Il giro del mondo

Tibet, valle dello Yarlung

La  vita è un viaggio: viaggiare è vivere due volte (Omar Khayyam, matematico, astronomo, poeta e filosofo persiano, Nishapur 1048 – 1131)

Sono tanti i motivi, tutti validi e tutti diversi, che ci spingono a viaggiare, a prendere un aereo che ci porti lontano. C’è chi vuole rompere la routine quotidiana con vacanze all’insegna del relax, del divertimento, dell’incontro fortuito e fugace con altri viaggiatori o con persone del luogo, conosciute per caso e frequentate per un breve istante, un istante che può rivelarsi estremamente intenso proprio perchè legato ad una parentesi gioiosa, lontana e diversa dal consueto. C’è chi concepisce la vacanza, o il viaggio, come l’occasione giusta e migliore per dedicarsi, anima e corpo, al proprio hobby: trekking in montagna, snorkeling nei mari tropicali o quant’altro può offrire il luogo di villeggiatura prescelto.

La cattedrale di Santa Prisca a Taxco, Messico

C’è poi chi, e si tratta dei più esigenti, è alla ricerca di dimensioni diverse, di culture e contatti che aprano la mente e il cuore verso mondi differenti dal nostro, rendendoli più comprensibili e vicini. Il viaggiatore che vuole conoscere più approfonditamente un luogo e la sua gente, di solito ama spostarsi con estrema calma, senza l’affanno di “vedere” a tutti i costi ogni angolo del Paese in cui si trova, bensì cercando di assaporarne a fondo piccoli spicchi circoscritti. Questo genere di viaggiatore ama fermarsi e soffermarsi là dove la sintonia con i luoghi e le persone viene avvertita come un richiamo forte, a cui non si può non rispondere.

Stupa a Katmandu, Nepal

C’è poi chi parte spinto dal desiderio di ritrovare sè stesso, immergendosi in situazioni e atmosfere che sanno risvegliare antichi valori perduti. Non il viaggio fuga, ma il viaggio spirituale, il viaggio di meditazione e raccoglimento, dove il vero Paese da scoprire, o meglio da riscoprire, è quello immenso e non sempre esplorato che ognuno di noi si porta dentro, talvolta anche sotto forma di fardello. E il viaggio può lenire questo fardello o almeno dargli un senso e una ragione.

Io non mi considero una vera viaggiatrice, ma nemmeno una turista o una vacanziera. A spingermi a viaggiare e a far del viaggio un’esigenza che si ripresenta costante nel tempo, è la necessità, mai sazia, di provare e riprovare la sensazione di gioia, libertà e gratitudine che la visione della bellezza riesce a infondermi. E in un viaggio, anche in quello più fortemente desiderato, sono comunque rari e preziosi i momenti in cui la bellezza riesce a sorprendermi con tutta la sua forza, lasciandomi quasi attonita, commossa.

Amo il viaggio ma sono tenacemente attaccata al posto in cui vivo. Ogni partenza è una scelta istintiva, a cui non riesco a resistere, ma che provoca dentro di me sempre una piccola lacerazione, un senso di distacco, un distacco da superare e dimenticare, poi, nel corso del viaggio. Non sono una viaggiatrice a lungo termine, non andrei mai a vivere altrove, nemmeno per qualche anno e non solo per abitudine o nostalgia, ma perchè la bellezza è l’anima stessa del posto in cui vivo. Ed io ho la fortuna di abitarci in quel posto: Venezia.

Polinesia, Bora Bora

Polinesia, Bora Bora

IL GIRO DEL MONDO (ECCO COME E’ NATO UN VIAGGIO DURATO 7 MESI)

Nonostante ciò ho voluto vivere un’esperienza davvero unica e indimenticabile: il “giro del mondo”. In un pomeriggio assolato di fine agosto stavamo passeggiando lungo la spiaggia del Lido di Venezia. Mi accorsi che Marco era stranamente silenzioso, con lo sguardo perso nel vuoto, gli chiesi se c’era qualcosa che non andasse e lui mi sorprese con una risposta decisamente provocatoria: “voglio fare il giro del mondo !”. In realtà, come mi spiegò poi, la sua voleva essere solo una battuta, una risposta di getto, senza alcun fondamento.

Ed ecco che invece ci ritroviamo sul volo per Katmandu, città di trasferimento per il Tibet, prima tappa del lungo viaggio che, nell’arco di sei mesi e mezzo, ci porterà da un capo all’altro del mondo, attraverso nove paesi, dal Tibet al Guatemala.

Australia, Wave Rock

Cosa ci ha spinto, a 38 anni, a lasciare il lavoro, i famigliari, gli amici e Selene, il gatto di casa, per lanciarci in questa vera e propria avventura ? La passione per i viaggi, sarebbe una risposta scontata, ma non è così. Solo che per viaggio, noi non intendiamo una vacanza, bensì la scoperta, a volte faticosa e difficile, di luoghi, paesaggi, architetture, costumi e modi di vivere differenti dal nostro. Un’insieme di realtà che ci permettono di ritrovare delle parti di noi stessi sepolte dalla routine quotidiana e dalle sicurezze acquisite.

Matrimonio ad Angkor, in Cambogia

Ad ottobre, ormai certi di partire per il nostro “giro del mondo”, siamo andati a Parigi a seguire una serie di conferenze del Dalai Lama, guida spirituale del Tibet. Da tempo leggiamo i suoi libri, le sue parole ci affascinano cosi` come il suo paese di origine, antico, misterioso, ricco di spiritualità e di magnifici paesaggi. Ci è parso quindi naturale dare il via al nostro viaggio proprio dal Tibet, anche se, poi, la visita di questo paese si è rivelata come l’unico vero problema organizzativo incontrato durante la preparazione del lungo itinerario.

Le tipiche e suadenti danze polinesiane

A prescindere, infatti, dal “salasso” di tipo economico (abbiamo preventivato di spendere circa 15mila euro a testa), trasformare in progetto concreto un’idea, apparentemente balzana, come il “giro del mondo”, non è poi stato cosi’ complesso come si potrebbe credere. Io, giornalista pubblicista del Gazzettino di Venezia e addetto stampa della Confartigianato locale, ho “semplicemente” chiesto una sorta di aspettativa preoccupandomi di trovare chi potesse sostituirmi nel periodo di assenza, mentre Marco, collaboratore del Gazzettino, ma anche dipendente di un albergo di Venezia, ha ritenuto che licenziarsi fosse la via più facile, considerando di riprendere, poi in un altro albergo, l’attività interrotta.

Il nostro vero problema è stato, invece, come già detto, poter includere il Tibet nell’itinerario, senza dover spendere una cifra da capogiro. Il Tibet, come noto, è controllato dai cinesi ed anche i turisti devono sottostare a regole precise. Per accedervi, occorre partire con un gruppo o proporre, almeno per i primi giorni, un itinerario individuale ad una guida. I prezzi dei tour acquistabili da agenzie italiane, che facevano da tramite con tour operator nepalesi o cinesi, ci erano parsi piuttosto esosi. Abbiamo optato, quindi, per “il fai da te”, contattando via internet una serie di agenzie di Katmandu in grado di fornirci visto e guida in jeep. Innumerevoli scambi di e.mail (ogni volta con richieste di dati personali aggiuntivi), ci hanno portato sull’orlo di una crisi di nervi (e di panico !), ma alla fine siamo riusciti, per un pelo, (i tempi nepalesi non sono propriamente quelli occidentali), ad acquistare i nostri 14 giorni tibetani ad un prezzo ragionevole e secondo l’itinerario prescelto.

Donna “giraffa” di etnia Padaung in Thailandia

Il resto del viaggio, che si snoderà in altri otto paesi, Nepal, Birmania, Thailandia, Cambogia, Australia, Polinesia, Messico e Guatemala, l’abbiamo organizzato seguendo il nostro gusto e le nostre personali curiosità personali, acquistando solo il pacchetto dei voli, inclusivo dei visti per Birmania e Australia e di un pass voli interni Polinesia. Le difficoltà di spostamenti in territorio birmano (strade dissestate e una situazione socio politica a rischio), ci hanno indotto a prenotare già dall’Italia una guida che ci accompagnasse lungo il nostro tour che durerà 28 giorni (tempo massimo del visto birmano).

Un piccolo ma non indifferente “dramma” organizzativo si è rivelato, infine, la selezione del bagaglio necessario per sei mesi di viaggio. Marco se l’è` cavata meglio di me, mentre io, solitamente abituata a contenere colli, ingombri e pesi, in questo caso mi sono lasciata andare a qualche eccesso che sfiora il ridicolo: uno zainetto colmo (11 kg! ) di cosmetici e medicine (ci siamo vaccinati solo contro epatite A, tetano e tifo, tralasciando l`antimalarica per la profilassi troppo lunga e a rischio di effetti collaterali), una borsa con cibo che non volevo far languire in frigo o gettare, tra cui una soppressa da quasi 1 Kg e la Nutella, e poi, dulcis in fundo, una bilancia pesa persone mignon, concessione ad un mio atavico rituale mattutino !, oggetto anomalo che già in aeroporto, al controllo ai raggi x, mi hanno fatto tirar fuori, scambiandolo, (forse ?), per una bomba con timer !.Ora pieni di borse e borsette e con un equipaggiamento fotografico di tutto rispetto (ci siamo anche forniti, con fatica e lunghe ricerche, dei sacchetti piombati, utili in caso di ripetuti passaggi dei rullini sotto ai raggi x), siamo pronti ad affrontare la nostra avventura, sicuri che ci renderà più poveri economicamente ma senza dubbio più ricchi in ogni altro senso.

  •  (ndr all’epoca non c’erano ancora le macchine fotografiche digitali)

di Claudia Meschini

foto Gianmarco Maggiolini

Il celebre sito di Palenque, Messico