Seychelles fai da te

La Digue, Anse Source d’Argent

Diario di viaggio di Alessandro e Sabrina, vincitori del concorso “Uno su mille ce la fa” indetto da www.forumviaggiatori.com

Se volete fuggire dalla frenesia della vita quotidiana e pendervi una pausa da tutto, allora un viaggio alle Seychelles è quello che fa per voi.

Anzi tutto un paio di considerazioni su alcuni luoghi comuni che accompagnano le vacanze in queste isole: sono effettivamente un eden tropicale e se affrontate nella maniera giusta non sono affatto care. Abbiamo iniziato l’organizzazione del viaggio quasi per gioco, perchè anche noi consideravamo questa meta fuori dalla nostra portata; poi tra volo e guesthouses ci siamo accorti che c’era la possibilità di fare una bella vacanza a prezzi più che ragionevoli. Come al solito i racconti di viaggio di ForumViaggiatori.com e la guida Lonely Planet sono stati il punto di partenza; a questi si è aggiunto il fondamentale contributo di seychelles.travel, il sito dell’ente turistico delle Seychelles in Italia su cui abbiamo trovato tutte le informazioni su collegamenti, alloggi e attrazioni.
Gli spostamenti da un’isola all’altra sono abbastanza semplici: Mahè-Praslin in aereo o in traghetto, Praslin-La Digue in traghetto; tutto comodamente prenotabile dall’Italia. Per gli alloggi abbiamo scelto le guesthouses che per trattamento, prezzo e posizione ci garantivano la massima comodità, come vicinanza alla spiaggia e alle zone più interessanti: abbiamo prenotato tutte le guesthouses via mail, senza alcun anticipo, ma pagando tutto in loco.
I dieci giorni di soggiorno sono stati suddivisi in base ai suggerimenti di altri viaggiatori, in maniera equilibrata tra le tre isole principali: 3 notti a Praslin, 4 a La Digue e 3 a Mahè.
Per i pasti, oltre alla colazione compresa nel pernottamento, abbiamo quasi sempre pranzato al sacco con generi acquistati nei supermercati e cenato in ristorante; i prezzi non sono certo da paese africano, ma sono notevolmente inferiori a quelli italiani (una cena completa in un ristorante medio costa dai 7 ai 13 euro a testa).
Alla fine l’intero viaggio ci è costato, per due persone, circa 3300€, souvenir compresi.
Ecco in breve il racconto della nostra esperienza.

Praslin, Anse Georgette

MAHE’ – PRASLIN

Praslin, Anse Georgette

Atterriamo a Mahè poco dopo le 8 di mattina ed appena si apre il portellone dell’aereo capiamo di essere davvero in un altro mondo: il colpo d’occhio del mare e delle palme è notevole, ma ben più notevole è il colpo al nostro fisico che dall’inverno italiano passa ai 30 gradi col 90% di umidità di Mahè. Durante l’ora di attesa del volo interno per Praslin abbiamo un assaggio del clima di quest’isola: in pochi minuti si passa da un’acquazzone tropicale che riversa fiumi d’acqua sulla pista ad un sole rovente passando per un cielo completamente nero di nuvoloni.
Già durante il breve viaggio in taxi per la Cote d’or a Praslin notiamo l’incredibile ricchezza della vegetazione locale: sembra di attraversare un giardino botanico. Tutte le tre isole sono infatti verdissime; la motivazione va ricercata non solo nella posizione geografica, ma anche nella loro conformazione, infatti i rilievi che tutte presentano fungono da formidabili poli di attrazione e generazione di corpi nuvolosi. In particolare Mahè, con le sue montagne centrali che raggiungono anche i 900 metri, presenta il clima più piovoso e instabile, mentre a Praslin e La Digue il fenomeno si esaurisce con brevi, ma intensi acquazzoni tipicamente tropicali.
Già nel pomeriggio siamo distesi sulla bella e lunga spiaggia di Cote d’or (anse Volbert): sabbia bianca finissima, palme sul mare, acqua cristallina e calda, sole rovente! sicuramente un buon inizio. Come per le altre anse che visiteremo, all’estremità la sabbia lascia spazio ad enormi massi di granito che sembrano buttati a caso in acqua, caratteristica assolutamente unica delle spiagge delle Seychelles. La presenza di questi massi si spiega pensando alla genesi delle isole, che non sono, come ad esempio le Maldive, semplice evoluzione di atolli corallini, ma sono frammenti dell’antico continente africano separatisi dall’attuale Africa durante la fase di distacco della zolla africana. L’origine vulcanica giustifica così la presenza delle alture al centro delle isole e degli elementi granitici sulle spiagge; anche le formazioni coralline non sembrano sorgere sul reef tradizionale, ma proprio su basamenti granitici sommersi, spesso ben visibili dalla superficie.

PRASLIN

Colazione ricchissima alla “Rosemary” guesthouses a base di frutta fresca, succo d’arancia, pane caldo e marmellata, cornetti e caffè, poi via in giro per l’isola. La guida è all’inglese, quindi all’inizio c’è un po’ di imbarazzo nell’affrontare le rotonde al contrario e nel cambiare con la sinistra, ma piano piano, con un po’ di attenzione, ci si abitua. In un giorno si riesce a fare tutto il giro dell’isola, visitando le principali spiagge. Iniziamo subito da quella che dovrebbe essere la migliore: Anse Georgette, all’interno del “Lemuria Resort”, sulla costa nord-ovest. Per accedervi è necessario farsi annunciare al Lemuria, cosa da non trascurare perché effettivamente all’ingresso il custode ha una lista con tutti i nomi e se il vostro non c’è non vi farà entrare.

Tartaruga a Curieuse Island

Il “Lemuria” è molto bello e molto grande, comprende al suo interno, oltre alla spiaggia privata per i clienti ed alla Anse Georgette, anche un campo da golf immerso nella più lussureggiante vegetazione tropicale. Si lascia la macchina vicino al campo da tennis e si percorre un bel sentiero attraverso il campo da golf; dopo una ventina di minuti si arriva ad Anse Georgette: semplicemente meravigliosa. Risulterà la seconda migliore spiaggia di tutto il viaggio: sabbia chiara, ma non bianchissima, acqua calda limpida ma non calmissima, piccola e riservata, immersa nella foresta tropicale con gli enormi massi di granito a farle da confine e soprattutto! non c’è nessuno. Ecco, questa delle poche persone è una cosa che abbiamo notato durante tutto il viaggio, in ogni spiaggia: quasi sempre siamo stati da soli, al massimo, anche nelle spiagge più famose e belle, avremo avuto la compagnia di una ventina di persone, e non tutte insieme. La cosa ci ha sorpreso molto e ancora non siamo riusciti a darci una spiegazione convincente; in ogni caso è uno degli aspetti positivi della vacanza che può aiutare nella decisione di venire qua, proprio per trovare la calma, la pace e la tranquillità . Pranziamo sotto una palma con la frutta e i dolci che avevamo comprato al minimarket di fronte alla “Rosemary” e poi, un po’ a malincuore, torniamo alla macchina per proseguire il tour. Poco fuori dal “Lemuria” ci fermiamo ad acquistare qualche souvernir in un negozietto sulla strada che si rivela molto conveniente; fuori, in un recinto sotto una palma, ci sono anche due tartarughe giganti, che ovviamente non manchiamo di toccare e fotografare. Percorriamo la bella strada costiera verso sud fermandoci brevemente a Grand Anse per poi proseguire verso la zona di Consolation, la punta meridionale dell’isola.

Scorcio di Curieuse Island

La Digue, la Passe

Raggiungiamo la grandissima Baie Sainte Anne, su cui si affaccia il porticciolo da cui partono i traghetti per La Digue e Mahè, e poi deviamo verso nord in direzione Cote d’or per raggiungere l’altra celebratissima spiaggia: Anse Lazio. Prima di arrivarci però sostiamo qualche minuto lungo la lunghissima spiaggia che comprende Anse Possession, Anse Takamaka e Anse Boudin: niente di particolare, ma comunque interessante; di fronte si vede benissimo l’isola Curieuse, parco naturale che visiteremo domani. Arriviamo ad Anse Lazio a metà pomeriggio e sinceramente la prima impressione è un po’ deludente. Incastonata nella punta nord dell’isola, Anse Lazio è un’ampia insenatura di sabbia dorata, come sempre bordata di massi di granito e circondata di palme; qui c’è un po’ più di gente, ma la sensazione è sempre quella di grande pace e tranquillità. Il mare sembra un po’ più mosso, ma l’acqua è sempre calda e trasparente. La percorriamo tutta, notando che oltre le rocce si apre un’altra caletta, naturale prosecuzione della principale, in cui veramente non c’è nessuno: superiamo facilmente i bastioni di roccia e ci troviamo ancora una volta soli in un’ambientazione paradisiaca.
Stamattina escursione alla Curieuse Island, all’interno dell’omonimo parco marino, sede di un centro per lo studio delle tartarughe giganti che solo qua (e sull’atollo di Aldabra) vivono libere e indisturbate. L’isola, che un tempo era un lebbrosario, si raggiunge in barca. Dopo aver visitato una sorta di nursery con la guida trascorriamo un paio di piacevolissime ore socializzando con le tartarughe giganti in un contesto veramente paradisiaco; poi ci incamminiamo verso la doctor house, che altro non è che la residenza del dottore che un tempo viveva sull’isola lebbrosario: ora è un piccolo museo, in realtà abbastanza modesto. A pochi passi c’è una bella spiaggetta, ovviamente deserta (ormai ci siamo abituati), su cui ci si può rilassare a prendere il sole. Pranziamo con una coppa di gelato e decidiamo di andare a vedere la Vallee de Mai, il parco nazionale al centro dell’isola di cui tutti ci hanno parlato. Il percorso all’interno del parco non è molto diverso da una passeggiata lungo una qualunque strada di Praslin e quindi ci sentiamo di sconsigliare questa escursione. Si possono scegliere diversi percorsi che scorrono sempre uguali, senza momenti di particolare interesse; non riusciamo nemmeno a vedere il tanto reclamizzato pappagallo nero, che dovrebbe vivere solo in questa riserva.

PRASLIN – LA DIGUE

La Digue, Anse Source D’Argent

Ci godiamo l’ultima mattina a Praslin prendendo il sole sulla nostra Cote d’or, poi raggiungiamo il porto per imbarcarci sul traghetto per La Digue. Appena scesi a terra capiamo subito che è tutto un altro mondo: non ci sono auto (a parte un paio di taxi, l’ambulanza e qualche trattore), si va a piedi o in bici o su carri trainati da buoi e l’atmosfera è proprio quella dell’isola tropicale in cui non c’è altro da fare se non godersi il sole e rilassarsi senza pensare a niente. Il tutto immerso in una natura rigogliosissima e circondato da spiagge da sogno. Insomma, un paradiso. Ci chiediamo quale sia l’immagine dell’eden che hanno queste popolazioni (sono cristiani), visto che la nostra è molto simile al luogo in cui vivono loro. Cinque minuti e siamo da !”Chez Marston”, la guesthouse che ci ospiterà per i prossimi quattro giorni. Marston è un vegliardo seychellese di pelle bianca che esprime perfettamente lo stile di vita dell’isola: calma e tranquillità. Come tutti parla perfettamente inglese e francese, oltre al creolo, la lingua popolare che ha suoni francesi, ma di fatto è incomprensibile come un dialetto africano. La camera in realtà è una specie di bungalow accostato ad altri, con veranda affacciata sul bel giardino tropicale; molto carina e pulita, sicuramente migliore della sistemazione di Praslin.

LA DIGUE

Ricca colazione da Marston e ci dirigiamo subito a piedi verso la spiaggia cartolina delle Seychelles: Anse Source d’Argent, una piccola spiaggia di sabbia chiara punteggiata da massi di granito le cui tonalità variano dal grigio più chiaro al nero. Inseriti tra palme verdissime e acqua che assume tutti i toni dell’azzurro, formano un quadro realmente unico. Nel pomeriggio, dopo il solito acquazzone, trascorriamo qualche ora distesi sulla bella Anse Severe,

una spiaggia lunga e protetta dalle solite formazioni granitiche e, neanche a dirlo, quasi deserta. Restiamo al sole fino a tardi ed abbiamo anche la possibilità di vedere tantissimi pipistrelli frugivori (o volpi volanti) che arrivano sugli alberi dietro la spiaggia per mangiare: sono enormi e bellissimi e per un po’ ci sembra di essere a superquark.
Anche stamattina il sole splende caldissimo. Ci fermiamo in un negozietto a fare una piccola spesa per il pranzo e affittiamo due bici a 5€ al giorno ciascuna. Girare a piedi è comodo, ma la bici è indispensabile perchè alcune zone sono più lontane e per raggiungerle bisogna superare le colline al centro dell’isola. Approfittando del bellissimo cielo azzurro torniamo all’Anse Source d’argent. All’interno del parco c’è anche un grande recinto con tartarughe giganti. Arriviamo alla spiaggia percorrendo il sentiero tra le palme ed appena raggiungiamo la sabbia ci rendiamo conto che lo sfondo azzurro del cielo aggiunge ancora più fascino a questa meraviglia: vorremmo passare tutti i giorni qua. Ci concediamo ancora qualche bagno nelle piccole lagune che si formano in fase di bassa marea (l’acqua è caldissima): notiamo comunque che non ci sono molti pesci; infatti per fare snorkelling occorre prenotare un’escursione in barca sulla barriera più lontana, sia qui che nelle altre isole. Pranziamo in spiaggia e riprendiamo le bici per dirigerci dall’altra parte dell’isola, verso Grand Anse e Petit Anse.

La Digue, Anse Source d’argent

La strada di montagna non è facilissima, ma in venti minuti arriviamo a destinazione: il sole è quasi insopportabile così dedichiamo pochi minuti a Grand Anse (lunghissima spiaggia di sabbia chiara) e ci rifugiamo sotto gli alberi che avvolgono il sentiero che conduce a Petit Anse e poi, molto più in là, ad Anse Cocos. Anche qui la vegetazione è ricchissima e ogni scorcio merita una foto; il sentiero si inerpica oltre le rocce che chiudono Grand Anse (un paio di scarpe da ginnastica sarebbe stato più utile) e raggiunge Petit Anse, di fatto gemella della prima, ma molto più piccola. E ovviamente deserta, ma ormai non serve nemmeno più dirlo. Troviamo riparo all’estremità della spiaggia sotto i massi di granito perchè il sole è ancora troppo caldo. La spiaggia è molto carina, ma abbiamo ancora negli occhi la Source d’argent e quindi ogni commento sarebbe ingiusto: in realtà merita sicuramente di essere vista. Rinunciamo alla lunga passeggiata nella foresta verso Anse Cocos (che immaginiamo del tutto simile a queste due) e ritorniamo a Grand Anse, dove restiamo un paio d’ore prima di rientrare alla guesthouse.
Ultima ricca colazione da “Marston” e poi via a riconsegnare le bici. Mini spesa da Gregoire’s e chiamiamo un beef-taxi (come l’abbiamo chiamato noi; 7€ in tutto) per portare noi e gli zainoni da “Marston” al porto, da cui alle 9:30 parte il traghetto per Praslin. Salutiamo La Digue con grande dispiacere e con la consapevolezza che è questa l’isola simbolo delle Seychelles, almeno per il tipo di vacanza che avevamo in mente. Da Praslin prendiamo poi il traghetto per Mahè dove arriviamo poco dopo le 13 dopo un’ora di ottima navigazione. Al porto c’è l’addetto Avis che ci aspetta col nostro nome su un cartello per consegnarci l’auto che avevamo prenotato dall’Italia: firmiamo il contratto e siamo pronti ad attraversare Mahè per raggiungere la zona di Bel Ombre, dove si trova la guesthouse “Choice Villa”.

La Dingue, Anse Source D’Argent

La guida a sinistra ormai non è più un problema, anche se le strade di montagna strette e trafficate e senza guardrail sono sempre da trattare con cautela, anche perché i locali le percorrono a velocità sostenuta, indipendentemente dal tipo di mezzo che stanno guidando, autobus compresi.

Come detto riusciamo a districarci nel dedalo di vie della capitale Victoria ed attraversiamo la foresta che ricopre le montagne al centro dell’isola fino a Beau Valon: trovare il “Choice Villa” non è affatto facile. Alla fine vediamo un cartello in cima ad una salita pazzesca, effettivamente subito dopo il piazzale della chiesa. Ci inerpichiamo con la nostra macchinina e raggiungiamo finalmente “Choice Villa”: una guesthouse che si rivela più villetta che bungalow, grandissima, con uno spaziosissimo soggiorno e cucina, due camere matrimoniali e bagno, più la veranda sul giardino con posto auto e vista sulla spiaggia di Beau Valon! quasi troppo per noi. Una scelta che ci sentiamo di consigliare. Sono quasi le 15 della vigilia di Natale quando scendiamo alla spiaggia di Beau Valon in cerca di qualcosa da mangiare: stanno tutti chiudendo, ma per fortuna la signora del ristorante “La Fontaine” si impietosisce e ci prepara due sandwiches con patatine e coca che ci rimettono in sesto. La spiaggia di Beau Valon è abbastanza bella, lunga e popolata, soprattutto dai locali, ma non regge il confronto con le altre meraviglie che abbiamo visto nei giorni precedenti. Diciamo che a Mahè siamo rientrati nella civiltà, per modo di dire, con il traffico, le auto, la gente, e ancora di più sentiamo la mancanza della serenità di Praslin e soprattutto di La Digue. A questo proposito, se tornassimo indietro, toglieremmo un ulteriore giorno di visita all’isola principale per dedicarlo a la Digue; va detto comunque che siamo stati contenti di aver visitato anche Mahè, che serve a completare il panorama di queste splendide isole.

MAHE’

Ci svegliamo presto, facciamo colazione in casa ed approfittiamo del tempo parzialmente sereno per dirigerci ai parchi marini della punta ovest, in zona Port Glaud e Port Launay. Ripassiamo da Victoria ed attraversiamo tutta l’isola percorrendo le tortuose stradine di montagna fino a Port Glaud, per poi proseguire fino alla fine della strada su Baie Ternay. Qui ci aspetta un’amara sorpresa: quella che doveva essere una riserva marina in una caletta da sogno, si rivela essere un villaggio turistico abbandonato e semidistrutto (non sappiamo se per abbandono o per qualche evento naturale), con una spiaggia, seppur raccolta e carina, sporca e completamente abbandonata. Siamo un po’ a disagio e ci passa la voglia di fermarci, così ripartiamo subito per Port Launay. Qui la situazione è leggermente migliore, ma sempre in un contesto semiabbandonato, con qualche barchetta ormeggiata e niente più: va bene che è il giorno di Natale, ma tutto ci sembra in decadenza. Anche qui non ci viene voglia di sostare, così decidiamo di anticipare il programma di domani per dirigerci ad esplorare la zona sud-ovest di Mahè.

Al mercato di Mahè

La strada che corre lungo la costa occidentale è larga e poco trafficata e spesso si aprono su essa passaggi per le belle spiaggette sull’oceano indiano. Anche se non siamo a Praslin o La Digue ci rendiamo conto di essere in un luogo veramente speciale. A metà mattina siamo già nella zona di Baie Lazare. Qui vorremmo arrivare a Petit Anse, la spiaggia del futuro “Four Season Resort”, attualmente in costruzione. La strada che porta ad Anse Soleil e Petit Anse è strettissima e sembra sempre di aver imboccato un vialetto privato, ma visto che non ci sono altre strade procediamo nella vegetazione: ovviamente sbagliamo e ci infiliamo in un sentiero poco più che pedonale che porta alla residenza di uno scultore (tale Antonio) ed al “Lazare Lodge”. Solo quando la stradina finisce ci rendiamo conto di essere sperduti in mezzo alla foresta davanti alla casa dello scultore (che comunque sembra abbandonata); ci conforta solo la presenza di una coppia di anziani americani che come noi si sono ritrovati quaggiù e ci chiedono come ritrovare la strada maestra, loro a noi ! Ci facciamo insieme quattro risate e risaliamo il sentiero fino a quello che sembra il bivio giusto (sempre di sentieri si tratta comunque): dopo poco infatti arriviamo di fronte all’ingresso del cantiere del “Four Season”. C’è un cartello che indica la deviazione a piedi per raggiungere Petit Anse ed aggiunge che la si percorre a proprio rischio e pericolo ! Ci inoltriamo comunque nella selva superando scalinate ripidissime (sempre in sandalini e ciabatte ovviamente) e dopo una quindicina di minuti vediamo il mare lontano e molto più in basso di noi, così decidiamo che Petit Anse non può valere un’impresa del genere e torniamo alla nostra macchina. Non abbiamo più rivisto gli americani. Riguadagnamo quindi la via principale e procediamo sempre a sud verso la segnalatissima Anse Takamaka, sede dell’omonimo lodge e ristorante. Questa si rivela essere la migliore spiaggia di Mahè, anche se ancora una volta ci teniamo a ricordare che è solo lontana parente delle spettacolari spiagge delle isole più piccole. Sabbia dorata, la più scura di quelle incontrate, palme da cocco piegate fin sul mare e sostanzialmente quasi deserta. Dopo una mattinata in giro a cercare un punto in cui rilassarci decidiamo che il momento è arrivato, così ci spiaggiamo sotto una palma. Dura comunque troppo poco perchè le nuvole arrivano veloci e facciamo appena in tempo a rientrare in macchina che inizia il diluvio. Restiamo un po’ ad aspettare che smetta, ma poi ripartiamo verso Anse Intendance, anch’essa segnata tra quelle da vedere. Quando arriviamo il tempo è migliorato, così parcheggiamo all’interno del “Banyan Tree Resort” e percorriamo i suoi sentieri fino alla spiaggia su cui lo stesso resort si affaccia. La spiaggia è senz’altro interessante, lunghissima e larghissima, con le onde che s’infrangono alte e fragorose. Sulla montagna che incombe sul mare ci sono numerose casette private, sempre in gradevole stile coloniale inglese. Pranziamo al sacco, visto che è Natale ed i pochi ristoranti aperti propongono i tradizionali pranzi-rapina a buffet.
Lasciamo Anse Intendance per attraversare Mahè nel punto più stretto, in direzione Anse Marie Louise, poi risaliamo la costa orientale fino ad Anse Royale, una lunghissima spiaggia su cui l’oceano si abbatte con forza che termina col promontorio di Pointe au Sel. Completiamo la risalita dell’isola fino alla capitale Victoria e poi con calma torniamo alla “Choice Villa”, mentre il cielo rimane scuro.

Anse Source D’Argent

Oggi visita della capitale Victoria. Usciamo di casa senza fretta, perchè comunque anche oggi le nuvole lasciano filtrare ben poco sole, e ci muoviamo sulle ormai familiari strade di Victoria (in realtà ci sono tre strade principali più quella che porta all’aeroporto!). Il parcheggio in città è a pagamento (con biglietti tipo gratta e sosta acquistabili in ogni negozietto), ma l’equivalente di 0,20€ è ben poca cosa rispetto alle tariffe cui siamo abituati nelle nostre città ; così lasciamo l’auto e ci incamminiamo a piedi per le vie della capitale, oggi sicuramente più popolate. Visitiamo il mercato coperto, non diverso dai mercati delle città africane, animato e pulitissimo; camminiamo lungo le principali vie su cui si affacciano i principali negozi e ci godiamo l’ultimo giorno alle Seychelles. Tra un acquisto e l’altro giriamo tutto il centro e c’imbattiamo nel piccolo museo di storia naturale, che visitiamo con piacere.
Andiamo a finire le ultime rupie al famoso ristorante “Pirates’ Arms”, dove consumiamo un ottimo pranzo con servizio impeccabile nonostante il sovraffollamento del locale. Percorriamo poi qualche altro chilometro in macchina fino al Craft Village, che dovrebbe essere un villaggetto dell’artigianato creato per i turisti. Diciamo dovrebbe perchè in realtà non è altro che un bel giardinetto circondato da sei/sette casette ciascuna delle quali ospita un negozietto che offre gli stessi articoli di qualunque altro negozio del centro, solo con minore scelta e prezzi più elevati. Salviamo solo il laboratorio dei modellini navali, sempre affascinanti, anche se inacquistabili per problemi logistici nel trasporto. Facciamo un breve giro e torniamo verso casa; prima però ci fermiamo a fare una passeggiata sulla lunghissima spiaggia di Anse aux Pins.

Praslin, Cote d’Or

MAHE’ – CESENA

Sveglia presto e pronti a partire per l’aeroporto: il volo per Parigi è previsto per le 9:50. Tutto regolare anche il trasferimento a Bologna, dove atterriamo con leggero ritardo alle 22:30. Riguadagnamo casa nostra ben oltre la mezzanotte, stanchi ma comunque felici per la bellissima esperienza appena vissuta.
Ci resterà il ricordo di luoghi paradisiaci, della pace e della tranquillità di La Digue e del rumore del mare a conciliare il sonno. Un viaggio fai da te che consigliamo a tutti, a patto di essere disposti a sacrificare qualche comodità in cambio di un clamoroso risparmio sulle tariffe di agenzia. Come già detto Praslin e La Digue sono le isole più affascinanti, in particolare La Digue trasmette un senso di calma e serenità che raramente abbiamo provato. Torniamo convinti della bontà del nostro programma, anche se la suddivisione dei giorni potrebbe premiare La Digue in maniera ancora maggiore; in caso di mancanza di tempo consigliamo di sacrificare senza dubbio Mahè.
Per qualunque informazione non esitate a contattarci (alessandro_ugolini@libero.it).

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