La Polinesia meno conosciuta

Luna di miele a Rangiroa, nell’arcipelago delle Tuamotu

Tutti i viaggiatori, prima o poi, desidarano gustarsi almeno una volta il Paradiso e, nell’immaginario colletivo, la Polinesia francese ne è una delle rappresentazioni più affascinanti. Noi, in Paradiso, ci siamo andati in Luna di Miele. Per il nostro soggiorno alle Tuamotu, nella Polinesia francese, abbiamo scelto la splendida Rangiroa, atollo corallino costituito da strette lingue di terra al cui interno è racchiusa una laguna cristallina e ricca di pesci. Le Tuamotu sono il paradiso dei sub; i più esperti amano immergersi nell’oceano quando la corrente è rientrante verso la laguna per lasciarsi trasportare attraverso i pass, canali naturali che mettono in comunicazione le acque interne con quelle dell’oceano.

Gli splendidi colori delle acque e dei cieli polinesiani

Imperdibile l’occasione di trascorrere qualche notte al resort “Kia Ora Sauvage” situato in un piccolo atollo a 45 minuti di barca da Rangiroa. Si tratta di un’isola dove non esiste altra traccia di civiltà a parte il resort.

Le tipiche e suadenti danze polinesiane

“Il viaggio in barca è stato tranquillo e al nostro arrivo abbiamo trovato Michael, il proprietario della struttura, e gli altri ospiti, a darci il benvenuto. Il nostro bungalow era un piccolo gioiellino, perfettamente in sintonia con l’ambiente naturale circostante; particolarmente originale il bagno, con il pavimento in sabbia e pietre e delle piccole palmette da cocco sparse qua e là, per non parlare del lavabo a forma di conchiglia gigante e della doccia “matrimoniale”.
In questo isolotto ci sono solamente cinque bungalow e nonostante siano tra loro comunque visibili, per la maggior parte del tempo non vedevamo mai nessuno. Il tempo lo abbiamo trascorso a raggiungere altri isolotti a piedi o a nuoto e a fare snorkeling in compagnia dei cani di Michael che scacciavano gli squaletti non appena si avvicinavano.

Al suono della conchiglia venivamo avvisati che il pranzo o la cena erano pronti e tutti assieme ci recavamo nel bungalow principale per mangiare le prelibatezze che la moglie di Michael ci preparava. Il pomeriggio potevamo fare attività in gruppo, in quanto Michael era sempre molto disponibile a portarci alla scoperta delle bellezze intorno al Sauvage. Ma c’era chi preferiva, tra i pochi viaggiatori che avevano scelto come noi le Tuamotu alle più note isole della Società,  rimanere sull’isola perché il fascino di questo atollo è proprio l’atmosfera d’intimità davvero speciale, soprattutto al tramonto, quando ci venivano consegnate delle lampade ad olio per sopperire alla mancanza di elettricità. A me piaceva, soprattutto, farmi la doccia illuminata dalla loro luce soffusa. Era così romantico…”

Un esperienza incredibile: lo shark fedding, il pasto agli squali

 ……quando abbiamo intravisto la laguna dalla barca c’è stato un attimo di silenzio tra tutti i partecipanti intenti a contemplare quello spettacolo della natura, interrotto dalla voce della nostra guida che ci esortava a scendere dalla barca per raggiungere la laguna a piedi. Ci trovavamo a circa 200 metri dalla riva, e quando ci siamo avvicinati alla scaletta, abbiamo visto che intorno alla nostra barca nuotavano squaletti di varie dimensioni. Siccome non sono abituata ad uno spettacolo simile, ho pensato che la guida scherzasse sul discorso di andare a piedi e che in qualche modo li avrebbe allontanati…Invece non era affatto uno scherzo! Ci ha fatto scendere invitandoci a non mettere le mani in acqua con la conseguenza che io mi sono fatta tutto il tragitto con le mani alzate sopra la testa per il timore che potessero comunque azzannarle tendendole vicino ai fianchi.

Gli squaletti della laguna di Rangiroa

Devo ammettere che, nonostante lui ci tranquillizzasse molto, io ero abbastanza preoccupata visto che era la mia prima esperienza di quel tipo e, una volta raggiunta la laguna, ci ho messo un po’ a prendere confidenza con questi animali prima di entrare in acqua e godermi lo spettacolo circostante. La nostra esperienza con gli squali non è finita qui, ma anzi….Siamo infatti ripartiti in direzione della “Shark City” una zona del mare infestata da squali Limone ed altri squali considerati poco aggressivi. Qui abbiamo compiuto il cosiddetto Shark Feeding un incontro ravvicinato con gli squali che divorano le esche gettate dalle barca mentre i turisti più coraggiosi osservano la scena sottacqua con le maschere e attrezzati di macchine fotografiche o videocamere subacquee. Non essendo un’amante dei pesci in generale (non li mangio neppure) e nemmeno tanto coraggiosa, ho deciso di “immolare” mio marito alla nobile causa di portare un filmino thriller da mostrare ad amici e parenti; così, l’ho convinto a cimentarsi in questa nuova esperienza. Io, mi sono limitata a scattargli una fotografia dietro l’altra dalla barca e a riprendere con la videocamera la scena, finché, ad un certo punto, abbiamo visto un’ombra gigante grigio/verdastra venire avanti minacciosa, e la guida ha invitato tutti a risalire velocemente sulla barca!!! Si trattava di uno squalo di cinque metri che pareva alquanto affamato, tanto che abbiamo ultimato lo Shark Feeding dalla barca contemplando l’animale a metà tra lo stupore e lo spavento.

di Pamela Onesti

foto Gianmarco Maggiolini

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