Affascinante Montenegro

Sveti Stefan

Giungo in Montenegro dalla Croazia, dopo essere sbarcata a Dubrovnik. La mia auto macina chilometri, curiosa e frenetica, come chi la guida, non so cosa attendermi dal Montenegro, ancora meta turistica un po’ misteriosa, mi incuriosisce come non mai. Mi attende una strada tortuosa ma panoramica, un mare blu costeggiato da rigogliosa vegetazione mediterranea, spiagge spettacolari di minuscoli ciottoli bianchi che si illuminano sotto il sole cocente del mattino. Una breve sosta ad Herceg Novi, paesino affacciato sul mare, dove, dopo aver passeggiato nel vivace centro storico, cinto da antiche mura, sotto l’attento sguardo della merlata torre dell’orologio (antica porta principale della città), mi accomodo in un bel bar con vista mare e inizio a studiare il mio vagare in questo paese sconosciuto.

Perast

La mia avventura inizia nella baia di Kotor (conosciuta anche come Bocche di Cattaro) ed entrare in questa baia dalla Croazia mi offre dei panorami mozzafiato: sul fondo dell’omonima baia, dopo aver costeggiato paesini minuscoli immersi nel verde, alte montagne a picco sul mare, chiesette che sembrano galleggiare sull’acqua, nella baia, arrivo a Kotor: meraviglioso, antico, misterioso paesino circondato da possenti ed alte mura edificate nel IX secolo che di notte si illuminano magicamente, creando una mezza “collana” intorno al centro storico.

Non è difficile cercare un alloggio; qui, le persone, pur avendo sofferto la guerra dei Balcani, sono gentili e disponibili e mi indicano l’abitazione di una signora che fitta camere poco distante da una delle porte del centro storico. A braccia aperte e con un enorme sorriso, la signora mi accoglie e, dopo avermi offerto delle frittelline tipiche del Montenegro, mi ospita in un mini appartamento con una vista spettacolare sulla baia; una leggera brezza marina mi porta della musica jazz che, poco distante, nel centro storico, un gruppo di ragazzi sta suonando nel piccolo teatro all’aperto allestito per i turisti.

Una delle spiagge di Sveti Stefan

Attraversato un piccolo ponte levatoio, che domina la sorgente di un pigro fiume, entro dalla porta sud e subito inizio a perdermi nelle minuscole, fitte, tortuose stradine del centro storico circoscritto da una cinta muraria veneziana; mi abbracciano le piazze principali ove giganti abiti colorati vengono appesi agli enormi alberi, a mò di saluto, passeggio sotto un cielo di ombrellini, colorati da mani di bimbi o di scure scope di saggina che vorrebbero rendere più misteriosa una deliziosa stradina su cui si affacciano decine di piccole botteghe di artigiani ed artisti, e mi rinfresco vicino un’antica fontana di pietra, mentre la musica jazz continua ad accompagnare il mio girovagare.

Il monastero di Ostrog

Scopro la piazza delle Armi e lì, accanto alla torre dell’Orologio, una sinistra piramide in pietra, usata per umiliare i cittadini colpevoli di qualche reato; continuo per le antiche chiese, e scopro che quelle cattoliche convivono tranquillamente accanto a quelle ortodosse, segno inconfondibile della tolleranza religiosa esistente in questo minuscolo paesino.

Mi fermo in un ristorante e mentre gusto un piatto enorme di cozze al pomodoro (musulje na buzaru, piatto tipico di Kotor, mi spiega un simpatico cameriere), mi gusto il passeggiare pigro dei turisti intorno a me. Una signora mi racconta che a fine febbraio gli abitanti di Kotor onorano il Carnevale con una settimana di feste e di balli in maschera e che questa festa viene ripresa, anche per i turisti, tra fine luglio e inizio agosto, in un tripudio di colori, musiche e cibi. La visita di questo delizioso paesino non si può non concludere con una visita “dall’alto”, e, mentre assaggio uno strudel di ciliegie acquistato in una minuscola bottega del mercatino rionale, scovato il punto di accesso alla scalinata accanto alla porta nord del centro storico, inizio la mia salita dei circa 1300 scalini fino alle vecchie fortificazioni, arroccate sul fianco della montagna sopra Kotor. Scalino dopo scalino, curva dopo curva, Kotor e la sua baia, – erroneamente definita come il fiordo più grande dell’Europa meridionale, ma in realtà gola di un fiume invasa dal mare – si offrono alla mia vista in tutto il loro splendore; la baia è spettacolare, sinuosa nel verde delle montagne che la circondano, il blu cobalto del cielo si tuffa nel mare turchese.

Prima di lasciare Kotor, mi convince un giovane pescatore di godere del paesino anche dal mare, e lo seguo nella sua barca alla scoperta della baia, solchiamo il mare turchese, scendiamo a scoprire il piccolo paesino di Perast, con piccole casette affacciate sul mare che ricordano Venezia, costeggiamo l’isola di San Giorgio ove ha sede un monastero benedettino tutelato da alti e fitti cipressi, e l’isola della Signora dello Scoglio ove sorge un’altra chiesetta del 1600, e dove un’antica leggenda dice che la chiesa poggia sui relitti delle navi e che le mogli che attendevano i mariti marinai ci venivano a pregare.

Il Montenegro offre magnifici scorci

Mi tuffo nella Grotta Azzurra godendo della magia delle acque cristalline ed al ritorno, ci avviciniamo alle vecchie navi da guerra ancora ancorate a vecchi moli, e ci intrufoliamo in un vecchio riparo per i sommergibili, durante l’ultima guerra.

Con la speranza che questi deliziosi paesini ancora ancorati a tradizioni antiche, con le persone affabili e sorridenti, non vengano rovinati dal turismo di massa, dall’orda dei crocieristi che di tanto in tanto affolla le stradine di Kotor, mi dirigo verso Budva, elegante località turistica del Montenegro, con un antico centro storico, con stradine lastricate di marmo, con coloratissimi bar e botteghe, con spiagge di minuscoli ciottoli bianchi, affollate da famiglie e turisti e circondata da lussuosi yacht, prevalentemente di russi ed ucraini.

Mi raccontano che molte città del Montenegro ospitano eleganti casinò e che questo tipo di turismo, mondiale, si sta sviluppando velocemente e che le sale dei casinò, eleganti, silenziose, sono così belle, che un film della serie 007, Casino Royale, è stato ambientato in una sala da gioco montenegrina. Poco distante, mi affascina la storia di Sveti Stefan, un tempo villaggio fortificato, che offriva un rifugio sicuro agli abitanti della zona dalle incursioni dei turchi e dei pirati ed oggi meta turistica esclusiva.

Mi dirigo, così, verso questa caratteristica isoletta rocciosa, dalle piccole case con i tetti rossi, collegata alla costa da un istmo; attraverso antiche pinete ed uliveti, mi accompagna il profumo degli oleandri ed il frinire delle cicale, ed osservo i pochi lussuosissimi hotel costruiti negli anni ’50, abbandonati durante il conflitto degli anni ’90 ed oggi, splendidi, goduti da pochi, silenziosi e ricchissimi turisti; da una parte dell’isola, nelle piccole conche dei resort di lusso, distanti, eleganti lettini nascosti da ombrelloni di paglia e dall’altra parte, l’affollata spiaggia pubblica.

Kotor

Sorrido, oggi, e, avendone goduto le bellezze naturali, riesco a comprendere come il campione del tennis Novak Djokovic abbia, a Sveti Stefan, celebrato le sue nozze. Il mio cammino riprende alla scoperta di questo meraviglioso paese, ed inizio a salire al suo interno: sono diretta al bianco monastero di Ostrog, il più importante luogo di culto ortodosso del paese, incastonato magicamente su uno strapiombo di roccia quasi verticale, ma ci arrivo attraverso una splendida, tortuosa e lunghissima strada di montagna, attraverso il parco nazionale del Lovcen, dove mi raccontano girano, ancora indisturbati, gli orsi bruni ed i lupi. Parcheggio l’auto al monastero inferiore di Ostrog e, dopo aver assaggiato la deliziosa acqua fresca della sorgente (cui i locali attribuiscono proprietà curative), accompagno i pellegrini, quasi tutti scalzi, in segno di devozione, nella salita verso il monastero superiore, seguendo una rilassata strada ombreggiata da pini.

Finisce la mia avventura Montenegrina nel selvaggio, intricato parco nazionale del Durmitor, dichiarato Patrimonio Mondiale dall’Unesco, dove godo di strade tortuose, splendidi paesaggi, piccoli villaggi, laghi glaciali, spettacolari canyon creati da impetuosi fiumi ma, sotto il volo di un’aquila reale, ad attendermi c’è, ora, la Bosnia-Erzegovina.

di Marilisa Somma

foto Luca Costagliola (esclusa foto di copertina)