Spiagge, lagune, massaggi ayurvedici e architettura in legno. Alla scoperta dello Stato più “benestante” dell’India.
Se, camminando per le caotiche strade di una delle città del Kerala, o attraversando i grandi villaggi, vi capita di essere trafitti da una sciabolata di profumo di gelsomino, inutile cercare una pianta nei dintorni. Basta seguire le acconciature delle donne vestite nei loro colorati sari. Giovani e meno giovani, nonne e bambine, raccolgono i loro capelli con coroncine di fiori bianchi profumati.
India del sud, costa occidentale, il Kerala è uno Stato di 32 milioni di abitanti. La capitale è Trivandrum (890.000 abitanti), ma la città più importante è Cochin (1 milione 360.000 abitanti). Più verde la prima, più urbanizzata e industriale la seconda, anche per la presenza del porto.
Cochin mette in mostra l’architettura coloniale legata ai contatti avuti con cinesi, portoghesi e olandesi, soprattutto. Il quartiere ebraico merita una visita per i tanti negozi di spezie e gli empori di artigianato, mentre la chiesa di St. Francis va segnalata per aver ospitato le spoglie di Vasco De Gama. Fort Cochin, il cuore storico di una città costruita su più isole e collegata da ponti, è una commistione di stili, con le enormi reti da pesca portate qui dai cinesi. Da non perdere, il Mattancherry Palace, donato dai portoghesi al raja di Cochin. A Thrissur, cittadina a 70 chilometri a nord est di Cochin, si tiene il maggior numero di celebrazioni legate ai templi. Da gennaio a maggio è praticamente una festa continua.
Trivandrum, la capitale, è costruita su sette colline. Due le mete da visitare: il tempio Sri Padmanabhaswamy con il suo gopuram, la torre principale, (inaccessibile, però, ai non indù) e, per lo shopping, la Chalai road e il Connemara market, pieni di bancarelle e negozi di ogni tipo. Da Trivandrum, infine, vale la pena con un piccolo sforzo e tre ore di auto, raggiungere Kannyakumari, in Tamil Nadu, l’estrema punta meridionale dell’India: qui si può assistere in aprile allo spettacolo del sole e della luna che sorgono insieme dalle acque e al ricongiungimento di tre mari: il mare Arabico, l’oceano indiano e il Golfo del Bengala. Lungo il percorso si visita Padmanabhapuram, una superba costruzione in legno, un tempo sede del principato di Travancore. Il Palazzo evidenzia forme architettoniche squisite, con soffitti in legno di rosa, finestre ornate da fregi, colonne scolpite, persiane e tetti a pagoda ed una splendida sala della preghiera con bellissimi dipinti murali ed un letto curativo, dono degli olandesi, intagliato in 64 tipi di legno.
Famoso per le piantagioni di spezie e tè dell’interno (a Munnar e tra le colline del Periyar e i Gathi occidentali), per le coste che si affacciano sul mare Arabico, per le spiagge di Varkala o Kovalam, per le lagune interne di Aleppey, il Kerala è lo Stato più “benestante” dell’India. Il tasso di scolarizzazione supera il 90 per cento, il turismo sta portando benessere, la rivoluzione tecnologica è arrivata anche qui con l’apertura di numerose scuole di informatica, di poli tecnologici e di tecnopark.
Eppure anche in Kerala, come in altri Stati che rischiano di perdere la loro vocazione rurale, l’agricoltura soffre. Il governo comunista (il Kerala, nel 1957, ha avuto il primo presidente comunista del mondo liberamente eletto) acquista pagine di pubblicità sui quotidiani in lingua inglese o malayalam (la lingua locale) per far sapere di aver stanziato fondi di sostegno alle famiglie di mille contadini che si sono uccisi perché strangolati dai debiti. Questa vera e propria strage indotta è la conseguenza dell’introduzione in India di sementi ibride di piante alimentari che hanno sostituito nelle coltivazioni molte varietà originarie locali. Le ditte produttrici, supportate dalla Fao e a volte anche dai governi locali, inizialmente hanno presentato i semi ibridi come un rimedio contro la povertà, mentre il loro vero intento era quello di aprirsi un nuovo mercato per i prodotti chimici destinati all’agricoltura. La cosiddetta “Rivoluzione Verde” ha rovinato la vita di milioni di contadini nel sud del mondo e parecchie migliaia di varietà vegetali sono già scomparse in India. Ma per il Kerala, la crisi dell’agricoltura significa molto di più. L’estinzione di colture locali e la costrizione a monocolture implica la scomparsa di specie di piante necessarie per la vera risorsa di questo Stato, la medicina ayurvedica. Legata a una tradizione di cinquemila anni, contemplata negli antichi testi in sanscrito dei veda, la medicina ayurvedica, che in Italia viene considerata perlo più dal punto di vista estetico, è una vera e propria disciplina terapeutica, parificata con la medicina tradizionale. Alla base c’è un patrimonio di migliaia di piante che rischiano di scomparire, uccise dall’inquinamento, dall’urbanizzazione, dall’abbandono delle campagne, dall’introduzione di pesticidi e di colture “occidentali”. Così il governo federale indiano negli ultimi anni ha messo a punto un programma di recupero e difesa di 35 tipi di piante officinali. Non solo, ma ha creato anche un ministero dedicato alla scienza ayurvedica. Perché l’ayurveda non è solo salute, ma anche risorsa turistica.
La medicina Ayurvedica, risorsa turistica
Il periodo migliore per visitare il Kerala va da ottobre a marzo (con temperature calde, ma sopportabili e secche), i mesi più adatti alle cure ayurvediche, specie se disintossicanti e non solo estetiche, sono però giugno e luglio, anche se per gran parte in questo periodo imperversano i monsoni. Le strutture che propongono questo tipo di cure sono tantissime, ma solo quattro sono riconosciute dal governo. Una di queste, la più grande, è la Healingveda (www.healingveda.com). Anil Kumar, 30 anni, è uno dei più giovani specialisti di medicina ayurvedica nel suo Paese. Nello Stato del Kerala, con Healingveda, gestisce due cliniche, forma giovani specialisti e ha portato i trattamenti ayurvedici nei maggiori resort della regione. Un soggiorno in una di queste strutture abbinato a vari tipi di trattamenti e a sedute di yoga costa dai 50 euro al giorno in su (pernottamento e trattamento). Due sono i resort in cui opera la struttura medica e terapeutica di Healingveda: il “Krishnatheeram” sulla scogliera di Varkala e l’”Estuary Island” nei pressi di Kovalam a Poovar. Il primo è un tre stelle immerso nel palmeto e affacciato sul mare, composto da due edifici con camere dotate di aria condizionata e da una clinica in cui vengono eseguiti i trattamenti. Il secondo è un 4 stelle, di grande lusso, ma abbordabile (con camere normali, bungalow e suite che partono da 129 euro a notte), affacciato alla confluenza di un fiume con il mare. Anche qui vengono eseguiti trattamenti di varia durata e di ogni tipo, ma sempre preceduti da una visita medica accurata. Vicino all’”Estuary Island” si trova un altro resort di qualità, l’”Isola di Cocco”, che rappresenta una valida sistemazione per abbinare i trattamenti alla visita del Kerala. Per chi invece preferisse una sistemazione non lontana dalle lagune di Aleppey o dalle piantagioni del Periyar, è consigliabile trovare alloggio a Cochin o ad Aleppey, città più a nord di Trivandrum.
Non esiste un solo Kerala, ne esistono molti. Così come è impossibile pensare a una sola India. Povertà e ricchezza si mescolano. Grandi alberghi e nuovi complessi residenziali a Cochin sorgono vicino alla vecchia cittadina portoghese, al quartiere ebraico, ai vicoli sui quali si affacciano baracche. Lo smog prodotto da moto e auto si mescola ai profumi delle spezie, del gelsomino e dei piccanti piatti della tradizione locale. E motocarri Piaggio trasformati in risciò coesistono con le splendide Embassy bianche che fanno da taxi.
Affrontare le strade del Kerala è un’avventura: la guida a sinistra, come in Inghilterra, è solo uno degli ostacoli da superare. Qui le regole sono essenzialmente due. Primo: superare a qualunque costo e con qualsiasi spazio disponibile, anche se si guida un risciò che fa i 40 km orari e davanti si ha un pullman che va a 60. Secondo: se durante il sorpasso qualcuno arriva in senso contrario, per la legge dei grandi numeri sarà lui a spostarsi. Se ci si affida a un buon driver, un tassista, può andar bene (non costa molto, per un giorno di noleggio si spendono circa 50 euro, anche se dipende dai chilometri percorsi). Il problema sono le moto, più economiche delle auto e quindi più numerose. Il casco non è obbligatorio, al massimo si può viaggiare in due, ma a volte tra sellino e predallino ce ne stanno quattro, anche bambini. Ogni giorno si conta una media di 5 morti in moto, soprattutto ragazzi. Per muoversi, il treno rappresenta un’alternativa, ma anche un’avventura. Ce ne sono di varie categorie, ma l’esperienza merita (si spende comunque poco). Il problema dell’aria condizionata (il Kerala sulla costa ha sempre una temperatura tra i 20 e 35 gradi, con umidità più elevata da aprile) è stato semplicemente risolto in due modi: abbattendo porte e finestrini e montando file di ventilatori sul soffitto delle carrozze che sparano aria verso il basso, mentre l’omino con il cestone di dolci e il thermos del caffè passa facendosi largo tra i passeggeri in piedi. Eppure, in questo caos, esistono carrozze riservate alle donne e ai non vedenti. Ecco l’India dai tanti volti. Le fermate nelle stazioni sono un optional, nel senso che se il treno si ferma prima, si può anche scendere e farsela a piedi di fianco ai binari. Nessuno dirà nulla.
Il fascino delle backwaters
L’altra faccia, rispetto al traffico caotico di strade e ferrovie, sono le barche. Uno o più giorni sulle houseboat nelle backwaters (il sistema di lagune alle spalle di Aleppey), ripagano dello stress da strada. Le società che affittano le houseboat si stanno moltiplicando. Le vecchie imbarcazioni, in puro stile keralese, sono costruite senza utilizzare nemmeno un chiodo ma soltanto canne di giunco tenute insieme da corde di cocco e da un collante naturale ottenuto facendo bollire gusci di anacardi. Un tempo adibite al trasporto di riso e spezie le cosiddette ketuvallam, sono ora riconvertite in più o meno lussuose case galleggianti. Si va dal servizio base, fino a quello più esclusivo con cabina letto, chef a bordo e possibilità di crociere per più notti. Prezzi da 2.000 a 8.000 rupie (un euro vale circa 54 rupie). Le backwaters sono canali e lagune che serpeggiano tra campi di riso e strette isole abitate, dove la gente vive soprattutto di pesca, aggrappata alla propria striscia di terra seguendo il ritmo dell’acqua e del cielo. Si passa tra grandi canali silenziosi e placidi, palmeti, riserve di uccelli rari. Unica avvertenza, le zanzare. Che comunque non sono pericolose.
Kerala vuol dire anche spiagge. Kovalam presenta una striscia di piccoli alberghi, ristoranti e negozi lungo l’arenile che ne danno le sembianze di un litorale occidentale in embrione. L’impatto però non è devastante al punto da renderla simile alla riviera romagnola. Al tramonto si assiste allo spettacolo delle barche di pescatori che escono in mare.
Varkala è un paesino a una quarantina di chilometri a nord di Trivandrum, ma il suo fascino sta sulla scogliera. Qui si susseguono ristorantini, piccoli alberghi e negozi di artigianato (ce ne sono di tutti i tipi, di tutti i prezzi e anche di abbastanza “furbi”) aggrappati sul cliff in mezzo al palmeto, al punto che ci si chiede come possano stare in piedi. Quasi tutti gli hotel qui offrono trattamenti ayurvedici, ma, come già detto, solo quattro strutture in tutto il Kerala sono riconosciute dal governo e quindi è bene informarsi bene prima di mettersi nelle mani di qualche centro. La spiaggia sottostante è ampia, anche se non di sabbia bianca. Da vedere il rituale del ritrovo indiano al tramonto. Quello che in Italia potrebbe sembrare un raduno per il classico aperitivo lounge al calar del sole, qui ha un profondo significato religioso. Famiglie e gruppi accendono incensi e piccoli fuochi sotto paraventi in foglie di banano, pregano e cantano. È la cerimonia di preghiera per i defunti, rito indù che a volte si accompagna con la dispersione delle ceneri.
Anche se viaggia verso la modernizzazione, il Kerala – come gli altri Stati indiani – non abbandona la tradizione. La religione indù è praticata dalla maggioranza della popolazione, ma coesistono anche islam e cristianesimo. All’alba, a mezzogiorno e al tramonto le voci dei muezzin dalle moschee richiamano i musulmani alla preghiera e ricordano che qui, nelle indie orientali, dove approdarono portoghesi, olandesi e inglesi, l’influenza islamica è altrettanto antica. Non è difficile, nei villaggi lungo la strada tra il Kerala e il Tamil Nadu, vedere moschee, chiese e templi a poca distanza l’uno dell’altro. Le missioni cattoliche e le scuole di salesiani o di altri ordini religiosi costituiscono un appoggio per le famiglie del posto. I templi indù, molti dei quali non visitabili da chi pratica altre religioni, sono continua meta di fedeli che si radunano nei mercati circostanti. Spesso nei templi si distribuisce cibo gratuito ai poveri. Se vi capita di assistere a uno di questi eventi, vedrete che la gente – pur nella povertà – non vi assedierà con richieste di denaro, ma vi potrà anche invitare a condividere il pasto. Perché l’accoglienza fa parte del Kerala. Magari chi veste all’occidentale viene guardato con curiosità, spesso con un sorriso, ma nessuno resisterà dal chiedervi “Where are you from?” e magari iniziare una conversazione. Se capita, troverete gente disposta ad ascoltare (sembra scontato, ma non lo è). E non stupitevi se, a domanda, l’interlocutore ciondolerà la testa senza dire ne si ne no. Fa parte del loro modo di non scartare mai nulla a priori. La gente, qui, non si scompone e non drammatizza. Lo ha dimostrato la capacità di superare lo tsunami, che qui si è fatto sentire solo marginalmente. Lo dimostra la capacità di affrontare il periodo dei monsoni, «Qui piove per un mese intero – vi può spiegare una guida del posto – però ogni tanto smette… per 5 minuti…». Ecco, la capacità di cogliere l’importanza anche di solo 5 minuti sa dare agli indiani e al Kerala la speranza in uno sviluppo che non li costringa ad abbandonare le loro tradizioni millenarie, dove potrà esserci ancora spazio per il profumo del ciclamino nei capelli delle donne in sari.
ISTRUZIONI PER IL VIAGGIO
a cura di Erica Roggio
L’India è il settimo Paese asiatico per grandezza e il secondo per popolazione. Chiamata anche Bharat o Baharat Juktarashtra dai propri abitanti, deve il proprio nome al fiume Indus.
GEOGRAFIA
L’India è bagnata dall’Oceano Indiano a Sud, dal Mar Arabico ad Ovest e da quello del Bengala ad Est. Confina con Pakistan, Cina, Nepal, Bhutan, Bangladesh e Myanmar. L’Himalaya, situata a Nord del Paese, è la più imponente catena montuosa, e si estende per circa 2400 km.
LINGUA
Esistono 18 lingue riconosciute, ed in particolare quelle di origine indo-iraniana a Nord e quelle dravidiche nel Sud. L’hindi è lingua nazionale ma nelle regioni musulmane è diffuso l’urdu. L’inglese è ancora molto usato, soprattutto dal sistema giudiziario.
RELIGIONE
Prevalentemente indù, musulmana e buddista, ma in India convive una moltitudine di religioni diverse, tra cui anche quella cristiana, sikh, gianista ed ebraica.
FUSO ORARIO
+ 4:30 rispetto all’Italia se è in vigore l’ora solare, + 3:30 quando in Italia c’è l’ora legale.
ELETTRICITA’
220V a 50Hz, ma in qualche zona è usata la corrente continua. Si consiglia di munirsi di un adattatore a lamelle piatte.
PREFISSO TELEFONICO
0091. TIM, Vodafone, Wind e Tre rendono possibile telefonare dall’India con cellulari dual band, anche se non sempre è disponibile il roaming diretto: spesso sarà necessario digitare una stringa fornita dall’operatore prima del numero desiderato. La copertura è garantita nelle principali città ma non nelle zone di frontiera e nell’India dell’Est. E’ più conveniente chiamare da telefono pubblico, cercando quelli segnalati dal cartello giallo con la scritta STD/ISD, che dispongono talvolta anche di un lentissimo collegamento ad Internet e vanno a scatti. Non esistono schede telefoniche.
MONETA
Rupia Indiana. 1 Euro = 58 Rupie circa. Ogni rupia è divisa in 100 paisa.
E’ consigliabile munirsi di valuta in dollari statunitensi, perché non è consentito introdurre rupie nel Paese né esportarle, ed è complicato cambiarle in altra valuta. Le carte di credito sono solitamente accettate in tutte le principali città e siti di interesse turistico. In India le banche sono aperte dalle 10,00 alle 14,00 da lunedì a sabato.
LINK
- www.incredibleindia.org Portale ufficiale del Ministero del Turismo indiano (in lingua inglese)
- www.railtourismindia.com Un utile servizio per informazioni e prenotazioni ferroviarie (entrambi in lingua inglese)
- www.fuggire.it/india.htm Un sito amatoriale che prende spunto da un viaggio della durata di 4 mesi per consigliare i futuri visitatori. Presente anche un forum per discutere con gli altri utenti
- gigiordan.altervista.org/india Altro sito amatoriale che spiega nel dettaglio itinerari possibili e religioni
- www.click.vi.it/SISTEMIECULTURE/Indialaboratori.html Un’interessante panoramica sulla cucina indiana
QUANDO ANDARE (www.imd.gov.in)
In India è inverno da novembre a marzo, con clima mite e non piovoso, mentre d’estate – da aprile a giugno – le temperature potrebbero talvolta superare i 40 gradi. Tra luglio e ottobre, nella stagione dei monsoni, le temperature e l’umidità raggiungono livelli piuttosto elevati, ed è pertanto sconsigliabile recarsi nel Paese in questo periodo.
Solitamente, l’abbigliamento ideale è leggero e pratico, in fibra naturale, a strati, come quello adottato in Italia durante la stagione estiva. Di estrema importanza il cappello per proteggersi dal sole, soprattutto nel sud del Paese. Tuttavia, le regioni settentrionali come quella himalayana sono caratterizzate da un inverno abbastanza rigido, conviene quindi portare qualche abito di lana e una giacca a vento. Dei capi di vestiario più pesanti potrebbero anche essere utili anche durante la bella stagione a causa dell’aria condizionata negli alberghi, e degli sbalzi di temperatura notturni.
COME ARRIVARE (voli.traveleurope.com)
Gli aeroporti principali sono quelli di Mumbai, Delhi, Calcutta, Chennai (Madras) e Kerala. Oltre a colossi europei quali British Airways, Air France e Alitalia, le compagnie aeree che offrono voli dall’Europa (principalmente da Milano, Amsterdam, Parigi, Londra, Vienna, Zurigo, Monaco, Francoforte), come Air India ed Indian Airlines, atterrano solitamente nelle prime due città e gestiscono molti voli interni al Paese. La capitale è il posto più economico in cui acquistare biglietti aerei, e sono disponibili anche voli internazionali a prezzi accessibili per i vicini Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka.
L’India è raggiungibile anche via terra, in auto, attraversando le Birganj, Sunauli e Karkabhitta, che partono dal Nepal. Il confine con il Pakistan può essere oltrepassato a bordo di treni o autobus.
DOCUMENTI
Per l’ingresso in India è necessario essere muniti di un passaporto valido per almeno 6 mesi a partire dalla data di ingresso. Un permesso speciale è necessario per gli Stati indiani del Bengala Occidentale, del Sikkim e per la regione del Nubra.
INFORMAZIONI SANITARIE E SICUREZZA (www.viaggiaresicuri.it/?india)
Non vi sono vaccinazioni obbligatorie. Si consiglia tuttavia di effettuare la profilassi antimalarica o comunque di proteggersi dalle punture d’insetto anche nei centri urbani oltre che nelle aree rurali, per evitare malattie quali la dengue e la chikungunya.
INDIRIZZI E NUMERI UTILI (www.viaggiaresicuri.it/?india)
Ambasciate e consolati in Italia: Ambasciata in Via XX Settembre, 5 00187 Roma Tel.064884642- Fax 0648904470
Consolato in Via Larga,16 20122 Milano Tel.028690314-028057691 Fax 027200226
Ambasciate e consolati in India:
New Delhi 50, Chandra Gupta Marg Chanakyapuri – N.D. 110021
Tel. 0091116114355 – Fax 0091116873889
Calcutta (Bengala Occidentale) 3, Raja Santosh Road – Calcutta 700027
Tel. 0091334792414 e 0091334792426 – Fax 0091334793892
Mumbay Kanchanjunga – 72, Dr. G. Deshmukh Road (Pedder Road) – Mumbai 400026
Tel. 0091223804071 – 0091223804073 – 0091223874072 – 0091223872342
Fax 0091223874074
Chennai (Ex Madras) c/o Ashok Leyland Linited – 19, Rajaji Salai – Madras 600001
Tel. 0091445341110 – Fax 0091445341136
PanjimGuala Closures (India) PVT. LTD D-1 Sesa Ghor – Patto Panjim Goa 403001
Tel 0091832230697/8 – Fax 0091832229907
E-mail: italy@cal2.vsnl.net.in e consmumb@bom5.vsnl.net.in
GUIDE
“India del Nord” di S. Singh, J. Bindloss & altri, Lonely Planet, Torino, 2006, collana guide EDT (sesta edizione)
“India del Sud” di P. Harding, J. Eberle & altri, Lonely Planet, Torino, 2006, collana guide EDT (quinta edizione)
“Rajasthan. Delhi e Agra”, Lonely Planet, Torino, 2006, collana guide EDT
“India di Manoj Joshi”, Vallardi A. editore, 1999, collana Passport
LETTURE
“L’India (senza gli Inglesi)” di Pierre Loti, EDT, Torino 1992, collana Viaggi e avventura. L’India dei contrasti: realtà dei templi fiabeschi e delle esperienze religiose più profonde, ma al tempo stesso un Paese dove si muore per la fame
“La dea nelle pietre. Viaggi in India” di Norman Lewis, Feltrinelli Traveller, Milano, 1993. Un viaggio nel Bihar e tra i villaggi tribali dell’Orissa
“Il sentiero del Buddha” di Tom Lowenstein, EDT, Torino 1997, collana Saggezze del mondo. Storia e le leggende del buddismo, la sua tradizione spirituale, antica e contemporanea, e la sua diffusione nelle società occidentali
“Kim” di Rudyard Kipling (traduzioni in italiano a cura di Mondadori e Garzanti).
Il romanzo più amato del più grande interprete vittoriano dell’India
“L’odore dell’India” di Pier Paolo Pisolini, Guanda, Milano 2000. Le impressioni dell’autore su un viaggio compiuto in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante. Clicca qui per leggerne un riassunto
“Dall’India di Hermann Hesse”, Oscar Mondadori, Milano, 1998. Una raccolta di racconti ispirati a un viaggio compiuto dal celebre scrittore nel 1911
DORMIRE
L’India dispone di un gran numero di sistemazioni alberghiere adatte ad ogni gusto e a tutte le tasche: dai lussuosi alberghi a cinque stelle a quelli più economici ad una stella; i più affascinanti sono quelli allestiti all’interno di antichi palazzi reali e fortezze abbandonate, un tempo sede dei maharajah. Si tratta della catena degli Heritage Hotel, presenti soprattutto nelle città così come nelle aree rurali della regione del Rajasthan, le cui strutture indipendenti offrono dalle 5 camere in su, tutte decorate in autentico stile locale. Sono spesso gestiti dai discendenti della famiglia da cui erano abitati un tempo. Caratteristici anche gli haveli, vecchie costruzioni ristrutturate, con le pareti dipinte d’azzurro per allontanare le zanzare.
MANGIARE (http://www.cucinaindiana.net)
Riso bollito o fritto e spezie sono gli alimenti alla base della cucina indiana, accompagnati da verdure – come nella pietanza thali o nella zuppa di lenticchie dhal – carne (non bovina, per motivi religiosi), pesce e curry. I piatti sono molto saporiti e spesso vi si trova anche il dhai, simile allo yogurt.
Il pasto non è suddiviso in portate, ma costituito da un piatto unico: cibi e salse sono disposti attorno al piatto, mentre nel mezzo si mette un mucchietto di riso o di pane.
La cucina delle regioni del Nord è caratterizzata dall’uso di peperoncino piccante e di pane di frumento non lievitato. Da provare il pollo o l’agnello al curry, le polpette di carne alle spezie con yogurt (gishtaba) e lo stufato vegetale a base di carne (korna).
Al Sud invece prevalgono manicaretti vegetariani e gamberi, oltre a frutta esotica e succulenta, quale cocco, pompelmo, mango, ed il tipico gelato al pistacchio (kulfi).
Tra le bevande, si ricordano le celebri varietà di tè indiano e la birra di riso, ma i ristoranti offrono su richiesta anche bibite occidentali. Il pasto si conclude spesso masticando il pal, un insieme di spezie e noci di betel racchiuse in una foglia commestibile.
In India si mangia seduti per terra, con le mani, per avere anche un rapporto tattile con il cibo, e sentire la temperatura e il grado di cottura. Il boccone è preparato mescolando le varie componenti, e portato alla bocca con la mano destra (l’altra è riservata ai servizi igienici), mentre con la sinistra si aggiunge altro cibo nel piatto, si versa l’acqua nel bicchiere. Il cibo è trattato con molto rispetto: non lo si tocca senza essersi lavati le mani, non lo si avvicina ai piedi. Non si parla mentre si mangia e non si interrompe il pasto per dedicarsi ad altre attività.
ACQUISTI
Mussole, tele, sete, broccati indiani di produzione artigianale sono stati apprezzati sin dall’antichità per la qualità del tessuto, la vivacità dei colori e i disegni caratteristici. Ancora oggi i sari intessuti di fili d’oro e d’argento, così come gli scialli e i tappeti di lana del Kashmir e dell’Uttar Pradesh sono affiancati da manufatti in bronzo o cartapesta, quelli di legno intagliato (ebano, palissandro, sandalo), sculture in pietra, intarsi in marmo, terracotte e ceramiche dipinte a mano, vasellame in rame e ottone, oggetti di bambù e pelletteria, gioielli con pietre preziose e semipreziose. E’ considerata pratica comune la contrattazione del prezzo all’interno dei bazar. Nonostante la facilità con cui è possibile acquistare reperti archeologici di contrabbando, ai fini dell’esportazione si consiglia di recarsi presso gli antiquari statali che esercitano a Mumbai, Calcutta, Delhi e Chennai, che forniscono certificati di garanzia per oggetti fabbricati dopo il 1850 (gli unici esportabili).
TRASPORTI
-In aereo: Air India opera internamente sulle tratte da Mumbai per Delhi, Calcutta e Madras. India Airlines connette invece tra loro circa settanta destinazioni all’interno del Paese, ma anche le principali città degli Stati limitrofi, rispondendo a esigenze diverse del consumatore con varie offerte e pass. Esistono anche compagnie minori ma ugualmente affidabili, quali la Jet Lite e la Jet Airways.
-In bus: gli autobus possono essere statali o privati, e questi ultimi si presentano meno affollati, più veloci e confortevoli.
-In treno: la rete ferroviaria è tra le più grandi al mondo e consente di ammirare un paesaggio eccezionale. Esistono diverse classi e vari tipi di treni: ordinario, espresso, semi-luxe, deluxe, con aria condizionata e con sedili-letto. I Rajdhani Express sono i treni più veloci e offrono il servizio fra le grandi città, mentre i Toy Trains attraversano campagne, giungla, montagne e deserti. Sebbene esistano agevolazioni e tariffe per turisti, la scelta e la prenotazione potrebbero talvolta rivelarsi più complicate del previsto. Il treno di lusso Palace on Wheels, arredato fastosamente, dispone di ristorante e biblioteca e attraversa in una settimana l’intera regione del Rajasthan.
-Mezzi privati: la guida è a sinistra. Per viaggiare con la propria auto è necessario esser provvisti di un carnet de passage, assicurazione, carta verde e patente internazionale (in alternativa un permesso provvisorio di guida). In India non è possibile affittare un’auto senza autista, nonostante si sia in possesso di una patente internazionale valida. E’ facile invece noleggiare un’auto con autista, con cui ci si dovrà accordare per le spese relative al servizio offerto e alla benzina, ma anche di vitto e alloggio se si sceglie di utilizzare questo mezzo per un tour della durata di più giorni. Per maggiori informazioni sulle compagnie di autonoleggio indiane clicca qui.
E’ possibile, inoltre, affittare biciclette a cifre irrisorie, per girare in città. I mezzi di trasporto locali comprendono autobus, taxi, autorisciò, ciclorisciò e tonga (carri trainati da cavalli).
CONSIGLI E COMPORTAMENTI
In India sono applicate pene molto severe per il possesso, l’uso e il traffico di armi, stupefacenti, piante vive. E’ necessario prestare attenzione a non esportare manufatti antichi di oltre cento anni, prodotti animali di qualsiasi tipo e gioielli che costino più di 2.000 rupie.
Sarebbe preferibile chiedere il permesso prima di fotografare persone, luoghi di preghiera e funerali. Talvolta per filmare i luoghi monumentali potrebbe esser necessario pagare il biglietto. E’ comunque abitudine ormai diffusa regalare qualche moneta come mancia.
Nei templi e nelle moschee è permesso tenere le calze, ma non le scarpe (soprattutto se in cuoio), e si entra vestiti con abiti modesti e non eccessivamente corti o scollati.
L’educazione prescrive come buona regola il saluto a mani giunte, oltre a dar la mano agli uomini, mentre le donne potrebbero non accettare questo gesto, considerato troppo informale e tipico dei rapporti tra sessi nei paesi occidentali.
Per ragioni sanitarie, sarebbe preferibile bere soltanto acqua imbottigliata o bollita, evitare l’acqua del rubinetto ed il ghiaccio nelle bibite, la verdura cruda e la frutta non sbucciata.
Le aree a rischio di terrorismo sono il Kashmir e alcuni stati al confine con il Pakistan, ma anche le grandi città – specie nei dintorni dei luoghi di culto – hanno visto negli ultimi anni una recrudescenza del fenomeno.
di Davide Scalzotto
foto Claudia Meschini













