragioni non poteva essere venduto, nasce una delle ricette più gustose e tipiche della riviera marchigiana. Diverse sono le scuole di pensiero per la preparazione di questo piatto, c’è il brodetto di Ancona, quello di San Benedetto, di Porto Recanati e naturalmente quello di Fano.
Elemento comune delle varie tradizioni culinarie è l’utilizzo di molte qualità di pesce, almeno nove/dieci: seppie, triglie, sogliole, palombo, rospo, canocchie, scorfano, merluzzo e frutti di mare.

LA KERMESSE NEL DETTAGLIO

Il Festival si aprirà, dunque, giovedì 7 settembre alle 18 con l’inaugurazione ufficiale seguito dal Talk show Federico Quaranta intervista Giuseppe Castiglione, Sottosegretario di Stato per le Politiche agricole alimentari e forestali.

Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce

La serata procederà alle 19 nello spazio “Fish & Music” (aperitivi di pesce, street food e musica) con l’esibizione del gruppo Alte Feuilp (old blues, country & folk live show) e poi sul palco centrale, prima, con la presentazione del libro “Sante pietanze, tradizioni e ricette dei santi e delle loro feste” di Lydia Capasso, nota giornalista di La Repubblica, e Giovanna Esposito e poi con il divertentissimo “Giorgione” ai fornelli. Protagonista della serie tv “Giorgione – Orto e Cucina” (Gambero Rosso Channel), Giorgio Barchiesi è grande e grosso, dal carattere aperto e sensibile come un vero compagno di avventure. Nel suo orto coltiva di tutto, alleva animali di ogni tipo e cucina come si deve. Se siete curiosi, potete venire di persona a vedere quello che cucinerà e poi degustare le sue preparazioni in abbinamento ai migliori bianchetti del territorio. Dalle 21 al Palabrodetto è in programma la degustazione del piatto illustrato al cooking show. Abbinamento Piatto-Vino a cura di Bianchello d’autore (le degustazione al Palaprodetto si protrarranno per l’intera durata della manifestazione, sempre alle 21, info 072154708). 

Al lavoro durante il Festival

La serata si concluderà con l’esibizione del gruppo Stranivari, spettacolo swing, folk, reggae, calypso.

Venerdì 8, alle 17 sul Palco Centrale, “El brudet de casa” – sfida tra cuochi amatoriali. Torna al Festival lo storico appuntamento tutto fanese: la mitica gara tra cuochi non professionisti che incorona il miglior brodetto della tradizione. Alle 18 è in programma la presentazione del libro “Rossini: il sapore della musica” di Raffaele De Feo. Il cantautorato italiano dei Falò animerà lo spazio “Fish & Music“, mentre al Palabrodetto, in collaborazione con la Confraternita del Brodetto, “L’ABC del Brodetto”, alle 20 il Palco Centrale ospiterà il cooking show della chef Olimpia Nocera – Ristorante “Porto di Mare” (Livorno), in gemellaggio con la manifestazione “Cacciucco Pride”. Protagonista del concerto serale sul Palco Centrale Bungaro – “Maredentro live”, cantautore e autore per numerosi artisti italiani ed internazionali come Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni.

Sabato 9, alle 17 tornerà in scena sul Palco Centrale “El brudet de casa” – sfida tra cuochi amatoriali, alle 18 è in programma la presentazione del libro “Le avventure di Erasmo “Elogio dell’Acqua” di Daniela Maddalena. Le cover di artisti italiani e stranieri da Otis Redding, James Brown, Marvin Gaye a Lucio Battisti, Adriano Celentano, Mina riarrangiate dal gruppo Clajarò, protagoniste alle 19 allo spazio “Fish & Music“, mentre al Palabrodetto, in collaborazione con la Confraternita del Brodetto, tornerà “L’ABC del Brodetto”.

Concerto durante una passata edizione del Festival

Alle 20 il Palco Centrale ospiterà la sfida internazionale Spagna e Serbia: Fideuà (Paella di Gandia) e Riblji paprikas (zuppa di fiume di Apatin). Protagonista alle 22 del concerto serale sul Palco Centrale , Alessia Martegiani & Maurizio Di Fulvio Trio. Il trio si esibisce in Italia e all’estero con un genere di canzoni e ritmi raffinati e popolari al tempo stesso con influenze latine, mediterranee e jazz. In collaborazione con l’associazione “Adriatico Mediterraneo”.

Domenica 10, alle 17 la finale di “El brudet de casa” – sfida tra cuochi amatoriali, alle 17.30 sempre sul Palco Centrale, la presentazione del libro “Tina” di Alessio Torino. Le canzoni di Tom Waits e Paolo Conte interpretate dall’Hans Delbruck Trio protagoniste alle 19 allo spazio “Fish & Music“, sempre alle 19 al Palabrodetto, in collaborazione con la Confraternita del Brodetto, “L’ABC del Brodetto”. Alle 20 il Palco Centrale ospiterà il cooking show di Andrea Mainardi – Ristorante Officina Cucina (Brescia). Proprietario del primo ristorante in Italia con un solo tavolo, l’estroso chef Maina è ospite fisso de “La prova del Cuoco” e ha condotto il programma “Ci pensa Mainardi”.

Al lavoro durante il Festival

 Alle 22 musica gypsy sul Palco Centrale con Eusebio Martinelli Gipsy Orkestar: i musicisti e gli spettatori si uniscono in una festa per suonare e cantare liberamente, come accade nella tradizione della musica balcanica e gitana. Non mancherà durante il Festival uno spazio dedicato ai più piccoli: Brodetto & Kids – Cavea del Lido, venerdì 8, sabato 9, domenica 10 dalle 18 alle 21, animazione, laboratori creativi, giochi di movimento per tutte le età e letture per bambini. A cura dell’Ente Carnevalesca e Associazione Carristi Fanesi

VIAGGIO A FANO

A due passi dalle campagne marchigiane, alla foce del fiume Metauro e sulla riva del mare Adriatico: ecco la posizione di Fano, caratteristica città marchigiana in provincia di Pesaro e Urbino. Famosa per il suo carnevale, il più antico d’Italia, Fano presenta mille sfaccettature: tranquilla e quieta la spiaggia di levante, movimentata e con numerosi locali la spiaggia di ponente, interessante e molto ben conservato il centro storico. A fare da collante il mare, onnipresente in ogni aspetto ed in ogni luogo.

Fano, Palazzo della Ragione e Fontana della Fortuna

Lungo i suoi circa 20 chilometri di costa si alternano arenili sabbiosi o di ghiaia fine, spiagge in concessione e spiagge libere. Tutte da diversi anni oramai insignite della bandiera blu europea per la qualità delle acqua e dei servizi forniti ai turisti.

Le origini romane di Fano, la Fanum Fortunae fatta presidiare da Caio Giulio Cesare con una coorte (45 a.C.), sono ben visibili: le mura volute dall’imperatore Augusto nel grandioso progetto di monumentalizzazione della città e completate nel 9 d.C., si conservano ancora oggi per circa i due terzi del circuito originario. La cinta si dirige a nord-ovest dalla porta di Augusto fino a raggiungere la quattrocentesca Rocca Malatestiana. Circa a metà delle mura romane si apre una porta minore di accesso alla città detta porta della Mandria dato che nel passato vi pascolavano le greggi. Aveva la funzione di consentire alla Flaminia di uscire dalla città per dirigersi a nord e raggiungere Pisaurum. L’imponente Arco d’Augusto rappresenta ancora oggi l’ingresso principale per i visitatori, oltre che simbolo della città di Fano. Costruito sul punto in cui la via Flaminia s’innesta nel decumano massimo della città, il monumento si data, tramite l’iscrizione del fregio, al 9 d.C. L’Arco è articolato in due fornici laterali minori e un fornice centrale maggiore: la chiave di volta di quest’ultimo e decorata con una rappresentazione d’animale oggi non più riconoscibile.

Ancora oggi il tracciato stradale a cardi e decumani che si intersecano ortogonalmente caratterizza la parte più antica del nucleo storico, ampliato più tardi verso sud-ovest con la cosiddetta “Addizione Malaestiana” (secolo XIV-XV).

Fano, Arco d’Augusto e chiesa di S.Michele

Addossate all’Arco sono le logge di San Michele e l’omonima chiesa, la cui facciata è adornata da un portale rinascimentale. La chiesa (oggi sconsacrata) fu iniziata nel 1494 ad opera di maestranze comacine. Lo stupendo portale a candeliere, scolpito da Bernardino di Pietro da Corona, è più tardo, realizzato infatti nel biennio 1511-1512. Il blocco di pietra in cui risulta scolpita l’immagine di S. Michele presenta sul fianco sinistro non visibile un’iscrizione romana dedicata al procuratore Sextus Truttedius Clemens: ciò che ne denuncia la provenienza da un antico monumento romano. Anteriore di un ventennio circa alla costruzione della chiesa è quella dell’edificio della Schola o Congregazione di S. Michele, eretto per ospitare il conservatorio degli esposti, iniziato nel 1469 e ultimato intorno al 1490. La bella Piazza XX Settembre, collocata nel cuore della città, è ornata dalla fontana della Fortuna, realizzazione cinquecentesca caratterizzata da un ampio bacino mistilineo a marmi colorati, interamente rinnovato nel 1697-99 dal veneziano Ludovico Torresini.

Fano, scorcio delle Mura

La fontana è ornata con la statuetta bronzea della Dea Fortuna modellata e fusa nel 1593 dall’urbinate Donnino Ambrosi. Nella stessa piazza sorge il trecentesco Palazzo del Podestà rinominato della Ragione, ora Teatro della Fortuna, la cui facciata è in stile romanico-gotico e il cui interno rifatto nell’800 è in stile neoclassico. All’esterno domina la torre civica ricostruita dopo la guerra al posto dell’antico campanile.

Attraverso un’arcata rinascimentale del 1490 si passa dalla piazza alla Corte del Palazzo Malatesta, con le belle bifore tardogotiche e l’aerea loggia rinascimentale, ricostruita dopo un incendio nel 1544. Dal 1954 la Corte Malatestiana è sede durante l’estate di rappresentazioni liriche e di prosa, di concerti e balletti, opere classiche e moderne sulla base di cartelloni ricchi e variati. Dal punto di vista architettonico, malatestiana è solo la parte di sinistra, con l’ampio portico dalle snelle colonne in pietra (i capitelli hanno la caratteristica rosa malatestiana a quattro petali) e le quattro bellissime bifore archiacute in cotto.

Fano, Corte Malatestiana

Del periodo malatestiano la città conserva ancora numerosi edifici come la Rocca, che pur subendo adattamenti e modificazioni, mantiene nel suo complesso la fisionomia originaria di ampio rettangolo fortificato, delimitato da cortine scarpate con robusti torrioni angolari e con il Mastio costruito con la collaborazione dell’architetto Matteo Nuti. Malatestiane anche le splendide Arche tombali, una rinascimentale, di Pandolfo III, fu probabilmente realizzata su disegno di Leon Battista Alberti.

Fano, la Rocca

L’altra, della moglie Paola Bianca, rappresenta un autentico capolavoro della scultura tardogotica d’importazione veneziana. Entrambe sono collocate sotto il portico dell’ex chiesa di S. Francesco, ora rudere monumentale privo di copertura. Dello stesso periodo anche il severo bastione del Sangallo, progettato nel 1532 da Antonio da Sangallo, eretto a difesa della città e della costa contro i temuti sbarchi dei predoni turchi e saraceni.

Tra le chiese di un notevole interesse storico-artistico ricordiamo la Cattedrale dedicata all’Assunta, in Via Arco d’Augusto. Ricostruita nel 1140 dopo che un incendio aveva distrutto la precedente costruzione, ha una facciata tipicamente romanica tripartita a struttura mista di laterizi e arenaria arricchita da un portale strombato. Il campanile sul lato sinistro fu costruito in luogo dell’originale torre campanaria cilindrica. L’interno, a tre navate con l’aggiunta di cappelle laterali realizzate a partire dal XIV secolo, contiene un pulpito realizzato con sculture appartenute all’antica chiesa.

Fano, Cattedrale dedicata all’Assunta

Da visitare anche Santa Maria Nuova, costruzione cinquecentesca con prezioso portale, al cui interno, decorato con stucchi del settecento, troviamo le preziose pale eseguite dal Santi e dal Perugino dopo il 1488. Barocca è la chiesa di San Pietro ad Valium, risalente diciassettesimo secolo, ornata da stucchi, affreschi e dorature. La chiesa è così chiamata perché costruita presso l’antico dislivello (ad vallum) fra la città romana e il litorale adriatico, sull’area di una chiesa medioevale dedicata allo stesso santo. Merita una visita infine anche la cinquecentesca chiesa di San Paterniano, dedicata al patrono della città. Una chicca è il primo Teatro della Fortuna, (oggi perduto) dovuto al genio del grande scenografo e scenotecnico fanese Giacomo Torelli (1604-1678), situato davanti al Palazzo del Podestà. Da non perdere, poi, la visita del Museo Civico e della Pinacoteca Civica del Palazzo Malatestiano, in Piazza XX Settembre. La sua sezione archeologica accoglie reperti dal neolitico al periodo imperiale romano, una collezione numismatica con esemplari dell’antica zecca fanese e medaglie malatestiane.

Fano, il porto

La sala malatestiana e la Pinacoteca raccolgono dipinti del cinquecento, tra cui opere di Guido Reni e del Domenichino.
Da ricordare anche la realizzazione del Porto Borghese ad opera di Gerolamo Rainaldi, prima struttura di base su cui è cresciuto fino ai tempi nostri il porto-canale con i nuovi grandi bacini, il borgo marinaro e la flottiglia peschereccia insieme con quella da diporto. Oggi gli amanti del turismo nautico possono contare sull’attrezzato porto turistico di Marina dei Cesari, una darsena moderna e funzionale dove ormeggiano numerose imbarcazioni. A ponente e a levante le due distinte spiagge del Lido e della Sassonia, frequentate mete del turismo balneare estivo, integrate dalle rinnovate strutture idroterapiche delle Terme di Carignano. Sul lungomare è in funzione la lunga pista ciclabile della costa adriatica, che corre tra Fano a Pesaro per dodici chilometri. Negli immediati dintorni di Fano, l’Eremo di Monte Giove, eretto alla sommità del colle omonimo nel primo ventennio del secolo XVII dalla Congregazione Camaldolese di Monte Corona, oggi sede del Centro Studi “Itinerari e Incontri”. Dal terrazzo-belvedere la vista spazia su Fano, sul mare e lungo la valle del Metauro e relativi sistemi collinari.