La “Notte Templare” di Pratola Peligna

Dal 2 al 4 settembre Pratola Peligna ospita la grande rievocazione storica, con mercatini, locali addobbati a tema templare, spettacoli itineranti, convegni e animazione per bambini.

Armature, mercatini, spettacoli itineranti, ludos medievali a premi: dal 2 al 4 settembre a Pratola Peligna in provincia dell’Aquila torna “Notte Templare“, la grande rievocazione storica dedicata a uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medievali.  Nel corso della manifestazione verrà realizzata una raccolta fondi in favore di Save the Children, l’Organizzazione che dal 1919 tutela i diritti dei bambini e i loro “Spazi a Misura di Bambino”; i fondi finanzieranno progetti rivolti ai bambini delle zone colpite dal terremoto del 24 agosto 2016. Ad inaugurare la manifestazione, venerdì 2 alle ore 21.30, una grande parata in costume d’epoca, con i Musici della Romandiola e menestrelli ad accompagnare il corteo per le vie del centro storico. Tutta la città sarà parte integrante dell’evento, con negozi e case addobbati a tema templare e medievale, così come il centro storico ed il Castrum, completamente immersi nell’epoca di ambientazione, collocata tra il XII e XIII secolo.

“Notte Templare”, edizione 2015

Per l’occasione verranno allestiti mercatini artigianali e i ludos, tre grandi giostre in legno. Un mercato medioevale sarà allestito nella zona del Castrum, attuale rione di Dentro la Terra in cui non solo si assaporerà la vita di quegli anni, ma sarà possibile assistere a dimostrazioni dei falconieri del Rosone Sulmona, ma anche a suggestive esibizioni di fachirismo e danza orientale, offerti dalla danzatrice del ventre Jasmin e dal fachiro Lino Domizi.

Per l’intera durata dell’evento si svolgeranno spettacoli itineranti, tra questi un carosello equestre in stile templare con i cavalieri del maneggio contrada D’Orsa, in programma alla mezzanotte di domenica 4 lungo il corso principale, via Carso, che attraversa piazza Madonna della Libera per poi defluire a piazza Garibaldi. Presso la “Taverna del Drago” sarà, inoltre, possibile gustare aperitivi e pasti completi con i piatti tipici della cucina medievale, serviti da personale in abito a tema.

Insomma un calendario fitto di eventi, convegni, rievocazioni e animazione in costume d’epoca per grandi e bambini, che catapulterà tutti i visitatori nell’era templare, rendendoli non semplici spettatori, ma veri e propri protagonisti. Si potrà ad esempio avventurarsi nel Labyrithus Gaudium, allestito nel quartiere Schiavonia. La sua progettazione e costruzione era rivolta ad ospitare gli esuli delle regioni balcaniche in fuga dai conquistatori islamici. I partecipanti dovranno addentrarsi nel labirinto, superare delle prove e raggiungere l’uscita. I vincitori che avranno totalizzato più punti riceveranno un premio. Per i più piccoli sono in programma anche giochi di squadra e la divertente animazione della Compagnia di San Giorgio.

Un immagine dal sito “Notte Templare”

Sono molte le leggende intorno all’ordine dei Cavalieri Templari, alcune prive di fondamento, altre tramandate oralmente sulla base di testimonianze dirette, ma tutte contribuiscono a creare un alone di fascino e mistero sull’ordine. Ciò che è certo, è che questi cavalieri erano in assoluto i più longevi, con un’aspettativa di vita che superava di anche 30 anni la media dell’epoca. Questo era dovuto, con ogni probabilità, alla loro alimentazione particolare, che sarà oggetto dell’incontro “Storia del luogo, verità sui Templari in Abruzzo e l’alimentazione Templare”, organizzato nell’ambito di “Notte Templare“, la manifestazione organizzata dall’Associazione Rievoca.

“Notte Templare”, edizione 2015

Il convegno si svolgerà domenica 4 presso Palazzo Colella, relatori Vincenzo Pizzoferrato, studioso della storia della città di Pratola, che tratterà gli aspetti urbanistici, sociali e civili di Pratola dalla fine dell’XI; il Prof. Domenico Silla, che illustrerà gli errori storici sui Templari in Abruzzo; O.S.M.T.H. – Paolo Nicola Corallini Garanti, Gran Priore d’Italia, che presenterà l’unico Ordine Templare Internazionale (ONG) ad avere una legittimità internazionale presso le Nazioni Unite; Mario Giaggio, già professore di chimica degli alimenti nelle Università di Bologna e di Chieti/Pescara, che racconterà la dieta dei cavalieri Templari. Moderatore Flavio Mariani, Presidente Associazione Rievoca.

Il rigido rispetto di un adeguato regime alimentare era un obbligo per i templari, che consumavano abitualmente pesce e legumi come base dei loro pasti, sempre accompagnati da verdure, mentre la carne era concessa fino a tre volte la settimana. Altra regola legata alla dieta, prescriveva di consumare solo cibi provenienti da paesi europei, e che i refettori fossero curati e le tovaglie pulite. Il regolamento imponeva, inoltre, di lavarsi le mani prima di mangiare e vietava a chi era solito svolgere lavori manuali di servire il cibo in tavola. È stata davvero la loro dieta il segreto di tale longevità? Secondo i documenti ufficiali, Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’ordine, morì all’età di 71 anni, in un epoca nella quale l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni. Nel corso di “Notte Templare” sarà possibile gustare alcuni dei piatti tipici che erano soliti consumare i templari, e scoprire anche altri aspetti interessati della loro vita.

Pratola Peligna

COSA VEDERE A PRATOLA PELIGNA

Pratola Peligna, in Provincia dell’Aquila, ha una storia antichissima. In epoca romana si suppone vi sorgesse uno sconosciuto pagus (villaggio) peligno che avrebbe partecipato con Corfinium alla guerra sociale contro Roma nel 91 a.C., ma mancano ritrovamenti che ne provino l’esistenza. Il primo documento in cui compare il nome di Pratola (in loco Pratulae) è un contratto agrario del 997 e nel corso del XII secolo fu creato un centro fortificato. La storia del paese è caratterizzata da diversi fermenti popolari; da ricordare nel 1799 la rivolta contro l’invasione francese (insieme a molti altri comuni d’Abruzzo), l’opposizione alla Costituzione del governo borbonico di Ferdinando II nel 1848 e la sommossa del 1934 contro il regime fascista. Durante l’ultima guerra mondiale, e precisamente il 2 agosto 1943, fu bombardato dagli alleati lo stabilimento della Montecatini sito a due chilometri dal paese.

Madonna della Libera (foto Antonio Vitali)

Il 9 gennaio 2006 al comune di Pratola è stata conferita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la medaglia di bronzo al merito civile con la seguente motivazione: “Centro strategicamente importante, durante l’ultimo conflitto mondiale, fu sottoposto a continui e violenti bombardamenti che provocarono numerose vittime civili e la distruzione del patrimonio industriale.

La popolazione, costretta a rifugiarsi nella campagna circostante, contribuì alla guerra di liberazione con la costituzione dei primi nuclei partigiani, subendo una feroce rappresaglia da parte dell’esercito tedesco. 1943/1944”.

Al centro storico, detto “dentro la terra”, di impianto medioevale, si accede dall’arco d’Angiò, che reca lo stemma dell’Ordine dei Celestini, un serpente attorcigliato alla Croce. Il cuore del borgo è la piazzetta di San Pietro Celestino. Vi si trovano le chiese di San Pietro Celestino e della Santissima Trinità, con portali del XVI e del XVIII secolo; all’interno pala d’altare e fonte battesimale cinquecenteschi.

Il santuario della Madonna della Libera venne fondato nel XVI secolo e rifatto nel XIX secolo: vi sono esposti l’affresco della Madonna della Libera, del XV secolo, ritenuto miracoloso e la statua devozionale della Madonna, opera dei frati dell’Abbazia Celestiniana, consacrata il 3 maggio 1741. All’interno sono anche presenti affreschi di Teofilo Patini e di suoi allievi. Secondo la leggenda, durante la terribile peste del 1456, un contadino sognò la Madonna liberatrice, che gli annunciò la fine dell’epidemia.

Processione della Madonna della Libera

Svegliatosi l’uomo scorse tra le macerie della chiesetta dove si era rifugiato un quadro raffigurante la Vergine ed esclamò: “Madonna, liberaci!”. Dopo la fine dell’epidemia il quadro, trasportato al paese, venne posto all’interno di una nuova chiesa appositamente costruita e divenne oggetto di particolare venerazione. La festa si celebra ogni anno la prima domenica di maggio con una solenne processione per le vie del paese.

La chiesa di Santa Maria della Pietà (XVI secolo), nota come “Le Sette Marie” nella devozione popolare pratolana, è sorta intorno ad un’edicola più antica; oltre a un importante ciclo di affreschi, custodisce un gruppo scultoreo in terracotta del Cinquecento raffigurante il compianto di Cristo, attribuito allo stesso autore di quello dell’eremo di S. Venanzio nella vicina Raiano. La scoperta del compianto, sito nella cappella delle “Sette Marie”, risale al XIX secolo. Ad occuparsene scientificamente fu per primo Antonio De Nino archeologo, letterato, architetto nonché storico che nel 1904 decise d’inserire il gruppo scultoreo nel “Sommario dei monumenti e degli Oggetti d’arte”. Il gruppo plastico in arte fittile è composto da quindici figure, disposte su quattro file: in primissimo piano il Cristo, alla sua destra e subito dietro due personaggi simili, entrambi riccamente abbigliati. Altri personaggi: la Madonna, le tre dolenti (Maria di Salomone e Maria di Cleopatra e, alle spalle di quest’ultima la terza Maria visibile solo parzialmente), Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e altre statue femminili. In fondo, alla parete, si scorgono altri quattro personaggi maschili. Concludono il gruppo scultoreo quattro angeli sospesi sul fondo del nicchione.

La chiesa di San Rocco, originaria del XVI secolo, venne rifatta nel XX secolo, con decorazioni in stucco della facciata dei fratelli Feneziani. Interessanti anche i Palazzi storici che abbelliscono il centro di Pratola Peligna.

Uno scorcio caratteristico di Pratola Peligna

Il palazzo Tedeschi (degli inizi del XIX secolo), il palazzo De Petris (XVI secolo), il palazzetto Campana (XVII secolo), il palazzo Di Prospero (della fine del XIX secolo) e il palazzo Santoro Colella (degli inizi del XX secolo). Il Palazzo Santoro Colella può essere considerato il fulcro del centro urbano della città di Pratola Peligna, per la sua ubicazione e per la sua importanza storica e culturale. Questo edificio rappresenta infatti la testimonianza, rara per la sua organicità, di un’architettura non comune per l’area peligna, caratterizzata per lo più da edifici “poveri” sia dal punto di vista architettonico, che dal punto di vista dei materiali impiegati. Architettonicamente il Palazzo offre quasi un campionario degli stili più in voga all’epoca del suo ultimo importante intervento di restauro. Maggior peso stilistico sembra aver avuto la Secessione Viennese. Belle anche le due fontane di Pratola Peligna. In occasione dell’apertura dell’acquedotto comunale, nel 1892, furono collocate in piazza Madonna della Libera e in piazza Garibaldi due fontane, la prima in pietra e ghisa e la seconda in pietra e lega metallica.

Il “Museo della Civiltà Contadina” è stato inaugurato nel 1995 negli ambienti del “Vecchio Mulino” dei Celestini. Nel 1929 era stato inaugurato il cinema teatro D’Andrea, dichiarato di notevole interesse monumentale e restaurato nel 2005: fu tra i primi edifici nella regione destinati oltre che al cinema alla rivista di avanspettacolo.

PRATOLA PELIGNA NEL PIATTO

Le tradizioni gastronomiche del paese discendono dalle tradizioni della cucina contadina. I “fagioli di Pratola”, “poverelli” e “cannellini”, costituiscono l’ingrediente base di numerosi piatti tipici. Il pranzo della vigilia di Natale è particolarmente caratteristico e comprende “le sette minestre”, sette portate cucinate con prodotti locali: minestra di lenticchie, minestra di ceci, spaghetti al sugo di trota o di tinca, baccalà, cavoli lessi e scrippelle salate in sostituzione del pane. Il piatto tipico della Domenica delle Palme è la sagna riccia con la ricotta (reginelle secche condite con ricotta di pecora e ragù di agnello).

Pecora alla cottora

Tra i dolci degni di nota sono le pizzelle, i “ceci ripieni” (fagottini a mezzaluna con ripieno di passata di ceci, mosto cotto, cioccolato e canditi), la pizza di Carnevale e quella di Pasqua.

L’isolamento che per decenni ha caratterizzato l’Abruzzo ha fatto sì che questa regione mantenesse un’arte culinaria viva ed indipendente. I prodotti tipici della zona sono il trionfo della naturalità e della genuinità delle origini contadine e rurali della gente di montagna. Da qui nascono una grande varietà di formaggi, come caciotte, giuncate e il pecorino, le saporite carni d’agnello e di castrato, la tradizione dei salumi, come il prosciutto, la lonza, la mortadella di Campotosto, il salsicciotto di Guilmi, la coppa e le salsicce di carne o fegato, e poi tanti gustosi prodotti della terra come i già citati legumi, le lenticchie di Santo Stefano e i fagioli di Paganica e poi il carciofo di Cupello, la carota del Fucino, la cicerchia, il farro, l’aglio rosso di Sulmona, il peperone dolce di Altino e Serranella. Tra i primi piatti la zuppa di ceci e castagne, la minestra di lenticchie e patate e la pasta fatta in casa, tra cui le taccozzelle, le fettuccine, le pappardelle, le maltagliate e le volarelle ed i classici maccheroni alla chitarra. Tra i piatti tipici di carne la pecora alla cottora e gli arrosticini di pecora o castrato.

I famosi arrosticini (foto Wikipedia)

Ancora tra i prodotti della terra i, il tartufo nero locale e il prezioso zafferano prodotto nella Piana di Navelli. Tra i dolci tipici il torrone morbido, i confetti di Sulmona e poi tante varietà di dolciumi realizzati con il miele d’Abruzzo. Da non dimenticare il prestigioso vino Montepulciano d’Abruzzo.

Probabilmente il piatto più noto sono gli arrosticini, un piatto legato alla tradizione pastorale dell’Abruzzo e alla pratica della transumanza. Il loro luogo d’origine è da ricondurre alla fascia pedemontana del Gran Sasso d’Italia, a cavallo tra le province dell’Aquila e di Pescara. La preparazione consiste nel tagliare la carne di ovino (pecora domestica o castrato) in tocchetti di dimensioni molto ridotte ed infilarla in spiedini (in alcune zone detti li cippe). Gli arrosticini sono poi cotti alla brace, normalmente utilizzando un braciere dalla caratteristica forma allungata a canalina. Secondo un’indagine svolta da Confesercenti-Ref condotta fra i turisti stranieri che scelgono l’Italia, la migliore cucina tra le cucine regionali italiane è proprio quella abruzzese.