Viaggio nella terra dei Faraoni

Luxor, viale delle Sfingi

Il nostro viaggio in Egitto inizia a Luxor (l’antica Tebe) dopo un volo di circa 5 ore da Milano. All’arrivo ci imbarchiamo sulla motonave che ci accompagnerà nella nostra avventura sul Nilo, non proprio l’ultimissimo modello a dire il vero, ma con il pregio, data la sua velocità ridotta, di proiettarci d’un colpo in una dimensione d’altri tempi come novelli viaggiatori dell’ottocento, intenti ad ammirare rapiti il lento trascorrere della vita sul fiume.

Tempio di Luxor

Il tempo di lasciare le valigie e subito ne ridiscendiamo per assistere nel tempio di Luxor allo spettacolo “Sons et Lumiere”. Un mix di suoni e luci che nella penombra della sera, accompagnati da una voce narrante, crea degli effetti suggestivi giocando con i profili delle antiche vestigia. Viene rappresentato in più zone archeologiche (dicono che quello più suggestivo si svolga alle Piramidi ) ed è senza dubbio un modo interessante per iniziare ad immergersi in questo mondo affascinante ascoltare il racconto della loro storia. La mattina successiva, seguendo la corrente, ridiscendiamo brevemente il Nilo per visitare a Dendera (l’antica Tentyris) il tempio della dea Hator. E qui per la prima volta prendiamo contatto con una realtà che ci accompagnerà discretamente per tutto il viaggio, la presenza di una scorta armata che precede e segue i mezzi dei turisti nei loro spostamenti. E’ purtroppo un accorgimento necessario, come misura deterrente, a scongiurare possibili attentati da parte di gruppi islamici estremisti.

Lungo il Nilo

Il complesso monumentale dedicato alla dea Hator è molto bello e ben conservato, anche se non sempre è inserito come tappa dai Tour Operator nelle crociere sul Nilo. In pietra arenaria, esempio di tempio Tolemaico probabilmente ultimato sotto la dominazione romana, è orientato in maniera perpendicolare al Nilo e completamente circondato da una possente cinta muraria. Si compone di varie sale, cripte e terrazze adibite principalmente al culto della dea Hator, divinità dell’amore, della musica e della gioia rappresentata sotto forma di vacca ed associata in seguito alla più nota dea Iside.

Dendera, tempio della dea Hator

La mattina del giorno seguente, dopo essere rientrati a Luxor per la notte, siamo pronti per visitare sulla sponda sinistra del Nilo la famosa necropoli tebana, meglio conosciuta come la Valle dei Re e delle Regine, dove per tutto il periodo in cui Tebe fu la capitale dell’Egitto unificato vennero sepolti i faraoni ed i personaggi più influenti. Le tombe riportate alla luce durante le innumerevoli campagne di scavo sono molte, anche se tutte risultarono poi già profanate fin dall’antichità e per questo completamente prive dei loro corredi funerari. L’unica pervenuta intatta è quella di Tutankamon il cui arredo fa ora bella mostra di se al Museo del Cairo. Un biglietto cumulativo vi permetterà di visitarne un certo numero. Ma quella che assolutamente non dovete mancare di visitare è la tomba della regina Nefertari, moglie del grande Ramses II. Rimasta chiusa per anni è ora riaperta al pubblico completamente restaurata (secondo le moderne concezioni in materia di restauro archeologico sono state utilizzate tecniche e colori in uso all’epoca della costruzione) ed appare oggi nel suo antico splendore come se i millenni non fossero mai trascorsi (chiaramente è proibito fare fotografie). Terminata la visita delle Tombe nella Valle dei Re e delle Regine (impossibile vederle tutte) ci trasferiamo nella vicina Deir el-Bahri per ammirare il maestoso tempio di Hatshepsut. Il tempio della regina Hatshepsut, proclamatasi faraone alla morte del marito Thutmosi II in reggenza del figliastro divenuto poi Thutmosi III, fu edificato dal famoso architetto Senmut di cui si dice fosse amante. La costruzione, incastonata in un costone roccioso, sorprende per la bellezza e l’armonia delle sue forme, una serie di rampe conduce a tre livelli sovrapposti che si susseguono disposti su ampie terrazze prima di giungere al sacrario principale. Sulla terza terrazza si aprono gli ambienti dedicati al culto tra cui la cappella di Thutmosi I (suo padre) e quella di Hatshepsut stessa. Appena al di fuori del complesso è stata ritrovata la tomba dell’architetto Senmut che ha così voluto essere vicino alla sua amata anche dopo la morte.

Incontri nel deserto

Proseguendo nel nostro programma giornaliero ci spostiamo nei pressi di Sheikh Abd el-Qurna per visitare il Ramesseum, il Tempio funerario di Ramses II. Costruzione imponente che anche se in evidente stato di degrado rende comunque bene l’idea della potenza del faraone, si compone di due grandi cortili, ognuno con ingresso monumentale, circondati da mura possenti su cui sono incise le memorie delle vittoriose imprese di Ramses II, tra cui spicca la celebre battaglia di Qadesh. La giornata si conclude con la visita , nei pressi di Medinet Habu, dei colossi di Memnone, due gigantesche sculture ricavate da blocchi di quarzite che un tempo ornavano l’ingresso del tempio funerario di Amenofi III. Alte da terra più di 18 metri, rappresentano entrambe il faraone seduto nella posa tradizionale.

Edfu, particolare del tempio di Horus

La crociera sul Nilo ha in se un fascino unico ed è piacevole starsene rilassati ad osservare il panorama che scorre lasciandosi trasportare dentro un’atmosfera d’altri tempi. Seguire le feluche che scivolano sull’acqua sospinte dalle vele candide, perdere lo sguardo in un orizzonte di sabbia dorata che racchiude due sottili strisce di verde rubato al deserto e sul finire del giorno incantarsi ad inseguire il volo degli uccelli in un tramonto che illumina il cielo con mille sfumature di porpora.

Dopo la giornata trascorsa a Luxor riprendiamo la navigazione risalendo la corrente verso sud in direzione di Assuan, mentre ci avviciniamo alla nostra meta sostiamo per due visite a Edfu ed a Kom-Ombo, normali tappe di ogni crociera sul Nilo. Ad Edfu sorge il Tempio dedicato ad Horus, il dio raffigurato come falco. Il tempio ha la caratteristica, comune a molte costruzione del genere, di restringersi procedendo verso l’interno. Quest’accorgimento aveva lo scopo di creare un effetto cannocchiale che permetteva ai sacerdoti, dediti nell’interno più riposto del tempio ai riti sacri in onore della divinità, di poter comodamente osservare cosa succedeva all’esterno al riparo da sguardi indiscreti. A Kom-Ombo sorge invece il tempio dedicato alle divinità del Nilo Sobek (identificato con il coccodrillo) ed Haroeris. Anche questo tempio, costruito sul sito di uno più antico, è di origine tolemaica, situato in posizione leggermente rialzata rispetto alla riva del Nilo ricorda quasi nell’aspetto le acropoli greche. All’interno del tempio, nella prima sala, i soffitti sono decorati con scene astronomiche, mentre le pareti sono splendidamente decorate con scene di offerte alle divinità.

Il giorno seguente visitiamo la diga di Assuan, imponente opera dell’uomo che sbarrando il corso del Nilo forma un bacino artificiale, il lago Nasser, secondo al mondo per dimensioni. La costruzione della diga, lunga 3,6 chilometri ed alta 111 metri, fu iniziata nel ’60 terminando 4 anni più tardi. E’ una soluzione escogitata per regolare le piene del Nilo e poter disporre durante tutto l’anno di acqua per l’irrigazione dei campi coltivati oltre che una fonte per la produzione di energia idroelettrica. Ma accanto a questi effetti benefici sono sorti nel tempo diversi problemi legati in particolare alla modificazione delle condizioni climatiche soprattutto nella zona del delta. Terminata la visita della diga, ci rechiamo a visitare il grande obelisco incompiuto, abbandonato in seguito a diverse spaccature prodottesi nel granito (sarebbe divenuto il più grande conosciuto).

Isola di Agilkia, complesso di File

Una breve traversata in barca e ci troviamo sull’isola di Agilkia per visitare il complesso monumentale di File , uno tra i più belli. La storia recente di questo luogo ricorda l’impegno internazionale che venne profuso per evitare che venisse inghiottito dalle acque del nascente lago Nasser, dopo che già la costruzione di una diga precedente (la diga Vecchia) aveva semi sommerso le costruzioni rendendone cosi molto problematica la visita che poteva avvenire solo nei mesi di agosto e settembre in concomitanza con lo svuotamento del vecchio bacino idrico. Avvenne così, sotto l’egida e la supervisione dell’Unesco, che l’intero gruppo di edifici fu smontato e spostato sulla vicina isola di Agilkia in posizione più rialzata rispetto al livello delle acque.

Il tempo di addormentarsi dopo un’ intensa giornata ed ecco suonare la sveglia, partenza a notte fonda per Abu Simbel. 280 chilometri di strada che si snoda in pieno deserto con il buio squarciato a tratti dalle deboli luci dei rari mezzi che procedono in direzione opposta, perché normalmente qui di notte guidano con le sole luci di posizione accese, inserendo gli anabbaglianti solo per salutarsi. Questa, anche se scomoda, è la soluzione più economica per raggiungere Abu Simbel da Assuan (altrimenti è possibile andare in aereo), ma che consente oltremodo di poter ammirare il sorgere del sole nel deserto, se ce la fate a tenere gli occhi aperti e vi siete prima abbondantemente coperti. Il viaggio dura parecchie ore e dopo un breve tratto in cui si viene scortati dalla polizia la lunga carovana di bus dei tour organizzati, formatasi ad Assuan, procede tranquilla verso la meta senza intoppi di sorta. Abu Simbel, situato nella bassa Nubia sulle sponde del lago Nasser, è uno dei siti archeologi più visitati in Egitto e la sua fama non è certo usurpata. Qui si sono dovuti affrontare gli stessi problemi di File per scongiurare il pericolo che i templi fossero inghiottiti dalle acque del bacino artificiale.

Tempio di Abu Simbel

Il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II per celebrare la sua potenza ai confini meridionali del regno, era interamente scavato dentro un costone roccioso (33 metri di altezza per 36 di larghezza) a cui vennero aggiunti, come ornamento della facciata, quattro colossi raffiguranti il faraone stesso seduto con le mani poggiate in grembo. Le espressioni del volto, diverse per ogni colosso, stupiscono per la loro naturalezza a testimonianza dell’elevata sensibilità raggiunta nella scultura dai maestri dell’epoca. Nel 1963 iniziarono i lavori, proseguiti fino al 1972, per salvare il complesso dall’inondazione che sarebbe avvenuta di li a poco in seguito alla costruzione della Grande Diga di Assuan. Tra le varie soluzioni ipotizzate si decise di “smontare” e ricomporre i templi in un luogo più alto, per fare ciò il complesso venne tagliato in 1036 blocchi (di circa 30 tonnellate ciascuno) successivamente catalogati e riposti in attesa di essere riassemblati, così come possiamo ammirarli ancora oggi, su una struttura artificiale in cemento ricoperta al termine con strati di roccia tale da rendere il più possibile l’ambientazione naturale. Particolare accuratezza venne adottata per il mantenimento dell’originale orientamento del sito studiato dagli architetti imperiali per permettere ai raggi del sole, nel giorno del genetliaco di Ramses II, di penetrare nell’interno del tempio fino al sacrario più riposto ed accarezzare con i suoi raggi la statua del faraone divinizzato posta accanto a quelle delle divinità Harmakhis, Amon-Ra e Path.

Tempio di Karnak

Rientrati ad Assuan invertiamo la rotta e lasciandoci guidare dalla corrente ridiscendiamo il Nilo verso la foce per l’ultima tappa della nostra crociera, la visita a Luxor dei templi di Luxor e Karnak. Situati sulla riva destra del Nilo nella cosiddetta “Tebe dei vivi” rappresentano uno dei momenti più splendidi dell’architettura religiosa, testimoni muti della potenza raggiunta dall’Egitto nel periodo del Nuovo Regno. I faraoni di queste dinastie dopo aver sconfitto a nord gli invasori Hyksos riunificarono il paese ponendo la capitale a Tebe (l’odierna Luxor) che inizia così a godere di un periodo di grande prosperità e sviluppo. Il tempio misura in lunghezza 260 metri ed era collegato da un viale monumentale con il tempio di Karnak. Del viale originale, lungo poco più di 2 chilometri e fiancheggiato per tutta la sua lunghezza da sfingi raffigurate con testa di montone (animale sacro al dio Khnum), rimangono oggi solo pochi tratti essendo stato inglobato in epoca moderna nelle costruzioni della città nuova, probabilmente molte sfingi fanno ora bella mostra di se nel salotto buono di qualche egiziano. Il viale era utilizzato dai sacerdoti del tempio di Karnak che in occasione dell’anno nuovo portavano in processione le barche sacre con le statue delle divinità.

Abu Simbel

A poca distanza da Luxor, di cui è la naturale prosecuzione sul lato destro del Nilo, si trova la cittadina di Karnak. I resti del complesso archeologico sono imponenti e ben conservati. L’ingresso ovest immette direttamente nel tempio del dio Amon da cui prende il nome anche la cinta muraria. Il tempio è stato più volte ingrandito e l’ultimo pilone aggiunto è rimasto incompiuto, superato l’ingresso ci si immette nel grande cortile che ospita al centro i resti del grande chiosco di Taharqa destinato ad ospitare la sacra barca processionale utilizzata durante i riti e due templi minori dei faraoni Sethi II e Ramses III. Superato il secondo pilone si accede ad un’autentica meraviglia la grande sala ipostila che ospita un’autentica selva di ben 134 gigantesche colonne. Le colonne sostenevano un soffitto di cui non rimane traccia e in qualunque punto della sala ci si posizioni non si riesce ad abbracciarne completamente l’intera visuale. Considerando come dovevano essere le decorazioni originali agli egiziani dell’epoca dovevano veramente apparire come giganteschi alberi di una foresta senza confini. Continuando verso l’interno del tempio e dopo aver superato altri 4 piloni costruiti in epoche via via più remote si arriva al sacrario vero e proprio che fa parte, insieme ad altri ambienti, delle cosiddette sale solari dove venivano conservate le statue delle divinità oggetto ogni giorno di particolari riti da parte del clero tebano.

Un artigiano nella sua bottega a Il Cairo

Con la visita di Karnak termina la nostra crociera sul Nilo ed il giorno successivo il gruppo si divide, una parte rientra direttamente in Italia ed un’altra, tra cui noi, prosegue verso Hurgada per una settimana di relax al mare. Hurgada è una località balneare che negli ultimi anni ha subito un notevole sviluppo turistico soprattutto per la bellezza del suo mare e della sua barriera corallina e spesso viene proposta in abbinamento alla crociera. Peccato che la stagione ideale per veleggiare sul Nilo ed ammirare i magnifici complessi archeologici (in inverno per evitare l’eccessiva calura estiva) non coincida con quella ideale per i soggiorni balneari nel Mar Rosso e così ci siamo ritrovati con un’apprezzabile temperatura esterna ma con un’acqua ghiacciata e sferzati da un fastidioso vento, che dicono sia sempre presente a Hurgada più che a Sharm el-Sheikh. In effetti però, almeno per noi, il soggiorno a Hurdaga era solo il pretesto per poter usufruire (per come era congegnato il pacchetto di viaggio ) di un’escursione di due giorni al Cairo per visitare la città, il museo e soprattutto la piana di Giza con Le Piramidi e la Sfinge, il naturale completamento di una crociera sul Nilo che non dovete assolutamente perdere.

La piana di Giza

Considerando però i tempi di spostamento (circa 5 ore da Luxor ad Urgada e altre 5 da Hurgada per raggiungere il Cairo) è consigliabile terminata la crociera recarsi direttamente al Cairo per almeno due o tre giorni tralasciando il soggiorno al mare. In attesa dell’escursione al Cairo abbiamo effettuato una simpatica gita nel deserto, a bordo di quello che sembrava una specie di residuato di guerra, per raggiungere una tribù di beduini che vive nel deserto isolata dalle moderne comodità per condividere, almeno per qualche ora, il loro stile di vita tradizionale andandocene in giro a dorso di dromedario e mangiando i loro piatti tipici.

Il Cairo

E finalmente si parte per Il Cairo, sveglia in piena notte e dopo 5 ore di viaggio alle prime luci dell’alba entriamo nella città che inizia a ridestarsi. E subito ci troviamo immersi in un caotico e coloratissimo movimento, auto e mezzi di ogni tipo che sfrecciano in ogni dove al di fuori di qualunque norma di circolazione in una città che in alcune zone, le più povere, sembra essere appena uscita da un bombardamento in un susseguirsi di caseggiati tirati su alla meno peggio e pieni di crepe. Fondata agli inizi dell’anno 1000 dalla dinastia dei califfi Fatimidi,  Il Cairo (El-Qahira “la vittoriosa”) è oggi una città moderna che con i suoi circa 15 milioni di abitanti coabita, a cavallo del Nilo, con le splendide vestigia del passato che ha ormai inglobato nella sua immensa periferia. La prima tappa è la visita alla Cittadella del Saladino, residenza fortificata del sultano al di fuori del nucleo principale della città. All’interno della Cittadella si trovano due grandi moschee, quella che normalmente si visita è detta di Muhammad Ali ed è anche la più grande e spettacolare con ricchi rivestimenti di alabastro, decorata all’interno con splendidi motivi geometrici. Nel cortile esterno è sistemata una piccola torre con orologio (che non ha mai funzionato) che il re francese Luigi Filippo donò in cambio dell’obelisco di Ramses II ora in Place de la Concorde.

La maschera funeraria di Tunkhamon

Lasciata la Cittadella ci rituffiamo nel traffico alla volta del museo Egizio il più importante al mondo per la vastità di reperti archeologici che ospita. Fondato nella metà dell’ 800 dall’archeologo francese Mariette si è via via ampliato fino a comprendere oggi più di 100 sale espositive organizzate in maniera cronologica, con i reperti più imponenti situati al piano terra. Ma le sale senza dubbio più visitate sono quelle del primo piano dove è ospitato il corredo funerario rinvenuto pressoché intatto (caso unico) della tomba del faraone Tutankhamon. Il tesoro del faraone, morto in giovane età, ha un valore inestimabile sia dal punto di vista artistico che archeologico e da solo meriterebbe una visita in Egitto. Tra i vari reperti rivenuti all’apertura della tomba quello che rifulge più di tutti è la magnifica maschera funeraria simbolo da sempre della antica cultura egiziana. Al primo piano si trova anche la sala dove vengono conservate le mummie di alcuni faraoni importanti quali Ramses II.

Dopo un veloce tuffo negli stretti vicoli della casbah, per riempirsi manco a dirlo di ogni sorta di souvenir, sul finire del giorno ci avviciniamo alla Piana di Giza per inebriarci dell’ultima meraviglia, le Piramidi, che con il loro guardiano, La Sfinge, sfidano da secoli l’uomo a risolvere i misteri che le circondano. L’ortodossia archeologica ha ormai da tempo accreditato alle piramidi la semplice funzione di tomba per i faraoni che le hanno fatte edificare, Cheope, Chefren e Micerino dalla più grande alla più piccola.

La visita alla piana di Giza con la Sfinge e le Piramidi, le più importanti e meglio conservate di circa 80 che se ne contano nella zona, è il giusto completamento di un viaggio in Egitto, un emozione che non si può proprio perdere. Le Piramidi, a quanto mi risulta, sono aperte a turno e nel periodo in cui sono stato io era possibile visitare l’interno della più piccola, quella di Micerino, che si compone sostanzialmente di una camera funeraria, dove era conservato il sarcofago, raggiungibile percorrendo in discesa uno stretto corridoio. In nessuna Piramide sono state trovate iscrizioni o decorazioni come venne poi in uso per le tombe scavate nella roccia della Valle dei Re e delle Regine di Luxor. Dopo averne ammirato da vicino le gigantesche proporzioni spostatevi su una collina adiacente per riuscire ad abbracciarne completamente il campo.

Saqqara, Piramide di Zoser

Il giorno seguente sulla strada del ritorno per Hurgada visitiamo la Piramide di Zoser, re della III dinastia, costruita dal famoso architetto Imhotep e meglio conosciuta come la Piramide a Gradoni prototipo per la costruzione delle successive grandi Piramidi. Dell’area che prende il nome di necropoli di Saqqara fanno parte anche altre piramidi di minor rilevo e un considerevole numero di tombe e mastabe, tra cui quella di Ti la più interessante come esempio di tomba dell’Antico regno. Ritornati nel villaggio di Hurgada trascorriamo gli ultimi giorni di vacanza effettuando tra l’altro una simpatica gita su un sottomarino giallo per visitare la barriera corallina con le miriadi di pesci che la popolano, belli da vedere ma insipidi da mangiare, come abbiamo potuto appurare ordinando una cernia una sera che abbiamo mangiato in locale del paese. L’ultima avventura il viaggio ce la riserva però il giorno della partenza all’aeroporto di Hurgada quando dopo circa 3 ore di attesa ci veniva gentilmente annunciato che sul charter non c’era posto per tutti e che sei persone dovevano rimane a terra e sperare di partire il giorno successivo. Era successo infatti che i Tour Operator avevano comunicato alla compagnia del charter un numero di passeggeri inferiore al reale e così quest’ultima si era regolata di conseguenza. Che dirvi di più, a parte quest’ultimo piccolo inconveniente è stato un viaggio fantastico che prima o poi nella vita dovrò ripercorrere perché la seconda volta, come si dice, è sempre meglio della prima ……… e voi, siete ancora lì ?

di Maurizio Fortunato

foto Maurizio Fortunato, Annalisa Vendramin, Loredana Cecco, Clauidio Scarabelli

La mostra “Il tempio di Osiride svelato” dal 2 giugno al 21 ottobre a Venezia

Abydos, foto di Paolo Renier

E’ un percorso inedito e unico al mondo, quello che attende i visitatori della mostra “Il Tempio di Osiride svelato – L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos” alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia, dal 2 giugno al 21 ottobre (con apertura dalle ore 9.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 19, dal martedì alla domenica). Per la prima volta viene ricostruita in dimensioni reali la “stanza del sarcofago” del tempio di Sethi Icon il soffitto astronomico raffigurante la dea Nut. L’operazione si è resa possibile grazie alle immagini scattate dal fotografo Paolo Renier, ideatore della mostra, organizzata dall’associazione Friends Of Abydos e realizzata con il patrocinio dell’Assessorato comunale alle Attività culturali, della Regione Veneto e dell’Università Ca’ Foscari.

Il fotografo Paolo Renier

La mostra può essere definita un’operazione multimediale: installazioni fotografiche e scenografiche, reperti archeologici e video offrono la possibilità di vivere l’esperienza di un viaggio nella realtà storica, artistica e religiosa di questo luogo.

Abydos, foto di Paolo Renier

ll soffitto della “stanza del sarcofago” all’interno dell’Osireion di Abydos – sito archeologico tra i più importanti, anche se meno noti, dell’Egitto meridionale – è in gran parte perduto. Le immagini sono state realizzate con difficoltà a causa della particolarissima disposizione della “stanza del sarcofago” e costituiscono una testimonianza unica del valore storico, artistico e archeologico di un patrimonio straordinario. Sul soffitto della “stanza del sarcofago”, sono, inoltre, riprodotti i bassorilievi originali, realizzati rispettando criteri filologici e archeologici, che testimoniano la storia dell’astronomia e della religione egiziana. Per la prima volta esposto al pubblico anche un sarcofago con l’immagine della dea Nut, restaurato per l’occasione dal Museo Egizio di Firenze che fornisce anche foto originali e ulteriori 23 reperti, tra cui tre importanti stele votive di epoche diverse, ritrovate nella zona di Abydos, una bellissima testa del faraone Sethi I ed un busto del famoso faraone Ramesse II. Tutti reperti che danno ai visitatori la possibilità di effettuare un viaggio nel tempo per immergersi in un luogo carico di fascino e mistero come l’Osireion di Abydos.

Il percorso proposto, che attraversa l’antica storia egizia dalle prime dinastie dei faraoni fino agli splendori dell’epoca di Ramses II, si dipana tra gigantografie e scenografie che ricostruiscono gli ambienti dei templi. Prerogativa essenziale dell’evento, finalizzato alla divulgazione della conoscenza ed alla valorizzazione di Abydos, è l’apertura a diverse letture della realtà archeologica del sito, con le sue ricchezze artistiche, storiche e spirituali.

In contemporanea alla mostra, da giugno ad ottobre, si terranno convegni e incontri aperti al pubblico tenuti da egittologi ed archeologi.

Per informazioni: telefono 041 718234; sito internet www.progetto-abydos.it.

di Maurizio Fortunato

zp8497586rq