Zimbabwe, il paradiso dell’Africa

Cascate Victoria

Un luogo dove il sorriso della gente ha la stessa luce del sole e dove l’uomo e la natura vivono in simbiosi.

C’è un luogo nel quale di notte brillano miliardi di stelle, e puoi persino percepire il loro suono nel silenzio surreale che ti circonda. C’è un luogo dove al mattino può capitarti di trovare un ippopotamo nel giardino, o di incontrare un elefante che passeggia indisturbato nelle strade cittadine.

C’è un luogo dove il dolce profumo dei fiori di frangipane si unisce a quello della legna che arde. C’è un luogo dove il sorriso della gente ha la stessa luce del sole e dove l’uomo e la natura vivono in simbiosi. Al crepuscolo, nella savana, le ombre creano forme immaginarie e la notte reca con sé sogni propiziatori, ancestrali magie che ci aprono altri mondi fantastici.

C’è un luogo che si chiama Zimbabwe, una terra che vibra di luci, colori, suoni e dove riscopri il valore del rapporto umano, dell’amicizia, della cortesia, il piacere di incontrare uno sconosciuto e conoscere l’emozione profonda di uno sguardo e la gioia di stare insieme agli altri.

Mauya! Semukele! Benvenuti nel Paradiso!

Harare, la capitale dello Zimbabwe

Sono arrivato all’aeroporto di Harare, la capitale, in una fresca mattina di giugno. Città a dimensione umana, ricca di cultura, di arte, di storia e di vita, Harare fu fondata nel 1890 e prende il suo nome da un capo della tribù locale Shona. Soprannominata “The Sunshine City”, ti accoglie con un ritmo tranquillo e cadenzato come il suono dei tamburi africani, e ti sorprende con la bellezza della sua Galleria Nazionale d’Arte, dove si possono ammirare esposizioni di arte antica e contemporanea.

Alle prese con uno spiedo succulento

La capitale dello Zimbabwe è anche la città che ospita il Summer Jazz Festival, dove partecipano musicisti da tutti i Paesi africani per una settimana di suoni e ritmi senza confronti, oppure l’HIFA (Harare International Festival of Arts – musica, teatro, danza ) ogni anno in aprile, e poi c’è il famoso Souther African Film Festival in novembre. Anche la vita notturna è vivace e rivela sorprese inaspettate, esistono numerosi locali, nightclubse discoteche come “Stars” accanto al “Rainbow Tower Hotel”, dove poter ascoltare musiche d’avanguardia, dance, hi-pop, tra proiezioni multicolori di video che non vedresti altrove.

Un artigiano intagliatore di pietre

Harare ti ipnotizza, come un cobra, regale, maestosa, tutta da scoprire. Fiori e alberi ovunque incorniciano gli edifici e le strade: a settembre la piazza principale, The African Unit Square si accende improvvisamente di un vibrante color porpora con i meravigliosi alberi di Jacaranda in fiore. Mbare è il mercato tradizionale dove si possono trovare ogni genere di prodotti artigianali: statuine, strumenti musicali come la mbira, tessuti pregiati, mobili in tek e lavorati a mano. L’atmosfera è veramente straordinaria per la vivacità e la moltitudine di persone. Qui si può acquistare con dollari americani oppure con la moneta locale, ZimDollar il dollaro dello Zimbabwe.

Fuori alcuni bambini mi vedono fotografare e si avvicinano a me incuriositi. Mi chiedono di far loro una foto; scatto e poi mostro l’immagine nello schermo dell’apparecchio digitale. Il gioco comincia così: risate innocenti, volti meravigliati, stupore, gioia; sono bambini veri, puri, semplici, genuini, straordinariamente sereni e felici, e nei loro occhi c’è tutto il mistero e la profonda dignità e verità di questo continente. Mi sembra che al di là delle lingue ciò che conta in Zimbabwe sia comunicare con la gente, e si riesce a farlo con uno sguardo, un gesto, un sorriso, riscoprendo l’essenza dell’esperienza del vivere quotidiano, lo scambio di anime che in Occidente abbiamo dimenticato nella nostra corsa per “avere”, dimenticando chi “siamo”.

Danze tradizionali

Attorno ad Harare le attrazioni per i turisti: The Lion and Cheta Park e The Snake Park dove ammirare una infinita varietà di serpenti. Esistono numerose attività sportive: cricket, tennis, polo, golf, c’è n’è davvero per tutti i gusti. Poco fuori la città si trovano le Balancing Rocks, a Epworthy, distese di rocce ciclopiche poste in bilico una sull’altra, in un improbabile equilibrio. Sono lì da secoli, ma sembra che siano sul punto di crollare al primo soffio di vento; invece, rimangono immobili, nella loro possente mole, ma al tempo stesso leggere, strabiliando i visitatori con la loro continua sfida alla legge di gravità.

Al parco Chapungu, si possono ammirare e acquistare capolavori dell’arte contemporanea dello Zimbabwe. Abili e sapienti scultori sono lì, a piedi nudi, sotto il sole, con un semplice martello e uno scalpello; come magici prestidigitatori impiegano settimane, a volte mesi, per estrapolare dalla pietra un volto, un corpo, un animale, una visione dell’animo, un sogno o un pensiero che riconduce ad antichi riti e simbolismi, echi perduti nel tempo.

Lasciamo la capitale per percorrere in pullman trecento chilometri e arrivare a Masvingo. Entriamo, così, in un’altra dimensione fatta di centinaia di piccoli villaggi, con le capanne dai tetti di paglia e dai muri di argilla, dove vivono piccole comunità, famiglie, con le loro organizzazioni e antiche tradizioni, luoghi nei quali si resta affascinati dalla serenità con cui gli abitanti vivono e ti accolgono per farti visitare le loro case. Qui lo spazio è riempito da emozioni, da sentimenti, da un “esserci” e vivere nel presente ascoltando gli altri, facendo parte di un insieme di esistenze. Una vera lezione di vita.

Matobo Hills Lodge

Lasciato il villaggio, seguendo un cammino che ci conduce in cima ad una montagna, arriviamo nel Great Zimbabwe, sito archeologico fra i più interessanti in Africa. Per dimensione e importanza, si tratta del secondo sito archeologico africano dopo quello delle Piramidi. Le costruzioni sono disposte in due zone: l’acropoli e la città bassa. Il Great Zimbabwe è considerato il centro religioso e spirituale del Paese. L’aura mistica che si respira fra gli stretti cunicoli e i passaggi fra le enormi rocce ci conducono alla parte più alta: 2593 metri sul livello del mare. Dalla cima delle rovine, datate fra il 1250 e il 1459 AC, la veduta sul panorama sottostante lascia senza fiato. Nella valle sottostante si trovano le mura (Great Enclosure) e la strabiliante architettura della “Torre Conica”, che lasciano il visitatore stupefatto da tanta sapiente abilità costruttiva.

Qui, nel 1887, Richard Hall, noto archeologo, trovò lo Zimbabwe Bird o Fish Eagle un uccello in pietra divenuto emblema nazionale. Purtroppo, nel corso dei secoli, il sito è stato depredato dei numerosi tesori che vi erano custoditi tra i quali gioielli, oro e pietre preziose che appartenevano al regno di Munhumatapa.

Pitture rupestri

Nelle vicinanze si trova uno degli alberghi più originali e fantasiosi, il “Lodge at the Ancient City”, con vista sul The Great Zimbabwe. In questo albergo l’architettura contemporanea si ispira ad antichi pensieri e credenze, componendo sale dove rocce e legni pregiati si intersecano armoniosamente per una esperienza indimenticabile di equilibri naturali e significati mistici.

Poco distante dal Lake Mutirikwy è possibile avvistare ippopotami, rinoceronti, antilopi, coccodrilli. Nella zona, inoltre, si trovano le grotte Pomangwo dove i bushmen, nomadi e abitanti delle caverne, dipingevano 20.000 anni fa le scene preistoriche di caccia. Entrati nelle grotte, come per magia, ritroviamo, davanti ai nostri occhi increduli, dipinti di animali, danze tribali e momenti di vita quotidiana; tratti proporzionati e stilizzati che le mani abili di quegli uomini hanno disegnato col sangue animale, coi colori ricavati dalla terra o dalle piante, per tramandare la loro presenza e la loro storia fino ai nostri giorni.

Tucano

Lasciato quel Paradiso ci dirigiamo verso Bulawayo, la seconda città dello Zimbabwe, con le sue tipiche case in stile coloniale e una ricca vita artistica e culturale. The City of Kings detta anche “Il gioiello sotto il sole dello Zimbabwe” ospita un meraviglioso Museo Nazionale di Storia Naturale, con animali e minerali che raccontano le mille storie sconosciute di questo inimmaginabile universo. A Bulawayo la ferrovia arrivò nel 1897 trasformando la città in un importante centro per lo scambio e il commercio.

E’ fin troppo facile inconteare animali nei parchi

Trenta chilometri a sud di Bulawayo c’è il Matopos National Park, dove il vento ha scolpito le granitiche rocce delle montagne per creare giochi di volumi e di forme d’ineguagliabile e drammatica bellezza. Matobo Hills è un’area di mistero e di leggende, luogo di culto degli Dei africani. Nell’area, dove i leopardi regnano sovrani, ci sono circa 2.000 dipinti preistorici sulle rocce.“Matobo Hills Lodge” è per il turista un luogo di grande tranquillità e relax, dove le case che ti ospitano sono in materiali naturali, accoglienti, arredate in stile etnico con gusto e sensibilità, arroccate su rocce. Spettacolare la vista sull’immensa vallata dove si possono vedere le aquile nere volare sempre in coppia. Maschio e femmina, infatti, sono monogamici e restano insieme per la vita. L’atmosfera al “Matobo Hills Lodge” è naturale e tranquilla; si possono assaggiare cibi locali e poi l’organizzazione Touch the Wild ci porta a visitare la tomba di Cecil John Rhodes (1853-1902), da cui proviene l’antico nome dello Zimbawe: Rhodesia. Cecil era un colono che, innamorato del luogo, volle essere seppellito in cima ad un monte da dove si può ammirare l’infinito: The View of the World. Fra le rocce gigantesche che circondano la sua tomba cresce una pianta la resurrection plant, dai ramoscelli secchi; messa in una ciotola d’acqua, dopo poche ore dai suoi rami sbocciano come per incanto foglie e fiori.

Alessandro Zanazzo alle prese con un “gattone”

Nel Parco Nazionale Hwange(un area di 14.600 kq, la più grande area selvaggia protetta nel sud dell’Africa, grande quasi quanto il Belgio), si possono effettuare gite in fuoristrada 4×4 con guidatore e guida specializzata ed ammirare e fotografare una fauna straordinaria: 90 specie diverse di animali, elefanti a centinaia, giraffe (3.000) che con eleganza scivolano nella foresta, bufali (17.000), impala (antilopi africane, 6.000), scimmie, leoni, gnu, struzzi, 400 specie di uccelli, mille tra alberi e piante differenti.

Boat Trip sul fiume Zambesi

Un’escursione all’ Hwange National Park rivela sempre sorprendenti visioni ed inaspettati incontri ravvicinati con gli animali; uno scenario irresistibile che ti ipnotizza e ti coinvolge profondamente.

Quando cala il tramonto tutto si accende di arancio, poi di rosso; il paesaggio sembra bruciare ed esplode in colori irreali. Scesa la notte, ci ritroviamo improvvisamente avvolti da un’atmosfera intima; i nostri volti s’intravedono illuminati fiocamente dalle candele, mentre il silenzio è interrotto solo dallo scoppiettio delle braci dei falò e della legna che arde davanti alle capanne circostanti per riscaldarsi nella notte invernale (anche se siamo in giugno).

L’attrattiva più nota dello Zimbabwe sono senz’altro le cascate Vittoria, scoperte dall’esploratore inglese David Livingstone nel 1855, che diede loro questo nome in onore della Regina dell’epoca.  Le cascate precipitano lungo un fronte di 1.700 metri di larghezza; si trovano sul fiume Zambesi, il più grande fiume dell’africa australe (2.660 chilometri) sulle cui acque, secondo le leggende locali, regna sovrano incontrastato il dio Nyami Nyami. I Makalolo, la popolazione del luogo, chiamavano le cascate Vittoria “Mosi oa Tunva”, ovvero “Il fumo che tuona”.

Rafting sotto le cascate Vittoria

Gli spruzzi delle cateratte s’innalzano verso il cielo e sono visibili a chilometri di distanza. Meta di turisti provenienti da tutto il mondo, le cascate ti soggiogano con il loro frastuono formidabile, inducendo lo spettatore incredulo a immergere il proprio sguardo in quella visione infinita di acqua, arcobaleni e denso fumo di pioggia. Uno dei modi più belli di ammirare le cascate Vittoria è dall’elicottero che si può noleggiare o da un aeroplano ultraleggero, per effettuare quello che viene denominato il “Volo degli Angeli”. Le Victoria Falls offrono una scelta considerevole di alloggi ed Hotel, tutti con suite di lusso, piscine, cocktail-bars, sale per conferenze ed ogni tipo di comfort. In puro stile Vittoriano, l’elegantissimo “Stanley and Livingstone Hotel”, che offre un tuffo nel passato e nella storia leggendaria. Sulle rive del fiume Zambesi si erge “The Elephant Hills Resort”: un cartello nel giardino adiacente avverte: “attenzione ai coccodrilli”…e sulle finestre delle stanze un altro insolito avvertimento “tenere chiuse le finestre, scimmie e babbuini possono entrare nelle stanze”!

L’imponenza delle cascate Vittoria

Nei pressi delle cascate sono numerose anche le attività che vengono offerte al turista: Shearwater Adventures è un’ associazione che ti offre emozioni e adrenalina con il rafting, la canoa, il bunji jumping dal ponte, la indimenticabile “passeggiata con i leoni “ (dove si possono finalmente guardare i “Re della Foresta” nei loro occhi profondi e fieri e accarezzarli come se fosse la cosa più naturale al mondo ), e infine la “passeggiata a cavallo degli elefanti”. E poi ci sono tanti sport da praticare, dal golf alla pesca. Per una romantica serata si può scegliere una barca che scivola leggera e silenziosa sul blu profondo del fiume Zambesi per portarti all’appuntamento col suo eccezionale tramonto, di fronte al sole d’Africa, sorseggiando un cocktailo una birra Zambesi. Dopo cena, poi, ci si può recare ad uno spettacolo di varie danze tradizionali Traditional Dance Magic of Africa e lasciarsi trasportare dai ritmi avvolgenti e dalle straordinarie acrobazie e movimenti incantevoli dei danzatori. Uno spettacolo da non perdere.

Lo spettacolo dall’elicottero

E’ tempo di ritornare in Italia. Sul volo Air Zimbawe che mi riporta a Londra la cortesia e la spontanea gentilezza del personale di bordo mi fanno sentire a casa. L’aereo s’inoltra nel cielo profondo, attraversando la notte stellata. Sembra di lasciare un altro pianeta. Al mio rientro ho una sola certezza: quella che in quel Paradiso voglio tornarci presto, per ritrovare quell’incanto perduto, per continuare la scoperta affascinante di quella vita selvaggia tropicale vera e incontaminata. Mi avevano parlato del “Mal d’Africa”, quella indefinita e impalpabile nostalgia che ti affiora nello spirito. Ora so cosa significhi: ti prende nel cuore, ti entra nel respiro, ti riempie l’anima di emozioni, di sogni, di speranze e di meraviglia. Non ne puoi più fare a meno.

di Alessandro Zanazzo 

foto Alessandro Zanazzo

Il perchè di un reportage sullo Zimbabwe

Con questo reportage vogliamo ricordare la bellezza dello Zimbabwe, uno Stato che sino a pochi anni fa era considerato una piccola svizzera africana e che oggi rappresenta drammaticamente l’esempio tangibile della follia di chi governa nel proprio interesse personale affamando un intero popolo. Nel racconto di Alessandro Zanazzo emerge la magia e la bellezza di un Paese considerato un tempo il “gioiello dell’Africa”, a causa della dittatura di Robert Mugabe questo “gioiello” ha perso tutto il suo splendore.

Danze tradizionali

Mugabe si era ritrovato tra le mani una nazione con reti stradali e ferroviarie tra le migliori dell’Africa, città pulite, un’agricoltura diversificata con ortaggi che rifornivano direttamente i mercati di Londra, senza dimenticarsi della coltivazione del tabacco, tra i più pregiati al mondo, e della diga sul fiume Zambesi in grado di rifornire di elettricità mezza Africa australe. Inoltre, la produzione di mais sfamava non solo la popolazione nazionale ma anche quella dei Paesi limitrofi, tanto che lo Zimbabwe si era meritato l’appellativo di “granaio dell’Africa Australe”. Quello che è successo da quando Mugabe ha instaurato il suo regime dittatoriale è drammatico: la situazione sia a livello politico, sociale che economico non ha fatto che peggiorare relegando questo Stato agli ultimi posti tra i Paesi africani in via di sviluppo. Tutto ciò a causa dell’attuazione della fantomatica politica di ridistribuzione delle terre.

Un albero di jacaranda

Confiscate ai proprietari terrieri di origine europea, in realtà non sono più state coltivate da nessuno, sconvolgendo il sistema agricolo nazionale, provocando un gravissimo deficit alimentare. A causa delle sempre peggiori condizioni economiche, la popolazione è diventata sempre più povera, e la persistente siccità degli ultimi anni non ha fatto che aggravare la già precaria situazione alimentare, facendo aumentare in maniera esponenziale la mortalità infantile, tra le più alte al mondo. Drammatica è diventata anche la situazione della maggior parte degli ospedali del Paese ormai privi di medicine, mentre la diffusione del virus dell’AIDS è diventata una vera piaga sociale.

Per quanto possa sembrare anacronistico raccontare di un Paese così martoriato, il reportage di Alessandro Zanazzo ci offre la possibilità di vivere attraverso le sue parole ciò che avidità e sete di potere rendono sempre più difficoltoso fare: gioire pienamente dell’incontro con l’altro,  e questo vale sia per noi, per ovvie ragioni, sempre meno inclini a visitare questa meravigliosa terra, che per la popolazione locale, costretta a subire sulla propria pelle le conseguenze di scelte politiche dettate dall’interesse personale di chi ha trasformato un intero Paese in un proprio feudo, pensando di poter disporre di cose e persone a proprio piacimento.

A passeggio con i leoni

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