In viaggio nella Turchia orientale

Turchia, Monte Ararat

Viaggio tra siti archeologici, antiche città e paesaggi dell’Anatolia.

Prima tappa del nostro viaggio Ankara, dove visitiamo il Museo delle Civiltà Anatoliche, il più importante museo della città, assolutamente da non perdere per chiunque nutra un interesse per il remoto passato della Turchia. Situato nella zona bassa della cittadella e ricavato da un antico bazar risalente 1464, il museo ospita, nelle sale restaurate e ottimamente allestite, reperti di tutte le civiltà e culture della Turchia pre-ellenica, delle civiltà degli hurattei, hatti, ittiti, frigi, assiri. Affascinanti gli oggetto provenienti da Catal Hoyuk, la comunità umana più antica che si conosca.

Ankara

Partiamo poi per Hattusas, importante città ittita risalente a quasi 4.000 anni fa, difesa da un’imponente cinta di mura in pietra lunga più di 6 chilometri. Il sito è inquietante e affascina soprattutto per la sua asprezza e antichità. La cosa più interessante è la Yer Kapi, “Porta della Terra”, che segna l’inizio di un tunnel sotterraneo della lunghezza di 70 metri che in tempo di guerra consentiva di entrare e uscire dalla città senza esser visti. Proseguiamo per il vicino sito di Yazilikaya, il santuario religioso più sacro degli ittiti, costituito da due gallerie scavate nella roccia: la più piccola era il luogo di sepoltura della famiglia reale, mentre la più grande, decorata con bassorilievi raffiguranti numerose divinità maschili e femminili, era il luogo sacro dell’impero.

Nuova tappa la città di Sivas, importante crocevia durante l’impero romano. La città venne punita a causa della precoce conversione al cristianesimo (i 40 martiri di Sebastea), invasa dai persiani nel VI secolo, saccheggiata dagli arabi nel VII, per poi passare nelle mani degli armeni, dei selgiuchidi ed infine dei mongoli. Tamerlano la conquistò nel 1400 e ne fece abbattere le mura. La città conserva alcuni monumenti di epoca selgiuchide che seducono gli amanti dell’architettura islamica.

Sivas

Non molto lontano da Sivas si incontra Divrigi, la cui Ulu Cami (grande moschea) e l’ospedale annesso, entrambi fatti costruire nel 1228 dall’emiro locale Ahmet Sah, sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Straordinari gli intarsi che decorano e scandiscono il ritmo di uno tra i più grandi monumenti dell’architettura ottomana dell’Anatolia.
Proseguiamo per Erzurum che con il nome di Teodosiopoli fu per secoli una delle roccaforti orientali di Bisanzio, oggi è un punto di transito commerciale e di riferimento culturale della regione orientale. Qui visitiamo l’Ulu Cami, la Grande Moschea costruita nel XII secolo, la cui originale struttura, sobria e elegante, con sette navate sull’asse nord-sud e sei sull’asse est-ovest, dà origine a un intrico di colonne e poi il Cifte Minare, il Seminario dei Minareti Gemelli, scuola coranica costruita nel 1253, con il torreggiante portale di pietra calcarea sormontato dai minareti gemelli decorati con piccole strisce di mattonelle azzurre e ancora l’Hatuniye Turbasi, bellissima costruzione con una cupola sormontata da un tetto piramidale.
Partiamo poi in direzione nord-est, verso il confine con la Georgia e l’Armenia, attraverso un’area di ampi panorami per arrivare alla città di frontiera di Kars, pedina nella contesa di territori tra la Turchia e la Russia nel XIX secolo: i russi se ne impadronirono nel 1878 e vi rimasero fino al 1920. A Kars visitiamo l’imponente forte costruito dai georgiani e rimaneggiato dagli ottomani dal quale si gode un ampio panorama sulla città. Accanto alla cittadella si eleva la chiesa armena dei Santi Apostoli, costruita nel X secolo dal re bagratide Abas. La chiesa passata dal culto cristiano al culto musulmano e infine ritornata alla sua fede originaria è molto interessante dal punto di vista architettonico per la sua cupola sormontata da un tamburo con dodici arcate cieche e la raffigurazione scultorea dei dodici apostoli.

Kars

Partiamo poi per le stupefacenti rovine della città medioevale di Ani. Le imponenti mura, lunghe più di un chilometro, racchiudono gli edifici della città fantasma tra i campi erbosi che si affacciano sulla profonda gola formata dal torrente Arpacay. L’insieme paesaggistico e archeologico di Ani è senza dubbio un contesto molto suggestivo.
Proseguiamo quindi verso sud, lungo il confine con l’Armenia, per Dogubeyazit, attraverso le vaste pianure dell’Altopiano Anatolico. Dogubeyazit è un vero e proprio gioiello: l’imponente Ishak Pasha Sarayi, il palazzo-fortezza costruito nel XVIII secolo dal governatore curdo Ishak Pasha. La sua architettura è una fusione degli stili selgiuchide, ottomano, georgiano, persiano e armeno. Il grande portale principale conduce a un vasto cortile da cui si apre una splendida vista che spazia sulla vallata fino al contrafforte occidentale dell’Ararat. Il color ocra caldo e morbido della pietra da costruzione e i delicati lavori artistici degli interni fanno di questo palazzo un’opera architettonica di grande gusto e raffinatezza.

Ani

All’estremità settentrionale della zona pianeggiante si erge il monte Ararat (Agri Dagi 5.165 metri), un enorme vulcano coperto di ghiaccio e spesso avvolto dalle nuvole. La leggenda vuole che l’Arca di Noè vi si sia arenata alla fine del diluvio universale. Partiamo quindi in direzione sud, lasciando la verde piana di Dogubeyazit per raggiungere la cittadina di Van sulla riva del lago omonimo dove visitiamo il Museo Archeologico, che conserva splendidi reperti urartei: gioielli, sigilli, corazze, morsi per cavalli, cinture di bronzo.

Proseguiamo la visita con il sito urarteo di Cavustepe situato su un’alta collina rocciosa a circa 30 chilometri da Van. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce interessanti dettagli dell’antico palazzo-fortezza che ospitò i re di Urartu tra il 764 e il 735 a.C.: le rovine del tempio con i blocchi di basalto nero, le cisterne per l’acqua, i contenitori per le riserve alimentari e le latrine reali.
Ci dirigiamo ancora verso sud con sosta a Gevas per l’escursione in barca all’isola di Akdamar. Nel 921 Gagik Artzruni, re di Vaspurakan, fece costruire un palazzo, una chiesa e un monastero sull’isola del lago, che dista tre chilometri dalla sponda. Del monastero e del palazzo è rimasto poco, ma l’Akdamar Kilisesi, ovvero la Chiesa della Santa Croce, è una meraviglia dell’architettura armena del X secolo. Le acque azzurro-verde del lago Van mettono in risalto la pietra arenaria rosso-bruno della chiesa, esaltandone gli stupefacenti bassorilievi.

Van

Proseguamo verso ovest lungo le sponde meridionali del lago Van fino a raggiungere la città di Tatvan. Imperdibile l’escursione al vulcano di Tatvan che racchiude ben cinque laghi all’interno del suo cratere (44 chilometri di circonferenza); due dei laghi sono alimentati da sorgenti termali calde, uno azzurro, detto lago di Cristallo, e uno verde. Il cratere vulcanico di Tatvan costituisce uno dei luoghi più singolari dell’intera Turchia.

Proseguiamo per Diyarbakir, città circondata da mura in basalto nero erette in epoca romana, che le conferiscono un aspetto alquanto sinistro. Diyarbakir è situata su un altopiano di basalto in prossimità delle sponde del fiume Tigri.

Ceramiche tradizionali

Le mura, con 16 punti di osservazione e cinque porte, rappresentano uno splendido esempio dell’architettura militare medievale. All’interno della cinta muraria, l’insieme di stradine, vicoli, chiese e moschee, ne fanno uno dei centri più vivaci dell’Anatolia sud-orientale. Visitiamo quindi la Ulu Cami, la grande moschea che venne eretta sulle basi di una chiesa bizantina del VII secolo, ricalcando il modello della grande moschea di Damasco.
Il nostro viaggio prosegue ancora verso sud per raggiungere Mardin con sosta nel caratteristico villaggio di Hasankeyf, costituito di case color miele costruite sulle rocce di una gola che domina il fiume Tigri. Giungiamo quindi a Mardin, antica città che si affaccia sulle vaste e riarse pianure della Siria. Il centro storico è un bell’insieme di costruzioni in tufo, distribuito sulla collina ai piedi dei ruderi della fortezza. Mardin è famosa per i numerosi centri monastici di tradizione cristiano-monofisita. Primo fra tutti il Deyrul Zafaran che in arabo significa “Monastero dello Zafferano”. Secondo la leggenda gli fu attribuito questo nome perché nella malta utilizzata per la sua costruzione vi erano stati mescolati i crochi dello zafferano. Nel passato il monastero fu sede del patriarca ortodosso-siriaco, oggi continua a svolgere la sua consueta opera di carità a favore degli orfani.

Midyat

Il santuario originario è costituito da un ambiente con soffitto piatto formato da pietre enormi, quasi sicuramente un antico tempio del sole di chiara influenza zoroastriana. Molto interessanti le tombe contenenti i resti di cinquantadue tra patriarchi e metropoliti che hanno prestato servizio al monastero. Ci concediamo una passeggiata tra i vicoli del centro storico con visita del pittoresco bazar alle spalle della grande moschea.
Partiamo quindi per l’antica città di Midyat oggi famosa oltre che per le numerose e eleganti residenze storiche anche per i raffinati oggetti d’argento conosciuti con il nome di telkari. Il viaggio prosegue per Sanliurfa con sosta lungo il percorso per la visita delle rovine di Dara, un città fortificata sepolta da tempo immemorabile e sconosciuta al resto del Mondo, non menzionata dalle guide turistiche e conosciuta solo dagli abitanti della zona e da pochi archeologi. Visitare Dara è come camminare nei libri di storia letti da bambini, sentendosi un po’ pionieri, in un luogo sconosciuto e misterioso.

Arriviamo a Sanliurfa (Gloriosa Urfa), l’antica Edessa, città dei profeti e importante meta di pellegrinaggio. Secondo la leggenda Abramo, che per la fede islamica è un grande profeta, un giorno distrusse le divinità pagane nell’antica Urfa. Nimrod il re assiro locale, si sentì offeso da questo gesto e ordinò che Abramo venisse immolato su una pira funeraria, ma Dio trasformò il fuoco in acqua (le vasche sacre) e i carboni ardenti in pesci (le carpe). In seguito fu deciso il divieto di pescare le carpe perchè sacre ad Abramo.

Nemrut Dagi della Commagene

Visitiamo la città: le vasche sacre, la moschea e la grotta natale di Abramo; ogni giorno numerosi fedeli giungono in pellegrinaggio, anche dalla Siria e dall’Iran, dando vita a un suggestivo spettacolo di fede.
Tappa successiva del nostro viaggio il piccolo villaggio di Harran, situato al confine con la Siria, da dove Abramo iniziò il viaggio verso la terra promessa. Molto interessanti le rovine dell’Ulu Cami e le caratteristiche case a forma di alveare. Si prosegue lungo una strada che si inoltra in una vasta pianura agricola, lembo settentrionale della Mesopotamia, e che conduce al sito di Gobleki Tepe dove recenti scavi hanno riportato alla luce resti di un santuario preistorico ricco di monoliti con bassorilievi.

Dai resti di animali rinvenuti in loco, si è potuto datare il sito attorno all’anno 11.500 a.C., probabilmente il sito archeologico più antico del mondo. Rientriamo a Sanliurfa per una passeggiata nel fresco e labirintico Kapali Carsi, il bazar coperto, dove i negozianti stanno seduti su basse piattaforme davanti ai loro negozi, come era in uso nell’epoca ottomana.

Gaziantep

Alle chiacchiere in turco si mescola qualche frase in curdo e in arabo, e di tanto in tanto qualche parola in inglese e francese. Assolutamente da non perdere il Gumruk Hani, il deposito della dogana, un antico caravanserraglio. Il bazar di Urfa è ancora genuino e in grado di rivelare decine di affascinanti quadri di vita tradizionale.
Partiamo per Arsameia, l’antica capitale del regno di Commagene, fondata da Mitridate I intorno all’80 a.C. e ampliata dal figlio Antioco I, fondatore del complesso di Nemrut Dagi. Di notevole interesse il rilievo perfettamente conservato raffigurante Mitridate I nell’atto di stringere la mano ad Ercole. Proseguiamo con la visita del ponte di Cendere, una delle opere romane meglio conservate, costruito per ordine dell’imperatore Settimo Severo all’inizio del 200 d.C., dopo il quale giungiamo a Khata, punto di partenza per l’escursione al Monte Nemrut. Il Nemrut Dagi della Commagene (2.150 metri), da non confondere con il monte omonimo situato sulle sponde del lago Van, fa parte della catena dell’Antitauro. La cima assunse la sua forma attuale quando il re megalomane Antioco I Epifane (64-38 a.C.), figlio di Mitridate, ordinò la costruzione del favoloso tempio e del tumulo funerario. Antioco fece tagliare due cornici nella roccia e le fece riempire di statue colossali che raffiguravano lui e le divinità principali, poi ordinò che tra esse si costruisse un tumulo alto 50 metri con blocchi di pietra impilati l’uno sull’altro. I terremoti hanno fatto cadere le teste di gran parte delle statue, così sono rimasti enormi corpi decapitati che siedono in silenzio, mentre le teste, alte due metri e poggiate sul terreno, stanno a guardare. Risaliamo il monte a piedi per la visita dello straordinario sito che si trova a un’altezza di 1.800 metri. La camminata non impegnativa richiede circa mezz’ora ed è alla portata di tutti. Da qui è possibile godere di uno splendido tramonto tra le gigantesche e enigmatiche teste.

Bazar ad Antakya

Tappa successiva del nostro viaggio Gaziantep, la capitale turca dei pistacchi. Qui visitiamo il piccolo museo che contiene gli straordinari mosaici romani di Zeugma, la favolosa città romana, di cui scrissero Tacito e Cicerone, sommersa dalle acque di un lago artificiale nel 2001. “Oceano e Teti”, “Dioniso sul carro trainato da leopardi”, “Icaro”, il volto enigmatico di una donna (c’è chi dice che sia Alessandro Magno) che qualcuno ha ribattezzato la “Monna Lisa di Zeugma”, sono alcuni dei tesori comparabili per qualità ai mosaici del museo di Tunisi e Pompei. Visitiamo poi la cittadella eretta dall’Imperatore Giustiniano, la Eyuboglu Cami, la moschea di stile siriano risalente al XV secolo, le antiche case e il bazar.
Partiamo per Antakya, la città biblica di Antiochia che si trova sulle sponde del fiume Asi Nehri (l’antico Oronte) in una vallata fertile circondata da montagne non lontano dalla costa del Mediterraneo. Un tempo capitale dei Re Seleucidi, era nota per la sua ricchezza ed il suo lusso. Agli albori del cristianesimo fu visitata da San Barnaba, San Paolo e San Pietro, e proprio qui venne coniato per la prima volta il termine “cristiano”, attribuito ai seguaci di Gesu Cristo. Visitiamo il Museo Archeologico che conserva una ricca collezioni di mosaici romani provenienti dagli scavi dell’antica Daphne. In questi luoghi, secondo la mitologia, Apollo aveva cercato di sedurre Daphne, la Ninfa dei boschi, che per sfuggire alla sua stretta si era tramutata in arbusto di alloro. Da non perdere la Senpiyer Kilisi, la grotta-chiesa di San Pietro. Secondo la tradizione questa grotta apparteneva all’evangelista San Luca, originario di Antiochia, che la donò alla nascente comunità cristiana per farne un luogo di culto. Si ritiene che San Pietro, che visse ad Antiochia per alcuni anni, vi predicò per la prima volta. In seguito i crociati aggiunsero alla chiesa il muro della facciata e il nartece.

Dogubeyazit