Thailandia, terra degli uomini liberi

Barche tipiche a Krabi

Il nostro viaggio in Thailandia, la terra degli uomini liberi (Thai significa, per l’appunto, libero) inizia da Chiang Mai, piccola e tranquilla “capitale” del nord, ai piedi della collina del Doi Sutep, complesso templare caratterizzato da  imponenti statue di Naga, il dio dei serpenti.

Bangkok, tempio Suthat

Le figure mitologiche, in pietra o stucco, sono molto comuni nei tempi thailandesi, così come i Chofa, i cosidetti “ciuffi di cielo”, auree forme arrotondate che decorano gli spigoli dei tetti. Ma a colpire maggiormente la nostra curiosità e immaginazione sono soprattutto i templi in miniatura, issati su piccoli pali, posti fuori dalle abitazioni, davanti gli edifici pubblici e, persino, ai moderni centri commerciali. Si tratta delle case degli spiriti dove, quotidianamente, sono lasciati in offerta cibo, acqua, fiori e incensi. Altrettanto curiosa l’usanza di porre all’ingresso dei luoghi di culto alcune gabbie contenenti decine di piccoli volatili. Ai turisti viene detto che liberare un uccellino porta fortuna e amore. In realtà, per un buddista credente, questa piccola buona azione rappresenta uno dei tanti modi per propiziarsi un destino migliore nella successiva reincarnazione.

Cobra Show a Chiang Rai

La città templare di Chiang Mai è un’importante meta turistica non solo per le sue bellezze artistiche, o il suo animatissimo Night Bazar, ma anche e sopratutto per la sua vicinanza alle montagne e quindi alle tribù che vi risiedono. Io e Marco decidiamo quindi di andare alla scoperta del Nord. Con una escursione di alcuni giorni in jeep visitiamo Chiang Rai, cittadina alle porte del famigerato Triangolo d’Oro, zona di confine tra Thailandia Laos e Myanmar, nota per la coltivazione di papaveri da oppio, tutt’ora mezzo di sussistenza per numerose tribù.

Visitando un villaggio conosciamo Mu Ri, 17 anni, una delle tante donne “giraffa” dell’etnia Paduang. Secondo un’antica usanza, ora mantenuta solo per attirare turisti e quindi denaro, le donne di questi villaggi, fin dall’età di 5 anni, indossano al collo delle spirali sempre più lunghe di anelli di ferro dorato. In tal modo, la loro testa arriva a distare sino a 30 cm dalle spalle.

Le ricerche mediche svolte dall’ortopedico belga Johan Van Roeckeglem hanno però’ dimostrato che il peso degli anelli (a volte fino a 5 kg), non comporta l’allungamento delle vertebre del collo, bensì l’abbassamento delle costole e dei muscoli delle spalle. Tale deformazione, ci spiega Mu Ri nel suo inglese stentato, provoca forti dolori, ma rappresenta, insieme all’artigianato locale, un mezzo di sostentamento per sè e per sua figlia. Incontriamo donne “giraffa” e altre popolazioni montane anche nella cittadina di Mae Hong Son, dove trascorriamo il nostro Capodanno, l’arrivo del 2011, anche se secondo il calendario thailandese siamo nel 2554. Sul palco allestito lungo la sponda di un laghetto si susseguono fino a mezzanotte esibizioni di canti e balli tradizionali, una festa dedicata sopratutto ai thailandesi, difatti a parte me e Marco i turisti sono ben pochi. Allo scoccare della mezzanotte, segnato dal profondo suono di un Gong, un centinaio di personaggi in costume tradizionale lasciano salire al cielo altrettanti palloncini multicolore con un lumino appeso al filo; uno spettacolo commovente e pieno di fascino pur nella sua ingenua semplicità.

Donna di etnia Akha

Donna “giraffa” di etnia Padaung

Lasciando il nord, discendiamo lungo il Paese ora in taxi, ora in autobus, ora in treno, toccando le località più note. Le cittadine di Lampung e Lampang, le rovine di Si Satchanalai e di Sukhothai, capitale del primo regno Thai, Lopburi, dove alcune dispettose e velocissime scimmiette mi rubano dalla borsa la custodia della macchina fotografica ed un mascara e, infine, il parco archeologico di Ayutthaya, capitale del regno del Siam, distrutta dai birmani nel 1767, pochi anni prima della nascita di Bangkok, letteralmente “villaggio delle olive”, megalopoli caotica ma affascinante denominata dai thailandesi Krung Thep, città degli angeli.

Monaci a Chiang Mai

La vecchia Bangkok si può scoprire percorrendo con le barche a “coda lunga” i khlong (canali), che tagliano la lussureggiante vegetazione tropicale della tranquilla zona di Thonburi, o visitando le case di legno di teak come il palazzo di Vinanmek, ex residenza reale, o la casa-museo di Jim Thompson, magnate della seta americano, misteriosamente scomparso in Malesia nel 1967.

Girando per la città con i tipici tuk tuk, simpatico taxi aperto a tre ruote (unico problema ben pochi guidatori conoscono l’inglese, quindi la meta prefissata è spesso un optional), scopriamo i templi scintillanti dell’ex “villaggio delle olive”, il Wat Phra Kaeo con il suo famoso Budda di Smeraldo (in realtà di diaspro verde), il Wat Tramit, piccolo tempio reso famoso dall’enorme statua del Budda d’oro (5,5 tonnellate di peso) o il Wat Pho, con la sua antica scuola di massaggi Thai e il Wat Ratchanaddaram, sede del più grande mercato degli amuleti di Bangkok.

Di sera ci perdiamo tra le strade affollatissime e multicolore di China Town, e la curiosità ci spinge a dare un’occhiata anche al quartiere a luci rosse di Pat Pong, dove decine di ragazzi con depliant illustrativi alla mano, propongono ai turisti i più svariati live show erotici.

Statua di Budda a Sukhothai

Lungo le strade, di giorno e fino a tarda sera, centinaia di chioschi e banchetti all’aperto vendono ogni genere di cibi cotti al momento: dai famosi “noodle” (tagliatelle asiatiche), agli spiedini di pesce, pollo, agli insetti impanati (cavallette, scarafaggi d’acqua e vermi). Con mio orrore Marco assaggia un bruco del bamboo appena fritto dichiarando, soddisfatto, che il sapore è quello di una patatina chips ! Ottima e sopratutto divertente la cena al Fish Market, enorme ristorante dotato di un lunghissimo bancone colmo dei più svariati generi di pesci e crostacei. Una gentile hostess-cameriera ci segue negli acquisti con un carrello stile supermercato. Dopo aver scelto tra le prelibatezze in esposizione, paghiamo il tutto alla cassa, comprese le verdure d’accompagnamento. In breve, uno dei trenta cuochi del ristorante, seguendo le nostre istruzioni di cottura, ci prepara un banchetto con i fiocchi.

Tempio nell’antica capitale Sukhothai

Le nostre giornate, intense e sempre piene di sorprese, sono accompagnate dall’immagine di un volto che ormai, dopo quasi un mese di permanenza in Thailandia, ci è diventato familiare. E’ quello di Rama IX, Bhumipol Adulyadej, generalmente considerato come modello di monarca moderno e illuminato, forza unificante e stabilizzante del Paese. La sua effige, ritratta in età giovanile, nonostante gli attuali 84 anni del re, compare sugli enormi cartelloni lungo le strade, nelle foto esposte nei centri commerciali, negli uffici pubblici e anche nelle abitazioni dei sudditi. Persino alcuni biglietti d’auguri per compleanni, anniversari e ricorrenze varie, sono decorati con un ritratto dell’amatissimo re !

La baia di Phang Nga

Prima di lasciare Bangkok per le spiagge, visitiamo il variopinto mercato galleggiante di Damnoen Saduak, a 110 Km dalla capitale, dove i venditori espongono la propria merce su dozzine di piccole barche e all’interno di grandi stand su palafitta. Trascorreremo a Phuket e Phi Phi Island due rilassanti settimane di spiaggia, rilassanti per modo di dire, visto che anche qui le cose da vedere sono tante.

Alla chiassosa spiaggia di Patong preferiamo le più tranquille Kata Karon e Kata Beach, addossate a colline ricche di palme e piantagioni di caucciù. Imperdibile l’escursione a Krabi e allo splendido arenile bianco di Rai Lay, noto per le sue enormi scogliere di calcare, tanto apprezzate dagli appassionati di free klimb. Impressionanti, poi, le miriadi di isolette carsiche dalla forma allungata simili a fusi, che caratterizzano la baia di Phang Nga, set del film “L’uomo dalla pistola d’oro”, della serie 007. Altrettanto spettacolari le pendici a precipizio sul mare, le gole, le rocce friabili dove nidificano le rondini ed i pesci multicolore di Phi Phi Le, isoletta disabitata, scenario naturale del film “The Beach” con Leonardo Di Caprio. Nella vicina Phi Phi Don e, in genere lungo tutta la costa e nelle isole della Thailandia sono ancora attivi alcuni cantieri per il restauro delle strutture danneggiate dallo tsunami del dicembre 2006. Per fortuna, anche per soddisfare la sempre crescente domanda turistica, molto è stato già fatto e la costa Thailandese sta tornando all’antico splendore.

L’isola di Phi Phi Don

A malincuore lasciamo l’incantevole mare delle Andamane, salutati dai delfini che per un lungo tratto seguono la nostra imbarcazione.

di Claudia Meschini
foto Gianmarco Maggiolini

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