Il Taj Mahal, “sogno di marmo”

Il Taj Mahal, “sogno, visione, meraviglia” dell’India.

Il Taj Mahal di Agra, patrimonio Unesco e apice della cultura Moghul, riesce a non deludere mai le aspettative, anche le più esigenti, del visitatore. Luoghi e monumenti di fama mondiale, sin troppo celebri e decantati, corrono difatti il rischio di non essere sempre all’altezza della loro reputazione. Ma difficilmente ciò può accadere al Taj Mahal.

La porta d’accesso al complesso del Taj Mahal

Ogni giorno centinaia di viaggiatori giungono da tutti i continenti per ammirare questo magnifico “sogno in marmo”, settima meraviglia del mondo, simbolo dell’India e dell’amore eterno. La sua bellezza, simmetrica, grandiosa e perfetta, trascende ogni descrizione, tanto che ciascun visitatore trova e sceglie il suo Taj Mahal preferito, cogliendone la magnificenza in differenti momenti del giorno e delle stagioni. Il marmo bianco assume, infatti, le infinite sfumature dei colori del sole, della luna, del crepuscolo, del cielo blu cobalto e diviene magico e iridescente soprattutto al mattino, quando la nebbia sottile e luminosa sale dal fiume Yamuna avvolgendo le forme armoniose del mausoleo. La funzione armonizzante del fiume non sfuggì a Shah Janan, committente del Taj Mahal. Infatti l’imperatore Moghul chiese alle migliaia di uomini addetti alla costruzione del mausoleo di deviare il corso dello Yamuna verso destra affinché fluisse verso il Taj e ne accrescesse la bellezza. Considerato un dei monumenti più famosi del mondo, il Taj Mahal è una tomba-giardino a immagine del giardino del paradiso islamico. Fu costruito in 22 anni, a partire dal 1632, dal quinto imperatore Moghul in memoria dell’amatissima moglie, l’imperatrice Mumtaz Mahal, incontrata e sposata dopo due matrimoni falliti. Mumtaz divenne la compagna inseparabile di suo marito per 19 anni, accompagnandolo nei suoi viaggi e nelle sue spedizioni militari. Era anche la sua fidata consigliera politica. Il 17 giugno del 1631 Mumtaz Mahal morì all’età di 39 anni dopo aver dato alla luce il suo quattordicesimo figlio. Devastato da questa improvvisa perdita, Shan Jahan decise d’immortalare il suo amore facendo costruire il Taj Mahal anzi, pare che fu la stessa Mumtaz Mahal a chiedere al marito, sul letto di morte, di erigere un simbolo del loro amore, un luogo di pellegrinaggio per i posteri.

I meravigliosi intagli che adornano il Taj Mahal

Progettato da un architetto iraniano, Ustad Isa e da maestranze indiane (circa 20.000 uomini, per un costo complessivo, fra materiali e manodopera, di 41 milioni di rupie e 500 chili d’oro)), il Taj Mahal sorge nel mezzo di un lussureggiante giardino in stile persiano come una perla bianca in una sorta di paesaggio immacolato. La sue forme si riflettono nell’antistante grande fontana a vasca, la fontana dei Loti. L’edificio, realizzato interamente in marmo bianco duro, non poroso, proveniente dalle cave di Makrana, si erge da un plinto elevato e presenta una pianta quadrata con cupola centrale circondata da quattro chatris (tettoie a cupola sostenute da pilastri) con pinnacoli. Ad ogni angolo della base si innalzano quattro eleganti minareti sormontati da una piccola cupola. La cupola è una componente importante dello stile architettonico islamico, poiché si crede simboleggi l’unione tra cielo e terra. I minareti, alti 41 metri, non solo equilibrano la struttura del mausoleo ma sono collocati in modo tale che in caso di incidenti non possano cadere sull’edificio. Le pareti esterne, in particolare gli archi, sono decorati con lievi intagli di marmo e pannelli calligrafici. La dimensione dei versi del Corano aumenta con l’altezza degli archi, creando l’illusione ottica di una scrittura uniforme. Nelle superfici di marmo bianco gli artigiani-artisti hanno incastonato pietre semipreziose e gemme (turchesi, giade, agate, coralli, lapislazzuli, onici, rubini, diaspri, cornelie, granati e malachite), che creano intricati disegni floreali, in particolare gigli e caprifogli, ispirati al giardino del paradiso.

Magico il Taj Mahal al tramonto

L’ingresso del mausoleo porta a una sala centrale che ospita i cenotafi (sarcofagi) di Mumtaz Mahal e Shab Janan, posti l’uno accanto all’altro e protetti da una splendida grata di marmo bianco simile a filigrana e costruita da un unico blocco di marmo intagliato finemente.

In realtà le vere tombe si trovano nella cripta sottostante e sono chiuse al pubblico. Nel giardino che ospita il Taj Mahal sorgono due edifici identici, posti ai lati del mausoleo. Si tratta di due moschee in pietra arenaria. Nelle intenzioni dell’imperatore Shah Janan, il Taj Mahal doveva avere un suo gemello in marmo nero sulla riva opposta del fiume Yamuna. Il secondo mausoleo avrebbe, in teoria, dovuto ospitare le sue spoglie mortali, ma in realtà non venne mai costruito. Infatti l’imperatore fu imprigionato dal figlio Aurangzeb nel Forte Rosso di Agra fino al 1666, anno della sua morte. Shan Janan riusci così a guardare il Taj Mahal, l’edificio che aveva dedicato all’amatissima moglie, solo da lontano, attraverso la griglia della sua prigione.

Testi e foto di Claudia Meschini

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