“Stelle e Sapori in Tuscia”

Cieli stellati sopra l’agriturismo “Il Torrino del Povile”.

Degustazioni e osservazione delle meraviglie del firmamento con i telescopi e la guida di un esperto astrofilo fra “I cieli più belli d’Italia” sabato 2 aprile dalle 18 alle 24 all’agriturismo “Il Torrino del Povile” a Graffignano (VT), delizioso BioAgriturismo certificato fra “I Cieli Più Belli d’Italia”: un luogo ideale in cui riscoprire gli antichi sapori della Tuscia, vivere momenti di relax nella natura e tornare ad osservare le stelle.
Quello di sabato 2 aprile sarà il primo di una serie di appuntamenti dal titolo, “Stelle e Sapori in Tuscia”, una rassegna organizzata da “Astronomitaly” (La Rete del Turismo Astronomico) in partnership con l’agriturismo “Il Torrino del Povile” e “InTuscia”.

Il Torrino del Povile

Obiettivo comune: valorizzare e promuovere le bellezze storiche e naturalistiche della Teverina e della Tuscia in un’ottica di turismo sostenibile. “Astronomitaly” ha ideato la certificazione “I cieli più belli d’Italia” che identifica i luoghi più belli dove osservare le stelle in Italia. Questo riconoscimento viene assegnato alle location che godono di un cielo stellato di qualità o che, in un percorso di qualificazione e miglioramento, desiderano valorizzarlo offrendo esperienze e servizi dedicati all’astroturismo e tra questi figura, appunto “Il Torrino del Povile“. L’agriturismo, azienda biologica e biodinamica, ha ottenuto inoltre nel 2015 la certificazione Icea (Istituto per la certificazione etico ambientale). Le strutture certificate Icea abbattono i consumi energetici, garantiscono la gestione razionale dell’acqua e si impegnano nella riduzione e nella raccolta differenziata dei rifiuti. Oltre a ciò queste strutture valorizzano il patrimonio storico, artistico e culturale, promuovono la responsabilità come valore e valorizzano l’alimentazione sana ed attenta alle tradizioni eno-gastronomiche. E difatti l’agriturismo si contraddistingue anche per il suo orto: i prodotti stagionali sono allevati a partire da semi biologici, biodinamici e di produzione propria, o provenienti da scambi fra seed savers, agricoltori appassionati alla ricerca di varietà antiche, più resistenti e legate al territorio. “Ogni settimana prepariamo la lista dei prodotti disponibili e secondo ordinativi portiamo in città (Roma e Viterbo) le cassette richieste da privati e non “, spiega la titolare Daniela.

La piscina bio

Altra peculiarità dell’agriturismo è il soggiorno dedicato alla pratica dello yoga. “Abbiamo una sala yoga e di volta in volta organizziamo weekend tenuti da scuole diverse con insegnanti specializzati. Oltre alle sedute di yoga e meditazione ci si può rilassare anche nella biopiscina di acqua salata priva di cloro”, aggiunge Daniela. Altra particolarità de “Il Torrino del Povile”, l’allevamento delle api. L’importanza delle api nel ciclo vitale è ormai nota a tutti, in una fattoria ecologica è fondamentale sia per l’impollinazione dei frutti che per l’equilibrio dell’ecosistema. Per chi volesse approfondire l’argomento dal vivo, al Povile sono disponibile le tute per gli ospiti che vogliono visitare l’apiario e vedere da vicino i loro comportamenti senza nessun rischio di punture!

“Stelle e Sapori in Tuscia” rappresenta un’ottima opportunità per visitare questa bellissima zona dell’Italia centrale, la Tuscia. Situata in una posizione invidiabile, tra Umbria e Toscana, è una terra integra ed accogliente, con ampi spazi incontaminati ed antichi borghi medievali dove i ritmi di vita sono ancora scanditi dalla natura e dalle secolari usanze contadine. Ovunque, dai monti fino al mare, si possono ammirare le splendide testimonianze di un immenso patrimonio monumentale, unico ed irripetibile, con una miriade di necropoli etrusche, rovine romane, castelli, chiese e palazzi che rivelano l’importante evoluzione artistica e culturale vissuta da questa terra nel corso dei secoli.

Il borgo antico di Viterbo

COSA VEDERE A VITERBO
Viterbo è una città di antica origine e di grandi tradizioni storiche, caratterizzata da monumenti e opere d’arte di grande interesse e conserva, nel centro storico (quartiere San Pellegrino), l’originale aspetto medievale.
E’ definita da secoli la “Città dei Papi”, in memoria del periodo in cui la sede papale fu appunto spostata in questa città che ancora porta i segni di quel fasto, pur avendo origini ancora più antiche.
La “Città dei Papi“, capoluogo di antica origine etrusca, conserva un assetto monumentale tra i più importanti del Lazio: aristocratici palazzi, monumenti ricchi di opere d’arte di spiccato interesse, suggestivi quartieri medievali, chiese e chiostri di varie epoche, torri slanciate ed eleganti fontane in peperino (la tipica pietra delle costruzioni viterbesi).

Viterbo, Palazzo dei Papi

Il nucleo storico iniziò a svilupparsi verso l’anno 1000 intorno all’antica Castrum Viterbii sul Colle del Duomo e nel breve volgere di poco più di due secoli, raggiunse uno sviluppo talmente notevole da contendere alla vicina Roma l’onore e l’orgoglio della sede papale. E’ cinta da alte mura medievali merlate e da massicce torri (costruite dal 1095 al 1268), ancora oggi pressoché intatte, con accesso da otto porte.
Il centro storico di Viterbo è conosciuto come uno dei più belli e meglio conservati d’Italia. La maggior parte degli antichi monumenti presentano fondamenta di ancora più antica origine. Sicuramente una delle attrazioni principali è rappresentata dal Palazzo Papale. Esso fu la seconda residenza dei Papi dopo Roma, costruita allo scopo di attirare il Papato fuori dalle mura romane. Commissionato da Raniero Gatti nel 1266 al fine di offrire ai pontefici ospiti della città una dimora sicura, il Palazzo Papale è ricco di tesori artistici e fu testimone di ben cinque conclavi per l’elezione di nuovi pontefici. La Cattedrale di San Lorenzo è un altro monumento di notevole importanza, costruito in stile romanico sul terreno ove era sita una piccola chiesa del VIII secolo dedicata appunto a San Lorenzo, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole.

Viterbo, la Cattedrale di San Lorenzo

La sua facciata risale al 1570, quando fu rifatta in stile rinascimentale su disposizione dell’allora vescovo della diocesi e cardinale Giovanni Francesco Gambara. Il Duomo Cattedrale subì notevoli danni durante un bombardamento della città da parte degli alleati nel 1944. Il restauro successivo ha restituito parte della struttura romanica preesistente ai rimaneggiamenti eseguiti durante il periodo barocco. San Lorenzo sorge sul colle del Duomo, ritenuto il più antico nucleo abitato della città di Viterbo, già abitato fin dal tempo degli Etruschi. Al suo interno sono da ammirare la bellissima e elegante pavimentazione, sicuramente rara nella maggior parte delle chiese italiane. Bellissimo il campanile in stile gotico del XIV secolo di influenza tipica senese. La chiesa ospita il sarcofago di Papa Giovanni XXI e lo splendido quadro della Benedizione del Cristo di Girolamo da Cremona (1472).

Viterbo, Palazzo del Potestà

Il Palazzo Comunale del 1460 costituisce un altro must da visitare in quanto ospita una serie di affreschi del XVI secolo in stile barocco del Ligustri e del Cavarozzi. Tra gli antichi palazzi ricordiamo poi il Palazzo del Potestà del 1264, il Palazzo degli Alessandri nel vecchio distretto, tipico palazzo patrizio della Viterbo medievale, con caratteri architettonici di stile gotico e ancora il Palazzo Farnese del XIV e XV secolo e il Palazzo della Prefettura che fu interamente ricostruito nel 177,1 situato nella bella Piazza del Plebiscito dove si ammira il simbolo della città, i leoni e le palme. Da Piazza del Plebiscito, attraversando la via Roma, troviamo il Corso Italia la via commerciale della città con i suoi negozi e bar e luogo di ritrovo serale. Corso Italia ci porta direttamente in via Verdi e alla famosa chiesa di Santa Rosa del XIX secolo che ospita la tomba della santa. Molto suggestivi nei primi giorni di settembre, sono i festeggiamenti di Santa Rosa, patrona di Viterbo, con corteo storico in costumi di varie epoche e la Macchina di Santa Rosa, torre luminosa alta 30 metri e del peso di 5 tonnellate, trasportata a spalle lungo le vie cittadine da un centinaio di “Facchini “.

Viterbo, la chiesa di Santa Rosa

Interessanti da visitare sono anche la chiesa di Santa Maria della Salute, in stile gotico, con un ricco e elegante portale, la chiesa di San Silvestro, antichissima chiesa nella quale, nel 1271, Simone di Monteforte pugnalò a morte il principe inglese Enrico di Cornovaglia, figlio di Re Riccardo I d’Inghilterra, evento che suscitò enorme sgomento nel XIII secolo e che fu anche ricordato da Dante. Da non dimenticare, poi, la chiesa di Santa Maria della Verità con alcuni eleganti affreschi del primo Rinascimento del Lorenzo da Viterbo situati nella Capella Mazzatosta e la chiesa di Santa Maria Nuova, una delle più antiche di Viterbo: risale, infatti, al 1080. Fu edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove Cimino, la cui testa scolpita (che molti credettero in passato raffigurasse Gesù) si sporge sopra il portale. Meritano una visita anche la chiesa di San Sisto del IX, la chiesa di S. Andrea e quella di San Giovanni in Zoccoli del XI secolo. In stile gotico è la chiesa di San Francesco, costruita sopra una fortezza lombarda. Al suo interno il sepolcro di Papa Adriano V (1276) e di Papa Clemente IV (1268).

Graffignano, Castello Baglioni Santacroce

Da non perdere poi una visita al Museo Civico che ospita una bellissima collezione di reperti archeologici dall’era preistorica ai tempi dei Romani, una Pinacoteca con quadri del XIII e del XIX. Numerose e molto belle le fontane di Viterbo, tra le quali spicca la Fontana Grande sita nell’omonima piazza. A due chilometri da Viterbo, la basilica della Madonna della Quercia è uno dei più notevoli esempi di arte rinascimentale italiana: primo monumento nazionale viterbese.

La città di Viterbo, oltre ad essere famosa come Città dei Papi è, da tempo immemore, ricordata per le sue acque termali. Etruschi, romani e poi diversi pontefici, tra cui soprattutto Niccolò V e Pio II nel XV secolo, fecero delle terme viterbesi la loro meta privilegiata per curarsi da malattie come i reumatismi, la “podagra” (gotta) e il “mal della pietra” (calcoli renali). Favorendo negli anni il restauro e l’ampliamento degli stabilimenti, essi assicurarono alla città e alle sue strutture un nuovo periodo di fama e benessere, tanto che le terme viterbesi furono da allora chiamate “Terme dei Papi”. Attraverso successive e alterne vicende di decadenza e splendore, il complesso termale di Viterbo è comunque riuscito a conservare intatta nel tempo la sua immensa ricchezza naturale; dai primi anni dell’Ottocento fino a oggi, anzi, continue opere di ampliamento e di ammodernamento lo hanno collocato tra i più attrezzati ed efficienti d’Europa.

Il borgo di Graffignano

IL BORGO DI GRAFFIGNANO
Graffignano, le cui origini risalgono al XIII secolo, sorge su una lieve altura le cui appendici confluiscono nella valle del Tevere. Il territorio ondulato è particolarmente ricco di vegetazione e di boschi cedui. Il Borgo antico originario si sviluppa sopra la sommità di una piccola rupe e comprende il Castello Baglioni ed il cosiddetto “Di Dentro”. Questo antico complesso corrisponde allo schema tipico dei centri abitati medievali italiani che sorgevano, normalmente, intorno ad un Castello. Nella zona, come in tutto il territorio della Tuscia, sono presenti testimonianze Etrusco-Romane. L’origine del toponimo stesso di Graffignano (Carfinianum) fa supporre che il territorio fosse stato proprietà di un dominus romano: Carfinius.

Nel borgo di Graffignano

Una produzione tipica di Graffignano è l’olio d’oliva, fra i più pregiati e poco conosciuti, vista l’essenziale produzione familiare; olio reperibile nei numerosi mulini che servono la popolazione nei mesi di raccolta, che partono da novembre a gennaio. Gli edifici di maggiore interesse nel comune di Graffignano sono: il Castello Baglioni che risale al XIII secolo ed il Borgo Antico, le Logge, una antica pertinenza del Castello Baglioni, la chiesa di San Martino vescovo, la chiesa di San Sebastiano, la chiesa della Madonna delle Vigne (località San Francesco), il Santuario della Madonna del Castellonchio, il Casone Santa Croce e il Santuario di San Leonardo.

VITERBO NEL PIATTO
Le nocciole rappresentano un vanto dell’economia viterbese. Frutto ricco di grassi insaturi e quindi non nocivi, basilare nel confezionamento di creme alla nocciola vellutate e cioccolatini irresistibili e, non ultimi, biscotti e tozzetti tipici appunto della Tuscia viterbese.
Il pecorino di grotta ancora oggi viene prodotto con la stessa tecnica, ossia viene fatto riposare su mensole di castagno e su letti di erbe aromatiche. Il vicino lago di Bolsena regala a Viterbo e alla Tuscia un’abbondanza di pesce squisito: il persico, il luccio, preparato spesso in umido, i lattarini e il coregone, di famiglia salmonide, che può essere servito infarinato in padella e profumato con salvia, oppure sulla griglia con un filo di olio d’oliva, meglio ancora al cartoccio accompagnato da una salsa a base di cipolla, sedano, carota, basilico, olio e pepe.

L’acquacotta

Il sughetto del coregone, realizzato con olive nere, aglio, peperoncino, prezzemolo e pomodorini è ottimo come condimento per la pasta asciutta.
Acqua e farina sono gli ingredienti base per prelibati tipi di pasta: lombrichelli, strozzapreti, gnocchi al ferro ma anche fettuccine e pappardelle, arricchite da condimenti di sana tradizione, come funghi porcini, cinghiale, lepre, tartufi. Una delizia assoluta è il “minestrone alla viterbese”, insaporito da peperoncino, olio extravergine e croste di parmigiano, servito caldo, non troppo brodoso, con fette di pane tostato. L’acquacotta è il piatto più importante della tradizione viterbese, insieme alla zuppa di ceci e castagne. Da secoli, nella Tuscia viterbese e anche nella vicina Maremma, il pane raffermo, ingrediente base di questo piatto, viene riutilizzato, poveramente ma intelligentemente, per preparare zuppe ricche di sapori, con menta, patate, pomodori, cicoria oppure arricchito con baccalà o pesce del lago, per conferirgli un tono importante di piatto unico: minestra di verdure e secondo insieme.

Classico dolce di castagne

La tradizione narra che il pane raffermo, nei secoli scorsi, spesso veniva recuperato dalle bisacce dei contadini che tornavano la sera dai campi o dalle tasche dei pecorari che riportavano la sera all’ovile il gregge e le donne, pur di non gettare via nulla che potesse rientrare nel consumo alimentare, ritrattavano quei poveri pezzi di pane raffermo e ne facevano pietanza per tutta la famiglia.
I vini viterbesi occupano un posto di primo piano tra quelli laziali. Ricchi e corposi offrono una fragranza particolare data dalle caratteristiche geografiche e climatiche della zona. Il mare vicino, le colline senza soluzione di continuità, i monti verso est, il clima decisamente bilanciato, hanno imposto a questo prodotto una qualità internazionale. Citiamo alcune cantine specializzate in prodotti di certa e rinomata qualità, accessibili al turista come all’avventore di passaggio: “Antica Cantina Leonardi”, a Montefiascone, fondata nei primi del ‘900, “Cantina Terre Etrusche”, a Cellere, vicino la città etrusca di Vulci, “Azienda Agricola Trebotti”, a Castiglione in Teverina. Per quanto riguarda i dolci ricordiamo il Pangiallo, il Pane del Vescovo, i Maccheroni con le noci, le Pizze di Pasqua, i ravioli con la ricotta, le fregnacce (frittelloni), le castagnole alla sambuca e le aromatiche ciambelle con l’anice.

I tradizionali lombrichelli