Al via la Mostra del Bitto a Morbegno

109° edizione per una Mostra del Bitto, manifestazione che valorizza la tradizione e allo stesso tempo riesce a stare al passo coi tempi, rinnovandosi anno dopo anno da oltre un secolo. La Mostra, in programma sabato 15 e domenica 16 ottobre, coinvolgerà tutta Morbegno. In centro città i classici calecc, le antiche costruzioni in pietra dislocate sui pascoli che garantivano un riparo alla culdera di rame dentro cui si lavorava il Bitto, le casette dello street food valtellinese, sciatt e pizzoccheri da passeggio, i mercatini dei produttori, l’area eventi per spettacoli e attività d’intrattenimento, in spazi semi-open che si affacciano su Piazza S.Antonio.

Lavorazione del Bitto nelle fascere

Lavorazione del Bitto nelle fascere

Cuore della Mostra sarà quest’anno Casa Mainardi, dove lo chef più “atomico” della tv si esibirà in showcooking a sua immagine e somiglianza: easy e divertenti, sempre pronti…ad esplodere! per valorizzare il formaggio di fondovalle per eccellenza, il Valtellina Casera Dop !

Nel bellissimo chiostro di Sant’Antonio, nel cuore della cittadina di Morbegno, sarà ospitata l’esposizione delle forme di Bitto DOP, Valtellina Casera DOP e Scimudin partecipanti allo storico concorso mentre le salette adiacenti saranno adibite ad aule didattiche per degustatori di formaggio. Per tutti gli amanti del vino anche un suggestivo enotour nelle cantine del centro storico con “Morbegno in Cantina” che quest’anno abbinerà i vini DOC e DOCG di Valtellina con i formaggi DOP per un cheese&wine da non perdere! Tra gusto e cultura nella cornice dello splendido Palazzo Malacrida taste&sound, degustazioni in musica alla scoperta delle note aromatiche dei formaggi valtellinesi nelle diverse forme e stagionature.

Grazie alla collaborazione con il FAI quest’anno verranno aperti e saranno visitabili alcuni “luoghi del cuore”, palazzi e meraviglie architettoniche, tesori spesso nascosti e raramente accessibili. Insieme al rococò di Palazzo Malacrida anche Casa Mariani, lo Stabilimento Rocca, sede della nota industria conserviera Rocca Luigi & Figlio fondata nel 1870, il settecentesco palazzo Folcher e il complesso del convento di S.Antonio, tutti aperti sabato 9- 12.30 e 14.30-19 e domenica 9- 13 e 14-18.

Marchiatura a fuoco del Bitto DOP

La regina dei salumi, la bresaola della Valtellina IGP, sposerà sua maestà il Bitto DOP in abbinamenti insoliti quali, ad esempio, il “sandwich Valtellina”, saporito e sano, da portarsi dietro in un giro in bici lungo l’Adda o sul sentiero Valtellina, alla scoperta dei tanti angoli e panorami nei dintorni di Morbegno.

Tra le novità quest’anno anche assaggi inediti a bordo di un vero London bus a due piani e un’area country presso il Polo Fieristico sulle rive del fiume Adda, riservata alle fattorie didattiche, alla mostra dei trattori, alle dimostrazioni di mungitura, agli spettacoli equestri: da non mancare! Fil-rouge dell’intera edizione, naturalmente, sempre il gusto, perché tra assaggi e menù si celebrerà il Bitto in ogni sua forma…

BITTO, IL FORMAGGIO PERENNE

Il Bitto, formaggio DOP tipico valtellinese, prodotto esclusivamente nei mesi estivi nei pascoli d’alta quota, è ottenuto da latte di vacca con aggiunta massima del 10% di latte di capra. Raccontano che il Bitto sia nato tra le popolazioni celtiche le quali, scacciate dalla Pianura Padana ad opera dei Romani, popolarono la Valtellina, territorio montuoso e quindi più “difficile” da sfruttare da un punto di vista alimentare, ma anche rifugio sicuro, fertile e abbondante di pascoli. Bitto deriva infatti dal celtico bitu, ovverosia “perenne”.

Degustazioni a palazzo Malacrida

Forse perché la lavorazione del latte permetteva alle popolazioni dell’epoca di andare oltre la pura sussistenza quotidiana, grazie alla possibilità di conservare il formaggio per lungo tempo, e di utilizzarlo come scorta alimentare. E, in verità, il nome di battesimo “perenne” si è rivelato nei secoli più che un augurio, se pensiamo che il Bitto è arrivato fino a noi, grazie all’esperienza dei maestri casari che, di padre in figlio, hanno tramandato gli antichi metodi di produzione.

La pasta alla masticazione è friabile e solubilissima, il sapore deciso lascia dei sentori di frutta secca, nocciola, noce, burro, di fieno e di fiori secchi. Per gustarlo occorre portare il formaggio a temperatura, masticarlo con cura e lasciare che il suo gusto ci avvolga. In perfetto abbinamento è con un pregiato vino passito: Sfursat della Valtellina. Una curisità: alle 5 del mattino e verso le 17, durante i mesi estivi, è possibile fermarsi presso uno dei tanti alpeggi montani della Valtellina, per assistere alla nascita…del Bitto!

Palazzo Malacrida

VIAGGIO A MORBEGNO

Le prime notizie certe riferite a Morbegno si hanno a partire dall’Alto Medioevo. Si tratta di nuclei sparsi forse facenti capo alla chiesa di San Martino. I nuclei più vicini alla piana acquitrinosa dell’Adda, furono progressivamente abbandonati a favore delle più salutari sponde del Bitto, dove ben presto Morbegno diventa un borgo fiorente. Situata nella Bassa Valtellina, in Lombardia, la cittadina è stretta a nord dalle Alpi Retiche e a sud dalle Alpi Orobie. Il fiume Adda divide la città dalle frazioni di Campovico, Paniga e Desco e scorre a nord della città. Il borgo antico è abbastanza compatto e presenta oltre a diverse architetture di un certo spicco, diversi angoli interessanti e caratteristici con pareti coperte di affreschi e ringhiere metalliche tipiche dell’antico artigianato locale che ingentiliscono le facciate di parecchi palazzi. Il torrente Bitto, nel centro della città, scorre in una pittoresca gola chiamata seriole, e un tempo forniva energia a diversi piccoli stabilimenti affacciati sul fiume.

Tra i vicoli di Morbegno

Tra i vicoli di Morbegno

Grande impatto visivo hanno le numerose cantine dalla caratteristica forma “a volta”. Spesso articolate su più piani marcano la vocazione commerciale di Morbegno, accresciutasi nei secoli grazie alla sua strategica posizione.

Morbegno è il punto di partenza ideale per le escursioni sui versanti orobici e retici: la Val Masino è meta apprezzata per le arrampicate, mentre la Val Gerola offre una buona scelta di piste da sci con un orientamento particolare alla pratica dello snowboard.

Tra palazzi e monumenti di pregio va annoverato Palazzo Malacrida, più volte definito il più bel palazzo veneziano fuori da Venezia. Spicca, infatti, nel panorama delle dimore nobiliari valtellinesi per la bellezza dei cicli pittorici che lo decorano e la privilegiata ubicazione nel cuore del centro storico della Città del Bitto. Il palazzo, la cui costruzione iniziò nel 1679, costituisce un raro esempio locale di dimora signorile che rispecchia fedelmente l’atmosfera del suo tempo, influenzato dall’Illuminismo e dal Barocco, che qui trovano una rara coniugazione in un’area periferica montana. L’atrio si presenta come una raccolta bomboniera rococò da cui parte lo scalone d’onore arricchito dalle belle balaustre in marmo bianco di Viggiù rifinite in oro zecchino e dal medaglione affrescato sul plafone. Il cuore del palazzo è il Salone d’onore che occupa in altezza due piani del palazzo ed è interamente decorato dalle quadrature di Giuseppe Coduri detto il Vignoli (annoverato tra i più valenti decoratori del Settecento lombardo). Il soffitto è arricchito dal Trionfo della Verità tramite le Arti e le Scienze sopra l’Ignoranza, soggetto illuminista interpretato con squisito gusto veneziano da Cesare Ligari.

Santuario dell’Assunta

Una bella facciata novecentesca caratterizza casa Rocca, sede della nota industria conserviera Rocca Luigi & figlio fondata nel 1870. Luigi Rocca (1823-1900), di provenienza ligure, iniziò l’attività in campo alimentare con Ferdinando Cirio. Ciascuno poi intraprese autonomamente la fondazione di una propria industria. Nel 1870 l’azienda sorta, in primis, per la conservazione dei funghi porcini, fu la prima in Italia a produrre conserve sott’olio su scala industriale meritandosi anche l’attestato di fornitrice abituale della Real Casa.

La chiesa di S.Antonio e l’annesso chiostro sono il più ampio edificio conventuale della provincia e della relativa chiesa; vi ebbero sede i frati Domenicani (1457). I due chiostri e l’ampiezza della chiesa, ora auditorium comunale, lasciano immaginare il numero dei frati impegnati nel convento e l’influenza che esso può avere avuto nella Valtellina nel tempo e nell’area confinante.

Il santuario dell’Assunta rappresenta l’unione perfetta tra l’arte rinascimentale (esterno) e l’arte barocca (interno). Il campanile di 51 metri è il più alto della città e ai suoi piedi trova posto il settecentesco ossario decorato con scene macabre.

Campanile della chiesa di San Pietro

All’interno trionfa su tutto una splendida icona degli anni 1516-1519, vero e proprio capolavoro di arte lignea a livello europeo che vanta nella predella raffigurazioni direttamente tratte da alcune incisioni di Albrecht Dürer.

La chiesa di San Pietro, costruita tra il 1337 e il 1341, è l’edificio con cui si dice essere nata la comunità di Morbegno di cui è stata prima parrocchia. Di notevole interesse è il campanile barocco con copertura a cipolla e un leggiadro balconcino in ferro battuto. L’interno è un piccolo, ma prezioso scrigno perfettamente conservato. La chiesa è strutturalmente annessa al palazzo comunale, antica elegante dimora dei nobili Castelli di Sannazaro, con comodo ed elegante scalone. Non lontano, Palazzo Folcher offre la più bella e scenografica facciata settecentesca di un edificio della provincia inserito in un contesto urbano. Al piano terra è tuttora in esercizio l’antico Caffè-pasticceria Folcher che durante la belle epoque, e per gran parte del ‘900, fu l’elegante ritrovo della borghesia locale. Iniziò qui la sua attività Ermete Galbusera, capostipite della nota industria dolciaria.

Collegiata arcipretale di San Giovanni Battista

Secondo un’antica e fantasiosa leggenda, l’antica chiesa di San Martino sorse su un tempio dedicato ad Ercole; in realtà niente della sua struttura si può far risalire a prima del XV-XVI secolo. La chiesa situata all’interno del cimitero cittadino, si presenta in forme semplici con un grande pronao a tre arcate e una copertura a capanna. L’interno, intimo e raccolto, è diviso in tre navate da quattro belle colonne in granito locale. Da segnalare la pala d’altare eseguita da Giacomo Parravicini detto il Gianolo, collocata sull’altare maggiore e raffigurante il santo titolare.

La collegiata arcipretale di San Giovanni Battista, iniziata alla fine del 1600, è la chiesa parrocchiale di Morbegno e serba un reliquario della Sacra Spina della corona di Cristo e le spoglie del Beato Andrea da Peschiera. Maestosa la facciata in granito locale e marmi di Musso ornata da otto grandi statue di Stefano Salterio. L’altare maggiore in marmi policromi conserva il ciborio realizzato su disegno di Pietro Ligari, autore degli affreschi dell’abside e del catino absidale e di due grandi pale d’altare.

Tra il 1775 e il 1778 l’ingegnere milanese Francesco Bernardino Ferrari costruì il ponte di Ganda. Quel ponte in grossi blocchi di pietra, dalla particolare struttura a dorso di mulo con un’ampia arcata centrale e due arcate inferiori ai lati, che ancora oggi possiamo ammirare.

Ponte di Ganda

Da segnalare, ancora, la statua di S.Giovanni Nepomuceno, collocata sull’antico ponte che attraversa il torrente Bitto sopra un basamento barocco impreziosito dallo stemma del Comune di Morbegno, eseguita dall’artista ticinese Giovanni Battista Adami di Carona nella seconda metà del XVIII secolo. Secondo una leggenda fu posta a protezione dell’abitato dalla furia delle acque del torrente che più di una volta nella storia hanno allagato il centro storico della città.

Merita una visita, infine, anche il museo civico di Storia Naturale con sede nel settecentesco palazzo Gualteroni, oggi il più grande museo scientifico della provincia di Sondrio e uno dei più importanti della Lombardia. Le sue collezioni raccolgono fossili, minerali, erbari, insetti, anfibi, rettili, uccelli (compresi nidi e uova) e mammiferi.

MORBEGNO NEL PIATTO

I pizzoccheri, originari di Teglio, sono il piatto simbolo della cucina tradizionale Valtellinese, conosciuti un po’ ovunque e molto apprezzati soprattutto nei mesi freddi.

Pizzoccheri

Si tratta di tagliatelle spesse 2 o 3 mm, larghe 0,5 cm e lunghe 7 cm ricavate da un impasto preparato con due terzi di farina di grano saraceno, che denota la loro colorazione grigiastra, ed un terzo di farina di frumento.

Il nome pizzoccheri sembra derivare dalla radice “pit” o “piz” col significato di pezzetto o ancora dalla parola pinzare col significato di schiacciare, in riferimento alla forma schiacciata della pasta. Il condimento tipico è composto da patate a pezzi, verza, formaggio Valtellina Casera, burro, aglio e salvia. Dopo aver soffritto l’aglio nel burro, il tutto viene steso a strati in una teglia, cosparso di pepe nero macinato e talvolta posto in forno a gratinare. Le più comuni varianti prevedono la sostituzione della verza con spinaci o fagiolini. Altri piatti tipici sono la biscola, una pagnottella dolce di farina di frumento e grano saraceno arricchita da frutta secca (uvetta, fichi e noci) e la cupeta, dolce caratteristico del morbegnese, un impasto di miele, zucchero e noci posto tra due fogli di ostia e poi tagliato in quadrati di grandezza variabile. Viene prodotto e venduto prevalentemente in autunno.

Bitto DOP

La polenta taragna, in molte zone conosciuta semplicemente come taragna, è la polenta tipica valtellinese in cui tocchetti di formaggio vengono incorporati durante la cottura. Il nome deriva dal nome dialettale (tarai o tarell) del lungo bastone usato per mescolarla all’interno del paiolo. Da non dimenticare gli sciatt, frittelline croccanti di forma tondeggiante con cuore di formaggio fuso, solitamente servite su letto di cicoria. Una miscela di farina di grano saraceno e farina bianca viene impastata utilizzando birra, acqua oppure grappa, fino ad ottenere un composto (pastella) non troppo liquido, al quale andranno uniti il formaggio Casera (giovane non stagionato) tagliato a dadini, il pane grattugiato, un pizzico di lievito e la grappa (facoltativa). Il taroz, infine, è una purea di patate, fagioli e fagiolini, condito con burro e formaggio tipico. Nota di merito, insieme al Bitto DOP, va alla bresaola, salume IGP tipico della Valtellina ottenuto da carni di manzo, salata e stagionata, che viene consumato crudo.