Fregona, vino e non solo

Villa Trojer Salvador Bacchian

Dal 22 aprile al 1 maggio torna la Mostra del Torchiato di Fregona DOCG e dei Vini della Colli di Conegliano DOCG. Grazie alla disponibilità della famiglia Salvador Bacchiani, la Mostra verrà allestita, come di consueto, nella seicentesca Villa Trojer Salvador Bacchiani, in aggiunta al centro di Appassimento e allo stand enogastronomico.
Organizzata dalla Pro Loco di Fregona, la Mostra del Torchiato è un evento che propone in degustazione i vini della Colli di Conegliano DOCG e il caratteristico Torchiato di Fregona, un vino di grande pregio per le sue caratteristiche, per la sua dimensione enologica e per le sue specificità.
Numerosi gli eventi di carattere culturale, ricreativo, gastronomico e sportivo faranno da sfondo alla rassegna: visite guidate in Cantina, convegni sulle modalità di produzione dei vini, mostre di pittura e di scultura, passeggiate ed escursioni naturalistiche dedicate alla conoscenza del territorio, eventi culturali, serate di musica live, motogiro, marcia del Torchiato, mostra mercato, torneo di calcio per esordienti, dimostrazioni yoga e la celebre lotteria del Torchiato.

Torchiato, il vino di Fregona

La manifestazione rappresesenta la “vetrina di primavera” di Fregona, grazie ai tanti appuntamenti in programma, in attesa di un altro grande evento: Fregona Trail Fest.
Giunta alla tredicesima edizione, Fregona Trail Fest, la festa della corsa in montagna di Fregona organizzata dalla Scuola di Maratona Vittorio Veneto e dalla Pro Loco di Fregona, si terrà domenica 10 luglio. Già aperte le iscrizioni. Tre meravigliosi percorsi per tre differenti esperienze nella splendida cornice della Foresta del Cansiglio: Pizzoc Trail da 21,7 chilometri con percorso Fregona-Pizzoc-Fregona; Troi dei Cimbri da 45 chilometri che tocca i villaggi cimbri e il museo di Pian Osteria e Antico Troi degli Sciamani da 80 chilometri che compie un periplo del Cansiglio. Il Fregona Trail Fest, alla sua 13° edizione si rinnova completamente, grazie all’inversione del senso di percorrenza dei tracciati, all’inserimento di tratti nuovi e ad una attenzione speciale per i bambini con il Kinder Trail.
Chi desidera iscriversi on-line lo potrà fare dal seguente indirizzo: http://www.fregonatrailfest.it/iscrizioni/. In concomitanza con il Fregona Trail Fest è stato organizzato un percorso turistico e gustativo per conoscere la foresta del Cansiglio, luogo misterioso e da sempre oasi di pace per alberi, animali e abitanti del bosco, le grotte del Caglieron vero esempio di armonia tra il lavoro della natura e la paziente mano dell’uomo, Serravalle e la sua architettura medievale e Vittorio Veneto.

COSA VEDERE E FARE A FREGONA
Il suggestivo ambiente collinare e montano che caratterizza la zona di Fregona offre una vasta gamma di possibilità di svago per una vacanza rilassante.
Semplici passeggiate lungo i sentieri che portano alle tipiche contrade dalla spontanea architettura rurale, trekking a cavallo o escursioni in mountain bike, invitano a scoprire aspetti di interesse naturalistico, come le famose Grotte del Caglieron ed il laghetto delle Fratte, oppure storico-artistico come il colossale campanile neogotico, la Villa Salvador, l’arcipretale ricca di opere d’arte, la Pala di San Giorgio ad Osigo, ma soprattutto quello che resta del castello caminese a Piai, i cui ruderi riescono a farci evocare quella età rude e battagliera. Escursioni poi in alta montagna, sui sentieri tracciati dalle associazioni di volontariato locale indicati sulla “guida alle escursioni” edita dalla Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane, danno la possibilità di scoprire le peculiarità di una natura ancora incontaminata.

Pala di San Giorgio ad Osigo

Fregona, in provincia di Treviso, ha origini antichissime. Resti di utensili provano che la presenza umana nel territorio è radicata almeno dall’età del ferro. La zona era infatti assai idonea all’insediamento, favorita dalla posizione soleggiata, dall’abbondanza di risorse idriche e dalla protezione data dai rilievi montuosi. Anche sotto i Romani la zona fu civilizzata: di questi resta traccia nella toponomastica e in alcune monete risalenti agli imperi di Tiberio e di Massimino il Trace.

Appartenuta ai vescovi di Belluno, fu poi signoria dei conti da Montanara, i quali avevano eretto un fortilizio sopra l’attuale monte Castello, a Piai. Successivamente Fregona passò sotto la Serenissima (1337). Durante la Guerra della Lega di Cambrai (1509) un gruppo di eroici fregonesi, reclutati da Francesco Forte, liberò Serravalle dalle truppe di Massimiliano d’Asburgo. Venezia volle ricompensare il paese con una ducale (pergamena tuttora conservata nel municipio) con la quale si offrivano alla comunità numerosi privilegi, rimasti in vigore sino alla caduta della Repubblica.

Lo svettante campanile neogotico

Fregona si contraddistingue per un patrimonio storico-artistico caratterizzato talora da presenze esaltanti come la celebre “Pala di San Giorgio”, dipinta da Francesco da Milano nel 1529, ora nella parrocchiale di Osigo, oppure il “Crocefisso e le Anime del Purgatorio” di Sebastiano Ricci nell’arcipretale, che custodisce pure sculture del maestro del Canova, Giuseppe Bernardi Torretti, oltre a due tele della bottega del Tiziano ed un grande affresco nel soffitto del veneziano G.C. Bevilacqua, del 1826. Pregio artistico di Fregona è sicuramente la chiesa parrocchiale di origini antichissime e intitolata all’Assunzione di Maria. Venne rifatta nel 1474 e riconsacrata l’anno dopo. Tra il 1797 e il 1820 fu ricostruita nelle forme attuali e di nuovo consacrata nel 1833. Di grande valore il campanile interamente realizzato dalla popolazione del luogo. Iniziato nel 1881 su progetto del capomastro Ciprian Francesco, il campanile di Fregona è stato portato all’attuale altezza di sessanta metri nel 1909; manca la cuspide che avrebbe dovuto svettare oltre le guglie della torre soprastante la cella campanaria. Esso si fa ammirare, oltre che per la sua mole possente in stile neogotico, per gli oltre 300 gradini della scala a chiocciola interna, per le eleganti balaustre, per i quattro pinnacoli laterali, per gli otto doccioni a forma di teste di drago e di leone, ma soprattutto per le decorazioni con foglie di acanto nei capitelli delle colonne appaiate di detta cella.

Chiesa arcipretale di Fregona

La torre campanaria, contrassegno inconfondibile del panorama ai piedi del Cansiglio, è una testimonianza della laboriosità e della notevole maestria degli scalpellini di Breda che dalla pietra “dolce” del Caglieron e da quella “turchina” delle cave del Masarè seppero trarre un sì pregiato materiale da costruzione.
Il territorio di Fregona è contrassegnato anche da numerose ville padronali, espressione decentrata della dominazione di Venezia; in particolare la secentesca Villa Trojer Lucheschi De Mori Salvador, che si fa ammirare per l’eleganza e l’armonia di ritmi che la contraddistingue, ma anche Villa Altan-Pacetti in località Fratte, quelle dei Todesco-Salvador alle Buse, dei Laurenti a Danese, dei Giustiniani in Borgo Piazza, dei Casoni in Borgo Coilsola e dei Carnielutti a Osigo, soggette a recenti restauri.
Di interesse anche i centri storici, come quello di Sonego, con case dalla tipologia particolare dei sassi a vista. Proprio a Sonego, alle pendici del monte Pizzoc, alcuni muraglioni, una cisterna e varie tracce sul terreno sono quello che resta di uno dei più importanti luoghi fortificarti della zona. Si tratta dei ruderi del castello caminese di Piai diroccato dalla furia distruttrice degli Ungari che a partire dal 1411 avevano invaso il territorio del Cenedese, abbattendone la maggior parte delle fortezze.

Le grotte del Caglieron

I ruderi sono raggiungibili attraverso il sentiero in salita che conduce alle Grotte del Caglieron o attraverso il sentiero pianeggiante che dalla località Sonego porta alla località Ciser.

Opera della natura e dell’uomo tutta da riscoprire, le Grotte del Caglieron sono situate in località Breda di Fregona. Il complesso consta di una serie di cavità, parte delle quali di origine artificiale e parte di origine naturale; per la parte naturale, si tratta di una profonda forra incisa dal torrente Caglieron su strati alternati di conglomerato calcareo, di arenarie e di marne del Miocene medio (da 16 a 10 milioni di anni fa). Numerose sono le cascate, alte parecchi metri, con grandi marmitte alla base. Nella parte più profonda della forra, si notano sulle pareti grandi concrezioni calcaree che chiudono per un tratto e in parte la volta, dando all’insieme l’aspetto di una grotta.
Sulle pareti della forra si aprono delle grandi cavità artificiali, ottenute dall’estrazione dell’arenaria, la tipica piera dolza (pietra tenera). L’attività estrattiva, che risale al 1500 e forse anche prima, forniva il materiale per la costruzione di stipiti, architravi, ecc., che si possono ancora osservare sulle vecchie case e i palazzi di Vittorio Veneto e dintorni.


Interessante il metodo di estrazione praticato: essendo gli strati inclinati anche oltre i 45°, il distacco del materiale, provocato utilizzando grossi scalpelli che hanno lasciato segni ancora visibili, avveniva a blocchi, con l’avvertenza però di lasciare delle colonne inclinate a sostegno della volta.

La mappa dei sentieri di Fregona

Ne è derivato così un insieme di suggestive cavità artificiali, distribuite lungo l’orrido, sul cui fondo scorre vorticoso e rumoroso il torrente, tanto da portare alla costruzione di un percorso attrezzato. Attualmente il complesso delle Grotte è interessato dai lavori di realizzazione del Parco delle Grotte del Caglieron, in buona parte completati. L’inizio del percorso, lungo circa 1 chilometro, è situato in via Ronzon, poco dopo il costruendo Centro Visite; tramite una passerella pedonale che attraversa il torrente Caglieron, si scende su di un largo sentiero, passando sotto al ponte della strada Provinciale. Lungo il percorso si incontrano numerosi pannelli descrittivi e, sulla destra, si apre una grotta molto ampia (grotta dei Breda), caratterizzata dalle colonne inclinate che sostengono gli strati di arenaria formanti il soffitto. Poco più avanti, sulla sinistra, una passerella in legno conduce alla grotta per l’affinamento del formaggio di grotta (grotta di San Lucio) del caseificio Agricansiglio.

Ritornando appena sui propri passi, si incontra un belvedere a forma di prua, dal quale si può ammirare la splendida forra naturale e, proseguendo, percorrerla su passerelle a tratti sospese.
Dato il notevole contenuto in calcare delle acque, si ha la sua rideposizione con formazioni di ampie superfici concrezionate, stalattiti e stalagmiti, delle più varie forme e colori.

Info Point Grotte del Caglieron

Nelle zone più illuminate è notevole la presenza di travertino, con alternanza di muschi ed altri residui vegetali. All’interno delle cavità artificiali, ci sono alcuni tratti di cunicoli esplorabili dagli speleologi. Data la costanza della temperatura nelle parti più profonde delle grotte, e la progressiva diminuzione della luce, si possono osservare una serie di microambienti di notevole interesse botanico e zoologico. Al termine del percorso nella forra, il sentiero attrezzato ci conduce ad un antico mulino (ristorante) e, seguendo le segnalazioni in loco, si procede risalendo verso la parte terminale del parco. Lungo il sentiero, dapprima ripido e poi pianeggiante, incontriamo sulla destra due piccole case ristrutturate, destinate a diventare Museo dello Scalpellino, a memoria dell’antico mestiere.
Il percorso si conclude uscendo direttamente sulla Provinciale 151, quasi difronte ad una grotta (grotta di Santa Barbara), in precedenza utilizzata come fungaia e ora in sistemazione per l’utilizzo futuro come laboratorio didattico. In realtà quelle qui visitabili sono solo una parte delle cavità esistenti; altre “grotte” analoghe sono scaglionate per tutta la parte alta del territorio, fino al Masarè sopra borgo Ciser. Una di queste, passato il ponte sulla provinciale, è stata dedicata dalla devozione degli abitanti alla Madonna.
Le Grotte del Caglieron, apprezzate sia in estate per la frescura che in inverno per le stupende cascate di ghiacci, sono punto di riferimento per laboratori di educazione ambientale e meta ogni anno di migliaia di visitatori.

FREGONA NEL PIATTO
Fregona è conosciuta per alcuni prodotti tipici, tra i quali spicca il Torchiato. Vino liquoroso ottenuto da uve passite e poi torchiate durante la settimana di Pasqua (per questo è detto anche “Vin Santo”). E’ adatto per farsi accompagnare da dolci e formaggi. Il procedimento è alquanto laborioso: i grappoli d’uva bianca, Verdiso, Boschera (vitigno quasi introvabile altrove) e Glera, ma anche con piccole aggiunte di Bianchetta, vengono staccati maturi, ma non troppo, dopo di che vengono appesi uno per uno a delle cordicelle o stesi su graticci in ambienti asciutti e ben arieggiati, avendo la cura di togliere gli acini rotti o attaccati da muffe.

Sua Maestà lo Spiedo !

Per la torchiatura a Pasqua si procede quindi a diraspare i grappoli a mano ed a torchiare gli acini appassiti. Il mosto ottenuto è lasciato decantare per eliminare grossolanamente le parti solide, dopo di che è fatto fermentare lentamente in botticelle di rovere e acacia non del tutto colme, affinché il vino si ossidi a contatto con l’aria, in piccola parte disperdendosi. Le botti di rovere assorbono circa 10-12 litri di vino e vengono adoperate per circa 10-12 anni.
Il 2 agosto, che per antica simbologia pagana, è la festa degli uomini (il giorno dedicato alla virilità), i maschi procedono al rito dell’assaggio del nuovo Torchiato, destinato ad un ultimo passaggio in botte (questa volte riempita completamente) fino alla primavera successiva, in cui viene imbottigliato. Attualmente ci sono diversi produttori, sia individuali che riuniti.
Tra i prodotti tipici sono da annoverare anche alcuni formaggi come l’Imbriago così denominato poichè durante la stagionatura è posto sotto la zarpa, cioè i grappoli d’uva già spremuti. Altri formaggi tipici e riconosciuti sono il Moesin, un prodotto lasciato stagionare molto poco e perciò tenero, il Montasio D.O.P. e il Montasio D.O.P. Prodotto della Montagna, il formaggio Grotta del Caglieron, prodotto con latte intero e ancora la Casatella Terevigiana D.O.P., la Caciotta del Cansiglio e la Caciotta Fumo del Cansiglio, caratterizzata da una leggera affumicatura, ottenuta con legno di faggio. Novità degli ultimi anni è la piantagione degli olivi, fenomeno che sta interessando tutte le zone delle prealpi bellunesi e vicentine.

Il Montasio

Una vera leccornia è lo spiedo, specialità della cucina pedemontana che affianca nel paniere della tradizione veneta prodotti come la sopressa trevigiana, la patata del Quartier del Piave e i marroni di Combai. A Fregona alcuni ristoranti propongono menù a base di spiedo ma bisogna sottolineare che questa tradizione è molto sentita anche a livello familiare e quindi, nelle abitazioni che dispongono del larin, lo spiedo costituisce occasione di calda e serena convivialità. In altre parole, a Fregona lo spiedo rappresenta il piatto della festa. Gli “esperti” del paese propongono durante le feste, in particolare alle sagre di Fregona, Osigo e Sonego, questo piatto tradizionale cucinato con l’ausilio di grandi spiedi. Proprio per valorizzare lo spiedo d’Alta Marca e approfondire il suo legame storico con il territorio è nata l’Accademia dello Spiedo d’Alta Marca, presieduta da Leonardo Ricci.